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mercoledì 9 dicembre 2009

Americani arroganti e smemorati nel caso di Amanda Knox

C'erano due ragazzi americani come tanti che si erano arruolati nell'USAF; forse al tempo della scuola si erano esaltati un filo di troppo guardando Top Gun, Aquile d'attacco o qualche altro film di argomento aeronautico.
Anni dopo, nel 1998, erano nei cieli del Trentino a bordo di un aereo militare e cazzoneggiando allegramente come a volte fanno i piloti a stelle e strisce nei nostri cieli, come avevano visto fare in Top Gun, hanno tranciato il cavo della funivia del Cermis e hanno ammazzato una ventina di persone.
Ripercorrendo gli atti del processo si può dire che la sono cavata molto a buon mercato; praticamente niente galera, solo la radiazione dal corpo.
Dulcis in fundo il Senato USA ha prima concesso e poi negato il risarcimento ai familiari delle vittime, che così è rimasto in carico alle istituzioni italiane. Il governo di Centrosinistra allora in carica ha abbozzato.
Ancora peggiore è una seconda storia molto più recente; nel 2005 in Iraq Nicola Calipari del Sismi, che aveva appena preso in consegna la giornalista Luciana Sgrena dopo la sua liberazione dai terroristi, è stato ammazzato sotto un diluvio di piombo a un posto di blocco dei militari americani.
Un tragico errore, hanno concluso le autorità statunitensi. L'unico indagato Mario Lozano alla fine non ha pagato nulla. Dopo il congedo è tornato a vivere tranquillamente a New York.
Non è stato condannato nemmeno per omicidio colposo, nonostante a detta degli americani stessi era stato protagonista di un errore, cioè un caso di colpa grave; mentre invece era il potenziale capro espiatorio di una vicenda oscura e molto più grande di lui.
Lozano è stato incriminato dalla magistratura italiana ma chiaramente le speranze di vederlo sotto processo qui da noi sono pari a zero. Il governo di allora (Centrodestra) ha abbozzato come sempre.
La terza storia in realtà è un film in continua replica da oltre cinquant'anni. C'è un paese, gli Stati Uniti d'America, che chiede a un altro paese, l'Italia, un impegno militare dovunque sia necessario;  adesso ci chiedono altri soldati per l'Afghanistan e gliene offriremo ben mille, come i Garibaldini.  Altri possibili morti e spese in più per uno stato con i conti perennemente in dissesto.
Inoltre l'America ci chiede da sempre la piena disponibilità di intere fette del territorio per le proprie basi militari. Non c'è nessun paese della NATO così accondiscendente verso le richieste americane come l'Italia, nessun paese europeo con così tante basi USA come il nostro.
Intere porzioni del territorio sono sottratte alla sovranità nazionale e i nostri alleati ci fanno quel che gli pare; gli americani chiedono e gli italiani dicono sì, il caso Dal Molin insegna.
E' un'allenza scambiata spesso per un rapporto di servaggio, soprattutto a causa della nostra eccessiva e ossequiosa disponibilità.
Nel caso di Amanda Knox, dichiarata colpevole di omicidio da un tribunale italiano, molti americani hanno saltato a piè pari una valutazione del caso specifico, ammesso che si possa dire qualcosa di attendibile su un caso giudiziario di cui bisognerebbe conoscere bene le carte.
Hanno fatto di questa vicenda un fatto nazionale e umanitario, manco fosse stata incarcerata in Uganda o in Kazakistan. Una senatrice democratica si è azzardata a dire che siamo antiamericani (proprio noi).
Qualcun altro ha sollevato dubbi pesanti sul nostro processo penale; per carità non è affatto esente da errori a volte clamorosi, ma la differenza principale con la giustizia americana è che da noi si può sempre riconoscere un errore giudiziario e liberare un innocente.
Invece lì, essendo in vigore la pena di morte a volte non si può rimediare a un errore perchè il  condannato ormai è finito sul patibolo.
Qualcun altro ancora si è chiesto perchè i Marines non sono ancora intervenuti per liberare la povera ragazza. La madre degli idioti ha partorito ancora.
Ci sarà l'occasione per stabilire, in appello e cassazione, se Amanda e Raffaele sono i veri colpevoli di quell'omicidio. I dubbi sono legittimi, i ricorsi possibili e anzi doverosi.
Però in attesa di vedere come si concluderà il processo per il delitto di Perugia sarebbe stato bello se qualche abitante dei nostri palazzi della politica avesse detto qualcosa, per rispondere all'arroganza e alla scarsa memoria degli americani, che invocano giustizia e sono i primi che ce l'hanno negata in diversi casi.
Che non ci trattano da veri alleati come fanno con altri paesi NATO, ma si comportano dai padroni a casa nostra con una tracotanza che ci degrada a loro camerieri.
Sarebbe stato bello se dai palazzi della politica fosse saltato fuori un marziano a cantargliele come si deve, e a chiedere rispetto per un paese che  ha dato molto agli Stati Uniti e di cui gli USA hanno un grande bisogno. Invece abbiamo ascoltato le precisazioni di Frattini, recitate col suo solito tono debole e burocratico, e il silenzio assordante di tutti gli altri.
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lunedì 13 luglio 2009

Quell'animaccia nera di Dick Cheney


Adesso che il Bushismo è finito scopriamo gli altarini di quegli otto interminabili anni; e scopriamo i rischi di involuzione autoritaria che ha corso la democrazia statunitense, la più antica del mondo insieme a quella britannica.
Cade una nuova tegola sulla testa di Dick Cheney, ex vicepresidente di Bush; durante la War On Terror 2001/2008 obbligò la Cia a nascondere al Congresso alcune sue attività finalizzate a contrastare il terrorismo.
Considerando quali sono le logiche e le prassi tradizionali della democrazia USA, sarebbe come se a qualcuno venisse in mente di bestemmiare in San Pietro.
Ma da parte di Cheney non ci fu solo lo sforzo di condurre una serie di Covert Ops illecite inibendo al parlamento l'esercizio della sua funzione di controllo.
Pare che in quel periodo in Iraq andò smarrita un'enorme quantità di armi che era sotto la responsabilità logistica di Halliburton, la grande compagnia multisettore di cui Cheney è stato il capo per anni.
Non si sa dove siano finite; non si sa se sono finite per sbaglio nelle mani di organizzazioni terroristiche.
A voler pensare male si potrebbe ipotizzare perfino che siano state volutamente dirottate da qualche altra parte. C'è sempre qualche guerricciola in corso fra Africa e Asia.
Halliburton e i mercenari di Black Water hanno rappresentato il centro nevralgico dell'impegno USA in Iraq, ben più dell'esercito regolare.
Bush ha permesso che la campagna irachena venisse appaltata a imprese private, fatto senza precedenti nella storia moderna e contrario ai principi democratici, perchè ha reso molto difficile un controllo della classe politica sulla conduzione del conflitto.
Queste aziende con il consenso del Presidente e del Segretario di Stato Condoleeza Rice si sono comportate con la massima spregiudicatezza e sono anche accusate (nel caso di Black Water) di assassinii indiscriminati e violazioni dei diritti umani.
Halliburton e la lobby dell'oro nero, di cui Bush e il suo vice erano i rappresentanti e garanti, si sono arricchite enormemente con la guerra irachena.
Alla società di Houston (e a cascata alle altre) sono andate le commesse per la ricostruzione, i diritti di sfruttamento dei giacimenti di petrolio, financo gli appalti per rifornire le mense dei soldati e, scopriamo ora, la custodia di quantitativi di armi.
Dunque conflitto d'interessi e violazione delle prerogative del parlamento, per non parlare dell'aggressione costante ai diritti umani.
Decine di imputati rapiti in varie aree del mondo e sottoposti alla giurisdizione militare nella base di Guantanamo, limitazioni pesanti del diritto alla difesa, legalizzazione della tortura attraverso un decreto presidenziale che ha permesso le oscenità del Waterboarding e di Abu Ghraib, e chissà cos'altro.
La stessa guerra in Iraq è stata il frutto di una mistificazione colossale: la bugia sulle armi di distruzione di massa di Saddam.
Nel paese che ha avviato un procedimento contro un presidente per una storia di sesso ci sarebbe stata materia più che sufficiente per un Impeachment, sia verso Bush che verso Cheney.
Il curriculum di quest'ultimo, che nasce tecnocrate e funzionario di rango sempre all'ombra dei presidenti e che ahinoi non è stato tolto di mezzo nemmeno da quattro infarti, presenta un altro capitolo ambiguo.
Dick Cheney infatti è il co-fondatore del Progetto per un nuovo secolo americano, ente no profit che ha lo scopo di perpetuare nel nuovo secolo la supremazia statunitense attraverso dottrine aggressive e l'uso dello strumento economico e militare.
Una struttura parallela alle istituzioni ufficiali, magari un governo parallelo (ovviamente non legittimato da nessuno se non dai suoi aderenti); viene da pensare che X-Files non è andato molto lontano dal descrivere la realtà.
In ogni caso c'è n'è abbastanza per considerare il Bushismo come la minaccia più grave che ha corso la democrazia americana in tutta la sua storia, e la vera animaccia nera di quell'amministrazione era proprio il vecchio Dick, come ha suggerito Oliver Stone nel suo ultimo film W.
Comunque sia adesso tocca a Obama il compito impegnativo di risanare la democrazia oltre all'economia.

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mercoledì 21 gennaio 2009

Nei Bushismi il racconto dell'uomo che ha guidato il mondo


I bushismi (cfr Wikipedia) sono gli strafalcioni e le gaffes, alcune irresistibili, che hanno scandito gli otto interminabili anni di presidenza Bush.
Tornando alla domanda del post precedente, non ci si può non chiedere come un uomo talmente limitato al punto di palesare gravi difficoltà linguistiche e di concettualizzazione, sia riuscito a diventare Presidente degli USA.
Da questo punto di vista si capisce comunque la profonda sintonia con Berlusconi, pure lui un gaffeur eccezionale. In rete si trovano tonnellate di queste citazioni bushiane; ne ho raccolto alcune che mi sono piaciute.

I believe in Democracy
- Le mie idee sono quella che parla alla libertà.
- La cosa fantastica dell'America è che tutti dovrebbero votare.
- Se fossimo in una dittatura sarebbe parecchio più facile, sempre che il dittatore fossi io.
- Credo che siamo in una tendenza irreversibile verso più libertà e più democrazia, ma questo potrebbe cambiare.
- Il sistema dell’istruzione pubblica è uno dei fondamenti della nostra democrazia. Dopotutto, è dove i bambini d’America imparano a essere cittadini responsabili, e imparano le abilità necessarie per trarre vantaggio dalla nostra fantastica società opportunistica.

Lezioni di economia
- Uno dei più grossi problemi di questo paese è che la maggioranza delle importazioni vengono dall'estero.
- Ho parlato con Vicente Fox, il nuovo presidente del Messico, per avere petrolio da mandare negli Stati Uniti. Così non dipenderemo dal petrolio straniero.
- Pensavamo che saremmo stati per sempre al sicuro dalle politiche commerciali e dagli attacchi terroristici perché c'era l'oceano a proteggerci.
- Lei fa tre lavori? E' molto americano, no? Cioè, è fantastico che lei lo faccia.
- E’ importante capire che se ci sono più scambi commerciali c’è più commercio.
- Si tratta evidentemente di un budget. È pieno di numeri.

Lezioni di scienza politica
- I rapporti con, ehmm l'Europa sono rapporti importanti, e hanno, ehmm, perché, abbiamo dei valori comuni. E, sono valori universali, non sono valori americani, o non so, valori europei, sono valori universali. E questi valori, ehmm, sono universali, quindi devono essere adottati dappertutto.
- La sovranità tribale significa questo: è sovrana. Nel senso, vi hanno dato la sovranità, e siete visti come un'entità sovrana. E per questo i rapporti tra il governo federale e le tribù sono rapporti tra entità sovrane.
- Vedi, nel mio campo bisogna continuare a ripetere e ripetere e ripetere le cose per far penetrare la verità, per diciamo così catapultare la propaganda.
- La giustizia dovrebbe essere giusta.

Ecologia
- Abbiamo abbastanza carbone per i prossimi 250 anni, ma il carbone è anche un modo per prevenire un rischio ambientale.
- Gli americani dovrebbero fare un uso prudente dell'energia nelle prossime settimane. Non comprate benzina se non vi serve.
- Arrivederci dal più grande inquinatore del mondo (al termine del G8 del 2008).
- Non e’ l’inquinamento che danneggia l’ambiente. Sono le impurita’ nella nostra aria e nella nostra acqua.
- Il gas naturale è emisferico. Mi piace chiamarlo emisferico in natura perchè è il prodotto che noi possiamo trovare nel vicinato.

Un presidente di guerra
- Come forse notate mi sono fatto anch'io una ferita - non qui all'ospedale, ma in un combattimento con un cedro. Alla fine ho vinto io. Il cedro mi ha fatto un graffietto. In effetti appena sono entrato qui il colonnello mi ha chiesto se avevo bisogno di soccorso. Sono riuscito a evitare interventi chirurgici seri, ma grazie lo stesso per l'interessamento, colonnello (durante una visita ai feriti della campagna irachena).
- Siamo pronti a qualsiasi evento inaspettato che possa o non possa accadere.

Obscuris verbis
- Non vediamo l'ora di cominciare ad analizzare e lavorare sulla legge che renderà, spererebbe, mettere tranquilla la stampa libera che non vi stiamo negando delle informazioni che non dovreste vedere.
- L’illegittimità è qualcosa che dovremmo parlarne in termini di non averla.
- Certe volte parlo semplice, ma bisogna sempre stare attenti alle conseguenze delle parole. Quindi prendete nota. Non so se questa potete chiamarla una confessione, un rimpianto, qualcosa.
- Penso che i lavoratori più giovani - soprattutto i lavoratori più giovani ai quali il governo ha promesso delle agevolazioni - promesse che sono state promesse, agevolazioni che non possiamo mantenere. E' così, punto e basta.
- Sono anche molto attento al fatto che l'uomo non deve mai mettere le parole in bocca a Dio. Non dobbiamo mai dare la responsabilità delle catastrofi naturali o di qualsiasi altra cosa a Dio. Noi non siamo in nessun modo e in nessuna forma, se mai dovesse un essere umano, far finta di essere Dio.
- Penso che se lei sa cosa crede, questo renderà molto più facile rispondere alla sua domanda. Non posso rispondere alla sua domanda.

Contraddizioni in termini
- Credo fermamente che quel che stiamo facendo sia la cosa giusta. Se non lo credessi, ripeto quel che ho già detto altre volte, ritirerei le truppe né se credessi che potremmo vincere, ritirerei le truppe.
- Dopo essere stato sul palco, dopo i dibattiti, l'ho detto molto chiaramente: noi non avremo un esercito tutto di volontari. E comunque, questa settimana, avremo un esercito tutto di volontari.
- Ho tagliato le tasse a tutti. Non le ho tagliate io. Le ha tagliate il Congresso. Ho chiesto al Congresso di tagliarle.
- Penso che siamo benvenuti. Ma non è stato un benvenuto pacifico (a proposito della campagna irachena).
- Voglio che tutti gli americani sappiano che la responsabilità delle decisioni che prendo è mia, e anche loro.
- Sono onorato di stringere la mano al coraggioso cittadino iracheno al quale Saddam Hussein ha tagliato una mano.

Momenti da ricordare
- Scherzo sempre con la gente che lo Studio ovale è quel tipo di posto dove la gente sta fuori e si prepara a venir dentro e dirmi per che cosa e poi entrano e rimangono sconvolti dall'atmosfera e dicono: cavolo, sei bellissimo!
- Direi che il momento migliore di tutti (riferito alla sua presidenza) è stato quando ho preso un persico trota da tre chili nel mio lago.

No, il momento più bello da ricordare è stato quando ha preso quel dannato elicottero e si è tolto dalle balle.

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martedì 20 gennaio 2009

W. di Oliver Stone, l'ignoranza trionfante

Un uomo senza qualità e cultura alla guida della nazione più potente del mondo. Una macchietta con problemi di alcolismo che per otto anni ha retto le sorti di tutti noi, in conflitto perenne con se stesso e un'ingombrante figura paterna.
Questo in sintesi W. di Oliver Stone, che ieri sera è stato trasmesso da LA7 perchè non si è trovato un accordo per la distribuzione nei cinema, fatto preoccupante.
Stone non ha voluto fare un film prettamente politico; l'unico aspetto della presidenza Bush che viene sviscerato è la guerra in Iraq.
Un conflitto che il presidente concepisce da texano spaccone come un regolamento di conti alla mezzogiorno e mezzo di fuoco con il vecchio nemico della sua famiglia, Saddam.
Mentre Cheney, il vice forse additato dal regista come la vera anima nera di quella amministrazione, intende come un'occasione da non sprecare per tutelare gli interessi strategici americani e garantire il controllo di alcune delle maggiori riserve di petrolio del pianeta.
Il conflitto iracheno viene inquadrato nella sua vera dimensione e denudato dalle bugie sugli stati canaglia e l'esportazione della democrazia.
Ma Stone si sofferma soprattutto sull'uomo Bush, interpretato efficacemente da Josh Brolin che aveva già offerto un'ottima prova in Non è un paese per vecchi dei Cohen.
La camera indugia spesso in primi piani sui personaggi, li scruta ingigantendone il volto e le espressioni.
George W. è il figlio indolente e ignorante di un uomo di potere che viene sempre messo a confronto con il fratello minore Jeb, più bravo e più bello agli occhi di papà.
Ma George W. è una persona di ambizione, lotta per sottrarsi all'ombra del padre ed entra in politica anche per sfida, per dimostrare che pure lui è in grado di fare qualcosa di buono.
Con quali effetti per la stabilità politica ed economica internazionale, purtroppo l'abbiamo visto tutti.
Stone tutto sommato ne tratteggia un'immagine per certi versi inedita, raccontandone per esempio il rapporto (un pò superficiale) con la religione e l'unica vera aspirazione frustrata, il baseball, e butta sul piatto un interrogativo sempre attuale: com'è possibile che un uomo così sia arrivato a guidare gli USA?
La democrazia ha criteri di selezione efficaci della sua classe dirigente?
Voto: 7

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lunedì 15 dicembre 2008

Scarpe contro Bush, l'epitaffio della sua presidenza


Anche l'Iraq ha i suoi eroi nazionali, il giornalista che in conferenza stampa ha lanciato le scarpe contro Bush. Lo ha mancato per un pelo, peccato.
Nel Novembre del 2000 la presidenza di Empty Head Bush si era aperta con lanci di uova e insulti al corteo presidenziale, a causa del controverso conteggio delle schede elettorali in Florida; adesso si chiude con un'altra clamorosa contestazione.
Un giusto epitaffio per un presidente che secondo Berlusconi (credo l'unico al mondo a sostenerlo) entrerà nella storia; vero, ma non di certo perchè verrà ricordato come un grande leader.
Uno dei lasciti della presidenza Bush è una guerra nata su menzogne interessate, che è costata moltissimo sia all'America che all'Iraq in termini di vite umane e dispendio di risorse finanziarie, per non parlare della conseguente recrudescenza del terrorismo internazionale che ci coinvolge tutti, che non ha confini come testimonia l'attacco a Mumbai.
Il presidente iracheno ha definito incivile il comportamento dello sfrontato giornalista; invece è senz'altro incivile il comportamento degli americani in Iraq, i bombardamenti indiscriminati sulla gente, come a Falluja e in tante altre occasioni, l'orrendo scandalo di Abu Grahib e così via.
Dicono che il reporter rischi qualche anno di carcere: invece bisognerebbe proporlo per una medaglia d'oro al valor civile.

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mercoledì 5 novembre 2008

Bravo Obama, ma adesso viene il difficile


Ce l'ha fatta; temevo che certe diffidenze, per non parlare delle pulsioni razziste latenti in alcuni ambienti della società USA, potessero penalizzarlo. Invece ce l'ha fatta. Un trionfo.
I numeri impressionano; Obama sfonda oltre il 51%, conquista alcune roccheforti dei Repubblicani come il Nevada, l'Indiana e la Florida.
Anche l'Ohio e la Pennsylvania, che secondo molti sarebbero stati l'ago della bilancia, hanno detto Obama.
I Democratici si rafforzano nettamente al Senato e questo è un buon auspicio per l'attuazione delle politiche presidenziali.
Molto più limitato invece il successo nelle corse per i governatori degli stati, ovviamente influenzate dal fattore locale: i Democratici strappano un solo governatore agli avversari.
Ai seggi è andato circa l'80% del corpo elettorale, superando il precedente record di affluenza del 66% che risale addirittura al 1908, il che è tutto dire.
Obama ha scatenato un terremoto politico e ha vinto perchè ha saputo interpretare le aspettative più forti della società americana.
Gli americani hanno vinto perchè hanno dimostrato una grande maturità, hanno confermato di essere una democrazia capace di reinventarsi, di rinnovarsi e di sperare ancora nel futuro.
Dall'altra sponda dell'oceano arriva un segnale di vitalità, pare smentita l'opinione secondo cui gli USA sono già spacciati.
Sicuramente si archiviano in modo definitivo, questo possiamo già dirlo, le vecchie catalogazioni e differenziazioni sociali ed etniche.
E' un'anticipazione del futuro dell'Europa, dove prima o poi faranno capolino anche nella vita politica leader e dirigenti figli di immigrati.
Per dirla tutta anche i politicanti di casa nostra, a destra e a sinistra, pensano di aver vinto qualcosa. Mettono il cappello sopra la vittoria di Barack sulla base di temerari parallelismi.
Walterone Veltroni dice che il vento sta cambiando e ne trae una speranza di riscatto politico ed elettorale, proprio come aveva fatto nel caso della vittoria di Zapatero.
Lo Zelig del riformismo italiano non perde un'occasione per affermare di assomigliare a questo o a quello, gli va tutto bene.
La differenza è che mentre i progressisti degli altri paesi, nelle alterne fortune della politica, a volte vincono e restano saldamente al comando, lui come chi lo ha preceduto li ha sempre fatti perdere o li ha portati a governare in alleanze spurie, che non avevano futuro.
Da destra le veline di Berlusconi Bondi e Bonaiuti dicono che Obama assomiglia al Cavaliere. Lui poi, con il suo inarrivabile talento per l'avanspettacolo, rincara la dose dicendo che quando incontrerà Obama gli consiglierà, perchè è più anziano e dunque più saggio, come si governa.
Sono certo che il Presidente neoeletto stia aspettando con impazienza la lectio berlusconica sull'arte del governo.
Ho visto una vignetta con uno scambio di battute, dove il legame fra Berlusconi e Obama si riduceva al fatto che entrambi bevono il caffè e usano il dopobarba. Perfetta.
Come sempre i politici italiani sfruttano le elezioni di altri paesi, in particolare quelle americane, per farsi propaganda.
Penosi e ridicoli. Almeno i leghisti restano coerenti con la loro truce e volgare impostazione razzista, Obama non gli piace.
Il vero insegnamento che la casta dovrebbe trarre dalle elezioni USA, al di là di entusiasmi eccessivi e strumentali, è che in America si fa largo il nuovo, anche anagraficamente parlando, mentre qui il tanfo del vecchiume, la gerontocrazia inetta e corrotta domina, e non si vede la possibilità che sia tolta di mezzo.
Tornando a Obama, e adesso? Adesso per il nuovo Presidente arriva una sfida durissima e qui si vedrà quanto vale.
Il mentecatto texano Bush gli lascia infatti alcune polpette avvelenate; per esempio la disoccupazione di massa, per esempio un pesante deficit dell'erario federale, svuotato da tagli alle tasse irrazionali e iniqui (difatti ne hanno beneficiato solo le elites sociali) e dalla guerra in Iraq.
Per Obama non sarà affatto semplice far quadrare i conti; ha puntato molto sul rilancio delle politiche sociali (nel campo sanitario, dell'istruzione e del sostegno alla disoccupazione), ma di quali risorse potrà realisticamente disporre?
Altro regalino, la crisi delle borse e delle istituzioni finanziarie che hanno obbligato Washington a bloccare centinaia di miliardi di dollari per evitare il crollo del sistema del credito.
A questo proposito bisogna sottolineare, e non mi pare che molti lo abbiano fatto, che cinesi e indiani hanno dato una robusta mano a sostenere tali interventi con acquisti di titoli pubblici americani.
Perciò gli USA sono esposti con le due principali potenze emergenti, che presumibilmente cercheranno di condizionarne la politica.
Sempre grazie ai Repubblicani, Obama si troverà poi a muoversi in quadro di relazioni internazionali molto deteriorato.
E' deteriorato in Medio Oriente, dove vi sono spine nel fianco come l'Afghanistan, l'Iraq, la Palestina e l'Iran, è critico nell'est Europa dove è rinata la tensione con la Russia, a causa del progetto dello scudo spaziale e della guerra estiva in Georgia.
Anche con noi europei i rapporti non sono così idilliaci; il militarismo avventurista di Bush ha creato critiche e malumori, soprattutto nell'opinione pubblica che adesso inizia a chiedersi cosa cambierà nella politica estera americana.
In Africa date le sue origini si spera in un sostegno allo sviluppo più continuo ed energico. Difficile dire cosa farà, ma è inutile attendersi grandi sconvolgimenti.
Questo secondo me è un altro punto fondamentale. Obama è talmente innovativo che ovunque ci si aspetta qualcosa da lui.
L'associazione mentale fra lui e Kennedy è istantanea e senz'altro avrà il suo bel daffare. Comunque vada, per il momento viva Obama.

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mercoledì 29 ottobre 2008

Obama, un presidente afroamericano fa paura?


Obama sicuro vincente delle prossime presidenziali?
I numeri girano vorticosamente ma quasi tutti i sondaggi dicono che non c'è più storia, Mc Cain andrà a casa; non ne sono così convinto.
E' vero, il senatore di Chicago è riuscito a compattare la base dei Democratici che si era divisa in modo lacerante fra lui e Hillary, quando alle primarie si affrontavano senza esclusione di colpi con un certo danno d'immagine per entrambi.
I network informativi si sono pronunciati a suo favore; ha messo in piedi una macchina elettorale formidabile, ha suscitato interessi ed entusiasmi che oltreatlantico non si vedevano da un pezzo, come testimonia l'incremento di iscritti ai seggi che si è avuto negli ultimi giorni.
C'è da scommettere che i giovani voteranno in massa per lui, come i neri e anche una parte significativa della Middle Class, messa KO da una crisi economica su cui il Partito Repubblicano porta nette e pesanti responsabilità.
Se per aiutarlo a vincere non basta il disastro che stiamo vedendo (e che sta arrivando come un'onda anomala anche da noi), che cosa può?
Però c'è quest'intervista sul sito di Repubblica fatta a un amabile personaggio, mr. Black (ironia della sorte), ovvero il nuovo leader del Ku Klux Klan, di cui riporto alcuni stralci.
"Non è immaginabile che la nazione più potente del mondo, la guida dell'Occidente, possa essere comandata da un afroamericano radicale, legato ai terroristi che bombardarono il Pentagono. Da un uomo che ogni domenica per vent'anni ha ascoltato il suo pastore chiedere che Dio dannasse l'America".
Invettive sgangherate e toni apocalittici consueti per un razzista, o suprematista bianco come si preferisce dire oggi, che fanno il paio con quelle di alcuni supporters di Mc Cain che lo accusano di essere un criptomarxista.
E' il solito ammasso confuso e grossolano di slogan, i soliti spettri agitati davanti all'opinione pubblica per suscitare paura. Qualcuno ci crederà.
Tutto ciò comunque si salda alla critica, ammantata di rispettabilità perchè proviene dall'entourage del suo avversario, che Obama è un socialista e quindi pericoloso per il benessere degli americani, i quali invece sono stati portati alla frutta dal feticcio ideologico liberista dei repubblicani.
Ancora:
"La minaccia rappresentata da Obama ci fa crescere settimana dopo settimana da mesi, la gente bianca sta mettendo fuori la testa, esce dal bosco in cui si era rifugiata".
E poi:
"Non è ancora detto che Barack Obama verrà eletto: nel Paese c'è un forte sentimento razziale che non si legge nei sondaggi, che corre sotto traccia, che potrebbe emergere come una sorpresa il 4 novembre."
Ecco il punto, l'unico nel delirium tremens di questo personaggio, che condivido. Obama è afroamericano.
Gli Stati Uniti sono abbastanza maturi per eleggere un Presidente di colore? O è ancora viva la sindrome dell'uomo nero a pesare come un handicap sulla ripartizione dei consensi?
Qualche brutto segnale lo si è visto, a cominciare dal progetto di attentato a Obama che i poliziotti federali hanno sventato con l'arresto di due frilletti neonazisti.
Era un piano grottesco degno di un noir dei fratelli Cohen (tipo Fargo o Burn After Reading), ma indica un movimento di pancia di alcuni settori della società americana che dagli anni 60 ad oggi non è mai cessato.
Certo, è da ammirare la saggezza dei media statunitensi, che non hanno mai voluto dare enfasi a questi rischi: i giornalisti di casa nostra, che sfruttano senza scrupolo alcuno tutte le suggestioni della cronaca, avrebbero di che meditare (se avessero conservato un minimo di etica professionale).
Ma e' un clima presente, e con esso Obama in caso di vittoria dovrà sempre confrontarsi. Dalla sindrome dell'uomo nero a quella di Kennedy, ma questa volta vogliamo un finale completamente diverso.

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martedì 8 luglio 2008

Guerra in Iraq: la scelta di Joshua Key


C'è anche chi si ribella alla guerra in Iraq, la scellerata avventura militare voluta ostinatamente da Bush.
Joshua Key, autore del libro "Il racconto del disertore", si è rifugiato in Canada con la famiglia, dove ha chiesto asilo politico; come accadeva negli anni 70 a chi non voleva partire per il Vietnam.
E' scappato per non dover più partecipare alle violenze commesse dai militari statunitensi contro i civili iracheni (in particolare i raid nelle abitazioni) ed è finito nei guai.
Alcuni giorni fa ha vinto un ricorso alla Corte Federale del Canada, che ha deciso il riesame del caso. C'è ancora la possibilità che non finisca fra le mani della giustizia militare americana.
Joshua Key non è il solo ad aver fatto questa scelta, come si può vedere nel sito canadese dedicato al problema, ma la sua vicenda, a differenza di altri, ha fatto più notizia perchè ha dedicato alla sua esperienza un libro di successo.
La sua scelta apparentemente ripropone l'antico dilemma fra l'imperativo della coscienza e l'obbedienza alle regole, in questo caso le regole militari.
Ma c'è di più, è anche la ribellione alle palesi illegalità commesse in Iraq; nelle parole di un altro reduce della campagna irachena "io credo che se al soldato viene dato un ordine che sa essere sia illegale che immorale, ha il dovere di rifiutarne l'esecuzione".
Sappiamo ancora poco dei soprusi e delle stragi commesse dall'esercito USA nell'inferno iracheno.
Tuttavia è chiaro, come ci racconta Key e come dimostrato dagli orrori di Abu Ghraib, o dal bombardamento al fosforo su Falluja, che la questione si pone sia sul piano dell'etica che su quello delle regole d'ingaggio e del diritto internazionale che a più riprese è stato violato.
L'America ha spacciato un'avventura militare motivata da interessi economici e strategici per un conflitto volto a liberare gli iracheni e avvicinarli alla democrazia; la democrazia imposta con metodi di guerra totale e spregiudicata, curiosa teoria.
E per combatterla ha reclutato, ancora una volta, i figli della Working Class, i giovani disoccupati privi di prospettive e di scarsa cultura, che come i civili iracheni sono vittime di una politica di pura potenza.
Eppure, come dimostra il caso di Joshua, I figli in divisa della Working Class in questo momento sono forse la punta più avanzata della coscienza critica americana.
Speriamo che, come i loro padri obbligati a partecipare alla guerra in Vietnam, riescano a scuotere definitivamente l'opinione pubblica. Fra qualche mese negli USA si vota.
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mercoledì 7 maggio 2008

Obama perderà

Se i numeri sono questi, Barack Obama otterrà, al termine di queste estenuanti primarie, la nomination per contendere ai repubblicani la Casa Bianca.
Faccio una previsione che verrà smentita come molte altre (ceffano i politologi, figurarsi il sottoscritto): Obama perderà le presidenziali.
La guerra intestina con Hillary sta dando agli USA l'immagine di un partito totalmente scollato, dove volano gli stracci.
A seguire la campagna dei due pezzi da novanta del partito democratico, si ha l'impressione di avere di fronte i candidati di due formazioni diverse.
Parole grosse, accuse al vetriolo, tutto molto lontano da quello che gli anglosassoni chiamano understatement.
A questo contribuisce molto la speculare testardaggine di entrambi, molto poco politica.
Se si fossero accordati per chiudere le ostilità per tempo, adesso forse ci sarebbero altre prospettive.
Chi se ne gioverà sarà Mc Cain; assiste compiaciuto allo spettacolo, sapendo che l'opinione pubblica americana, come in tutte le società occidentali, vuole essere rassicurata dagli aspiranti leader.
Vuole avere di fronte un referente chiaro, che esprime concetti chiari, con una squadra di collaboratori coesa alle spalle. Soprattutto se il mare è in procella, come nel difficile periodo che stiamo vivendo.
E che per gli States è ancora più duro, fra recessione che morde, problemi di politica estera come l'orrido pantano della guerra irachena e il terrorismo islamico sempre incombente.
Più ampiamente, forse l'America inizia a prendere consapevolezza della svolta epocale che ha imboccato: la perdita del suo ruolo dominante nella comunità mondiale che è durato circa un secolo.
Negli anni 2o del secolo scorso cominciò a crescere la sua forza economica, politica e militare, in coincidenza con il declino delle potenze europee.
La fine dei regimi comunisti aveva sancito la sua vittoria nella guerra fredda e l'assunzione di una leadership incontrastata.
Adesso però il mondo sta diventando più decisamente multipolare; non perchè ha prevalso l'utopia di un governo mondiale partecipato auspicata da alcuni, ma perchè nuovi attori si sono imposti con la loro pura forza demografica ed economica: Cina e India.
Ma anche il magmatico mondo islamico in fronda contro l'occidente, che naturalmente prende a bersaglio prima di tutto l'America.
E la Russia che dimostra apertamente di volersi riprendere una sua vasta sfera d'influenza, che parte dall'est europeo e passa attraverso la cintura dell'Asia centrale.
Di fronte a tali minacce, forse la gente pensa che i repubblicani possano tutelare meglio i famosi interessi americani.
Bush vinse il suo secondo mandato perchè dava la sensazione, di fronte al ragionante, fine ma debole Kerry, di poter affrontare meglio le sfide. Un presidente di guerra, come egli stesso ebbe a definirsi.
E anche gli USA hanno una "pancia", vecchi pregiudizi; inutile farsi illusioni, è difficile che oggi gli americani siano disposti a eleggere presidente un afroamericano. Non è ancora il giro giusto.
Sfido Obama, che non dispone di un consenso compatto neanche nella base del suo partito, ad andare a prendersi i voti dall'altra parte.
Come dimostrano le precedenti presidenziali, non bastano le città, per prevalere serve convincere il paese profondo, il Midwest come il sud.
Se invece ce la farà, sarà un miracolo: tutto americano.
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mercoledì 23 aprile 2008

Waterboarding: America stato canaglia?

C'era una volta l'America. Il paese con la costituzione scritta più antica del mondo, il manifesto della libertà contro la tirannide, che ha affermato i diritti dell'uomo anticipando la Rivoluzione Francese.
La costituzione che proclama il diritto degli uomini alla felicità: una delle più belle proclamazioni delle costituzioni moderne.
C'era una volta un paese che ha accolto minoranze etniche, culturali e religiose di ogni tipo, offrendo la possibilità di vivere liberamente e costruire la propria fortuna secondo il principio del merito.
America accogliente con tutti, individui e gruppi vi arrivavano lasciandosi alle spalle, in Europa, discriminazioni e persecuzioni; dava a tutti la possibilità di essere semplicemente americani.
Gli Stati Uniti sono la nazione dei cittadini in uniforme, parafrasando il titolo di un libro, che hanno versato il loro sangue per liberare l'Europa dal Nazifascismo.
Sono il paese del pubblico che deve sapere perchè il diritto d'informazione è sacro, è il presupposto indispensabile della libertà.
E' il paese dove si è compiuto l'esperimento federalista meglio riuscito al mondo, dove i giudici sono custodi rispettati della legalità.
Dove i poteri sono organizzati in maniera complessa e attenta per fare in modo che nessuno prevarichi gli altri, dove è nato l'associazionismo moderno.
Gli Stati Uniti per cinquant'anni sono stati la speranza a cui guardavano i popoli che vivevano sotto il pugno di ferro delle dittature comuniste. E oggi cosa sono?
La scoperta che nelle celle di quella che una volta era la democrazia più avanzata si compiono torture degne dei peggiori regimi totalitari è la pietra tombale sull'immagine americana.
Dopo le cartoline da Abu Ghraib, dopo le rivelazioni sul bombardamento al fosforo con cui sono stati bruciati vivi i civili di Falluja, adesso in rete circola questo video sul waterboarding. Il re è nudo.
Quel che è peggio, Bush ha detto che sapeva dell'utilizzo di questi metodi per far parlare i terroristi ed ha approvato perchè è in corso una guerra da vincere assolutamente.
Il fine giustifica i mezzi, ma se i mezzi sono in contrasto con il fine quest'ultimo che valore ha? E di quali terroristi parliamo, poi?
Dall'inizio della sciagurata e ipocrita guerra irachena ci sono stati sequestri illegali in giro per il mondo (Italia compresa), che hanno colpito l'innocente assieme al colpevole.
Sotto tortura si può arrivare a confessare anche ciò che non si è fatto, gli innocenti che hanno avuto la fortuna di tornare a casa hanno raccontato le sofferenze e le umiliazioni subite.
Il paese che ha avuto la forza democratica di processare Nixon, presidente bugiardo e scorretto, che ha sottoposto a Impeachment Clinton addirittura per una storia di sesso e corna (perchè il presidente non può mai mentire al paese) non ha processato Bush.
Il texano testa vuota, il mentecatto che ha trascinato il suo paese in una guerra che costa ogni giorno morti, scatenata per la bufala che Saddam era il nemico pubblico numero uno, somiglia proprio a Saddam guerrafondaio e torturatore. Qual'è la differenza con gli stati canaglia?
Una volta si diceva che siamo tutti un pò americani, volenti o nolenti. Adesso un pò meno, perlomeno io. Bye bye America.
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venerdì 8 febbraio 2008

Elogio delle primarie americane


Le primarie USA non ci riguardano direttamente, ma le trovo molto più affascinanti della triste campagna elettorale italiana ormai alle porte. Perchè?
Perchè rappresentano un momento di coinvolgimento e tensione politico-culturale; di fronte a difficoltà crescenti per la società americana, dove viene agitato a torto o a ragione lo spettro di una crisi analoga alla Grande Depressione del '29, dove resta irrisolto il dramma della guerra in Iraq, cosa si fa?
I partiti, l'opinione pubblica, i gruppi etnici, il mondo della cultura e dello spettacolo scendono in campo.
Si confrontano, dibattono, espongono idee e programmi. A volte litigano anche all'interno dello stesso schieramento, però in relazione a contenuti e proposte.
Da noi le prossime elezioni, dopo la morte prematura della legislatura, si risolveranno un'altra volta in un referendum pro o contro Berlusconi.
Riascolteremo le solite polemiche, i soliti slogan, avremo ancora davanti una pletora di partiti sempre uguali a se stessi e ci verranno riproposte, nonostante qualche defezione o pensionamento illustre, gli stessi volti del passato, sempre più vecchi, bolsi e inutili.
La prossima campagna elettorale sarà, per dirla con il protagonista del Gattopardo, il modo per dimostrare che "bisogna che tutto cambi perchè nulla cambi".
Mere operazioni di maquillage, come quella tentata da Berlusca con la lista comune AN e Forza Italia in risposta alla decisione di Veltroni di far correre da solo il PD, che come ho già scritto deve ancora far capire cos'è esattamente.
Operazioni compiute da una casta che di fronte ha un mondo che corre e affronta i tanti problemi del nostro paese con il passo della tartaruga, o in retromarcia come il gambero.
Un governo succederà a un altro senza che le piaghe dell'Italia vengano finalmente curate. Ognuno cercherà di tutelare i propri interessi di bottega.
Ma le primarie degli Stati Uniti sono interessanti anche per un altro motivo; per i candidati del fronte repubblicano e democratico rappresentano una vera investitura, perchè devono guadagnarsi voto per voto, città per città, stato per stato, l'appoggio delle rispettive basi.
Non vi è dubbio sul fatto che c'è un establishment che influisce sulle scelte finali, ma la spinta derivante dall'investitura dal basso è indiscutibile.
Ne resterà solo uno: il migliore? Chi lo sa, ma perlomeno sarà stato scelto in un confronto reale con gli avversari.
I due partiti, quello dell'asinello e il Grand Old Party, come viene chiamato il partito repubblicano, hanno cercato di mettere in campo il meglio che avevano.
Sotto questo profilo i Democratici partono da una posizione di vantaggio, perchè comunque la si pensi Hillary Clinton e Barrack Obama sono due personaggi di evidente peso e carisma di fronte ai candidati un pò bigi del fronte repubblicano.
Ma al di là di questo la logica competitiva che attraversa la storia e la cultura statunitense si dispiega pienamente nel fenomeno delle primarie e sarà confermata dalla campagna presidenziale.
Gli USA sono un paese in evidente affanno (e forse alle prese con un cambiamento epocale della loro posizione di egemonia a livello internazionale), ma sono ancora capaci di esprimere dinamismo, di mettersi in movimento e progettare una soluzione per il futuro. Magari sotto la guida di un presidente quarantaseienne e per giunta afroamericano.
Nell'Italia gattopardesca, dominata da una classe politica geriatrica, invece saremo travolti dal solito sterile bagno di chiacchere.
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domenica 23 settembre 2007

United States Of Paranoia

Nemico pubblico è un film di qualche anno fa, con Will Smith e Gene Hackman.
E' una spy story, nella quale Will Smith è un procuratore che finisce accidentalmente in grossi guai.
Oggetto dell'intrigo è un progetto di legge, che dovrebbe limitare notevolmente la privacy dei cittadini in nome della sicurezza nazionale.
Un film abbastanza inquietante, perchè vi si vedono all'opera servizi segreti deviati che braccano il malcapitato con l'ausilio di gingilli tecnologici in grado di localizzarlo pressochè ovunque. Quando si dice che il cinema racconta la vita...
In questi giorni, negli Stati Uniti sono esplose forti polemiche, a causa dell'attività dell'antiterrorismo, accusato di schedare in modo discutibile milioni di cittadini americani.
Esiste un enorme database, nel quale vengono raccolti dati personali di viaggiatori, americani residenti all'estero e, cosa ancor più preoccupante, i dati di stranieri che entrano in contatto con loro.
Diverse persone, dopo indagini e ricorsi, sono rimaste sbigottite nello scoprire quante informazioni sono state archiviate sul loro conto.
Se un amico statunitense è venuto a trovarvi in Italia, i vostri dati potrebbero essere stati ingoiati da questo solerte cervellone, in grado di far impallidire l'Hal 9000 di kubrickiana memoria.
Nella mitica Langley, scenario di tanti romanzi per lettori di bocca buona dello scrittore Tom Clancy, potrebbero sapere il vostro indirizzo e numero di telefono, se a Natale siete andati ad Amsterdam o se avete comprato un dvd porno con la carta di credito.
Il governo di Bush, il cow boy texano autoproclamatosi leader indiscusso del mondo libero nella lotta al terrorismo islamico, si giustifica dicendo che dopo l'11 Settembre è necessaria una vigilanza strettissima e capillare.
Le associazioni dei diritti civili, assieme a qualche parlamentare, ribattono che questa attività tentacolare mina pesantemente le basi della democrazia.
In effetti, se si consente che uno stato possa raccogliere una miriade di informazioni sui cittadini, senza norme di garanzia, senza alcun controllo esterno ed indipendente, senza alcun limite temporale, tutto diventa possibile.
Il Grande Fratello diventa realtà. C'è anche da chiedersi con quale diritto le autorità USA trattengono dati di non cittadini americani, che non sono sottoponibili alle leggi americane, al di fuori delle eccezioni riconosciute dal diritto internazionale.
Ma la task force di cow boy guidati da John Waine - Bush se ne infischia: basta ricordare i sequestri illegali avvenuti negli ultimi anni in giro per il mondo. E' la guerra baby...
Il paese dei diritti civili sta diventando gli Stati Uniti di Paranoia; per contrastare il terrorismo, forse tutto ciò non è necessario.
L'altro ieri ho visto un'intervista ad una paffuta signora americana, sorridente e quindi non "desperate", come le casalinghe della omonima serie TV.
La simpatica signora, che conosce l'arabo alla perfezione, ha un hobby: setaccia Internet a caccia di siti islamici e sostiene che gli estremisti, nella loro superbia e vanità, annunciano puntualmente ciò che hanno in mente di fare.
Chissà cosa stanno facendo a Langley; magari si chiedono perchè la scorsa settimana siete andati in pizzeria con il vostro cugino di New York o forse stanno traducendo, vocabolario alla mano, questo post per sapere se ho perso la biricoccola e sono diventato un seguace di Bin Laden.
Traducete anche questo allora: andate a cagare.
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