mercoledì 7 maggio 2008

Obama perderà

Se i numeri sono questi, Barack Obama otterrà, al termine di queste estenuanti primarie, la nomination per contendere ai repubblicani la Casa Bianca.
Faccio una previsione che verrà smentita come molte altre (ceffano i politologi, figurarsi il sottoscritto): Obama perderà le presidenziali.
La guerra intestina con Hillary sta dando agli USA l'immagine di un partito totalmente scollato, dove volano gli stracci.
A seguire la campagna dei due pezzi da novanta del partito democratico, si ha l'impressione di avere di fronte i candidati di due formazioni diverse.
Parole grosse, accuse al vetriolo, tutto molto lontano da quello che gli anglosassoni chiamano understatement.
A questo contribuisce molto la speculare testardaggine di entrambi, molto poco politica.
Se si fossero accordati per chiudere le ostilità per tempo, adesso forse ci sarebbero altre prospettive.
Chi se ne gioverà sarà Mc Cain; assiste compiaciuto allo spettacolo, sapendo che l'opinione pubblica americana, come in tutte le società occidentali, vuole essere rassicurata dagli aspiranti leader.
Vuole avere di fronte un referente chiaro, che esprime concetti chiari, con una squadra di collaboratori coesa alle spalle. Soprattutto se il mare è in procella, come nel difficile periodo che stiamo vivendo.
E che per gli States è ancora più duro, fra recessione che morde, problemi di politica estera come l'orrido pantano della guerra irachena e il terrorismo islamico sempre incombente.
Più ampiamente, forse l'America inizia a prendere consapevolezza della svolta epocale che ha imboccato: la perdita del suo ruolo dominante nella comunità mondiale che è durato circa un secolo.
Negli anni 2o del secolo scorso cominciò a crescere la sua forza economica, politica e militare, in coincidenza con il declino delle potenze europee.
La fine dei regimi comunisti aveva sancito la sua vittoria nella guerra fredda e l'assunzione di una leadership incontrastata.
Adesso però il mondo sta diventando più decisamente multipolare; non perchè ha prevalso l'utopia di un governo mondiale partecipato auspicata da alcuni, ma perchè nuovi attori si sono imposti con la loro pura forza demografica ed economica: Cina e India.
Ma anche il magmatico mondo islamico in fronda contro l'occidente, che naturalmente prende a bersaglio prima di tutto l'America.
E la Russia che dimostra apertamente di volersi riprendere una sua vasta sfera d'influenza, che parte dall'est europeo e passa attraverso la cintura dell'Asia centrale.
Di fronte a tali minacce, forse la gente pensa che i repubblicani possano tutelare meglio i famosi interessi americani.
Bush vinse il suo secondo mandato perchè dava la sensazione, di fronte al ragionante, fine ma debole Kerry, di poter affrontare meglio le sfide. Un presidente di guerra, come egli stesso ebbe a definirsi.
E anche gli USA hanno una "pancia", vecchi pregiudizi; inutile farsi illusioni, è difficile che oggi gli americani siano disposti a eleggere presidente un afroamericano. Non è ancora il giro giusto.
Sfido Obama, che non dispone di un consenso compatto neanche nella base del suo partito, ad andare a prendersi i voti dall'altra parte.
Come dimostrano le precedenti presidenziali, non bastano le città, per prevalere serve convincere il paese profondo, il Midwest come il sud.
Se invece ce la farà, sarà un miracolo: tutto americano.
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2 commenti:

Filippo ha detto...

E ora eccomi qui a commentare il tuo blog. Mi piace molto. E condivido questa analisi su Obama. Alla fin fine sembra proprio che la Clinton lo doppierà per un pugno di voti... già ci sono quelli che dicono: Obama unisce i democratici, ma Hillary è l'unica che può battere Mc Cain...
Penso proprio che all'ultimo, per un soffio, Obama resterà col cerino in mano. E la vecchia America sarà stata la vincitrice di queste elezioni, indipendentemente che venga eletta una democratica o un repubblicano...

Zadig ha detto...

Sì, la vecchia America sarà vincitrice, ma considerando la politica della Casa Bianca negli ultimi anni, un cambiamento di rotta sarebbe preferibile.
Preferibile anche per noi, visto che ciò che accade a Washington (e ormai non solo a Washington) ha ripercussioni anche qui.