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mercoledì 27 ottobre 2010

Come si fa a essere solidali con Capecazzone?


Dopo l'aggressione di ieri non riesco ad associarmi al coro della solidarietà verso Daniele Capecazzone. Ci ho provato ma non ci riesco.
Il problema è che il soggetto suscita un'antipatia istintiva, un'avversione pre-politica.
Capezzone è il ritratto di certi compagni del nostro immaginario scolastico: quelli che non legavano con la classe non per timidezza, bensì per un sentimento di superiorità perennemente esibita.
Gli smorfiosi con la mano sempre alzata per rispondere alle domande (io lo so!), i secchioni che in veste di capoclasse erano inflessibili nel denunciare le marachelle altrui ma non erano mai disposti ad aiutare i compagni in difficoltà. 
E poi c'è l'aspetto visuale,  quel broncio, quella bocca a culo di gallina che gli viene così bene quando deve difendere, negli ampi spazi offerti dal TG1 o dal TG5, il povero Silvio vittima delle persecuzioni della spectre politico - giudiziaria.
La vita del nostro splendido trentottenne è sempre stata una gara a mettersi in mostra, a primeggiare, nei palchi della politica o nelle trasmissioni televesive come Markette
Capecazzone è il prototipo dell' ambizioso privo di scrupoli, dell'uomo pronto a tutto pur di arrivare alla vetta.
Niente di diverso, in questo, dagli homines politici italiani, singolare razza di chiaccheroni e arrivisti senza eguali nel mondo occidentale, esperti e sfacciati nei cambi di schieramento; persone senz'arte nè parte fuori dalla politica (la secchia Capezzone non ha neanche finito l'università e non ha mai lavorato un giorno in vita sua).
Pannella gli ha insegnato i fondamentali dell'attività e della comunicazione politica,  poi a fine 2007, dopo essere stato eletto deputato nel Centrosinistra dove si distingueva per la durezza degli attacchi a Berlusconi, proprio a lui ha mostrato la coscia: e lui, avendo talento nel riconoscere un potenziale servitore, lo ha arruolato.
Capezzone così è diventato il citofono di Berlusconi,  è un meraviglioso robottino a molla: gli dai la carica e parte a esternare, ripetendo a raffica dichiarazioni precotte, sempre quelle.
Quelle dichiarazioni surreali che fanno strabuzzare gli occhi a chi ha la sfortuna di ascoltarlo, e che a qualcuno possono far venire la voglia di assestargli un cazzottone.
Io capisco il suo aggressore: Capezzone ha una faccia che attira inesorabilmente gli schiaffi.
Lo capisco pur non giustificandolo: se lo incontri per strada una pernacchia, o un bel - ma vattelo a pijià...- sarebbero sufficienti.
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martedì 21 settembre 2010

A volte ritornano...Ariecco Walterone!

Matteo Renzi aveva auspicato la rottamazione dei vecchi dirigenti del Centrosinistra; a poche settimane da quell'intervento è stato servito.
Walterone Veltroni è ritornato con un grande rullare di tamburi, è di nuovo in pista.
Dagli anni '70 ad oggi Veltroni c'è sempre stato. Renzi era in fasce (anno 1976) e Veltroni era dirigente della FGCI e consigliere comunale a Roma. Oggi è sindaco di Firenze e Walterone è ancora lì, pronto a dare il suo contributo per il futuro del PD, il partito che resterà (se ci sarà ancora) a quelli della generazione di Renzi.
Ha coalizzato 75 scontenti del partito attorno a un suo documento critico e poi ha scritto una lettera a Repubblica in cui dichiara di non voler sconfessare Bersani, ma anzi di lavorare per l'unità.
Veltroni ha sparigliato le carte con sapiente tempismo,  proprio mentre il nano di Arcore si trova nella situazione più difficile dall'inizio della legislatura e il Centrosinistra dovrebbe dare almeno una minima immagine di compattezza.
Lavorerà dentro il partito ma anche fuori. Arieccolo quindi: evanescente eppure presente, è tornato un grande Zelig della politica italiana, l'unico che riesce con una sottile "philosophia" e la sua oratoria sognante a tenere insieme gli opposti più opposti.
E' senza dubbio alcuno quel messaggio limpido e semplice atto a galvanizzare la base democratica e a farsi comprendere dall'opinione pubblica in cerca di risposte per il dopo Berlusconi, che purtroppo per il Cavalier Fracassa, convinto della sua eternità, si sta avvicinando.
Quando guidava l'opposizione aveva detto - siamo riformisti, non di sinistra - E in effetti con lui il PD era un pò questo e un pò quello, un grande omnibus, un albero dal quale il segretario con grande cura aveva tagliato tutte le radici per la paura di scontentare gli uni e gli altri: cioè qualcosa destinato a cadere rovinosamente com'è successo.
Ma Walterone è così: una volta, interrogato sulla fede ha risposto come la sibilla cumana - credo di non credere.
E' stato l'unico a dire che nonostante la sua appartenenza al PCI, dove si è accomodato su numerose poltrone, non è mai stato comunista.
L'unico a sostenere che nel PCI (dove c'è una lunga storia di processi ed epurazioni) si poteva non essere comunisti e sentirsi liberi, per poi dire in un'altra occasione che invece il comunismo era incompatibile con la libertà.
E l'unico, venendo all'attualità, che dice di essere riuscito a portare il PD al suo massimo di voti alle politiche del 2008, dimenticando le due scoppole prese  subito dopo che lo hanno fatto calare al 24% e lo hanno  forzato a dimettersi: le elezioni a Roma e quelle in Sardegna.
Il Centrosinistra sentiva proprio la mancanza di Veltroni, meno male che è tornato.
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martedì 4 maggio 2010

Calderoli, un minchione di successo

Il celta Calderolix sul centocinquantesimo dell'unità d'Italia - La celebrazione ha poco senso, il miglior modo per festeggiare è l'attuazione del federalismo.
E infatti nomi di prestigio come Dacia Maraini, Zagrebelski e Ciampi hanno già piantato in asso il comitato organizzatore ben prima che Calderoli sentenziasse, per non fare la ruota di pavone alla riscrittura del risorgimento in salsa leghista che è in preparazione.
Ma siamo obiettivi, questa volta è andata bene, la sua dichiarazione in tivù potrebbe, dico al limite potrebbe, offrire uno spunto di riflessione e dibattito sul processo che portò all'unità del nostro paese.
In passato il simpatico ministro, vero porcellum doc del bestiario padano, le aveva sparate ben più grosse, e si era guadagnato con onore un posto sul podio del razzismo e dell'ignoranza con altri campioncini come Gentilini e Borghezio.

Un breve Compendium Calderonianum

- Gli immigrati non possono votare perchè sono dei bingo bongo abituati a vivere nella jungla,
- La nazionale francese è piena di negri, islamici e comunisti,
- Il cristiano che vota a sinistra si schiera col demonio,
- Questa legge qua l'ho scritta io ma è una porcata, 
- Preferisco la legge del taglione,
- Per i pedofili serve la castrazione fisica, con un paio di cesoie da giardiniere,
- Ma che senso ha che mi giudichi un magistrato?
- La Padania purtroppo è diventata un ricettacolo di culattoni,
- Rischiamo di diventare tutti ricchioni,
- Non son mica culo io! (Calderoli è palesemente ossessionato dai gay)

Alle parole hanno fatto seguito le azioni eclatanti, che hanno contribuito in modo determinante al suo successo mediatico e politico.
La maglietta con la caricatura di Maometto esibita in tivù, che ha causato scontri in Libia con morti e feriti.
Il falò delle leggi inutili, a parte quella elettorale partorita da lui medesimo e da lui medesimo sconfessata che andrebbe senz'altro bruciata; e ancora il raid anti - moschea con i maiali liberati sul terreno dove doveva essere costruita.
La stampa di sinistra narra malignamente (come sempre) che i suoi accompagnatori a un certo punto abbiano fatto fatica a distinguerlo dal gruppo dei suini che scorrazzavano nel campo.
Calderolix è la voce  dell'incoscienza, l'insostenibile leggerezza dell'essere un minchione di paese.
E' come certi avventori dei bar del profondo nord, che nelle loro discussioni dopo un'ombra (Veneto), un tajut (Friuli) o un goto (Lombardia), dicono con estremo candore cose terrificanti o chiaramente stupide.
Calderoli, con il suo faccione pacioso e la tendenza a sgranare gli occhioni  quando parla, è fatto così.
 Se il modo di vestire dice qualcosa di una persona, allora si capisce Calderoli. Il kitsch calderoniano lo avvolge tutto: il suo stile di abbigliamento, la sua azione politica e financo le scelte personali.
Impossibile dimenticare il fantasmagorico matrimonio celtico con Sabina Negri (bonona di provincia un pò kitsch pure lei) celebrato dal Marco Furmenten e dal Senatur in persona.
In altri tempi Calderolix non avrebbe potuto nemmeno aspirare alla presidenza di una bocciofila, nei tempi difficili che viviamo invece ce lo ritroviamo ministro. E ce lo teniamo.
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lunedì 22 febbraio 2010

Il principe e il pupo


(Pupo) Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro,
nel sentimento che ci unisce, intorno alla nostra famiglia.
Io credo nelle tradizioni, di un popolo che non si arrende,
e soffro le preoccupazioni, di chi possiede poco o niente.
(E. Filiberto) Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia.
(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
(E. Filiberto) Ricordo quando ero bambino, viaggiavo con la fantasia,
chiudevo gli occhi e immaginavo, di stringerla fra le mie braccia.
(Pupo) Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente,
ma chi si può paragonare, a chi ha sofferto veramente.
(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
(Pupo) Io credo ancora nel rispetto, nell’onestà di un ideale,
nel sogno chiuso in un cassetto e in un paese più normale.
(E. Filiberto) Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.

Il nuovo Vate d'Italia si è espresso. Il principe di Savoia, complici un vecchio mestierante della canzonetta e il solito tenore (che non guasta mai per accontentare un certo pubblico), ha vinto Sanremo 2010.
Già, i veri vincitori sono il principe e il pupo, non Scanu, l'ennesimo replicante uscito dai laboratori di ingegneria genetico - televisiva del cartello X Factor - Amici: Ieri infatti il palinsesto e i giornali erano tutti per loro, i secondi. 
Al punto che quelli come me che come ogni anno non hanno visto il festival, ieri mattina scorrendo i titoli del giornale non riuscivano a capire chi fosse arrivato primo. Solo leggendo attentamente gli articoli si poteva chiarire il mistero.
Il principe e il pupo hanno vinto e giustamente se ne sbattono delle critiche, dei fischi e della contestazione dell'orchestra carbonara e mazziniana che ha appallottolato gli spartiti e li ha buttati via.
Hanno vinto, anche se il loro singolo venderà meno di altri; Pupo ed Emanuele Filiberto (grazie Fabio Fazio per averlo sdoganato qualche anno fa) hanno un futuro garantito in Raiset, che li ha usati intelligentemente assieme ad altre pagliacciate assortite per aumentare l'audience di Sanscemo, che altrimenti l'anno prossimo  magari rischiava di non andare nemmeno in onda.
E' un bel canto d'amore, questo che Emanuele Filiberto ha deciso di donare all'Italia: Dio (pronunciato con gli occhi al cielo), nazione e famiglia. Una visione del paese all'insegna della più bolsa retorica patriottarda.
Nella canzone si sentono addirittura i mandolini in sottofondo: Dio ci aiuti! (con gli occhi al cielo)
A questo punto Emanuele Filiberto è pronto per ritentare la fortuna alle elezioni, scommettiamo che la prossima volta ce la farà.
Gli italioti sono con lui. Antonella Clerici lo ha detto - il pubblico televisivo sovrano si è espresso.
Suggerimento: Italia amore mio come nuovo inno del PDL.
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venerdì 13 febbraio 2009

In difesa di Maurizio Merdasparri


E smettiamola di prendercela con Maurizio Gasparri. Tutta l'indignazione che che lo investe quando apre bocca è male indirizzata.
E' vero, dice sempre cose stupide o terribili; è vero, dimostra una completa mancanza di sincronia fra i (rari) impulsi del suo reparto materia grigia e la parola. E' vero, dichiara a getto continuo su qualunque tema.
Però bisogna capirlo: Maurizio Merdasparri esiste politicamente, ha un suo spazio e una sua perversa dignità nel circo della politica italiana proprio perchè dichiara.
Merdasparri, non avendo nessuna dote particolare da esprimere, ha trovato una funzione all'interno del Centrodestra perfetta per lui: megafono o juke-box del regime.
Ci vuole qualcuno che fa il lavoro sporco, che randella; Berlusconi ha a disposizione una squadra di denigratori di prim'ordine (basti pensare ai vari Capezzone, Cicchitto etc...) e Gasparri ne è la prima punta.
Certo ogni tanto il nanetto di Arcore deve intervenire personalmente con battute di pessimo gusto o qualche greve affermazione: è lui il proprietario e l'allenatore di questo Dream Team. Ma molto spesso è proprio il nostro Merdasparri ad andare in gol. E' pagato per questo.
La sua carriera politica dice tutto; personaggio tutto sommato oscuro dell'MSI e poi di AN, è grazie a Berlusconi che è riuscito a fare il grande salto: prima ministro e ora, nell'attuale legislatura, capogruppo del PDL al Senato.
Merdasparri ha un debito di riconoscenza verso il padrone del vapore, che dovrebbe sempre essere il vero destinatario di ogni invettiva e democratica indignazione.
Chi lo conosce bene come il suo ex - compagno di partito Starace (ops!) Storace una volta ha detto che la legge porcata sulle comunicazioni che porta il suo nome, non l'ha nemmeno letta. Dubito che abbia capito qualcosa anche dopo aver letto la sintesi che ne ha fatto la stampa.
Non gli competeva, doveva solo obbedire alle direttive del capo. Esattamente come Angelino Alfano non necessariamente deve capirci qualcosa della riforma porcata della giustizia che porta avanti, deve limitarsi a eseguire.
Citando il noto romanzo di Robert Musil, Gasparri è un uomo senza qualità; dopo la maturità si è dedicato al giornalismo e alla politica, seguendo in questo il cammino di tanti altri come lui, prima e (ahimè) dopo di lui.
Cioè sostanzialmente è uno che nella vita non ha combinato un cavolo, ha vissuto di politica, interpretata nella sola maniera che conosce: la chiacchera superficiale e strumentale, arricchita negli anni dalla vocazione alla calunnia e alla squalifica morale degli avversari.
Una caratteristica che storicamente accomuna il vecchio fascismo in cui si è formato e i comunisti.
E in questo è riuscito ad eccellere, a diventare il solista; quando si dice la Destra Protagonista...

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mercoledì 21 gennaio 2009

Nei Bushismi il racconto dell'uomo che ha guidato il mondo


I bushismi (cfr Wikipedia) sono gli strafalcioni e le gaffes, alcune irresistibili, che hanno scandito gli otto interminabili anni di presidenza Bush.
Tornando alla domanda del post precedente, non ci si può non chiedere come un uomo talmente limitato al punto di palesare gravi difficoltà linguistiche e di concettualizzazione, sia riuscito a diventare Presidente degli USA.
Da questo punto di vista si capisce comunque la profonda sintonia con Berlusconi, pure lui un gaffeur eccezionale. In rete si trovano tonnellate di queste citazioni bushiane; ne ho raccolto alcune che mi sono piaciute.

I believe in Democracy
- Le mie idee sono quella che parla alla libertà.
- La cosa fantastica dell'America è che tutti dovrebbero votare.
- Se fossimo in una dittatura sarebbe parecchio più facile, sempre che il dittatore fossi io.
- Credo che siamo in una tendenza irreversibile verso più libertà e più democrazia, ma questo potrebbe cambiare.
- Il sistema dell’istruzione pubblica è uno dei fondamenti della nostra democrazia. Dopotutto, è dove i bambini d’America imparano a essere cittadini responsabili, e imparano le abilità necessarie per trarre vantaggio dalla nostra fantastica società opportunistica.

Lezioni di economia
- Uno dei più grossi problemi di questo paese è che la maggioranza delle importazioni vengono dall'estero.
- Ho parlato con Vicente Fox, il nuovo presidente del Messico, per avere petrolio da mandare negli Stati Uniti. Così non dipenderemo dal petrolio straniero.
- Pensavamo che saremmo stati per sempre al sicuro dalle politiche commerciali e dagli attacchi terroristici perché c'era l'oceano a proteggerci.
- Lei fa tre lavori? E' molto americano, no? Cioè, è fantastico che lei lo faccia.
- E’ importante capire che se ci sono più scambi commerciali c’è più commercio.
- Si tratta evidentemente di un budget. È pieno di numeri.

Lezioni di scienza politica
- I rapporti con, ehmm l'Europa sono rapporti importanti, e hanno, ehmm, perché, abbiamo dei valori comuni. E, sono valori universali, non sono valori americani, o non so, valori europei, sono valori universali. E questi valori, ehmm, sono universali, quindi devono essere adottati dappertutto.
- La sovranità tribale significa questo: è sovrana. Nel senso, vi hanno dato la sovranità, e siete visti come un'entità sovrana. E per questo i rapporti tra il governo federale e le tribù sono rapporti tra entità sovrane.
- Vedi, nel mio campo bisogna continuare a ripetere e ripetere e ripetere le cose per far penetrare la verità, per diciamo così catapultare la propaganda.
- La giustizia dovrebbe essere giusta.

Ecologia
- Abbiamo abbastanza carbone per i prossimi 250 anni, ma il carbone è anche un modo per prevenire un rischio ambientale.
- Gli americani dovrebbero fare un uso prudente dell'energia nelle prossime settimane. Non comprate benzina se non vi serve.
- Arrivederci dal più grande inquinatore del mondo (al termine del G8 del 2008).
- Non e’ l’inquinamento che danneggia l’ambiente. Sono le impurita’ nella nostra aria e nella nostra acqua.
- Il gas naturale è emisferico. Mi piace chiamarlo emisferico in natura perchè è il prodotto che noi possiamo trovare nel vicinato.

Un presidente di guerra
- Come forse notate mi sono fatto anch'io una ferita - non qui all'ospedale, ma in un combattimento con un cedro. Alla fine ho vinto io. Il cedro mi ha fatto un graffietto. In effetti appena sono entrato qui il colonnello mi ha chiesto se avevo bisogno di soccorso. Sono riuscito a evitare interventi chirurgici seri, ma grazie lo stesso per l'interessamento, colonnello (durante una visita ai feriti della campagna irachena).
- Siamo pronti a qualsiasi evento inaspettato che possa o non possa accadere.

Obscuris verbis
- Non vediamo l'ora di cominciare ad analizzare e lavorare sulla legge che renderà, spererebbe, mettere tranquilla la stampa libera che non vi stiamo negando delle informazioni che non dovreste vedere.
- L’illegittimità è qualcosa che dovremmo parlarne in termini di non averla.
- Certe volte parlo semplice, ma bisogna sempre stare attenti alle conseguenze delle parole. Quindi prendete nota. Non so se questa potete chiamarla una confessione, un rimpianto, qualcosa.
- Penso che i lavoratori più giovani - soprattutto i lavoratori più giovani ai quali il governo ha promesso delle agevolazioni - promesse che sono state promesse, agevolazioni che non possiamo mantenere. E' così, punto e basta.
- Sono anche molto attento al fatto che l'uomo non deve mai mettere le parole in bocca a Dio. Non dobbiamo mai dare la responsabilità delle catastrofi naturali o di qualsiasi altra cosa a Dio. Noi non siamo in nessun modo e in nessuna forma, se mai dovesse un essere umano, far finta di essere Dio.
- Penso che se lei sa cosa crede, questo renderà molto più facile rispondere alla sua domanda. Non posso rispondere alla sua domanda.

Contraddizioni in termini
- Credo fermamente che quel che stiamo facendo sia la cosa giusta. Se non lo credessi, ripeto quel che ho già detto altre volte, ritirerei le truppe né se credessi che potremmo vincere, ritirerei le truppe.
- Dopo essere stato sul palco, dopo i dibattiti, l'ho detto molto chiaramente: noi non avremo un esercito tutto di volontari. E comunque, questa settimana, avremo un esercito tutto di volontari.
- Ho tagliato le tasse a tutti. Non le ho tagliate io. Le ha tagliate il Congresso. Ho chiesto al Congresso di tagliarle.
- Penso che siamo benvenuti. Ma non è stato un benvenuto pacifico (a proposito della campagna irachena).
- Voglio che tutti gli americani sappiano che la responsabilità delle decisioni che prendo è mia, e anche loro.
- Sono onorato di stringere la mano al coraggioso cittadino iracheno al quale Saddam Hussein ha tagliato una mano.

Momenti da ricordare
- Scherzo sempre con la gente che lo Studio ovale è quel tipo di posto dove la gente sta fuori e si prepara a venir dentro e dirmi per che cosa e poi entrano e rimangono sconvolti dall'atmosfera e dicono: cavolo, sei bellissimo!
- Direi che il momento migliore di tutti (riferito alla sua presidenza) è stato quando ho preso un persico trota da tre chili nel mio lago.

No, il momento più bello da ricordare è stato quando ha preso quel dannato elicottero e si è tolto dalle balle.

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venerdì 21 novembre 2008

In difesa di Villari


Tutti quanti stanno dando addosso a Villari, che con furbizia campana e faccia di bronzo da democristiano doc si ostina a non dimettersi.
Lo stanno attaccando tutti: Veltroni, Berlusconi, Fini, i parlamentari del PD, i giornali, Di Pietro.
Minacce e pressioni per fargli mollare quella maledetta poltrona di Presidente della Vigilanza RAI, lui dice "di inaudita violenza": ma non mi pare che si sia impressionato più di tanto.
Infatti ha dichiarato che un vero democristiano non si dimette mai; però su questo andrebbe corretto, perchè la repulsione alle dimissioni è comune ai politicanti di tutti i partiti.
Resiste l'amico Villari, rimane attaccato con il bostik a quella poltrona fortunosamente conquistata.
E' lì perchè i babbei del PD e dell'Italia dei Valori non si erano resi conto che, insistendo a oltranza su Orlando, alla fine avrebbero spianato la strada a un colpo di mano del Centrodestra.
In fondo ha ragione il Villari, perchè se ne dovrebbe andare? E' stato regolarmente eletto, i suoi tredici voti di sostegno li ha, può operare. Dunque, undici sono del Centrodestra, uno sarà il suo e l'ultimo... Chissà di chi è, sarebbe divertente scoprirlo.
Ad ogni modo perchè dovrebbe dare il buon esempio, dimostrare senso delle istituzioni, che nei nostri politici è del tutto assente? Chi ha il diritto di fare la predica a chi?
Chi è causa del suo male pianga se stesso; il PD ha portato in Parlamento una delle tante banderuole al vento della politica, un girapartiti che naturalmente, alla prima occasione buona, ha tradito un'altra volta.
Dov'è il rinnovamento e lo svecchiamento promesso da Veltroni, se poi ci si ritrova ancora fra i piedi questi caciottari?
O peggio ancora se ci si ritrova sempre fra i piedi inquisiti e condannati, ben rappresentati anche nel nuovo Parlamento (sono una settantina circa).
Villari non è un Belzebù, come non lo è Mastella; entrambi sono semplicemente membri del ceto politico che tutti i giorni ci offre lo spettacolo osceno dei suoi comportamenti.
Anche Casini agita il ditino, però Cuffaro al Senato lo ha candidato. Eppure Pierferdi si permette di criticare.
E' inutile che i politici cerchino di prendere le distanze da Villari; sono fatti della stessa materia prima. Villari è uno di loro.
Ma poi anche se costui è senz'altro un culo di piombo difficile da intimorire, ho il sospetto che resta al suo posto perchè Berlusconi gli ha dato il placet, nonostante abbia pubblicamente deprecato il suo comportamento.
Ora che ha messo alla vigilanza Rai un Presidente docile e ben disposto nei suoi confronti, difficile che sia disposto a rinunciarvi. Il Caimano è uomo di astuzie infinite.

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lunedì 3 marzo 2008

In difesa di Mastella


Basta! E' arrivato il momento di difendere Mastella.
Il leader dell'Udeur, dopo l'ostracismo del Centrosinistra, è incappato anche in quello di Berlusconi.
Se l'isolamento da parte della maggioranza uscente era scontato, visto che a lui e alla pattuglia di Dini si deve la caduta di Prodi, meno comprensibile è il rifiuto del Cavaliere a imbarcarlo nella sua variopinta alleanza.
Mastella ha subito il trattamento riservato a certi personaggi dei thriller, quando dopo aver fatto il lavoro sporco per conto di qualche boss vengono eliminati. Ahilui lasso.
Berlusca lo ha definito impresentabile. E Dini allora? Lambertow il gerontocrate è un ribaltonista incallito come il nostro illustre ceppalonico, eppure correrà nelle liste del PDL. Destino cinico.
Anche il centro casiniano - pezzottiano gli ha chiuso la porta in faccia: impresentabile anche per loro.
Mastella no, il pingue Cuffaro invece che ha una condanna penale di cinque anni verrà candidato al Senato.
In questo Berlusconi e Casini, che sono ai ferri corti, paradossalmente si riavvicinano, considerando che nel Centrodestra come ha detto il Cavaliere non correranno condannati o rinviati a giudizio, a meno che non siano perseguitati politici.
Nel paese dei codicilli e delle eccezioni a fondo pagina scritte in caratteri minuscoli, la mossa di Berlusca non sorprende. Un inquisito esce dalla porta per rientrare dalla finestra.
Tutto sommato, fino a quando la magistratura non avrà dimostrato il contrario nelle famose vicende di lottizzazione in Campania, Mastella non ha commesso alcun reato.
Ma purtroppo per lui, è il manzo sacrificale da scannare sull'altare del politicamente corretto di queste settimane.
La casta nel tentativo di dimostrare che ha compreso l'ondata di disgusto che sale dal paese si fa il lifting, che però nasconde soltanto le rughe e la vecchiaia, non le cancella.
Il duca di Ceppaloni ormai è un sovrano dimezzato, anche i suoi lo stanno mollando. Dalla Campania alla Calabria, dalla Basilicata alla Puglia, è tutto un fuggi fuggi di colonnelli e clientes in cerca di ricollocazione. Tengo famiglia.
Quando Mastella era folgorante in soglio era circondato da una corte pronta a servirlo, a chiedergli favori e raccomandazioni. Adesso che è caduto nella polvere resta solo, i sorci sentono l'acqua che sale.
Niente più code domenicali di persone in attesa paziente di salire al castello del feudatario, come narra la mitologia ceppalonese. Niente di nuovo nell'umana commedia.
Però si prova comunque ribrezzo; persino Barbato, protagonista della gazzarra a base di sputi e insulti al Senato, se n'è andato.
Allora salviamo il soldato Mastella, come titolava un gustoso fondo del Corsera di qualche giorno fa?
Certo che no; non si può dimenticare la prassi politica spregiudicata che lo ha caratterizzato in tutta la sua carriera, dalla DC fino all'Udeur, puro strumento di affermazione del suo potere personale.
Mastella era e verrà ricordato dai posteri come un tipico satrapo della politica italiana; un signor preferenze il cui obiettivo è sempre stato di rimanere al potere a qualunque prezzo.
E' caduto vittima del delirio di onnipotenza, altra costante della commedia umana; si riteneva più scaltro degli altri. Un "indelleduale della Magna Grecia" sempre un passo avanti, per dirla con De Mita, altro clamoroso spodestato di questi giorni.
Però ci andrei cauto nel pensare che il nostro sia finito; ci sono materie sgradevoli che per quanto le cacci a fondo, tornano sempre a galla.
Mastella può ritornare e la vendetta dell'esule è sempre tremenda.
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venerdì 7 dicembre 2007

Paola Binetti, il mostro

Le imboscate per il governo Prodi, ormai sempre più in bilico, possono provenire da qualunque parte.
L'ultimo parlamentare della maggioranza che ha messo in difficoltà l'esecutivo è la senatrice Paola Binetti.
Il motivo è l'inclusione, nel pacchetto sicurezza votato ieri, di alcune norme cosiddette anti - omofobia, che prevedono sanzioni per chi attua discriminazioni sessuali.
A dire il vero, bisognerebbe più correttamente parlare di norme antidiscriminazione, perchè vanno a colpire chi incita a compiere o compie in prima persona anche atti discriminatori basati, per esempio, sull'appartenenza religiosa.
Ma i media hanno messo l'accento sull'omosessualità, perchè il contrasto di una senatrice cattolica rispetto a norme inerenti l'omofobia colpisce di più l'immaginario dell'opinione pubblica, soprattutto considerando che la misticheggiante parlamentare non da ieri è la campionessa della lotta all'omosessualità.
La devota Binetti definisce l'omosessualità una devianza, una patologia, definizione che implica la possibilità e probabilmente la necessità, secondo lei, di curarla.
Con quali metodi, se coercitivi o no, al momento non è dato saperlo: forse pensa al cilicio o a qualche altro strumento di mortificazione fisica, come quelli che utilizza su di se. In Iran sono più drastici: per l'omosessualità si prevede la condanna a morte.
Ciò che comunque scaturisce chiaramente dalla Binetti è un mix di cattolicesimo fanatico e retrò e di cultura scientifica.
Sì, perchè la signora è una psicoterapeuta e perciò ammanta le sue prese di posizione di scientificità, come faceva il Nazismo a proposito della teoria della razza.
Immagino lo sconcerto dello staff del Partito Democratico, che si è visto esplodere fra i piedi un tale ordigno; un ordigno non disinnescabile, perchè animato dal fervore della fede e quindi non incline ai compromessi.
Cosa ha da dire sul tema Walterone Veltroni, interprete del neoriformismo italiano, che aspira ad essere il pilastro nella politica italiana della razionalità, della tolleranza e dei diritti civili?
Ma soprattutto perchè nel PD, se questa è la sua natura, è entrata la componente Teodem che si mette in rotta di collisione con i valori di una moderna democrazia pluralista?
Domande senza risposta...
Ad ogni modo, la Binetti è un mostro. Uso questo termine nella sua accezione italiana e latina; siamo di fronte a qualcosa che è nel contempo orribile e prodigioso, straordinario.
La pia donnetta legata all'Opus Dei (e già qui nasce qualche sospetto) ed interprete della nuova ventata integralista che sta soffiando sull'Italia da qualche tempo, si flagella il corpo con fruste e cilicio perchè, sostiene, è un modo di riflettere sulla fatica ed il dolore del vivere. Non immagina nemmeno che nella vita non ci sono soltanto momenti di dolore, ma anche di serenità se non di gioia.
Conosce solo la cupezza, come Jacopone da Todi, o forse trova il godimento nell'autoflagellazione e allora è perversione, pornografia d'autore.
Però a smentire questa interpretazione c'è il volto legnoso, di estrema severità, che la caratterizza. Chissà...
Se si limitasse a parlare farebbe poco danno, ma purtroppo passa anche all'azione, come nel caso della campagna per l'astensione dal referendum sulla fecondazione assistita.
La Binetti ci riporta ad un Medioevo polveroso ed oscurantista e testimonia la sopravvivenza di vecchi scontri ideologici, letali per un paese che dovrebbe invece proiettarsi nel futuro.
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