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lunedì 15 marzo 2010

Aggressione a Roma contro gli stranieri: razzisti e pure un pò vigliacchi

Razzisti sì ma prima di tutto vigliacchi; leggendo i resoconti dell'aggressione a un internet point di Roma gestito da bengalesi mi è venuto in mente questo. Non è la prima volta; a Roma i bengalesi sono nel mirino da un pò.
Quindici teste di ghisa se la sono presa con una delle comunità straniere più pacifiche e laboriose che vivono nel Bel (?) paese.
Gente che non crea problemi, che si trova in fondo alle classifiche dei reati, e gente che lavora.
Mi viene in mente anche un film degli anni '80, My Beatiful Laundrette: la storia di una comunità di immigrati pachistani a Londra, ormai ben inseriti con attività economiche proprie, che dovevano subire l'invidia e le aggressioni degli autoctoni londinesi.
A un certo punto un virgulto locale, disoccupato, un pò lavativo e con problemi di alcol dice - e pensare che questi dovrebbero lavorare per noi.
Quelli, come i bengalesi vittime del raid a Roma, comunque sia lavorano, pagano le tasse e non danno fastidio a nessuno.
Però qualcuno si sente offeso dalla loro presenza, qualche autoctono sfaccendato e annoiato che non pensa a dare un significato vero alla sua vita, ma vaga senza meta per le periferie.
Come quei ragazzotti intervistati tempo fa da una troupe RAI durante uno speciale televisivo, che in quel caso ce l'avevano con i rumeni ma davano tutta l'impressione di essere pronti, loro sì, per un soggiorno medio - lungo a Rebibbia.
Sono razzisti ma non solo: non si ha notizia di  nessuna spedizione punitiva contro le centrali di spaccio a cielo aperto che prosperano nelle nostre città, o contro gli sfruttatori di prostitute e trans che fanno affari d'oro.
Sarebbero comunque da censurare, dato che almeno per ora la giustizia fai da te non è ammessa in Italia; almeno però dimostrebbero di possedere quei preziosi attributi sotto a cui tutti tengono.
Mentre invece, prendendosela con i pacifici bengalesi dimostrano di essere dei vigliacchi. Razzismo più codardia.
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lunedì 11 gennaio 2010

Rosarno comune denegrizzato

L'Italia che cambia. Dai comuni denuclearizzati a quelli denegrizzati. Dalle città per la pace, come proclamano certi cartelli all'ingresso dei nostri paesi, a quelle per la guerra.
Guerra fra italiani e immigrati, ma soprattutto guerra fra poveri. Oggi si combattono bianchi e neri, domani potrebbero essere bianchi contro bianchi.
La miseria non ha un solo colore, e la township dove stavano ammassati i clandestini in mezzo alle pantegane non è tanto diversa dalla Rosarno bianca con le pezze al posteriore che si è scatenata: operazione White Year, finalmente niente più negri a Rosarno, almeno  per il 2010.
Pazienza se adesso manca la manodopera a buon mercato, che raccoglieva le arance per le nostre tavole; arriverà qualche altro disperato da mettere sotto. Anzi, hanno già pensato alla soluzione - Faremo arrivare i rumeni. Saranno più docili degli africani?
I rosarnesi hanno sdoganato la parola negro, che dopo gli incidenti  dell'altro giorno adesso tutti usano con grande disinvoltura, con un senso di liberazione. Finalmente si può dire. Gli italiani divisi su tutto si ritrovano uniti sotto la bandiera della xenofobia, alimentata dalla povertà avanzante.
I rosarnesi però, come tutti gli altri italiani che approvano la rivolta contro i clandestini, non sanno un pò di cose.
Non sanno che nell'America dell'800 gli immigrati italiani erano considerati bianchi finti, sostanzialmente dei negri. E non sanno che in Francia, in Argentina e in altri posti ci sono stati pogrom anti-italiani in tutto e per tutto simili a quello di Rosarno.
Gli italiani che applaudono i calabresi (particolarmente ammirata da queste parti è la base leghista), non si chiedono perchè è esploso questo dramma.
Rosarno è una delle tante città dove manca il lavoro, quello vero, quello buono, e le istituzioni hanno smobilitato da tempo.
Dove l'alternativa è fra emigrare e  non fare un cazzo in attesa del colpo di fortuna, che può essere un impiego di tipo assistenziale o il reclutamento nella criminalità organizzata.
Gli italiani fanno come Maroni che mostra il pugno duro contro gli immigrati clandestini; invece di puntare il dito contro chi aveva il potere di intervernire e ha fatto finta di niente, o contro chi fa venire i clandestini per sfruttarli, se la prendono con l'ultima ruota del carro.
Con le vittime del meccanismo, che per una notte si sono abbandonate alla violenza, com'era successo a Castelvolturno. 
Tutti si sono girati dall'altra parte: governo, regione, prefettura, questura, carabinieri, inps, ispettorato del lavoro, onorevoli locali; e pochi hanno il coraggio di dire una verità pura e semplice, che non serve essere del sud per conoscere: a Rosarno non si muove foglia che la ndrangheta non voglia.
Qui non siamo di fronte alla reazione, anche se scomposta, di una comunità. La rappresaglia contro la rivolta violenta dei clandestini è avvenuta perchè la criminalità ha dato il suo placet.
Come al solito, nel baccano delle chiacchiere sterili che animano la nostra vita pubblica, molti non hanno capito un cazzo di niente, a tutto beneficio dei manovratori del vapore che se la caveranno ancora.
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lunedì 2 novembre 2009

KKK Italia: non ci facciamo mancare proprio niente


Ci mancavano soltanto loro; anche in Italia abbiamo il Ku Klux Klan. La notizia è apparsa oggi su Repubblica.
Però da una visita veloce a un paio di forum neonazi (veloce perchè il mio stomaco non resiste molto in questi casi), viene fuori che l'organizzazione era presente già da un pò. Non si sa con quale fortuna in termini di iscrizioni, forse solo i tre che appaiono nella foto. Dopo Halloween perciò abbiamo importato anche questo pezzo di America.
Alcuni blog ne stanno parlando ma non pubblicano il link per non dargli visibilità. Non ne vedo il motivo: il link è questo.
Scorrendo la lista dei paesi affiliati si vede anche la bandierina tricolore, cliccandoci sopra ci si ritrova nella pagina della sezione italiana, dove in calce alle solite affermazioni da neurodeliri c'è anche un'e-mail. Chi vuole può inviare qualche pensierino che gli dimostri tutto il nostro calore e partecipazione per la loro causa.
Anche gli italiani sono stati premiati con l'ammissione all'esclusivo circolo internazionale del razzismo doc.
Don Black, leader del Klan statunitense mesi fa lo aveva detto a Mario Calabresi di Repubblica: c'è molta eccitazione sul nostro sito per quello che sta accadendo da voi, siete i primi a reagire e a dimostrare che non vi fate sottomettere dagli immigrati.
Il virus della xenofobia che ha contagiato l'Italia può avere il volto falsamente rispettabile delle ronde oppure può produrre queste manifestazioni estreme, come nel caso della Guardia Nazionale Italiana di alcuni mesi fa.
E c'è poi un altro filo conduttore fra la paccotiglia veterofascista ostentata dalla milizia di Saja e questo strambo misticismo, questa sub-cultura che parla di fratellanze fra cavalieri , difesa dell'identità bianca e della religione cristiana; fra i cappelloni col frontino rigido e i cappucci dei klansmen all'amatriciana: l'effetto grottesco, irresistibilmente ridicolo.
Comunque sia una volta eravamo italiani brava gente, adesso lo siamo di meno; siamo certamente molto più brutti e cattivi.
Certi episodi sono notizie da quinta pagina di cronaca? Espressioni di folklore degenerato? Può essere ma non si sa mai. Non si sa mai che cosa può germinare da un seme malato.
Vedremo se verrà aperta qualche inchiesta, dato che la legge italiana punisce l'incitazione all'odio razziale.

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lunedì 19 ottobre 2009

Islam a scuola? Magari un'oretta di storia delle religioni...


Fini e D'Alema hanno fatto i Gianburrasca; proprio quando la politica demagogica del Centrodestra sull'immigrazione è in pieno svolgimento, appena dopo l'attentato a Milano compiuto da un invasato bombarolo nordafricano, hanno proposto l'introduzione di un'ora facoltativa di religione islamica nelle scuole.
Il loro obiettivo è rompere il fronte del Centrodestra sul tema dell'integrazione degli extracomunitari nella società, e anche rompere le scatole al signor B. padrone del vapore; un'attività a cui Fini si dedica con entusiasmo crescente.
I militi padani si sono agitati subito, com'era scontato attendersi, e hanno avuto manforte dalla falange di atei devoti di diversa estrazione che hanno rivendicato la centralità dell'insegnamento cristiano. Ora di religione sì purchè cattolica, tanto per essere originali. Nel clima neomedievalista, o da ultima trincea, che ci circonda, sorprende constatare quanta gente, dai circoli della politica alle strade delle nostre città, abbia così a cuore la difesa delle radici cristiane.
Chi l'avrebbe mai detto, considerando la crisi delle vocazioni e i banchi vuoti nelle chiese durante le funzioni domenicali?
Di che si preoccupa Ratzinger l'antimoderno, che anche oggi ha esortato a non tralasciare le suddette radici cristiane dell'Europa?
Tuttavia neanche a me pare che una simile proposta sia da accogliere; ma non perchè tema l'ingresso del Corano nelle aule scolastiche.
La verità pura e semplice, e difficile da dichiarare in questo paese di beghine, è che nella scuola pubblica non dovrebbero esistere spazi didattici riservati a questa o quella religione. In quanto pubblica la scuola è un'istituzione che ha il dovere di accogliere i figli di chiunque; dei cristiani come dei musulmani, degli ebrei come dei protestanti, degli atei come degli agnostici e così via.
Sarebbe una scelta molto più equilibrata, laica nel senso più alto del termine, prevedere un'ora a settimana di storia delle religioni per tutti gli studenti.
Uno spazio dove approfondire la conoscenza delle tradizioni di fede dei popoli del mondo; la scuola assolverebbe pienamente e imparzialmente al suo obbligo formativo - informativo, facendo stare tutti assieme e sviluppando un confronto fra gli studenti che permetterebbe forse di superare meglio la non conoscenza dell'altro da cui derivano preconcetti e paure.
Diversamente non si fa altro che erigere l'ennesimo recinto, in cui questa volta verrebbero intruppati i ragazzi di religione islamica.
Le fedi hanno il pieno diritto di organizzarsi nella società e di portare avanti la loro missione, ma questo non è e non può essere l'obiettivo della scuola, che fra l'altro oggi ha ben altre priorità da affrontare.
Bisognerebbe anzi abolire il regime concordatario almeno per la parte che riguarda l'educazione.
Uno stato  non confessionale, e fino a prova contraria Costituzione alla mano l'Italia lo è, non può stabilire trattamenti di favore a una fede piuttosto che a un'altra.

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lunedì 11 maggio 2009

L'ipocrisia dell'Europa sull'immigrazione

Le parole sugli immigrati del Commissario ai diritti umani del Consiglio Europeo - ci auguriamo che l'Italia e il Ministro Maroni non portino avanti la politica dei respingimenti - appaiono essere una foglia di fico che copre gli imbarazzi e l'ipocrisia delle istituzioni europee sulla questione.
Con questa dichiarazione il Consiglio d'Europa prende una posizione politically correct e fa una buona figura con l'Onu e i governi del mondo; mentre la UE, che avrebbe ben altri poteri e capacità d'influenza rispetto ai meri atti d'indirizzo del Consiglio, continua a distinguersi per il suo menefreghismo.
L'emergenza parte da lontano; durante il processo costituente europeo tutti i paesi furono sostanzialmente d'accordo nell'escludere dalla competenza comunitaria le politiche sull'immigrazione.
I paesi che per posizione geografica rappresentano la porta sud dell'Europa (Italia, Malta e Grecia), quando l'immigrazione clandestina ha conosciuto una recrudescenza sono rimasti con il classico cerino in mano. Soli a fronteggiare un problema divenuto gigantesco nel giro di pochi anni.
Miopi i nostri governi sia di centrosinistra che di centrodestra, che hanno dimostrato una completa incapacità di lettura degli eventi, e miope l'Europa che non ha previsto la necessità di parlare e agire con una voce comune sul problema immigrazione.
L'afflusso di persone non comunitarie infatti non riguarda soltanto l'Italia; molti bussano alla nostra porta per cercare di andare altrove, in Francia piuttosto che in Germania o nel nord Europa.
Le parole di circostanza del Commissario ai diritti umani e, cosa ben più grave, il silenzio di Europarlamento e Commissione europea, permettono da un lato di fare bella figura e dall'altro di rimandare le decisioni necessarie.
In questo modo si evita di toccare almeno un paio argomenti spinosi, forieri di aspre divisioni fra i paesi comunitari e nelle opinioni pubbliche nazionali.
Numero uno, rivedere l'entità dell'impegno in soldi e mezzi per aiutare l'Italia e Malta a vigilare quelle che sono a ogni effetto frontiere di tutti.
Numero due, decidere se adottare o meno una politica rigida d'ingressi; è facile supporre che il dibattito infiammato degli ultimi giorni in Italia si proporrebbe anche altrove.
Questo secondo aspetto porta a un altro; L'Europa dovrebbe agire unita per affrontare il tema dei flussi migratori, attuando politiche di sostegno allo sviluppo degli stati da cui parte l'immigrazione e stipulando accordi per regolare gli ingressi e combattere i racket che gestiscono il traffico degli esseri umani.
Invece sembra un barcone alla deriva, come quelli dei disperati che attraversano il canale di Sicilia.

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lunedì 16 febbraio 2009

Castrazione: La Lega delle punizioni medievali


La castrazione come pena per i responsabili degli stupri. Sono i militi in camicia verde a tirar fuori quest'idea.
Zaia, contraddicendo il suo solito applomb e vestendo per una volta i panni di Gentilini propone la castrazione chimica.
Troppo poco, gli risponde il collega di partito Calderoli: bisogna castrarli chirurgicamente. Speriamo che almeno sia disponibile a fargli l'anestesia.
Dunque gli stupratori (e i pedofili?) vanno evirati; per i colpevoli di furto si potrebbe proporre il taglio delle mani, come insegna la Sharia che i militi padani vedono come il fumo negli occhi in quanto prodotto dell'Islam, ma che potrebbe dare qualche utile suggerimento.
Per l'eccesso di velocità invece si potrebbero introdurre le trenta nerbate di fantozziana memoria, assestate sulla schiena del trasgressore dai vigili urbani.
La pena corporale, strettamente connessa alla tortura, è un concetto medievale che non può trovare posto nella moderna civiltà giuridica. Dunque è una boutade di basso livello.
L'uscita dei leghisti riporta in primo piano l'osteria padana, per dirla con Pisanu che è uomo di centrodestra come i suddetti, dove fra un bicchiere di bianco e una partita a scopa si brontola a ruota libera e si sparano battute incivili e pericolose.
Giusta l'indignazione di tutti e più che comprensibile la rabbia per l'ultimo fine settimana funestato dagli stupri (Roma, Milano, Padova e Bologna).
Però un politico dovrebbe astenersi dalle invettive rozze; meno dichiarazioni di fuoco alle agenzie di stampa, che oltre a essere gravi in sè sono una dimostrazione dell'italica inclinazione alla chiacchiera, e più impegno per accellerare i progetti sulla sicurezza.
Finora gli uomini della destra si sono dimostrati veloci solo nel varare i provvedimenti che più stanno a cuore a Berlusconi come inquisito, ovvero il terrificante Lodo Alfano a cui seguirà un altro Lodo per i ministri.
E hanno dimostrato una sensibilità esasperata per il tema delle intercettazioni, che temono moltissimo.
Ancora, più impegno per destinare fondi all'edilizia carceraria o per evitare che vengano tagliati i soldi alle forze dell'ordine e alla magistratura come ha fatto questo governo di irresponsabili. Zaia, Calderoli e tutti i legaioli inferociti chiedano spiegazioni a Tremonti mani di forbice.
Più impegno per accellerare i tempi dei processi e per riformare il diritto penale, in modo da rendere le pene effettive e restringere l'applicabilità di misure alternative al carcere e meccanismi premiali di cui negli anni si è abusato.
Questo e molto altro sarebbe realmente necessario e si potrebbe fare per affrontare la piaga della criminalità, se la casta dei mandarini di Roma non fosse affacendata in altre questioni.
La demagogia a base di battute grevi e dell'occhio per occhio per i malfattori, in stile codice di Hammurabi, invece ha l'effetto di spingere qualche esagitato a passare all'azione, come insegna ancora il caso di Roma con il raid anti-rumeni della notte scorsa.
Oltre a essere funzionale al disegno leghista, che mira a tenere alta la rabbia e la paura del popolo per cementare il consenso.

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venerdì 6 febbraio 2009

Clandestini denunciati dai medici? Scuola di delazione padana


Il Centrodestra prosegue la crociata Law & Order; grazie all'approvazione di ieri da parte del Senato, i dottori potranno denunciare i clandestini che si rivolgano a loro per ricevere cure.
La norma si collega a un'altra, che prevede il carcere per chi non ottempera al provvedimento d'espulsione.
Il dado è tratto; la Lega delle tigri di carta è stata sconfitta nella battaglia su Malpensa e si trova alle prese con la rivolta dei sindaci nordisti, che giustamente le imputano il silenzio sui municipi indebitati e spendaccioni (come Roma e Catania) e di non sostenere la lotta per derogare al patto di stabilità.
Il Centrodestra tutto è poi in difficoltà di fronte alla recrudescenza dell'immigrazione clandestina e della criminalità; quindi si rilancia, anche perchè così si spera di nascondere un altro pesante fallimento all'orizzonte, quello sull'economia.
Bisogna sviare l'attenzione dell'opinione pubblica e in un crescendo di parossismo, nella legge sulla sicurezza si prevede anche l'istituzionalizzazione delle ronde dei volontari.
Chi come me vive nel Nordest dove è nata l'idea sa che sono una buffonata irrealistica: a Padova come a Treviso sono partite con entusiasmo ma poi si sono arenate, perchè non si può chiedere ai cittadini, che si devono alzare al mattino per andare al lavoro, di stare in piedi tutte le notti per vigilare sul territorio, rischiando fra le altre cose la loro incolumità.
Comunque sia, adesso il Pdl veneto e la Lega litigano sulla primogenitura dell'iniziativa per accaparrarsi qualche voto in più: patetici.
Ma al di là delle esigenze di tattica politica e di propaganda che spingono a certe soluzioni, disturba l'inserimento nel nostro sistema giuridico del principio della delazione, così fortemente voluto dalla Lega.
In proposito è di qualche giorno fa la notizia che il comune di Turate, amministrato dai militi in camicia verde, ha aperto un ufficio per denunciare anche anonimamente i clandestini presenti sul territorio.
Insomma i cittadini e gli operatori sanitari vengono invitati a fare la spia. Ma c'è di più: ricevono una delega a esercitare funzioni che dovrebbero restare di esclusiva pertinenza dello stato.
Almeno così dovrebbe essere, in un sistema gestito secondo criteri di efficienza e ragione; invece le istituzioni dimostrano di esser incapaci di affrontare certe questioni. E' come se dicessero alla gente: noi non ce la facciamo, organizzatevi voi. Quanto alla ragione poi, quella si è smarrita da tempo.
Dare ai medici la possibilità di denunciare i clandestini porterà a disertare ospedali e ambulatori, con un evidente rischio per la salute pubblica nel caso che queste persone abbiano malattie tipo malaria, tbc o altro, che sono diffuse in molti paesi africani o asiatici da cui provengono.
I promotori della legge poi non sono in grado di spiegare cosa ne sarà di tutti i clandestini arrestati, visto che le carceri scoppiano.
Ma il vero cuore della questione è ancora un altro; il diritto di essere curati è un fondamentale diritto umano, che un paese civile deve garantire indistintamente a chiunque e che la nostra Costituzione sancisce con chiarezza.
Con queste norme assieme alla ragione sparisce anche il senso di umanità. Non abbiamo bisogno di più cattiveria, come dice Bobo Maroni, ma di rigore ed equilibrio nell'applicazione delle leggi, senza perdere il senso di umanità.

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lunedì 2 febbraio 2009

L'Inghilterra ci insegna: siamo tutti extracomunitari!


La protesta dei lavoratori inglesi contro la presenza di operai italiani che a loro dire gli scippano il lavoro insegna che siamo tutti extracomunitari, o immigrati: dipende dal punto di vista, dalla prospettiva. Dalla latitudine in cui si vive.
Le invettive dai giornalisti contro i nostri connazionali in trasferta - sono arroganti, non sanno lavorare bene come noi e sono pure sporchi - ricordano gli insulti che a volte si sentono contro gli stranieri che vivono qui, oltre a richiamare alla memoria le offese subite nel passato da molti nostri emigranti che partivano, a caccia di migliore fortuna, verso altri paesi.
Il ministro Sacconi interviene sul caso e dichiara che la libertà di circolazione dei lavoratori europei deve essere tutelata, e deve essere tutelata un'azienda che ha regolarmente vinto una gara d'appalto.
Già, questo però vale anche per le banche straniere che volevano comprare Antonveneta e BNL e si sono viste illegittimamente ostacolate da Fazio, politicamente vicino com'è noto al Centrodestra.
E vale anche per Air France, che non ha potuto comprare Alitalia con una regolare transazione di mercato, a causa ancora una volta delle indebite pressioni dei sindacati e di Berlusconi. i principi valgono sempre e per tutti, caro Sacconi.
Il Centrodestra si preoccupa ma a restituire il caso al suo vero significato ci pensa un Fini sempre più sorprendente: le discriminazioni non sono accettabili, in qualunque caso, quindi anche nei confronti degli stranieri che vengono in Italia per lavorare. Ineccepibile.
Gli scioperi in Inghilterra ci insegnano, o dovrebbero insegnarci se non fossimo accecati dalla xenofobia dilagante, a usare perlomeno toni più sobri quando si parla di immigrazione.
Può sempre accadere di ritrovarsi addosso all'improvviso i panni dell'immigrato.

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venerdì 11 gennaio 2008

Gentilini alle crociate


Giancarlo Gentilini (Genty per gli amici), ha deciso di passare all'azione. Il popolare vicesindaco di Treviso ha rotto gli indugi ed è arrivato al logico e inevitabile coronamento della sua carriera di amministratore - sceriffo.
Impugnando lo spadone di Alberto da Giussano ha bandito una nuova crociata contro l'Islam, a secoli e secoli di distanza dall'ultima.
Qualche settimana fa è entrato in polemica contro il gestore di un impianto sportivo di Treviso, che aveva deciso di affittarlo ai musulmani per la preghiera del Venerdì. Minacciandolo di ritorsioni lo ha obbligato a fare retromarcia e ha sostenuto che bisognava intervenire per tempo - per estirpare un tumore -
Treviso terra deislamizzata; forse Genty la immagina come S. Giovanni d'Acri assediata dagli infedeli.
Ha anche sostenuto che non si possono consentire assembramenti di persone in un momento come questo, caratterizzato dalla recrudescenza della meningite che, bontà sua, non è diffusa dalla razza Piave ma ha origini esotiche.
Gli immigrati dunque portano malattie, secondo uno dei più triti stereotipi della xenofobia.
Lo stesso argomento propagandato nel passato in molti paesi, quando a emigrare erano gli italiani razza Piave compresa.
Infine, ha stigmatizzato la decisione dei sindaci del circondario che hanno concesso provvisoriamente alcuni spazi pubblici alle comunità islamiche per le loro preghiere. Traditori della causa.
Probabilmente si sente come El Cid Campeador, l'eroe spagnolo della lotta antimusulmana nel Medioevo.
Varrebbe la pena di ricordare che la Costituzione tutela la libertà religiosa e che lo sceriffo Genty secondo il nostro ordinamento è un pubblico ufficiale, e in quanto tale ha l'obbligo di applicarla assieme alle leggi ed ai regolamenti (non solo quelli che disciplinano innocue materie come le fiere e i mercati, o comunque quelle che comodano a lui).
La Costituzione della Padania, che sicuramente contemplerebbe ben altre disposizioni, magari il famoso richiamo alle radici cristiane che sta tanto a cuore all'antimoderno Ratzinger, non è ancora in vigore.
Questo significa che dovrebbe attivarsi per dare risposta al bisogno religioso di una parte della comunità. Perchè il punto è proprio questo; gli immigrati, piaccia o no, sono una parte della nostra comunità.
Ci vivono stabilmente, ci lavorano e perciò pagano tasse e contributi come gli italiani, mandano i loro figli nelle nostre scuole.
Ma Gentilini preferisce le tirate xenofobe e le iniziative bellicose, che di questi tempi pagano; fra un pò di mesi a Treviso si vota e l'efficiente esponente della Lega ha deciso di giocare d'anticipo.
D'altra parte è in buona compagnia; a S. Lucia di Piave il sindaco sostiene che nelle classi elementari non si deve andare oltre il 30% di presenza di alunni stranieri, altrimenti la razza padana - italica è destinata al tramonto.
E i figli di chi resta fuori da questo 30% che faranno? Non andranno a scuola? Andranno a ingrossare le fila degli analfabeti - emarginati, che è l'anticamera della criminalità?
Non ci si rende ben conto che tale strategia di esclusione degli stranieri dal nostro tessuto sociale e culturale rappresenta un modo sicuro per spingere molti a carriere alternative, nel mondo criminale o nel radicalismo religioso. Proprio i fenomeni che invece bisogna combattere.
Nessuna persona di buon senso può discutere la necessità di promuovere sicurezza e legalità, che ad esempio passa anche attraverso un controllo delle attività che si svolgono nei gruppi islamici.
Ma per dirla con Francis Fukuyama, "il fallimento europeo nel tentativo di creare una migliore integrazione dei musulmani è una bomba a orologeria che ha già contribuito al terrorismo, che provocherà una più decisa reazione dei gruppi populisti e che può persino minacciare la stessa democrazia europea. La soluzione di tale problema richiede cambiamenti nel comportamento delle minoranze immigrate e dei loro discendenti, ma anche in quello dei membri delle comunità nazionali dominanti".
Dubito che Gentilini e i suoi emuli sappiano chi è Fukuyama; nelle piazze o nelle osterie che frequentano risponderebbero che forse è un domestico filippino o un ristoratore cinese, comunque un rompicojoni.
Siamo ben guidati. Il futuro ci sorride.
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sabato 3 novembre 2007

No alla caccia al rumeno

La cronaca degli ultimi giorni ci da molta materia per riflettere.
Dopo l'assassinio brutale della signora Reggiani a Roma, qualcuno ha pensato di dover vendicare il delitto aggredendo tre rumeni all'uscita di un supermercato a qualche chilometro di distanza. Che sia l'inizio di un'ondata xenofoba?
E' probabile; d'altra parte siamo di fronte ad un sentimento popolare che monta da diverso tempo, da almeno qualche anno.
Io vivo in una regione dove la presenza di stranieri è alta; si calcola che nella provincia di Treviso il totale degli stranieri, rispetto alla popolazione di origine italiana, sia circa il 10%.
Fra questi, i rumeni sono al primo posto.
A favorire l'incremento della loro presenza giocano due fattori: l'economia ricca e la maggiore vicinanza del nordest alla loro terra d'origine. Io stesso ne conosco personalmente alcuni, a cominciare dai miei vicini di casa.
L'atteggiamento del veneto medio di fronte a questa presenza è molto contraddittorio e sofferto; tutti sono consapevoli che è necessaria per mantenere in movimento il volano dell'economia, ma la diffidenza è forte. E' lo stato d'animo di una regione che riflette in pieno quello di tutto il paese.
In questi ultimi giorni è scattato il tam-tam dei media, locali e nazionali; tutti a sottolineare il "problema rumeno", con toni decisamente ossessivi su tv locali come Antenna 3 e Rete Veneta.
Non vorrei che gli ultimi episodi della cronaca nera spingessero ad una caccia al rumeno; non è questa la soluzione.
Chi ha aggredito i tre operai all'uscita del supermercato deve essere individuato e punito severamente.
Esattamente come è lecito attendersi una pena severa per il responsabile dell'omicidio della donna di Roma.
Lo stato ha l'obbligo stringente ed assoluto di intervenire, per evitare che emerga una giustizia fai da te.
Perciò, bene ha fatto il governo a proporre un pacchetto sicurezza che pare incamminato sui binari dell'urgenza.
Malissimo ha fatto il centrodestra ad approfittare della situazione per imbastire la solita maldestra polemica strumentale, volta a dimostrare che la colpa di tutto è dei loro avversari.
Penosa la performance di Fini, che ha visitato sotto l'occhio delle telecamere la stazioncina luogo del misfatto. Cosa ha fatto il partito di Fini per impedire questi fenomeni, quando poteva?
Berlusconi, uomo patologicamente avvezzo alle bugie più sfacciate, sostiene che l'emergenza è nata con il governo Prodi.
Niente di più falso, come ben sa chi conserva un minimio di memoria degli avvenimenti e non ha ancora portato il cervello all'ammasso.
I problemi di criminalità legati all'immigrazione datano molto indietro nel tempo; chi oggi strepita in cinque anni di governo non ha fatto praticamente nulla, a parte istituire il poliziotto di quartiere che nei quartieri non si vede (si sa che le forze dell'ordine hanno organici ridotti).
Anzi, chi oggi strepita è responsabile di aver tagliato i fondi alle forze dell'ordine ed alla magistratura e di aver fatto una maxi sanatoria per un totale di 700.000 persone, fra le quali si celavano anche personaggi dai dubbi comportamenti.
La questione di fondo è, come spesso avviene in questo paese perennemente non governato, che tutta la classe politica ha dormito lasciando che il problema si incancrenisse.
Tardiva (ma da appoggiare) è l'iniziativa del governo, del tutto mancante in passato è stata l'attenzione del polo berlusconiano ai temi della sicurezza pubblica.
Il toro va finalmente preso per le corna ed atterrato; non c'è più tempo, se si vuole evitare la crescita dell'incomunicabilità e dell'odio fra italiani e stranieri che, piaccia o no, devono vivere gli uni accanto agli altri.
Va fatto anche per impedire che si sviluppi un brodo di coltura per i gruppuscoli della destra estrema (Forza Nuova in testa), altro problema emergente come ho scritto in un post.
Ragazzi ignoranti, emarginati e violenti proprio come il rumeno che ha aggredito la Reggiani, che stante questo clima possono godere di una perversa legittimazione morale e politica e saldarsi alla xenofobia che sta radicandosi nell'opinione pubblica.
La xenofobia; dovunque ci sia un fenomeno migratorio, prima o dopo viene fuori, tutti ne possono essere colpiti.
Italiani compresi, quando andavano all'estero a cercare fortuna e subivano vessazioni a causa dei crimini commessi dai loro connazionali.
Per ripassare un pò la storia, e dire no alla caccia allo straniero, val la pena di leggere il libro di Gianantonio Stella "L'orda".
Sottotitolo: quando gli albanesi (o i rumeni) eravamo noi.
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