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lunedì 11 ottobre 2010

L'Italia è in guerra: è chiaro finalmente?

Allora siamo in guerra; dopo l'ultima strage di militari italiani la foglia di fico del Peace Keeping è caduta. Se qualcuno ne dubitava ancora...
Come è maturata la nostra partecipazione alla guerra in Afghanistan, la prima in modo così diretto dal lontano 1940? Facciamo un passo indietro.
Era il 2008 e le elezioni erano alle porte: l'ambasciata statunitense di Roma dichiarò che ci si attendeva un'intensificazione del nostro impegno in Afghanistan, sia in termini numerici che qualitativi.
Vale a dire che Washington si aspettava una partecipazione dei nostri soldati alle operazioni contro i Taliban, uscendo dallo schema tradizionale che ovunque li ha sempre visti impegnati in azioni di sorveglianza, di addestramento di forze locali, o di sostegno umanitario alle popolazioni.
Parisi, allora ministro della difesa dimissionario, disse che una tale richiesta avrebbe dovuto essere rivolta non a lui ma al governo subentrante, che ha  aderito con sollecitudine.
Sono cambiate le regole d'ingaggio e difatti buona parte dei nostri caduti sono morti fra 2009 e 2010.
Questo mentre a Kabul franava il nuovo assetto politico a causa degli errori dell'occidente, e veniva spianata la strada alla controffensiva politica e militare dei Talebani.
Il collasso del  progetto di un nuovo Afghanistan dimostra che lo strumento militare, quando manca una seria iniziativa politica, non può mai essere risolutivo. Una volta di più la storia non è riuscita a essere magistra vitae, tutt'altro, le sue lezioni sono state ignorate (vedi Vietnam).
Perciò ci siamo trovati dentro una guerra che riesplodeva, con il nostro ingombrante alleato americano che ci chiedeva di fare di più.
Il governo del Cavalier Fracassa, carente sulla politica estera come sul resto, non è stato mai capace di imporre in sede NATO una discussione seria per giungere a un cambio di strategia.
Berlusconi Il grande pacificatore, colui che millanta una presunta abilità nel mettere d'accordo tutti, non si è visto.
Nè si è mai visto un dibattito vero e aperto sulla questione, nel parlamento e nel paese: la missione è sempre stata rinnovata in mezzo alle pieghe delle leggi finanziarie, e le opposizioni aiutavano il governo a tenersi su la foglia di fico.
Nessuno di quelli che contano ha avuto l'onestà intellettuale di dire che siamo in guerra. E' giusto essere lì? O è sbagliato? E' in contrasto con l'art. 11 della costituzione?
Tutte le opinioni sono legittime ma prima di tutto servirebbe chiarezza, invece di continuare a ripetere che siamo lì per mantenere la pace, o di limitarsi a proporre di armare i nostri aerei con le bombe come proposto da Ignazio Vercingetorige La Russa.
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lunedì 13 luglio 2009

Quell'animaccia nera di Dick Cheney


Adesso che il Bushismo è finito scopriamo gli altarini di quegli otto interminabili anni; e scopriamo i rischi di involuzione autoritaria che ha corso la democrazia statunitense, la più antica del mondo insieme a quella britannica.
Cade una nuova tegola sulla testa di Dick Cheney, ex vicepresidente di Bush; durante la War On Terror 2001/2008 obbligò la Cia a nascondere al Congresso alcune sue attività finalizzate a contrastare il terrorismo.
Considerando quali sono le logiche e le prassi tradizionali della democrazia USA, sarebbe come se a qualcuno venisse in mente di bestemmiare in San Pietro.
Ma da parte di Cheney non ci fu solo lo sforzo di condurre una serie di Covert Ops illecite inibendo al parlamento l'esercizio della sua funzione di controllo.
Pare che in quel periodo in Iraq andò smarrita un'enorme quantità di armi che era sotto la responsabilità logistica di Halliburton, la grande compagnia multisettore di cui Cheney è stato il capo per anni.
Non si sa dove siano finite; non si sa se sono finite per sbaglio nelle mani di organizzazioni terroristiche.
A voler pensare male si potrebbe ipotizzare perfino che siano state volutamente dirottate da qualche altra parte. C'è sempre qualche guerricciola in corso fra Africa e Asia.
Halliburton e i mercenari di Black Water hanno rappresentato il centro nevralgico dell'impegno USA in Iraq, ben più dell'esercito regolare.
Bush ha permesso che la campagna irachena venisse appaltata a imprese private, fatto senza precedenti nella storia moderna e contrario ai principi democratici, perchè ha reso molto difficile un controllo della classe politica sulla conduzione del conflitto.
Queste aziende con il consenso del Presidente e del Segretario di Stato Condoleeza Rice si sono comportate con la massima spregiudicatezza e sono anche accusate (nel caso di Black Water) di assassinii indiscriminati e violazioni dei diritti umani.
Halliburton e la lobby dell'oro nero, di cui Bush e il suo vice erano i rappresentanti e garanti, si sono arricchite enormemente con la guerra irachena.
Alla società di Houston (e a cascata alle altre) sono andate le commesse per la ricostruzione, i diritti di sfruttamento dei giacimenti di petrolio, financo gli appalti per rifornire le mense dei soldati e, scopriamo ora, la custodia di quantitativi di armi.
Dunque conflitto d'interessi e violazione delle prerogative del parlamento, per non parlare dell'aggressione costante ai diritti umani.
Decine di imputati rapiti in varie aree del mondo e sottoposti alla giurisdizione militare nella base di Guantanamo, limitazioni pesanti del diritto alla difesa, legalizzazione della tortura attraverso un decreto presidenziale che ha permesso le oscenità del Waterboarding e di Abu Ghraib, e chissà cos'altro.
La stessa guerra in Iraq è stata il frutto di una mistificazione colossale: la bugia sulle armi di distruzione di massa di Saddam.
Nel paese che ha avviato un procedimento contro un presidente per una storia di sesso ci sarebbe stata materia più che sufficiente per un Impeachment, sia verso Bush che verso Cheney.
Il curriculum di quest'ultimo, che nasce tecnocrate e funzionario di rango sempre all'ombra dei presidenti e che ahinoi non è stato tolto di mezzo nemmeno da quattro infarti, presenta un altro capitolo ambiguo.
Dick Cheney infatti è il co-fondatore del Progetto per un nuovo secolo americano, ente no profit che ha lo scopo di perpetuare nel nuovo secolo la supremazia statunitense attraverso dottrine aggressive e l'uso dello strumento economico e militare.
Una struttura parallela alle istituzioni ufficiali, magari un governo parallelo (ovviamente non legittimato da nessuno se non dai suoi aderenti); viene da pensare che X-Files non è andato molto lontano dal descrivere la realtà.
In ogni caso c'è n'è abbastanza per considerare il Bushismo come la minaccia più grave che ha corso la democrazia americana in tutta la sua storia, e la vera animaccia nera di quell'amministrazione era proprio il vecchio Dick, come ha suggerito Oliver Stone nel suo ultimo film W.
Comunque sia adesso tocca a Obama il compito impegnativo di risanare la democrazia oltre all'economia.

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lunedì 15 dicembre 2008

Scarpe contro Bush, l'epitaffio della sua presidenza


Anche l'Iraq ha i suoi eroi nazionali, il giornalista che in conferenza stampa ha lanciato le scarpe contro Bush. Lo ha mancato per un pelo, peccato.
Nel Novembre del 2000 la presidenza di Empty Head Bush si era aperta con lanci di uova e insulti al corteo presidenziale, a causa del controverso conteggio delle schede elettorali in Florida; adesso si chiude con un'altra clamorosa contestazione.
Un giusto epitaffio per un presidente che secondo Berlusconi (credo l'unico al mondo a sostenerlo) entrerà nella storia; vero, ma non di certo perchè verrà ricordato come un grande leader.
Uno dei lasciti della presidenza Bush è una guerra nata su menzogne interessate, che è costata moltissimo sia all'America che all'Iraq in termini di vite umane e dispendio di risorse finanziarie, per non parlare della conseguente recrudescenza del terrorismo internazionale che ci coinvolge tutti, che non ha confini come testimonia l'attacco a Mumbai.
Il presidente iracheno ha definito incivile il comportamento dello sfrontato giornalista; invece è senz'altro incivile il comportamento degli americani in Iraq, i bombardamenti indiscriminati sulla gente, come a Falluja e in tante altre occasioni, l'orrendo scandalo di Abu Grahib e così via.
Dicono che il reporter rischi qualche anno di carcere: invece bisognerebbe proporlo per una medaglia d'oro al valor civile.

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martedì 8 luglio 2008

Guerra in Iraq: la scelta di Joshua Key


C'è anche chi si ribella alla guerra in Iraq, la scellerata avventura militare voluta ostinatamente da Bush.
Joshua Key, autore del libro "Il racconto del disertore", si è rifugiato in Canada con la famiglia, dove ha chiesto asilo politico; come accadeva negli anni 70 a chi non voleva partire per il Vietnam.
E' scappato per non dover più partecipare alle violenze commesse dai militari statunitensi contro i civili iracheni (in particolare i raid nelle abitazioni) ed è finito nei guai.
Alcuni giorni fa ha vinto un ricorso alla Corte Federale del Canada, che ha deciso il riesame del caso. C'è ancora la possibilità che non finisca fra le mani della giustizia militare americana.
Joshua Key non è il solo ad aver fatto questa scelta, come si può vedere nel sito canadese dedicato al problema, ma la sua vicenda, a differenza di altri, ha fatto più notizia perchè ha dedicato alla sua esperienza un libro di successo.
La sua scelta apparentemente ripropone l'antico dilemma fra l'imperativo della coscienza e l'obbedienza alle regole, in questo caso le regole militari.
Ma c'è di più, è anche la ribellione alle palesi illegalità commesse in Iraq; nelle parole di un altro reduce della campagna irachena "io credo che se al soldato viene dato un ordine che sa essere sia illegale che immorale, ha il dovere di rifiutarne l'esecuzione".
Sappiamo ancora poco dei soprusi e delle stragi commesse dall'esercito USA nell'inferno iracheno.
Tuttavia è chiaro, come ci racconta Key e come dimostrato dagli orrori di Abu Ghraib, o dal bombardamento al fosforo su Falluja, che la questione si pone sia sul piano dell'etica che su quello delle regole d'ingaggio e del diritto internazionale che a più riprese è stato violato.
L'America ha spacciato un'avventura militare motivata da interessi economici e strategici per un conflitto volto a liberare gli iracheni e avvicinarli alla democrazia; la democrazia imposta con metodi di guerra totale e spregiudicata, curiosa teoria.
E per combatterla ha reclutato, ancora una volta, i figli della Working Class, i giovani disoccupati privi di prospettive e di scarsa cultura, che come i civili iracheni sono vittime di una politica di pura potenza.
Eppure, come dimostra il caso di Joshua, I figli in divisa della Working Class in questo momento sono forse la punta più avanzata della coscienza critica americana.
Speriamo che, come i loro padri obbligati a partecipare alla guerra in Vietnam, riescano a scuotere definitivamente l'opinione pubblica. Fra qualche mese negli USA si vota.
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mercoledì 23 aprile 2008

Waterboarding: America stato canaglia?

C'era una volta l'America. Il paese con la costituzione scritta più antica del mondo, il manifesto della libertà contro la tirannide, che ha affermato i diritti dell'uomo anticipando la Rivoluzione Francese.
La costituzione che proclama il diritto degli uomini alla felicità: una delle più belle proclamazioni delle costituzioni moderne.
C'era una volta un paese che ha accolto minoranze etniche, culturali e religiose di ogni tipo, offrendo la possibilità di vivere liberamente e costruire la propria fortuna secondo il principio del merito.
America accogliente con tutti, individui e gruppi vi arrivavano lasciandosi alle spalle, in Europa, discriminazioni e persecuzioni; dava a tutti la possibilità di essere semplicemente americani.
Gli Stati Uniti sono la nazione dei cittadini in uniforme, parafrasando il titolo di un libro, che hanno versato il loro sangue per liberare l'Europa dal Nazifascismo.
Sono il paese del pubblico che deve sapere perchè il diritto d'informazione è sacro, è il presupposto indispensabile della libertà.
E' il paese dove si è compiuto l'esperimento federalista meglio riuscito al mondo, dove i giudici sono custodi rispettati della legalità.
Dove i poteri sono organizzati in maniera complessa e attenta per fare in modo che nessuno prevarichi gli altri, dove è nato l'associazionismo moderno.
Gli Stati Uniti per cinquant'anni sono stati la speranza a cui guardavano i popoli che vivevano sotto il pugno di ferro delle dittature comuniste. E oggi cosa sono?
La scoperta che nelle celle di quella che una volta era la democrazia più avanzata si compiono torture degne dei peggiori regimi totalitari è la pietra tombale sull'immagine americana.
Dopo le cartoline da Abu Ghraib, dopo le rivelazioni sul bombardamento al fosforo con cui sono stati bruciati vivi i civili di Falluja, adesso in rete circola questo video sul waterboarding. Il re è nudo.
Quel che è peggio, Bush ha detto che sapeva dell'utilizzo di questi metodi per far parlare i terroristi ed ha approvato perchè è in corso una guerra da vincere assolutamente.
Il fine giustifica i mezzi, ma se i mezzi sono in contrasto con il fine quest'ultimo che valore ha? E di quali terroristi parliamo, poi?
Dall'inizio della sciagurata e ipocrita guerra irachena ci sono stati sequestri illegali in giro per il mondo (Italia compresa), che hanno colpito l'innocente assieme al colpevole.
Sotto tortura si può arrivare a confessare anche ciò che non si è fatto, gli innocenti che hanno avuto la fortuna di tornare a casa hanno raccontato le sofferenze e le umiliazioni subite.
Il paese che ha avuto la forza democratica di processare Nixon, presidente bugiardo e scorretto, che ha sottoposto a Impeachment Clinton addirittura per una storia di sesso e corna (perchè il presidente non può mai mentire al paese) non ha processato Bush.
Il texano testa vuota, il mentecatto che ha trascinato il suo paese in una guerra che costa ogni giorno morti, scatenata per la bufala che Saddam era il nemico pubblico numero uno, somiglia proprio a Saddam guerrafondaio e torturatore. Qual'è la differenza con gli stati canaglia?
Una volta si diceva che siamo tutti un pò americani, volenti o nolenti. Adesso un pò meno, perlomeno io. Bye bye America.
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venerdì 22 febbraio 2008

Italiani nella ragnatela del terrorismo islamico

Apprendiamo oggi che la polizia ha oscurato alcuni blog dove si faceva propaganda filo-islamica, o meglio a favore del terrorismo islamico.
Due di questi erano gestiti dal noto Imam di Carmagnola, espulso da tempo dal nostro paese, e dalla moglie.
Sorprende scoprire che gli altri due erano gestiti da italiani convertiti all'Islam, stando almeno a quanto hanno raccontato i media. L'indagine ha prodotto sette denunce per istigazione a delinquere.
Peccato non poter più leggere i contenuti di questi sitarelli, perchè viene da chiedersi per quale motivo alcuni italiani incensurati si sono legati ad ambienti dell'eversione islamica.
Gli attentati che hanno sconvolto Londra nel Luglio 2005 sono stati compiuti da estremisti di origini non europee, ma anche qui sorprende un pò (o forse no?) che del gruppo facesse parte un jamaicano, paese che non appartiene di certo alla cerchia più ardente dei fedeli della religione maomettana.
Uno degli aspetti più inquietanti del terrorismo internazionale del XXI secolo è la capacità di attrazione che esercita su chi, per estrazione etnica e culturale, dovrebbe essere lontano anni luce dal fanatismo islamico.
la decisione di aderire all'eversione, qualunque matrice essa abbia, deriva sempre da un'insoddisfazione individuale irrisolta verso l'assetto politico-sociale.
Sposare un'ideologia, un'etica o una religione anti-sistema (o che possono essere configurate in chiave anti-sistema) diventa la via d'uscita, la risposta a un disagio non ricomposto. Si rompe definitivamente con la propria comunità, si bruciano i vascelli per imboccare la strada della violenza.
Questa è la ragione per cui anche chi magari non commetterebbe mai atti terroristici si converte all'Islam, un trend in crescita nei paesi occidentali da quando vi si sono insediate robuste minoranze islamiche.
L'Islam propone un'interpretazione della vita individuale e di relazione fortemente alternativa rispetto alle regole e allo stile di vita gaudente e materialistico (ammettiamolo) dei paesi occidentali.
Da questo punto di vista però anche il Buddismo propone un modo molto diverso di interpretare le ragioni dell'esistenza e i rapporti con il mondo.
La differenza è che l'Islam ha una logica totalitaria; fin dalle sue origini ha teorizzato una distinzione fra il mondo convertito alla vera fede, derivante dalla predicazione di Maometto, e il mondo "temporaneamente non sottoposto" al dominio dell'Islam.
Da qui parte il concetto di Jihadismo, di guerra santa avente come fine la conversione dell'altra parte.
Strumento della Jihad è la predicazione e la forza dell'esempio, ma è anche (e la storia dei rapporti fra Islam e Occidente lo dimostra) conflitto armato.
Gli italiani caduti nella tela tessuta dagli imam hanno preso parte alla Jihad contro il mondo da cui provengono, in definitiva contro loro stessi.
Si sono asserviti al disegno sanguinario di chi pretende di indicare agli altri la retta via. Come diceva Voltaire le religioni sono "sette l'una contro l'altra armate"; in mano agli oltranzisti, diventano armi letali contro l'umanità.
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sabato 22 dicembre 2007

Racconto di Natale


Ricevo da un amico e volentieri pubblico.

Baghdad, 24 dicembre 2007, esterno notte.
"Hassan, c'è da fidarsi?"
"Senti Selim, garantisce il Giordano. Bidoni non ne ha mai tirati fino ad ora, giusto?"
Selim annuì. Stavano rannicchiati da quasi mezz'ora dietro un moncone bruciacchiato di muro, al centro di ciò che restava di uno dei quartieri popolari sulla riva destra dell'Eufrate.
"Porca puttana!"
"Che c'è?"
"Il giapponese della Croce Rossa! M'ha fregato! Mi s'è piantato ancora l'orologio! Batterie al Cadmio del cazzo! Comunque, chi è che aspettiamo?"
"E' un Europeo. Norvegia, credo. E' nel giro da poco, ma dicono che sia strafornito. Ai gruppi di Fallujah è riuscito a procurare due casse di mine Claymore.
"Un professionista del settore?"
"Non so...dicono che prima si occupasse di spedizioni internazionali, consegne di merci varie...una specie di corriere...boh..."
"Speriamo solo di non avere grane con le pattuglie yankee"
"Lo sai che giorno è oggi, no? La vigilia di Natale."
"Natale?"
"Sì, la nascita del figlio del loro Dio"
"Il loro Dio ha un figlio?"
"Si, un figlio che però è anche Dio!"
"Eh???"
"Si insomma, due persone in una. Anzi, pare che siano tre...Comunque il concetto è che saranno tutti in festa, intanati nei bunker a mangiare, bere e scambiarsi i regali"
"Lo senti anche tu?"
Hassan annuì. Guardinghi, si sporsero oltre il bordo di mattoni sbrecciati. A fari spenti, un motocarro a tre ruote si avvicinava.
"Ci siamo" annunciò Hassan, alzandosi in piedi.
Ronzando come un calabrone, il motocarro zigzagò tra le buche e le pozzanghere dello spiazzo davanti al moncone di muro e si fermò cigolando.
Con un clangore acuto, la portiera si aprì, e l'abitacolo cagò letteralmente fuori il suo occupante, come un culo che finalmente riesce finalmente a liberarsi di uno stronzo decisamente fuori misura.
Perché il guidatore era alto, ma soprattutto largo. Decisamente largo. Inequivocabilmente largo. Vestiva un lungo caffettano rosso ed un fez dello stesso colore, entrambi bordati di bianco. Pelo bianco, per essere precisi.
L'ideale per non farsi notare. pensò Hassan, accorgendosi che indossava anche un visore monoculare notturno ad intensificazione di luce stellare, che lo rendeva simile ad una specie di ciclope post umano.
Scaricò dal mezzo due enormi sacchi marroni, e avanzò sui suoi stivali neri scamosciati verso il muro.
La barba folta ondeggiava alla brezza della sera, baluginando biancastra sotto i raggi della luna."Allora" cominciò con un voce baritonale, che tradiva appena l'accento straniero, posando i sacchi oltre il muro. "Qui c'è quello che avevate chiesto. Equipaggiamento da assalto leggero per due squadre".
"C'è tutto?"
"Controllate se volete, ma in fretta. Il giro stanotte è ovviamente più lungo del solito..."
"No" tagliò corto Hassan. "E' ok...puoi andare"
L'uomo li squadrò per un attimo dietro il visore monoculare. Poi si girò e si diresse a larghe falcate verso il motocarro.
"Ehi Norvegese...Perché lo fai? Il Giordano dice che la consegne di stasera non te le fai pagare." Il Ciclope rosso si fermò. Si voltò verso di loro. E sospirò.
"Diciamo che le consegne di stasera sono gratis...in ricordo dei vecchi tempi."
Selim e Hassan si scambiarono un fugace sguardo interrogativo, mentre lui si alzava per un attimo sulle punte degli stivali, le mani dietro la schiena, ondeggiando in avanti a piedi uniti con compiaciuta noncuranza.
"E comunque sono Finlandese."
Un attimo dopo era già sparito, assieme al motocarro.
"Cazzo", inizio a ringhiare Selim, che aveva iniziato a rovistare in uno dei due sacchi "Uzi 9 millimetri..."
Fu allora che si trovarono investiti in pieno dai fasci delle fotoelettriche della pattuglia di Natale
"...non voglio sporcarmi le mani con un'arma sionista. Dove diavolo sono i cari vecchi AK 47 eh?...Che Allah ti strafulmini maledetto svedese del cazz.."
"...VENITE AVANTI VERSO LA JEEP A MANI ALZATE..." cominciò a gracchiare il megafono del sergente caposquadra
"Selim?"
"Si, Hassan?"
"Per cortesia, zitto, adesso. E Spara".
Stacco netto.Nero.

Buon Natale a tutti.
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mercoledì 10 ottobre 2007

Black Water is dirty water

Negli USA monta la polemica attorno alla società di vigilanza privata Blackwater, impiegata in Iraq per proteggere il personale diplomatico, a prezzo della vita degli innocenti civili iracheni che hanno la sfortuna di incrociare le pattuglie di vigilantes americani.
L'ultimo grave caso in cui è stata coinvolta la Blackwater è accaduto a Baghdad a metà Settembre, dove, pare a causa di un blocco stradale imprevisto, una squadra ha perso la bussola ed ha aperto il fuoco all'impazzata, uccidendo diversi passanti.
Il bilancio totale da quando questi terminator a pagamento sono in Iraq, secondo un rapporto dei parlamentari democratici è di circa duecento scontri a fuoco.
Nell'80% dei casi sono stati gli uomini della Blackwater a sparare per primi: della serie, prima spara e poi cerca di capire cosa succede. Non fa una piega, almeno nella logica da film d'azione di serie B che ispira questi protetti di Bush.
Già, perchè è stato proprio il texano testa vuota, coadiuvato dalla testa pensante Condoleeza Rice, ad assicurare copertura ai vigilantes finchè è stato possibile.
Ma stavolta l'hanno combinata grossa; il capo del governo iracheno Al Maliki ha chiesto l'espulsione della compagnia, che comunque è tuttora lì.
La testa pensante della Casa Bianca ha detto che nonostante gli errori, che saranno corretti, Blackwater deve continuare ad operare. Al Maliki si rassegni. E si rassegnino gli iracheni, che hanno visto ancora una volta il loro governo cedere alle pressioni americane.
Quel governo che, secondo la linea ufficiale di Washington, è l'espressione della sovranità popolare che l'Iraq ha finalmente riconquistato dopo la caduta di Saddam.
In compenso pochi giorni fa l'FBI ha assunto la direzione delle indagini ed è in corso anche un'inchiesta del congresso.
Il fondatore della compagnia, tale Erik Prince, un passato nei corpi speciali statunitensi, si è difeso davanti agli uomini del congresso, sostenendo che grazie a Blackwater nessun vigilato è morto, mentre ben trenta vigilantes sono deceduti (sentite condoglianze).
Non si può di certo dire che Mr. Prince non onori i contratti (1 mld di dollari per il servizio).
L'Impero Romano, nei secoli della sua decadenza, usava appoggiarsi a milizie barbare mercenarie per proteggere i suoi confini dalle incursioni di altri barbari.
Alcune tribù venivano federate e lautamente pagate per adempiere a compiti sempre più difficili da svolgere per Roma.
In Iraq gli USA ricorrono a commandos di mercenari violenti e senza scrupoli per proteggere i loro uomini dagli attacchi terroristici. Uomini slegati da ogni "regola d'ingaggio" degna di questo nome (vedi il video su You Tube).
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domenica 23 settembre 2007

United States Of Paranoia

Nemico pubblico è un film di qualche anno fa, con Will Smith e Gene Hackman.
E' una spy story, nella quale Will Smith è un procuratore che finisce accidentalmente in grossi guai.
Oggetto dell'intrigo è un progetto di legge, che dovrebbe limitare notevolmente la privacy dei cittadini in nome della sicurezza nazionale.
Un film abbastanza inquietante, perchè vi si vedono all'opera servizi segreti deviati che braccano il malcapitato con l'ausilio di gingilli tecnologici in grado di localizzarlo pressochè ovunque. Quando si dice che il cinema racconta la vita...
In questi giorni, negli Stati Uniti sono esplose forti polemiche, a causa dell'attività dell'antiterrorismo, accusato di schedare in modo discutibile milioni di cittadini americani.
Esiste un enorme database, nel quale vengono raccolti dati personali di viaggiatori, americani residenti all'estero e, cosa ancor più preoccupante, i dati di stranieri che entrano in contatto con loro.
Diverse persone, dopo indagini e ricorsi, sono rimaste sbigottite nello scoprire quante informazioni sono state archiviate sul loro conto.
Se un amico statunitense è venuto a trovarvi in Italia, i vostri dati potrebbero essere stati ingoiati da questo solerte cervellone, in grado di far impallidire l'Hal 9000 di kubrickiana memoria.
Nella mitica Langley, scenario di tanti romanzi per lettori di bocca buona dello scrittore Tom Clancy, potrebbero sapere il vostro indirizzo e numero di telefono, se a Natale siete andati ad Amsterdam o se avete comprato un dvd porno con la carta di credito.
Il governo di Bush, il cow boy texano autoproclamatosi leader indiscusso del mondo libero nella lotta al terrorismo islamico, si giustifica dicendo che dopo l'11 Settembre è necessaria una vigilanza strettissima e capillare.
Le associazioni dei diritti civili, assieme a qualche parlamentare, ribattono che questa attività tentacolare mina pesantemente le basi della democrazia.
In effetti, se si consente che uno stato possa raccogliere una miriade di informazioni sui cittadini, senza norme di garanzia, senza alcun controllo esterno ed indipendente, senza alcun limite temporale, tutto diventa possibile.
Il Grande Fratello diventa realtà. C'è anche da chiedersi con quale diritto le autorità USA trattengono dati di non cittadini americani, che non sono sottoponibili alle leggi americane, al di fuori delle eccezioni riconosciute dal diritto internazionale.
Ma la task force di cow boy guidati da John Waine - Bush se ne infischia: basta ricordare i sequestri illegali avvenuti negli ultimi anni in giro per il mondo. E' la guerra baby...
Il paese dei diritti civili sta diventando gli Stati Uniti di Paranoia; per contrastare il terrorismo, forse tutto ciò non è necessario.
L'altro ieri ho visto un'intervista ad una paffuta signora americana, sorridente e quindi non "desperate", come le casalinghe della omonima serie TV.
La simpatica signora, che conosce l'arabo alla perfezione, ha un hobby: setaccia Internet a caccia di siti islamici e sostiene che gli estremisti, nella loro superbia e vanità, annunciano puntualmente ciò che hanno in mente di fare.
Chissà cosa stanno facendo a Langley; magari si chiedono perchè la scorsa settimana siete andati in pizzeria con il vostro cugino di New York o forse stanno traducendo, vocabolario alla mano, questo post per sapere se ho perso la biricoccola e sono diventato un seguace di Bin Laden.
Traducete anche questo allora: andate a cagare.
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