martedì 30 dicembre 2008

Per Di Pietro un bel petardo in famiglia


Antonio Di Pietro ha ricevuto un bel bidone da chi meno se lo aspettava: suo figlio, sgamato al telefono mentre cercava di raccomandare un Tizio a un Caio per una consulenza tecnica nella pubblica amministrazione.
Il Centrodestra si frega le mani: tu quoque, adesso ti aggiustiamo noi! E via a criticare l'ipocrisia del leader dell'IDV, a promettere che scaveranno per portarne alla luce gli scandali.
Visto che il fronte berlusconiano controlla il sistema dei media, non ci sarebbe da meravigliarsi se ne venisse fuori una campagna propagandistica coi fiocchi, tutta veleno e notizie infondate.
I mezzi non gli mancano: Rai, Mediaset, Panorama, il Giornale, Libero e così via. Aggiungiamo anche il quotidiano più inutile d'Italia, il Foglio del pachiderma Ferrara. Sono maestri nella strategia della delegittimazione.
Negli ultimi mesi ci hanno provato con tutti i disturbatori dell'ordine costituito e della pubblica mangiatoia, da Grillo a Travaglio a Gianantonio Stella.
Dopo le intercettazioni che hanno messo in difficoltà i pidini, è un nuovo caso che darà maggiore forza al disegno di legge del prestanome di Berlusconi Alfano, determinato a imbrigliare la magistratura e la stampa. Sarà un bell'inizio d'anno.
Cristiano Di Pietro ha rassegnato le dimissioni dal partito ma i Berluscones, guidati dal laido Gasparri, suonano la carica: ancora non basta.
Chissà cosa dovrebbe fare; forse trascinarsi in ginocchio su una via lastricata di ceci da Montenero a Roma, o lasciarsi cospargere di pece e piume da Cicchitto e Capezzone e farsi portare in giro in groppa a un somaro. Magari qualcuno arriverà addirittura a chiedere a Di Pietro senior di ritirarsi dalla politica.
E tutto questo polverone di polemiche non per una storia di mazzette, ma perchè Cristiano Di Pietro è inciampato in un classico vizietto, la raccomandazione; niente di più, se non altro niente di penalmente rilevante.
I Berluscones faccia di bronzo dicono che la questione morale travolge l'IDV; e come la mettiamo con gli scandali che hanno coinvolto negli anni gli esponenti del Centrodestra?
Che fegato, parlano loro che sono agli ordini di un uomo che usa lo stato a fini personali, che fa di tutto per sfuggire a processi da cui arriverebbero probabili condanne.
Quel personaggio che per difendere meglio i suoi interessi ha portato addirittura i suoi avvocati in Parlamento e nel governo.
Si preoccupassero, tanto per citare un caso, del verminaio che grazie ai magistrati di Salerno sta venendo fuori nella procura di Catanzaro dopo la cacciata di De Magistris: uno scandalo da cui non si salva nessuno, a destra come a sinistra. Invece no, si aggrappano al caso Di Pietro.
L'episodio in questione semmai suggerisce un altro insegnamento; il figlio del leader dell'IDV altro non è che un politico di professione italiano, con tutti i difetti e i limiti che caratterizzano questo tipo sociale.
Cristiano Di Pietro ha abbandonato la polizia per lanciarsi in politica, un'attività molto remunerativa come ha spiegato bene il succitato Stella ne La Casta; grazie al suo cognome ha saltato la gavetta, che una volta (molto tempo fa) era il viatico necessario e salutare di qualunque carriera politica ed è entrato subito nel palazzo.
Come tutti quelli che entrano nel palazzo, ha iniziato a comportarsi conformemente al ruolo; fra Campobasso e Montenero di Bisaccia qualcuno mormora che lo si vede andare in giro con un SUV o un'auto blu.
Il prestigio e il potere di un politico si misurano dal macchinone in dotazione o dalla capacità di gestire relazioni e fare segnalazioni, altrimenti dette raccomandazioni.
C'è continuità e contiguità fra Di Pietro Junior e tanti altri, ad esempio la moglie di Mastella che spostava e promuoveva primari e dirigenti nelle ASL campane come pedine su una scacchiera, e pure lei è stata messa alla berlina dalle intercettazioni.
E' un figlio d'arte nel paese dei figli d'arte, che tuttavia com'è noto raramente sono all'altezza dei padri: da Craxi ai suoi figli Bobo e Stefania, tanto per fare un esempio.
Dinastie all'italiana, dinastie di una nazione mediocre e piagnona, assuefatta per l'eternità all'aiutino e alla spintarella.
Perciò attendiamo che si buttino in politica, entrando subito nei posti che contano naturalmente, anche i figli di La Russa e Casini, quello di Mastella e Piersilvio Berlusconi: Oddio, lui proprio speriamo di no.

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domenica 28 dicembre 2008

La lezione natalizia di Tettamanzi a Berlusconi


Natale è appena passato. Il Cavalier Fracassa ieri si ostinava a dire che non c'è crisi, gli italiani hanno speso più o meno come in passato e ha rinnovato il suo appello a mostrarsi ottimisti per il futuro. Subito dopo però ha detto che il 2009 sarà un anno terribile.
Proprio non riesco ad abituarmi alla disinvoltura con cui Berlusconi afferma tutto e il contrario di tutto. Un giorno dice che la riforma della giustizia è prioritaria e dopo poche ore fa retromarcia e dice che prima bisogna pensare al federalismo.
Solo il suo elettorato digerisce senza imbarazzi e perplessità le contraddittorie esternazioni berlusconiane.
Qualunque persona di media intelligenza, di fronte a questi continui giri di valzer, dovrebbe cominciare ad avere dei dubbi sulla capacità di lettura degli eventi e sul senso delle priorità di chi ci governa.
Non più tardi di qualche mese fa il suo commercialista Tremonti diceva che le imprese petrolifere e le banche facevano troppi profitti, per cui andavano colpite con la Robin Hood Tax. Poi le borse sono saltate in aria, il sistema bancario ha avuto un forte collasso e il formidabile Tremonti, sempre in perfetta sintonia con l'attendibilità del suo capo, ha sentenziato che lo aveva previsto.
Ma invece l'opinione pubblica in buona parte appare lobotomizzata. A meno che i sondaggi non dicano il falso come io penso; secondo le veline di Cologno Monzese e Saxa Rubra (che sono la stessa cosa), il nanetto di Arcore veleggia oltre il 70% dei consensi.
Avanti di questo passo arriveremo al 100, poi al 110% e così via: a dar retta a loro non solo i viventi ma anche i nascituri hanno un'incrollabile fede nel Nostro Caro Leader.
E così mentre Berlusconi nega l'evidenza, cioè che siamo in forte crisi, e propina baggianate a nastro al popolo in letargo, c'è però chi si da da fare.
Il Cardinale Tettamanzi, proprio nella Milano da cui proviene Berlusconi, ha lanciato un fondo di solidarietà per le famiglie lombarde in difficoltà e tanto per far capire che non erano solo belle parole, ha messo a disposizione la ragguardevole cifra di un milione di euro invitando chi può a fare la sua parte.
I soldi saranno destinati alle parrocchie per finanziare progetti di sostegno mirati sulle specifiche esigenze delle persone in difficoltà, e il tutto si svolgerà nel rispetto della privacy degli interessati.
L'esatto contrario dell'elemosina di stato elargita con la Social Card; 40 miserabili euro al mese, che ovviamente possono solo far fresco a chi ha difficoltà economiche, contenuti in una carta a scalare che il beneficiario, con evidente offesa della sua dignità personale, dovrebbe esibire alla cassa del supermarket sotto gli occhi di tutti. Guardate il poveraccio.
Mentre Berlusconi chiacchera e i politici si accapigliano su questioni non prioritarie come il Presidenzialismo, c'è chi agisce; la lezione ancora una volta viene da soggetti esterni alla politica.

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venerdì 19 dicembre 2008

Nuovo album per gli AC/DC: dove eravamo rimasti?


Eccoli qui; dopo otto anni dall'ultima release (Ballbreaker) è uscito il nuovo Black Ice, che in una sola settimana dalla pubblicazione ha registrato circa due milioni di copie vendute nel mondo, senza considerare il numero enorme di download a gratis dalle reti P2P: basta vedere, per chi usa Vuze, il numero elevato di seeds presenti.
A due mesi di distanza, Billboard li mette al secondo posto nella categoria Rock della Chart americana: mica male. Dunque, dove eravamo rimasti? A Ballbreaker per l'appunto. E le differenze? Nessuna.
Gli AC/DC ritornano e sono sempre gli stessi: fedeli alla linea. Angus, in un'intervista di molti anni fa l'aveva detto e anzi rivendicato con orgoglio, gli album degli AC/DC suonano tutti uguali.
A dire il vero qualche cambiamento di sound nell'arco della loro discografia si può cogliere, ma stringi stringi è come dice Angus. Allora che palle?
No, perchè gli AC/DC sono come il cacio sui maccheroni, la sigaretta dopo il caffè o la pennichella domenicale sul divano; guai se mancano, guai se cambiano.
Quando hai bisogno di ascoltare Rock allo stato puro gli AC/DC sono la risposta: il Rock'n'Roll è il loro gioco e nessuno lo gioca meglio di loro.
Nel nuovo album c'è qualche momento un pò più debole, ma complessivamente regge bene. Merito anche della produzione (affidata a un pezzo grosso, quel Brendan O'Brien che ha prodotto i Pearl Jam e Bruce Springsteen), che gli ha dato una sonorità particolarmente compatta.
I brani migliori per me: Rock'n'Roll Train, Skies On Fire, War Machine, She Likes R'n'R e la titletrack Black Ice.

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Questione morale: tornano le convergenze parallele?


Oggi è in corso la direzione del PD dove Walterone Veltroni starà a friggere sulla graticola, come del resto tutto il suo partito. Negli ultimi giorni abbiamo scoperto l'acqua calda, non esistono diversi in politica: qualunque partito può inciampare in episodi di corruzione.
Mentre Walterone parla, suda e teme per il suo careghino, Berlusconi dichiara che è tempo per la riforma della giustizia; è in fregola, non gli sembra vero. Anche il PD è nei guai con faccende di corruzione, il momento è propizio.
Così mentre la magistratura in mezzo alle consuete difficoltà, ovvero il fuoco di sbarramento della casta, si prepara a ricostruire i rapporti fra politica e affari a Napoli come a Potenza e a Pescara, il Cavalier Fracassa ha lanciato l'amo a Veltroni: abboccherà il pesce?
Sembrerebbe di no, perchè da giorni i vertici del PD dicono che qualunque riforma si faccia non dovrà mettere il bavaglio ai magistrati, che non vogliono sconti o zone franche. Però... Però intanto mi pare che tornino in auge le famose convergenze parallele, riviste e corrette alla luce dei tempi che viviamo.
Negli anni 70 si parlava di convergenze parallele per descrivere il processo di avvicinamento del PCI e della DC, che erano in posizioni diverse, facevano politiche diverse ma marciavano verso un obiettivo comune, il compromesso storico o terza fase di cui parlava spesso Moro, vale a dire la cooptazione dei comunisti nel governo dell'Italia che prima o poi sarebbe arrivata.
Oggi le convergenze parallele sono più semplicemente il tentativo da parte della casta dei mandarini di Roma di blindarsi di fronte alla magistratura.
Una volta erano una definizione, paradossale e in sintonia con il tipico bizantinismo nazionale, di un obiettivo politico, oggi molto più prosaicamente sono il tentativo di salvare il posteriore e il potere, evitando quella cosa così anomala per questo paese che si chiama controllo di legalità.
La Destra governa, la Sinistra è all'opposizione, però ieri la Camera ha negato in maniera bipartisan l'autorizzazione a procedere nei confronti di Margiotta del PD.
Bocchino del PDL e Lusetti del PD hanno detto le solite cose, che hanno fiducia nella magistratura e non si opporrano all'uso delle intercettazioni che li riguardano, ma c'è da scommettere che quando la Camera dovrà pronunciarsi andrà a finire come con Margiotta. Cane non mangia cane.
Già, le intercettazioni. Le intercettazioni fanno impazzire i nostri politici. In molti casi rappresentano una prova della commissione di reati, in altri sono dei gravi indizi di colpevolezza; quando non c'è un estremo di reato spesso comunque portano a galla comportamenti e relazioni politicamente ed eticamente non opportune. Di fronte a ciò che si è detto al telefono diventa molto difficile negare e nascondersi dietro il proverbiale dito.
Sinistra e Destra stanno su piani differenti ma convergono sulla necessità di regolamentare le intercettazioni.
Ieri sera a Porta a Porta Angelo Panebianco, autorevole esponente del Pensiero Unico Italiano in onda tutti i giorni a reti unificate, diceva che bisogna farla questa riforma, se ne sente la necessità da troppo tempo. Ma chi la sente? Io come milioni di altri cittadini no, chi ha qualcosa da nascondere sì.
E di quale regolamentazione si parla? Esiste già da lungo tempo, non è un'attività svolta dalla magistratura al di fuori di qualunque norma e procedura.
Da quando sono state diffuse le conversazioni sconvenienti di Berlusconi, D'Alema, Fassino, Fazio, Fiorani e compagnia bella è nato un terrore sacro verso le intercettazioni.
L'obiettivo è limitarle ad alcune fattispecie di reato, mentre invece sono necessarie anche per altre (pena di fatto la non perseguibilità di certi reati) o vietarne la pubblicazione, che è altrettanto necessaria perchè il pubblico deve essere informato per mantenere un coretto rapporto fiduciario con chi occupa posizioni di responsabilità.
L'America, che viene sempre citata a sproposito, mai quando serve davvero, lo insegna. I nostri politicanti invece si limitano a denunciare in maniera convergente la spettacolarizzazione mediatica.
Per inciso quella spettacolarizzazione che andava bene a tutti, ai comunisti come alla Lega, quando al tempo di Tangentopoli ne erano oggetto i vecchi partiti.
Allora nessuno guaiva, nessuno invocava la necessità di non mettere alla gogna le persone prima che la loro responsabilità fosse accertata o il rispetto della privacy.
A proposito di privacy: i politici supportati dai loro camerieri della stampa e della televisione stanno cercando di far credere che siamo tutti spiati per avere l'appoggio dell'opinione pubblica.
Questa è una colossale mistificazione della realtà, prima di tutto perchè le intercettazioni possono essere disposte solo dall'autorità giurisdizionale a fronte di una notizia di reato, in secondo luogo perchè intercettare costa: servono tempo, denaro e personale. E' credibile pensare che le forze dell'ordine passino il tempo a intercettare milioni di utenze telefoniche? Naturalmente no.
Comunque i Pidini dicono che il loro è un partito nuovo, che nasce con l'obiettivo di mettere da parte la vecchia politica.
Però la Iervolino è ancora al suo posto a Napoli: anzi, come Bassolino Bassolì, la moglie di Mastella e così via a dimettersi non ci pensa proprio. E chi si dimette mai in questo paese dei balocchi?
Da destra a sinistra i comportamenti sono sempre gli stessi: convergenti.


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martedì 16 dicembre 2008

Questione morale: tocca al PD


Ci siamo, è caduta anche l'ultima illusione: la presunta diversità dei postcomunisti.
Dopo il caso del Turco e l'arresto del sindaco pidino di Pescara il re è nudo.
Lo era anche prima, però una parte dell'opinione pubblica coltivava ancora questa visione.
La diserzione delle urne da parte di una quota consistente di elettorato abruzzese Domenica scorsa la dice lunga sullo shock che ha subito e sulla comprensibile rabbia, o meglio sulla demoralizzazione che ne è derivata.
Gli altri, gli elettori di Centrodestra, invece a votare ci sono andati eccome: quelli ingoiano qualunque boccone, come le famose scimmiette non vedono, non sentono e non parlano.
A Catania per esempio il Centrodestra è sempre all'apice dei consensi, nonostante la città sia stata rovinata proprio da Forza Italia la cui guida era il sordido Scapagnini (che ora giustamente è in Parlamento).
In Abruzzo non è servita a far perdere voti a Chiodi l'oscenità dei gazebo pidiellini nelle piazze, dove si invitavano i giovani a presentare il loro curriculum per metterli in diretto contatto con il futuro presidente. Sporcaccioni, speculano sul bisogno della gente.
Negli USA, tanto per fare il solito scontato e noioso parallelismo, l'inchiesta per abuso di potere in Alaska contro Sarah Palin e la faccenda dei fondi del partito spesi per il suo guardaroba sono senz'altro costati un pò di voti ai repubblicani.
Comunque, finisce una volta per tutte la dicotomia partito degli onesti (PCI/PDS/DS/PD) e partito dei disonesti (tutti gli altri).
Mi ricordo il vecchio Occhetto ai tempi di Tangentopoli, quando in televisione, ospite di Santoro, proclamava: noi abbiamo le mani pulite.
Mai affermazione fu più insulsa e inverosimile; sono le persone a essere oneste o meno, non le opzioni politiche.
Ma tant'è intere generazioni di elettori e militanti sono cresciuti con tale profonda convinzione che parte da Togliatti, con la sua retorica sui comunisti come parte migliore della società, e si lega con l'idea berlingueriana di fare della questione morale un caposaldo della lotta politica del PCI.
Tangentopoli, che ha soltanto sfiorato la sinistra di derivazione comunista (sul perchè sono stati versati fiumi d'inchiostro e lasciamo perdere), l'aveva ulteriormente rafforzata.
Da Pescara a Firenze a Genova emergono dei bei casi di corruzione che, responsabilità individuali a parte (quelle vanno accertate in sede giudiziaria), dimostrano che anche nel PD c'è qualcosa che non va.
Qualche pidino adesso dice che si tratta di casi individuali, come facevano i vituperati socialisti e democristiani: no c'è ben di più, c'è un problema etico e politico che li collega alla parte avversa.
Ci si aspetterebbe a questo punto una diversità di vedute rispetto a Berlusconi sulle soluzioni: non il costante tentativo di evitare i processi e delegittimare le procure, ma una vigilanza quotidiana sui comportamenti di quadri e amministratori e il rispetto per il lavoro dei magistrati.
Invece, non erano forse tutti d'accordo in campagna elettorale sul blocco delle intercettazioni, che tanto fastidio hanno dato a Berlusconi come a D'Alema e Fassino?
E' vero o no che Berlusconi, quando Del Turco è stato arrestato, gli ha dato subito la sua solidarietà a prescindere senza sapere niente del caso? Segnali sinistri, sospetti legittimi.
La questione morale si annida ovunque ed è una delle peculiarità che rendono l'Italia un caso a se stante in Occidente, basta vedere come raccontano il belpaese all'estero: ci sarebbe da nascondere la testa sotto la sabbia.
Questo spiega anche l'esistenza di un partito, l'IDV di Di Pietro, che di essa ha fatto la sua bandiera, altro caso unico in Occidente.
Almeno finchè qualche uomo di Di Pietro non verrà beccato con le mani affondate nella marmellata, perchè anche questo è possibile: il partito degli onesti infatti non esiste.

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lunedì 15 dicembre 2008

Governo Berlusconi: l'arte del parlar d'altro


Viviamo in una realtà sdoppiata. Accendi la tivù, guardi qualsiasi tg e con qualche rara eccezione ti viene presentata una certa dimensione delle cose.
Esci di casa, ti confronti con la gente, con le tante piccole situazioni della vita quotidiana e sbatti contro una realtà esattamente opposta.
Alcuni giorni fa il Tg5 parlava della recessione in atto; la tesi del servizio era che nonostante le difficoltà dell'economia il weekend dell'immacolata aveva fatto registrare il tutto esaurito nelle località di vacanza. Ergo gli italiani non stanno poi così male, non c'è nessun crollo dei consumi.
Altro servizio, sempre del leggero Tg5 che ormai contende al mitico Emilio Fede la palma di megafono del regime; gli italiani si preparano a comprare i regali di Natale, e via a mostrare vetrine luccicanti e cariche di gadgets, a intervistare cittadini che esponevano le loro intenzioni, di comprare questo o quello. Gaudere italianes!
Del resto il nanetto di Arcore lo ha detto: ottimismo cribbio! Per dare ossigeno all'economia bisogna consumare, e basta con questa informazione che semina pessimismo. Detto e fatto: i telegiornali si sono adeguati velocemente all'ordine.
Tutto questo rievoca le campagne di propaganda che durante la Grande Guerra si facevano contro i disfattisti. Quasi quasi chi denuncia i problemi finisce per diventarne la causa.
Però è difficile edulcorare la realtà, nel paese che negli ultimi mesi ha conosciuto un incremento medio del 70% di cassa integrazione.
Anche dove vivo io, a Treviso nel bel mezzo del favoloso Nordest, c'è poca trippa; mobilità, cassa integrazione, case invendute, e i costruttori si affannano a lanciare spot dalle tivù locali in cui promettono che al mutuo ci penseranno loro. Wow, grazie mille.
I negozi dell'usato come i negozi tutto a un euro stanno facendo buoni affari. Sono le botteghe che i Veneti fino a un paio d'anni fa avrebbero tranquillamente snobbato.
Difficile davvero nascondere le cose, e allora entra in gioco la seconda fase della tattica di disinformatija: il parlare d'altro per sviare l'attenzione dell'opinione pubblica.
In questo il Centrodestra rivela tutta la sua maestria; a turno, ministri e parlamentari tirano fuori dal cappello altre questioni.
L'ultimo in ordine cronologico è Brunetta, l'altro nanetto che ha proposto il pensionamento a 65 anni per le donne.
Non che il tema delle pensioni non abbia una sua importanza, ma siccome l'agenda politica come qualunque altra agenda si basa sul concetto di priorità, in un paese normale le pensioni adesso dovrebbero scivolare in fondo.
Se non basta questo, ecco Berlusconi di nuovo alla carica sulla giustizia, talmente urgente da richiedere una riforma entro il prossimo Gennaio.
C'è da dire però che stavolta, grazie all'episodio indecoroso dello scontro fra le procure di Catanzaro e Salerno, sono stati i magistrati stessi a offrirgli la pistola carica su un piatto d'argento.
Da quando lorsignori si sono insediati hanno fatto così: hanno parlato e si sono occupati d'altro, in primo luogo degli interessi di imprenditore e dei guai giudiziari di Berlusconi, mentre il paese arrancava sempre di più e si avvicinava la mazzata della crisi finanziaria mondiale.
Adesso si arrampicano sugli specchi...Con le mani insaponate.

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Scarpe contro Bush, l'epitaffio della sua presidenza


Anche l'Iraq ha i suoi eroi nazionali, il giornalista che in conferenza stampa ha lanciato le scarpe contro Bush. Lo ha mancato per un pelo, peccato.
Nel Novembre del 2000 la presidenza di Empty Head Bush si era aperta con lanci di uova e insulti al corteo presidenziale, a causa del controverso conteggio delle schede elettorali in Florida; adesso si chiude con un'altra clamorosa contestazione.
Un giusto epitaffio per un presidente che secondo Berlusconi (credo l'unico al mondo a sostenerlo) entrerà nella storia; vero, ma non di certo perchè verrà ricordato come un grande leader.
Uno dei lasciti della presidenza Bush è una guerra nata su menzogne interessate, che è costata moltissimo sia all'America che all'Iraq in termini di vite umane e dispendio di risorse finanziarie, per non parlare della conseguente recrudescenza del terrorismo internazionale che ci coinvolge tutti, che non ha confini come testimonia l'attacco a Mumbai.
Il presidente iracheno ha definito incivile il comportamento dello sfrontato giornalista; invece è senz'altro incivile il comportamento degli americani in Iraq, i bombardamenti indiscriminati sulla gente, come a Falluja e in tante altre occasioni, l'orrendo scandalo di Abu Grahib e così via.
Dicono che il reporter rischi qualche anno di carcere: invece bisognerebbe proporlo per una medaglia d'oro al valor civile.

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mercoledì 26 novembre 2008

Crolla una scuola a Torino, emblema dello sfascio nazionale


Oggi commentavo con mio padre, durante il tiggì, la disgrazia del liceo di Rivoli e ci dicevamo che in Italia va tutto in pezzi. E' una banalità dirlo? Dire che in Italia non funziona niente?
Può darsi, o forse no. E' l'emblema dello sfascio italiano. Riflettiamo mai abbastanza su questo?
In Italia esistono, a quanto dicono, circa 50.000 plessi scolastici. Un bel numero. Di questi, una parte ha urgente bisogno di interventi di ristrutturazione, per scongiurare il rischio che avvengano altre tragedie come quella di Rivoli. Anzi di messa in sicurezza, espressione quanto mai significativa.
In altri casi la situazione non è così drammatica, però troppe sedi non sono a norma; per le uscite di sicurezza, gli impianti elettrici, le misure antincendio, le barriere architettoniche e così via.
Mancando i fondi, o essendo questi disponibili solo dopo molto tempo dallo stanziamento a causa delle pastoie burocratiche, anche altre scuole rischiano di andare lentamente in rovina.
Allora viene fuori che il governo Berlusconi (periodo 2001/2006) aveva stanziato qualche centinaio di milioni di euro per l'edilizia scolastica: che Berlusconi sia un pessimo governante molto abile a far credere il contrario, è fuori discussione per chi conserva un barlume di raziocinio, ma gli va dato atto che lo stanziamento era stato fatto.
Solo che per le lentezze burocratiche di cui sopra questi soldi sono diventati disponibili solo nel 2007, quando era in carica Prodi.
Sarebbe interessante sapere in quali distretti scolastici, da quel momento, sono partiti i lavori: credo che siano ben pochi.
Poi ci si è messa di mezzo l'esigenza di risanare il bilancio, che è la motivazione dei tagli al settore scolastico stabiliti dalla non - riforma Gelmini. A questo punto cosa si intende fare?
Spieghino i politici quanti soldi sono rimasti per evitare che un ragazzino di quindici anni esca al mattino per andare a scuola e i genitori lo vadano a prendere il pomeriggio all'obitorio.
Spieghino i politici se nei 16 mld di euro previsti da Berlusca per le infrastrutture rientrano anche fondi per l'edilizia scolastica, o se verranno realizzate cattedrali nel deserto (leggi ponte sullo stretto) che servono solo a mettere in funzione la mangiatoia degli appalti.
Per radio ho sentito un parlamentare del PDL che ha avuto la sfrontatezza di affermare che gli studenti dovrebbero manifestare per questi problemi.
Grandissimo pezzo di merda, gli studenti sono andati in piazza anche per questo! Sanno bene in quali strutture fatiscenti sono costretti a studiare.
Come sempre il governo che entra in carica accusa quello precedente di non aver fatto quanto era necessario o utile per il paese.
La verità pura e semplice è che tutti, da destra a sinistra, non hanno combinato niente di buono in questi ultimi vent'anni. L'Italia è un cadavere in decomposizione.

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venerdì 21 novembre 2008

In difesa di Villari


Tutti quanti stanno dando addosso a Villari, che con furbizia campana e faccia di bronzo da democristiano doc si ostina a non dimettersi.
Lo stanno attaccando tutti: Veltroni, Berlusconi, Fini, i parlamentari del PD, i giornali, Di Pietro.
Minacce e pressioni per fargli mollare quella maledetta poltrona di Presidente della Vigilanza RAI, lui dice "di inaudita violenza": ma non mi pare che si sia impressionato più di tanto.
Infatti ha dichiarato che un vero democristiano non si dimette mai; però su questo andrebbe corretto, perchè la repulsione alle dimissioni è comune ai politicanti di tutti i partiti.
Resiste l'amico Villari, rimane attaccato con il bostik a quella poltrona fortunosamente conquistata.
E' lì perchè i babbei del PD e dell'Italia dei Valori non si erano resi conto che, insistendo a oltranza su Orlando, alla fine avrebbero spianato la strada a un colpo di mano del Centrodestra.
In fondo ha ragione il Villari, perchè se ne dovrebbe andare? E' stato regolarmente eletto, i suoi tredici voti di sostegno li ha, può operare. Dunque, undici sono del Centrodestra, uno sarà il suo e l'ultimo... Chissà di chi è, sarebbe divertente scoprirlo.
Ad ogni modo perchè dovrebbe dare il buon esempio, dimostrare senso delle istituzioni, che nei nostri politici è del tutto assente? Chi ha il diritto di fare la predica a chi?
Chi è causa del suo male pianga se stesso; il PD ha portato in Parlamento una delle tante banderuole al vento della politica, un girapartiti che naturalmente, alla prima occasione buona, ha tradito un'altra volta.
Dov'è il rinnovamento e lo svecchiamento promesso da Veltroni, se poi ci si ritrova ancora fra i piedi questi caciottari?
O peggio ancora se ci si ritrova sempre fra i piedi inquisiti e condannati, ben rappresentati anche nel nuovo Parlamento (sono una settantina circa).
Villari non è un Belzebù, come non lo è Mastella; entrambi sono semplicemente membri del ceto politico che tutti i giorni ci offre lo spettacolo osceno dei suoi comportamenti.
Anche Casini agita il ditino, però Cuffaro al Senato lo ha candidato. Eppure Pierferdi si permette di criticare.
E' inutile che i politici cerchino di prendere le distanze da Villari; sono fatti della stessa materia prima. Villari è uno di loro.
Ma poi anche se costui è senz'altro un culo di piombo difficile da intimorire, ho il sospetto che resta al suo posto perchè Berlusconi gli ha dato il placet, nonostante abbia pubblicamente deprecato il suo comportamento.
Ora che ha messo alla vigilanza Rai un Presidente docile e ben disposto nei suoi confronti, difficile che sia disposto a rinunciarvi. Il Caimano è uomo di astuzie infinite.

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giovedì 20 novembre 2008

Lasciate morire Eluana


La vicenda di Eluana assume davvero risvolti sempre più incredibili e paradossali; non è bastata una sentenza della Corte di Cassazione, non è bastata la lunga e determinata battaglia di suo padre, un uomo dal comportamento sempre esemplare, che gli imbrattacarte propagandisti dell'Osservatore Romano hanno bollato come assassino.
Non è bastata la volontà della stessa Eluana, espressa quando poteva farlo, prima di quell'incidente maledetto. Niente basta per fermare l'isteria e l'oltranzismo dei pasdaran della vita (ma quale vita?).
Adesso si apre un altro doloroso capitolo, il ricorso alla Corte di Strasburgo, che prolungherà ulteriormente il lento vegetare di una povera ragazza a cui nessuno vuole togliere la vita, ma che in realtà è costretta da troppo tempo in una non-vita, questa sì del tutto innaturale.
L'eutanasia intesa come mera legalizzazione del suicidio non c'entra con il caso di Eluana, con buona pace di chi maliziosamente vuole equivocare sul termine.
E pensare che se quello stesso incidente fosse avvenuto qualche decennio fa, prima della tecnologia che ne consente una sopravvivenza puramente artificiale, Eluana sarebbe morta quasi subito. Su questo non si riflette.
Mi sconcerta l'oltranzismo violento dei cattolici e mi sconcerta la vigliaccheria di molti soggetti coinvolti in questa faccenda.
A cominciare dai politici, dai parlamentari laici che esistono, almeno in teoria, in entrambi gli schieramenti.
Pazienza per quelli che si professano cattolici osservanti, ma che poi in verità sono dei ciavacristi, come si dice in Veneto. Da loro ovviamente non ci si poteva attendere niente di diverso da un allineamento acritico alle posizioni della CEI.
Così è la Seconda Repubblica, dove il premier in carica va in visita da Ratzinger e si inchina a baciargli l'anello.
Così è la Seconda Repubblica dei divorziati come Casini che si ergono a difensori della vita e della famiglia.
Ma gli altri che fine hanno fatto? A parte qualche voce isolata, come Margherita Boniver o i soliti Radicali, si sono chiusi nel mutismo.
Che fine hanno fatto i presunti progressisti del PD? Dal loft arrivano solo le voci della Binetti e di Carra e la loro puzza di sacrestia, mentre L'Obama italiano Veltroni tace.
L'Obama vero, quello americano, in campagna elettorale si era espresso con chiara onestà intellettuale a favore dell'aborto, senza tatticismi motivati dal timore di perdere i voti cristiani.
Vigliacchi loro e vigliacchi i dirigenti delle strutture sanitarie che hanno rifiutato di ricoverare Eluana per il suo ultimo viaggio.
L'ospedale di Udine che era stato contattato dal signor Englaro ha temporeggiato e poi, dopo una telefonata del vescovo, si è tirato indietro.
Sì, conosco certi personaggi e le logiche che li muovono, ma nonostante questo rimango sempre sconcertato...
Perchè nessun laico si permetterebbe di decidere per un altro, per esempio di staccargli forzatamente la cosiddetta spina e perciò non si comprende perchè i cattolici si permettono di decidere per chi non ha la loro opinione, per chi esprime una volontà diversa.
Cercano, loro che ormai sono solo una minoranza in una società sempre più pluriculturale, di imporre la loro catechesi a tutti con la complicità di una classe politica che gli va passivamente a rimorchio, che non è rappresentativa del sentire della gente.
Eluana, mi dispiace per la loro profonda inciviltà.

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venerdì 7 novembre 2008

Berlusconi, l'imbecille sei tu


Berlusconi è senza speranza, è irrecuperabile; d'altra parte mano a mano che si invecchia i difetti peggiorano.
Il nano di Arcore ha una grande vocazione alla gaffe e vi si dedica soprattutto quando va all'estero, quando ha spianati davanti i taccuini e i microfoni dei giornalisti di tutto il pianeta. Uno sputtanamento in mondovisione.
I precedenti vi sono; per esempio anni fa aveva detto che per far assegnare all'Italia la sede dell'agenzia alimentare europea, aveva dovuto fare un'attività di lobbing sotto le coperte con la presidentessa finlandese.
Adesso invece Obama merita i complimenti perchè è bello, giovane e soprattutto abbronzato.
Il nostro beneamato presidente poi si è stupito, e alla fine si è pure incazzato perchè gli si sono rovesciate addosso critiche da ogni angolo.
Nessuno ha capito, sono tutti imbecilli, è uno dei leit motiv che accompagna da sempre la sua vita politica. La sua reazione secondo me merita una piccola analisi.
La carineria di Berlusconi al neoeletto presidente USA è permeata da un certo candore; sono convinto anch'io che Berlusconi non volesse propriamente offenderlo perchè è di colore.
Berlusconi non è un vero razzista; la palma da questo punto di vista va assegnata alla Lega, agli esponenti della nuova onda neofascista, ma non a Berlusconi. E' oggettivamente difficile trovare autentici precedenti razzisti nel libro d'oro delle gaffes berlusconiane.
Il nano di Arcore in campagna elettorale ha cavalcato la questione sicurezza legata agli extracomunitari perchè era uno degli argomenti, anzi l'argomento principe con il quale vincere la contesa.
Considerazioni di natura tattica o legate al marketing politico hanno spinto Berlusconi in questa direzione, senza che tutto sommato abbia calcato la mano più di tanto su certi argomenti.
Sono stati i buzzurri della Lega a vellicare sapientemente le paure del popolo con una campagna aggressiva e isterica sul problema degli stranieri.
Certo nella visione del mondo di Berlusconi i neri in posizioni di responsabilità sono un pò anomali, ma non c'è una vera ideologia razzista.
Lo stupore e poi la rabbia, palesata soprattutto a un giornalista americano che gli chiedeva conto delle sue affermazioni, casomai rivela un altro aspetto della personalità di Berlusconi.
Il Cavalier Fracassa è come il dottor Semenzara del film di Fantozzi, che sfida il povero ragioniere in una memorabile partita a biliardo.
E' un vecchio paron, come si dice dalle mie parti, abituato da sempre ad avere una sua corte adorante, concentrata a seguire i monologhi del leader e pronta a ridere delle battute (divertenti o no) a comando.
A volte perciò non si rende conto che l'uditorio che ha di fronte non è la sua claque, e che la reazione può essere inaspettata.
Come non si rende conto, da uomo con un gusto eccessivo per la battuta, che il destinatario può anche prendersela.
Nello specifico ricordare a Obama il colore della sua pelle, sia pure attraverso un eufemismo, può essere offensivo e Obama si è effettivamente offeso, perchè ha telefonato a tutti i leader dell'occidente tranne Berlusconi.
Si sarà risentito anche per le dichiarazioni di Gasparri, superficiale come non mai, circa la felicità di Al Qaeda per l'esito delle elezioni USA.
Nel Centrodestra è così, a un'affermazione cretina ne segue sempre un'altra, pare che lo facciano apposta.
Di solito è proprio Gasparri, il dichiarazionista a getto continuo, il juke box personale del capo, a svolgere questa funzione.
Obama è un afroamericano, viene da una comunità che ha un problema secolare di integrazione nella società americana.
Si è sempre battuto, prima come operatore sociale e poi come uomo politico, per abbattere le barriere razziali.
Probabilmente avrà sofferto in passato per qualche battutina analoga a quella di Berlusconi, o magari per qualche offesa esplicita tipo sporco negro.
Ecco, qui sta il punto; l'imbecillità di Berlusconi non risiede tanto nel suo supposto razzismo, quanto piuttosto nella sua mancanza di sensibilità.
Più ancora la sua irrimediabile imbecillità consiste nell'incompetenza dimostrata in questa occasione, come capo del governo, massimo responsabile della nostra diplomazia; perchè parlava del nuovo presidente di un paese alleato, per giunta a capo della maggiore potenza mondiale (almeno fino a questo momento).
Ma l'Italia di Berlusconi è fatta così, è un grande bar sport dove le battute di cattivo gusto e le sparate circolano in libertà.
Ieri mattina bevevo il caffè davanti alla tivù, che era sintonizzata su un canale locale dove fanno un talk-show politico.
Arriva una telefonata e una pensionata un pò in difficoltà con la lingua italiana dice che Berlusconi è l'Obama italiano. Naturalmente il caffè mi è andato di traverso.
Dio ci salvi.

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mercoledì 5 novembre 2008

Bravo Obama, ma adesso viene il difficile


Ce l'ha fatta; temevo che certe diffidenze, per non parlare delle pulsioni razziste latenti in alcuni ambienti della società USA, potessero penalizzarlo. Invece ce l'ha fatta. Un trionfo.
I numeri impressionano; Obama sfonda oltre il 51%, conquista alcune roccheforti dei Repubblicani come il Nevada, l'Indiana e la Florida.
Anche l'Ohio e la Pennsylvania, che secondo molti sarebbero stati l'ago della bilancia, hanno detto Obama.
I Democratici si rafforzano nettamente al Senato e questo è un buon auspicio per l'attuazione delle politiche presidenziali.
Molto più limitato invece il successo nelle corse per i governatori degli stati, ovviamente influenzate dal fattore locale: i Democratici strappano un solo governatore agli avversari.
Ai seggi è andato circa l'80% del corpo elettorale, superando il precedente record di affluenza del 66% che risale addirittura al 1908, il che è tutto dire.
Obama ha scatenato un terremoto politico e ha vinto perchè ha saputo interpretare le aspettative più forti della società americana.
Gli americani hanno vinto perchè hanno dimostrato una grande maturità, hanno confermato di essere una democrazia capace di reinventarsi, di rinnovarsi e di sperare ancora nel futuro.
Dall'altra sponda dell'oceano arriva un segnale di vitalità, pare smentita l'opinione secondo cui gli USA sono già spacciati.
Sicuramente si archiviano in modo definitivo, questo possiamo già dirlo, le vecchie catalogazioni e differenziazioni sociali ed etniche.
E' un'anticipazione del futuro dell'Europa, dove prima o poi faranno capolino anche nella vita politica leader e dirigenti figli di immigrati.
Per dirla tutta anche i politicanti di casa nostra, a destra e a sinistra, pensano di aver vinto qualcosa. Mettono il cappello sopra la vittoria di Barack sulla base di temerari parallelismi.
Walterone Veltroni dice che il vento sta cambiando e ne trae una speranza di riscatto politico ed elettorale, proprio come aveva fatto nel caso della vittoria di Zapatero.
Lo Zelig del riformismo italiano non perde un'occasione per affermare di assomigliare a questo o a quello, gli va tutto bene.
La differenza è che mentre i progressisti degli altri paesi, nelle alterne fortune della politica, a volte vincono e restano saldamente al comando, lui come chi lo ha preceduto li ha sempre fatti perdere o li ha portati a governare in alleanze spurie, che non avevano futuro.
Da destra le veline di Berlusconi Bondi e Bonaiuti dicono che Obama assomiglia al Cavaliere. Lui poi, con il suo inarrivabile talento per l'avanspettacolo, rincara la dose dicendo che quando incontrerà Obama gli consiglierà, perchè è più anziano e dunque più saggio, come si governa.
Sono certo che il Presidente neoeletto stia aspettando con impazienza la lectio berlusconica sull'arte del governo.
Ho visto una vignetta con uno scambio di battute, dove il legame fra Berlusconi e Obama si riduceva al fatto che entrambi bevono il caffè e usano il dopobarba. Perfetta.
Come sempre i politici italiani sfruttano le elezioni di altri paesi, in particolare quelle americane, per farsi propaganda.
Penosi e ridicoli. Almeno i leghisti restano coerenti con la loro truce e volgare impostazione razzista, Obama non gli piace.
Il vero insegnamento che la casta dovrebbe trarre dalle elezioni USA, al di là di entusiasmi eccessivi e strumentali, è che in America si fa largo il nuovo, anche anagraficamente parlando, mentre qui il tanfo del vecchiume, la gerontocrazia inetta e corrotta domina, e non si vede la possibilità che sia tolta di mezzo.
Tornando a Obama, e adesso? Adesso per il nuovo Presidente arriva una sfida durissima e qui si vedrà quanto vale.
Il mentecatto texano Bush gli lascia infatti alcune polpette avvelenate; per esempio la disoccupazione di massa, per esempio un pesante deficit dell'erario federale, svuotato da tagli alle tasse irrazionali e iniqui (difatti ne hanno beneficiato solo le elites sociali) e dalla guerra in Iraq.
Per Obama non sarà affatto semplice far quadrare i conti; ha puntato molto sul rilancio delle politiche sociali (nel campo sanitario, dell'istruzione e del sostegno alla disoccupazione), ma di quali risorse potrà realisticamente disporre?
Altro regalino, la crisi delle borse e delle istituzioni finanziarie che hanno obbligato Washington a bloccare centinaia di miliardi di dollari per evitare il crollo del sistema del credito.
A questo proposito bisogna sottolineare, e non mi pare che molti lo abbiano fatto, che cinesi e indiani hanno dato una robusta mano a sostenere tali interventi con acquisti di titoli pubblici americani.
Perciò gli USA sono esposti con le due principali potenze emergenti, che presumibilmente cercheranno di condizionarne la politica.
Sempre grazie ai Repubblicani, Obama si troverà poi a muoversi in quadro di relazioni internazionali molto deteriorato.
E' deteriorato in Medio Oriente, dove vi sono spine nel fianco come l'Afghanistan, l'Iraq, la Palestina e l'Iran, è critico nell'est Europa dove è rinata la tensione con la Russia, a causa del progetto dello scudo spaziale e della guerra estiva in Georgia.
Anche con noi europei i rapporti non sono così idilliaci; il militarismo avventurista di Bush ha creato critiche e malumori, soprattutto nell'opinione pubblica che adesso inizia a chiedersi cosa cambierà nella politica estera americana.
In Africa date le sue origini si spera in un sostegno allo sviluppo più continuo ed energico. Difficile dire cosa farà, ma è inutile attendersi grandi sconvolgimenti.
Questo secondo me è un altro punto fondamentale. Obama è talmente innovativo che ovunque ci si aspetta qualcosa da lui.
L'associazione mentale fra lui e Kennedy è istantanea e senz'altro avrà il suo bel daffare. Comunque vada, per il momento viva Obama.

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venerdì 31 ottobre 2008

Un governo tutto chiacchere e manganello

Dalle parole ai fatti; Berlusconi aveva minacciato, l'altro ieri qualcuno a Roma ha agito aggredendo gli studenti che manifestavano contro i tagli alla scuola.
I neofascisti, da quando il Centrodestra ha vinto le elezioni, si sono ringalluzziti perchè si sentono le spalle coperte e stanno passando all'azione con baldanza sempre maggiore.
La polizia, come è stato provato, è rimasta con le mani in mano per dieci minuti buoni prima di intervenire.
Il famoso furgone pieno di spranghe è arrivato in una zona interdetta al traffico perchè le forze dell'ordine lo hanno fatto passare. Si è visto persino un poliziotto parlare in tono confidenziale con uno dei capi. Lo squadrismo a supporto dell'ordine pubblico, sono i corsi e ricorsi della storia.
Nei primi anni 20 i politici liberal-conservatori davano il via libera alle squadre fasciste contro i contadini e gli operai, ritenendo di poterle usare per neutralizzare la spinta riformatrice che proveniva dalle classi popolari. Oggi si compie un'operazione simile e va anche sottolineata un'altra coincidenza.
Il primo quinquennio berlusconiano si era aperto con le violenze del G8 di Genova, innescate dai Black Bloc piovuti da mezza Europa con il beneplacito delle autorità, che speravano che mettessero tutto a soqquadro come è puntualmente avvenuto.
A quel punto la polizia ha avuto l'alibi per intervenire, rendendosi responsabile dei fatti della Diaz e della caserma di Bolzaneto (oggetto di condanne in sede penale) mentre il governo accusava la sinistra di comportamento eversivo.
Il secondo quinquennio berlusconiano si apre con un'altra azione repressiva; dopo gli scontri di piazza Maroni, l'esecutore delle istruzioni berlusconiane, ha promesso che chi occupa verrà denunciato, mentre la grancassa mediatica del Cavaliere ha il coraggio di sostenere che i disordini di Roma sono stati provocati dalla sinistra, contro le evidenze contrarie portate dalla tecnologia, dai cellulari e dalle telecamere.
La tecnologia non mente, riporta in presa diretta l'accaduto, chi ci governa invece mente; d'altra parte non sta facendo altro che utilizzare un vecchio sistema, una tattica mista fatta di repressione e delegittimazione.
E' una disinformatjia molto efficace, poggia su media del tutto allineati al nuovo corso; i fatti sono manipolati a beneficio del padrone del vapore.
Così, sembra che tutti gli istituti e le università siano occupate da facinorosi che picchettano a oltranza le entrate, rendendo impossibile il normale svolgimento delle attività.
L'altro giorno gli inviati del TG5 a Roma e a Bari sono entrati nelle facoltà, microfono alla mano, a caccia di prove delle illegittime e violente occupazioni.
Invece hanno trovato ragazzi nelle aule studio, dediti alle loro normali attività, i quali garantivano che tutto era normale e che ognuno sceglieva liberamente cosa fare.
Ma i solerti inviati non demordevano e con domande tendenziose cercavano di far dire cose diverse agli studenti che però non hanno abboccato. Uno spettacolo patetico.
Non si vuole certo negare che l'agitazione nelle scuole ha provocato dei momenti di interruzione della didattica (d'altra parte molti insegnanti nei giorni scorsi hanno scioperato), ma da questo a sostenere che tutto è bloccato e che la sinistra radicale tiene in ostaggio la scuola italiana ce ne corre.
Anche perchè questa non è la protesta della sinistra, è la protesta di chi a scuola ci lavora o ci studia ed è semplicemente e legittimamente preoccupato del futuro, con buona pace delle chiacchere propagandistiche del governo e delle tivù.

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mercoledì 29 ottobre 2008

Obama, un presidente afroamericano fa paura?


Obama sicuro vincente delle prossime presidenziali?
I numeri girano vorticosamente ma quasi tutti i sondaggi dicono che non c'è più storia, Mc Cain andrà a casa; non ne sono così convinto.
E' vero, il senatore di Chicago è riuscito a compattare la base dei Democratici che si era divisa in modo lacerante fra lui e Hillary, quando alle primarie si affrontavano senza esclusione di colpi con un certo danno d'immagine per entrambi.
I network informativi si sono pronunciati a suo favore; ha messo in piedi una macchina elettorale formidabile, ha suscitato interessi ed entusiasmi che oltreatlantico non si vedevano da un pezzo, come testimonia l'incremento di iscritti ai seggi che si è avuto negli ultimi giorni.
C'è da scommettere che i giovani voteranno in massa per lui, come i neri e anche una parte significativa della Middle Class, messa KO da una crisi economica su cui il Partito Repubblicano porta nette e pesanti responsabilità.
Se per aiutarlo a vincere non basta il disastro che stiamo vedendo (e che sta arrivando come un'onda anomala anche da noi), che cosa può?
Però c'è quest'intervista sul sito di Repubblica fatta a un amabile personaggio, mr. Black (ironia della sorte), ovvero il nuovo leader del Ku Klux Klan, di cui riporto alcuni stralci.
"Non è immaginabile che la nazione più potente del mondo, la guida dell'Occidente, possa essere comandata da un afroamericano radicale, legato ai terroristi che bombardarono il Pentagono. Da un uomo che ogni domenica per vent'anni ha ascoltato il suo pastore chiedere che Dio dannasse l'America".
Invettive sgangherate e toni apocalittici consueti per un razzista, o suprematista bianco come si preferisce dire oggi, che fanno il paio con quelle di alcuni supporters di Mc Cain che lo accusano di essere un criptomarxista.
E' il solito ammasso confuso e grossolano di slogan, i soliti spettri agitati davanti all'opinione pubblica per suscitare paura. Qualcuno ci crederà.
Tutto ciò comunque si salda alla critica, ammantata di rispettabilità perchè proviene dall'entourage del suo avversario, che Obama è un socialista e quindi pericoloso per il benessere degli americani, i quali invece sono stati portati alla frutta dal feticcio ideologico liberista dei repubblicani.
Ancora:
"La minaccia rappresentata da Obama ci fa crescere settimana dopo settimana da mesi, la gente bianca sta mettendo fuori la testa, esce dal bosco in cui si era rifugiata".
E poi:
"Non è ancora detto che Barack Obama verrà eletto: nel Paese c'è un forte sentimento razziale che non si legge nei sondaggi, che corre sotto traccia, che potrebbe emergere come una sorpresa il 4 novembre."
Ecco il punto, l'unico nel delirium tremens di questo personaggio, che condivido. Obama è afroamericano.
Gli Stati Uniti sono abbastanza maturi per eleggere un Presidente di colore? O è ancora viva la sindrome dell'uomo nero a pesare come un handicap sulla ripartizione dei consensi?
Qualche brutto segnale lo si è visto, a cominciare dal progetto di attentato a Obama che i poliziotti federali hanno sventato con l'arresto di due frilletti neonazisti.
Era un piano grottesco degno di un noir dei fratelli Cohen (tipo Fargo o Burn After Reading), ma indica un movimento di pancia di alcuni settori della società americana che dagli anni 60 ad oggi non è mai cessato.
Certo, è da ammirare la saggezza dei media statunitensi, che non hanno mai voluto dare enfasi a questi rischi: i giornalisti di casa nostra, che sfruttano senza scrupolo alcuno tutte le suggestioni della cronaca, avrebbero di che meditare (se avessero conservato un minimo di etica professionale).
Ma e' un clima presente, e con esso Obama in caso di vittoria dovrà sempre confrontarsi. Dalla sindrome dell'uomo nero a quella di Kennedy, ma questa volta vogliamo un finale completamente diverso.

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venerdì 24 ottobre 2008

Berlusconi e diritto di critica, cortocircuito permanente


Il nanetto di Arcore ha minacciato di usare la forza contro gli studenti di ogni ordine e grado in rivolta contro il progetto di riforma dell'istruzione.
Poi ha fatto dietrofront alla sua maniera, dicendo che era stato frainteso. Come al solito nessuno lo capisce, poveretto.
Certo, corre una bella differenza fra il dire che avrebbe dato istruzioni dettagliate al suo ministro dell'interno (degradato a mero esecutore della volontà imperiale) per impedire le occupazioni e le manifestazioni di protesta e dire, come ha fatto dopo, che si riferiva solo a un'opera di convincimento verso i ribelli. Ma tant'è, di faccia tosta ne ha da vendere.
In quella conferenza stampa era visibilmente irritato, per non dire incazzato; poi senz'altro qualcuno dietro le quinte gli ha fatto capire che era meglio venire a più miti consigli.
Sicuramente Berlusconi teme questa protesta, che non è animata dai soliti manipoli della sinistra radicale come sostiene, ma è invece assolutamente trasversale; parte dagli studenti, passa per i genitori, coinvolge diversi insegnanti e rettori, non tiene conto delle tradizionali divisioni politiche.
E' un primo segnale di movimento dell'opinione pubblica, quella che secondo la grancassa mediatica del Cavaliere ha un consenso granitico nei suoi confronti.
Ammesso che le percentuali dei vari sondaggi siano attendibili, ciò dipende dalla cattiva qualità dell'informazione italiana, asservita sempre di più al potere.
Vale la pena di ricordare che nella classifica mondiale sulla libertà di stampa ci troviamo in fondo alla graduatoria, non in cima. L'italiano medio è disinformato, non ha una chiara percezione dei problemi.
Ma quando riesce ad averla si ribella, e questo è il caso dello sciagurato progetto Gelmini che, esclusa ogni considerazione di tipo tecnico, prevede un taglio mostruoso di finanziamenti (oltre 8 mld di euro) e già solo per questo è da bocciare.
Il Cavalier Fracassa quindi ha paura che finisca l'incantesimo, l'illusione creata ad arte che sta governando bene. Ma non solo.
L'estrazione di Berlusconi è quella del capo azienda abituato, da una vita, a dare direttive che gli altri devono eseguire. L'obiezione, la critica, lo mette in forte crisi e provoca reazioni rabbiose.
Questo esercizio della potestà imprenditoriale Berlusconi lo ha trasferito in politica come un riflesso condizionato.
Forza Italia viene gestita come un'azienda; chi ha mai avuto notizia di congressi o di minoranze interne che dissentono dalla linea del leader?
Perfino la decisione di fondare il PDL l'ha presa da solo, come si fa quando si costituisce una nuova ditta e in questa avventura poi ha cooptato i parvenus di Alleanza Nazionale, un pò con le minacce e un pò con le lusinghe.
Un dibattito interno, un congresso straordinario, un vertice fra leader delle parti interessate dal progetto, che sarebbe la normalità democratica, tutto ciò è lontano anni luce dal Berlusconismo.
Anche lo Stato finisce per essere gestito in modo aziendalista: viene degradato inevitabilmente a semplice macchina produttrice di decisioni del capo, che sono messe in opera a colpi di decreto e supportano l'illusione mediatica del governo del fare.
Il Parlamento finisce spesso per essere scavalcato e anche i passaggi più importanti e delicati, come la riforma della scuola, sono condotti senza coinvolgere o perlomeno ascoltare preliminarmente le parti interessate, genitori, studenti, corpo docente.
Un aspetto deleterio del Berlusconismo è proprio questo mix velenoso fra approccio aziendalista, autoritarismo e paternalismo di vecchio stampo.
Il governo viene inteso come un consiglio d'amministrazione o un consilium principis che deve ratificare la volontà del capo.
Le istituzioni vengono marginalizzate o trattate con disprezzo per appellarsi direttamente al popolo, come insegna il grezzo discorso del predellino.
In simili circostanze il popolo vien bene; quando però viene mobilitato da altri, si cerca di zittirlo con la minaccia di botte e denunce. Usato e messo da parte.

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martedì 21 ottobre 2008

L'ipocrisia leghista sull'Ombralonga


l'Ombralonga era partita male, con tutte le polemiche prima dell'evento, ed è finita peggio: un morto, travolto da un treno mentre Domenica sera dormiva troppo vicino ai binari della stazione di Paese. Solo 24 anni.
Se si era appisolato in quella posizione così pericolosa evidentemente aveva carburato bene, come l'amico che si trovava con lui.
Stando a quanto ha dichiarato è stato svegliato dai soccorritori a tragedia avvenuta, non si era accorto di nulla! Aveva carburato bene anche lui.
Quello che mi disturba di più è l'ipocrisia della Lega, che con l'Ombralonga gioca a nascondino.
I leghisti hanno sempre sostenuto questa manifestazione, nonostante dicano che da anni non concedono più il patrocinio.
Gentilini in particolare, patrocinio o meno, l'ha sempre difesa, sostenendo che i suoi giovani hanno diritto a una giornata di festa, esattamente come i suoi cittadini, nella singolare concezione proprietaria del popolo sostenuta dallo sceriffo, hanno diritto alla sicurezza. I cittadini, i giovani, è tutto suo.
La verità è che a Gentilini e compagnia l'Ombralonga è sempre andata bene; prima di tutto perchè si sono ingraziati gli esercenti di Treviso, che con l'Ombralonga fanno buoni affari (e si mormora che qualcuno sfrutta l'occasione per dare fondo alle scorte del vino peggiore).
In secondo luogo perchè l'Ombralonga, in base alla retorica popolaresca e sempliciona della Lega, è una festa che recupera le tradizioni enogastronomiche più genuine dei trevisani.
Tutto serve e tutto fa brodo, in quest'epoca dove viviamo con la sindrome dell'accerchiamento, per illudersi di recuperare delle tradizioni (ma quali poi) e definire o ridefinire la propria identità.
Comunque stiano le cose, ogni anno è soprattutto la parte eno a predominare su quella gastronomica: gente che vomita, che crolla per terra, che piscia negli angoli e nei portoni, che fa baccano.
Servizio d'ordine sempre più numeroso per prevenire i probabili tafferugli, patenti ritirate, onerose cauzioni imposte a bar e ristoranti (ma i guadagni compensano abbondantemente il rischio).
Così l'immagine di Treviso esportata in tutta Italia è di fatto quella della città degli allegri beoni, dove si può trincare il vino alla canna tutti insieme o copulare nella pubblica via (com'è avvenuto quest'anno).
Ma il giocattolo col passare del tempo è sfuggito al controllo degli amministratori; troppo casino, c'è molta gente che si lamenta e di questi tempi, con le cronache piene di fattacci legati alla cultura dello sballo, non è pagante incentivare una manifestazione che porta alle sbornie collettive.
Adesso, grazie a questa tragedia la Lega ha trovato il modo per scaricare definitivamente l'Ombralonga.
Il sindaco Gobbo dice che forse non si farà più e persino Gentilini, ultimo strenuo difensore nella trincea degli sbevazzoni, ha tirato i remi in barca.
Con un'impareggiabile sceneggiata, qualche giorno prima dell'inizio ha dichiarato davanti alle telecamere che siccome la festa è stata turlupinata dai suoi colleghi di giunta, non ci sarebbe andato neanche lui.
Strano ragionamento, se la condividi invece dovresti andarci per sostenerla, o no?
E' il solito vecchio trombone.

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giovedì 16 ottobre 2008

Frodi alimentari cinesi: a chi facciamo la predica?


Le forze dell'ordine a Napoli hanno sequestrato prodotti alimentari cinesi, importati clandestinamente perchè non in regola con le normative europee sui requisiti richiesti. Fra questi una partita del famoso latte alla melamina.
Da tempo è in corso una campagna di stampa contro la Cina, accusata di immettere in commercio prodotti non a norma, o addirittura gravemente nocivi per la salute dei consumatori.
C'è stato il caso dei giocattoli prodotti con la plastica tossica, quello delle scarpe contenenti sostanze proibite e così via.
In ognuno di questi episodi è intervenuto il politico di turno, in quest'ultimo il ministro Zaia, a lanciare filippiche contro i cinesi e a rassicurare i cittadini sulla sicurezza dei prodotti che compriamo ogni giorno, a cui la stampa ha dato ampio risalto.
I controlli sono ferrei, ci dicono, e faremo di tutto per garantire la qualità di quello che si consuma ogni giorno.
Ma chi ci crede? E soprattutto con che coraggio ce la prendiamo con i cinesi? Anche le produzioni italiane spesso sono finite nell'occhio del ciclone.
E' solo di qualche settimana fa la scoperta che alcune aziende lombarde ed emiliane, subfornitrici di nomi importanti come Galbani e Granarolo, compravano prodotti avariati (fra cui formaggi conditi con la merda di topo) e li lavoravano, mischiandoli a prodotti freschi, per rivenderli in una partita di giro a costi ribassati alle stesse Galbani e Granarolo.
E la mitica Galbani ha fatto un'altra pessima figura quando si è scoperto, qualche giorno fa, che nel deposito di Perugia ai prodotti scaduti si cancellava la data di scadenza per piazzarli sul mercato. E meno male che vuol dire fiducia...
Se si va a leggere il comunicato dell'azienda nel suo sito, si ha la chiara sensazione di essere presi per i fondelli.
La linea ufficiale è, come sempre, che non sapevano e che sono intervenuti per far cessare i comportamenti illeciti.
Mi ricorda le giustificazioni delle grandi multinazionali dell'abbigliamento come Benetton o Nike, che sostengono di non sapere che i loro terzisti asiatici sfruttano la manodopera infantile.
E poi ci siamo dimenticati lo scandalo di un paio d'anni fa sull'ovoprodotto, anche questo marcito e pieno di vermi, che sempre i soliti subfornitori spregiudicati lavoravano per rivenderlo alle aziende alimentari?
Cosa c'è nel saccottino o nei biscotti che mangiamo alla mattina? Quali sono le politiche dei grossisti o delle direzioni acquisti delle grandi aziende? E poi ci preoccupiamo per quello che arriva dalla Cina.
Ma la cosa peggiore forse è l'omertà strisciante che copre queste frodi alimentari tutte italiane, da parte dei media che fino ad ora hanno affrontato poco e male la questione.
Se non fosse per qualche reporter o qualche giornale ficcanaso come Repubblica, il silenzio sul problema sarebbe assordante. Qui prodest?
A proposito di Repubblica; da questo quotidiano arriva il reportage sui prodotti come formaggi, caseina etc che importatori europei, fra i quali diversi italiani, fanno arrivare da posti ameni come la solita Cina ma anche Russia e Bielorussia, aggirando i controlli doganali in triangolazioni da malditesta. Le tivù non ne hanno parlato.
Il problema delle frodi alimentari va ben al di là della Cina, ci riguarda da vicino. Riguarda in primo luogo l'Italia, paese con una forte inclinazione alle truffe ai consumatori, che vanta precedenti funesti come il caso del vino al metanolo, che ha fatto morire o menomato diverse persone.
Riguarda l'Europa dove ha avuto origine il dramma della BSE, altrimenti detto morbo della mucca pazza; certi fenomeni vi sono un pò ovunque.
Ad esempio si spaccia per made in Italy ciò che non lo è, come l'olio di semi corretto alla clorofilla e spacciato per extravergine che è stato scoperto sul mercato inglese. Anche loro...
E' un problema di etica, materia difficile sulla quale, e spiace molto dirlo, noi occidentali con la nostra civiltà in declino non possiamo più dare lezioni a nessuno.
Quindi anche ai cinesi, più o meno fanno quello che facciamo noi.

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lunedì 13 ottobre 2008

Italia-Bulgaria, figuraccia nera e italiana


Basta minimizzare, come hanno fatto Abete e quei politici che, dopo la pessima figura a Sofia, hanno detto che si tratta dei soliti quattro idioti.
Che siano idioti è fuori discussione, che siano invece una piccolissima minoranza è tutto da vedere.
Da anni assistiamo allo scaricabarile da parte del calcio professionistico; tutti quanti, dirigenti allenatori e calciatori ci ripetono, come un disco rotto, che certi personaggi non hanno niente a che vedere con il calcio. Gli fanno eco i politici, che a loro volta cercano di sterilizzare l'evidente matrice politica di certi episodi, fino a rasentare il comico, come l'esponente del centrodestra che oggi dichiarava che gli ultras sono di destra, sinistra e di centro. Esistono anche i teppisti di area UDC?
Si può trattare di pestaggi e agguati mortali per la strada (come a Verona) o di tafferugli e cori nazifascisti intonati nelle curve, ma la parola d'ordine è sempre minimizzare, fare finta di niente anche se il fenomeno peggiora sempre di più e arriva a toccare la nazionale.
La smettano, perchè in realtà la nuova eversione nasce proprio dai tifosi, dalla curva che da tempo è diventata il bacino di reclutamento preferito da capi e capetti dell'estrema destra.
La colpa della parte "rispettabile" del movimento calcistico è stata quella di non aver mai fatto niente per isolare le squadracce e i gruppi più estremisti, o per pavidità o per calcolo.
La destra invece ha cavalcato con toni ossessivi e a volte parossistici la questione della sicurezza.
E negli ultimi anni ha cercato di rivisitare la storia nazionale parificando le ragioni di chi fece la Resistenza con chi invece si schierò dall'altra parte, atto finale di uno sdoganamento da cui gli scarafaggi neofascisti traggono la loro legittimazione morale e politica. Ultimo in ordine di tempo, da questo punto di vista, La Russa con la sua polemica che lo ha opposto a Fini.
Quel La Russa che ieri ha bollato gli incidenti di Sofia come atti inqualificabili. Per una volta ha ragione Storace, che gli ricorda che da giovane anche lui intonava certi cori.
Non solo hanno alimentato un clima infame nel paese, ma sono pure dei grandi ipocriti.

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giovedì 9 ottobre 2008

Il governo del fare (porcherie)


Berlusconi e la sua ghenga non hanno più freni; adesso viene fuori che avevano tentato di salvare i bancarottari come Tanzi e Cragnotti nascondendo la solita norma ad personam in mezzo a un decreto, quello per Alitalia.
Una norma che limitava l'imputabilità dei dirigenti delle società in crisi, sottoposte alla procedura fallimentare, solo nel caso di vero e proprio fallimento.
Per fortuna si è messo di mezzo uno dei soliti disturbatori della quiete pubblica, Milena Gabanelli di Report, e il bubbone è scoppiato.
Tremonti ha dichiarato che se passa quell'articolo si dimette. Bella sceneggiata, se consideriamo che il provvedimento, di fine Agosto, porta anche la sua firma. Detto e fatto, articolo ritirato, ma la figuraccia è fatta.
Naturalmente è una figuraccia evidente per chi la vuole vedere, in questo paese dove l'opinione pubblica è narcotizzata.
Proprio nel momento in cui in altre parti del mondo si pensa di processare i managers responsabili dei fallimenti delle banche, da noi questo governo di suini tenta di garantire l'impunità ai bancarottari . C'è sempre un lodo pronto per gli amici e gli amici degli amici...

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mercoledì 8 ottobre 2008

Il governo del fare (cazzate)


Anche chi detesta Berlusconi come il sottoscritto lo deve ammettere: è proprio bravo. Da quando ha vinto le elezioni si è confermato un fuoriclasse della comunicazione. Altro che Veltroni, sempre più patetico e inadeguato.
Bella forza, potrebbe dire qualcuno, ha in mano gran parte del sistema televisivo ed editoriale, sarebbero capaci tutti.
No, il nanetto di Arcore ci mette anche del suo, quella naturale abilità a trasmettere sogni, a comunicare incantando e facendo interiorizzare all'opinione pubblica le sue posizioni, quella capacità di persuasione che appartiene ai migliori venditori.
Non è detto però che dietro un grande venditore ci sia anche necessariamente un grande prodotto; ci si può trovare rifilata una bella patacca.
Così il nostro Berlusca è riuscito a far credere al popolo che sta governando, che si sta impegnando a fondo per risollevare l'Italia dai suoi guai, all'insegna della milanese operosità, del ghe pensi mi che ha sempre sbandierato da quando è "sceso in campo" nei primi anni 90.
Rialzati, Italia! recitava un suo slogan elettorale... Peccato che anche lui, in cinque anni di sgoverno, ci avesse messo del suo per atterrarla... Ma l'elettorato si è dimenticato di questa semplice verità, l'elettorato dimentica tutto, anche quello che è successo cinque minuti fa.
Il messaggio che passa, grazie a un sistema di media sempre più asserviti al potere, è che questo è il governo del fare, contrapposto al precedente che invece era quello delle chiacchere e dei litigi. Ma cosa sta facendo il governo Berlusconi, in fin dei conti?
Passando in rassegna le ultime mosse viene fuori una Caporetto; ha fatto un accordo con Gheddafi sulla famosa autostrada costiera che ci costerà, pare, 5 mld di euro con la contropartita che non sarebbero più arrivati clandestini. Risultato: ne arrivano più di prima.
La trattativa su Alitalia ha partorito un pateracchio allucinante; il salvataggio verrà pagato da noi contribuenti e ci costerà almeno 3,5 mld di euro, senza allontanare il sospetto che fra qualche tempo alla fine Alitalia sarà ceduta a un gruppo straniero, magari Air France.
La cosiddetta cordata dei coraggiosi tanto coraggiosa non lo è, perchè non rischia niente e per giunta si è portata a casa il prezzo migliore, visto che la diligence su Alitalia è stata fatta da una banca dei Benetton, che figurano fra gli acquirenti.
E lasciamo perdere il fatto che fra questi ci sono anche pregiudicati come Gavio e Ligresti, perchè gli italiocchi non hanno il palato abbastanza fino per disgustarsi di questo.
Il nano di Arcore ha raccontato che la sicurezza sarebbe stata una priorità, ma a sentire La Russa, uno dei suoi, mancano i quattrini e la preparazione dei militari dispiegati, oltrechè dei Carabinieri, è insufficiente: allarme rosso.
In effetti anche la Polizia protesta da anni per le carenze sempre più gravi nei finanziamenti, in maniera bipartisan: sia che governi Prodi, sia che governi Berlusconi.
Ma i media ne parlano poco e male, e non dicono niente sulla situazione tragica di diverse procure, che non hanno i soldi per riparare le auto di servizio o comprare la cancelleria. E poi questi ci parlano di promuovere legalità e sicurezza...
L'unica cosa che hanno saputo promuovere di fatto è stato un risveglio della xenofobia, con i pestaggi per strada come a Parma e a Roma, o dare ai sindaci un potere d'ordinanza che hanno dimostrato di non saper gestire con quella cosa elementare chiamata buon senso, come quando si da una pistola in mano a un bambino.
Si parla di federalismo, ma intanto è stata confermata la vecchia prassi di ripianare il dissesto di comuni come Catania gestito per anni da Scapagnini, uno dei medici di Berlusconi: 140 ml di euro e la Lega zitta.
Il centrodestra si vantava di aver risolto il problema della monezza a Napoli ma in realtà è così? Impossibile saperlo, nessun Tiggì va a vedere.
Si parla di Napoli solo per dire che Berlusconi ci va per verificare l'andamento del progetto, ma nessuno nella stampa verifica a sua volta che il piano discariche marci davvero.
Ma soprattutto Parlamento ed esecutivo sono stati distratti, come al solito, dalle grane personali del nostro cavalier Fracassa o comunque da questioni non prioritarie, mentre i salotti televisivi come quello di Vespa ospitavano il Cavaliere dando risalto ai suoi siparietti. Ormai i programmi cosiddetti di informazione politica servono solo a questo.
L'economia, che figura come la principale preoccupazione degli italiani, è scomparsa dall'agenda politica.
Solo oggi il governo si riunirà per pianificare qualche intervento di risposta alla recessione in atto. Solo oggi. Benarrivati.
Fino a ieri infatti erano tutti troppo impegnati a discutere del lodo Alfano, del conflitto fra politica e magistratura, di Alitalia (questione che poteva già essere chiusa nel 2007 a costo zero per il paese), perfino della legge elettorale per le europee.
Sembra che Berlusconi governi, ma in realtà fa cazzate.

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lunedì 6 ottobre 2008

Crisi delle borse, crolla la fede neoliberista


I soldi non sono niente, dichiara Ratzinger nel commentare gli scivoloni delle borse mondiali degli ultimi giorni, solo la parola di Dio conta.
Già, lo andasse a raccontare ai risparmiatori di mezzo mondo che hanno visto ridursi a zero risparmi e investimenti, o ai dipendenti della Lehman o della Wamu che da un giorno all'altro sono stati sbattuti in strada con il classico cartone fra le braccia.
Oppure, venendo alle magagne di casa nostra, lo dicesse ai sindaci dei comuni che hanno spericolatamente investito in titoli "junk", magari dopo aver alienato i beni dell'ente come si appresta a fare Tosi a Verona, l'ultimo della serie.
Amministratori arruffoni, che si sono formati con qualche Bignami sugli investimenti e si sono lanciati in operazioni di borsa come un qualunque privato, perchè così facevano tutti negli anni delle speculazioni pazze.
Con la differenza che mentre un privato rischia di tasca propria, costoro hanno rischiato con i soldi dei contribuenti...
E hanno perso, per loro fortuna nel silenzio dei media, che almeno per ora non si sono accorti (o hanno finto di non accorgersi) di questo risvolto della questione.
Lo andasse un pò a dire, il solerte guardiano della spiritualità dell'occidente, alle imprese che già da anni navigano nelle acque agitate della globalizzazione e che adesso faranno i conti con nuove difficoltà di finanziamento, o alle famiglie che stanno subendo l'ennesimo rialzo della rata del mutuo.
I soldi non sono niente di fronte a Dio ma servono per far girare questo mondo, a meno che non si voglia resuscitare l'economia curtense. Tutto sta nel capire come far funzionare il meccanismo, e non è semplice.
Il capitalismo postmoderno e globalizzato non aveva più avversari all'esterno, tutti i nemici erano defunti da tempo, a cominciare dal Comunismo.
Non aveva neanche da temere un nichilista qualunque, un Tyler Durden con il detonatore in mano, pronto a far saltare in aria i grattacieli delle banche e delle assicurazioni in un'apocalisse catartica. Il consenso verso il sistema era pressochè indiscusso.
Però c'era ancora un nemico al suo interno e alla fine ha colpito duramente; deflagra tutto, si bruciano quantità astronomiche di denaro nell'arco di una sola giornata.
Deflagra anche il centro nevralgico dell'economia di mercato, la società per azioni quale si era configurata nell'ultimo ventennio.
Comunque vada a finire questa crisi drammatica, quando l'ottovolante dei mercati finanziari si fermerà ne usciranno a pezzi anche le dottrine neoliberiste, che hanno rivelato tutta la loro inadeguatezza e pericolosità. Ma erano poi così neo queste dottrine?
E' dalla fine del XVIII secolo che una parte degli economisti sostiene che bisogna lasciar fare al mercato, senza lacci e laccioli da parte delle istituzioni pubbliche che hanno il solo effetto di impedire lo sviluppo e l'arricchimento complessivo della società, che prima o poi arriva in un effetto a cascata.
In realtà, le società occidentali non si sono affatto arricchite, la distribuzione dei dividendi si è fermata nelle elites, e se non si erige qualche steccato i risultati sono quelli che vediamo, la catastrofe.
La crisi inizia negli Stati Uniti, a causa della deregulation scriteriata delle gestioni finanziarie promossa da Bush durante i suoi due mandati.
Ma parte da più lontano, dalla metà degli anni 80 quando il Liberismo classico, con la sua fede nelle virtù salvifiche del mercato, viene rielaborato e trova sponde politiche sensibili, prima di tutto nel Reaganismo e nel Tatcherismo.
Adesso bisogna raccogliere i cocci; uno degli aspetti più sconcertanti di questa crisi è che nessuno pare avere un'idea chiara del che fare, nè al livello dei governi, nè a quello degli economisti e degli analisti.
Il Liberismo ha fallito, ma nemmeno gli schemi keynesiani, stante la forte interpendenza delle economie, sono proponibili.
Lo stato nazionale da solo non ce la può fare, non può adottare misure efficaci, che vadano al di là di meri provvedimenti emergenziali come il salvataggio degli istituti in difficoltà o la copertura dei depositi bancari.
In attesa di strumenti nuovi, se non altro si è capito (o così dovrebbe essere) che certe teorie economiche sono fasulle, come il castello di carte della finanza internazionale che è crollato.

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martedì 16 settembre 2008

Sì alla moschea a Treviso


Premessa: è difficile per un laico prendere le parti dell'Islam. E' difficile perchè l'Islam è una cultura che fin dalle origini ha permeato, nella sua logica totalizzante, tutta la vita delle comunità che l'hanno abbracciato, fondendo assieme religione e politica, precetti religiosi, norme giuridiche e regole sociali, condizionando completamente l'esistenza quotidiana dell'individuo.
Si potrà obiettare che non tutto il mondo islamico è così, che c'è Islam e Islam, però questa tendenza è un dato di fatto.
Come è un dato di fatto che, terrorismo a parte, proprio da paesi importanti di fede islamica oggi vengono minacce significative alla stabilità internazionale (Iran e Pakistan per esempio).
Quindi per un laico, che crede nella libertà, nell'autonomia del singolo e della società rispetto alle fedi religiose, non è semplice.
Ma a Treviso si sta facendo un'operazione vergognosa; il no alla moschea di Gentilini, che si è fatto paladino della lotta del Veneto cristiano contro l'Islam con toni sempre più grotteschi e truculenti, è contrario ai principi fondamentali della democrazia e controproducente.
La Costituzione vigente (quella italiana, non quella della Padania) tutela la libertà di religione come declinazione della più generale libertà della persona.
Ne consegue che anche i Comuni devono rispettare tale principio costituzionale, e non possono ignorare o fare muro verso la legittima richiesta di una comunità di avere luoghi di culto e di espressione culturale. Anche se si tratta di gruppi islamici.
A maggior ragione questo è vero e giusto oggi, in una società che, piaccia o no, è già multietnica e quindi multiculturale.
Anche il Veneto, in quanto microcosmo della comunità nazionale ed europea ormai è multiculturale; l'antica civiltà contadina analfabeta e devota al Cristo e alla Madonna è scomparsa, consegnata ai libri di storia.
Come è scomparsa la DC, la balena portavoce, fra gli anni 50 e 80, di quel Veneto che più per tradizione e opportunismo che per fede realmente sentita si professava cattolico.
In Veneto e anche nella mia Treviso vivono spalla a spalla cristiani e musulmani, credenti e non credenti.
Dire, come i leghisti e i bravi cittadini intervistati per strada "che vadano a pregare a casa loro" non ha senso, perchè in molti casi parliamo di persone che qui sono a casa loro, perchè ci vivono da molto tempo e qui hanno cresciuto i loro figli.
In questo territorio tutti lavorano e pagano le tasse e perciò hanno gli stessi diritti (oltrechè gli stessi doveri).
Stabilire una separazione, un regime di diritti limitati per qualcuno, una sorta di apartheid in salsa padana non solo è discriminatorio, ma è anche dannoso.
Si alimentano tensioni di cui non c'è bisogno. E' il modo migliore per spingere nell'isolamento interi gruppi di persone, e proprio da tali ambienti come si sa può emergere l'estremismo. Genty e i suoi crociati padani vogliono forse portarci allo scontro di civiltà?
Parrebbe di sì, visto che in una recente apparizione pubblica ha invocato S. Liberale, patrono di Treviso, per proteggerci dall'orda musulmana e in un'intervista si è vantato di aver fatto fare alla città una svolta  - a 160 gradi - (?)
Lo sceriffo non va molto d'accordo con la lingua italiana ed è un ometto di scarsa cultura, ma i conti della serva, per restare in sella, li sa fare.
Non vorrei però che in futuro dovessimo pagare tutti le scelte fatte dal mona di turno per accaparrarsi, nell'immediato, facili simpatie e voti.

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venerdì 12 settembre 2008

La Carfagna, le puttane e l'ipocrisia italiana


"Sepolcri imbiancati: espressione rivolta da Cristo agli scribi e ai farisei, comunemente usata per sottolineare una rivoltante ipocrisia" (Devoto - Oli, Dizionario della lingua italiana)

Già, ce ne sono parecchi in Italia; il governo di Centrodestra prosegue nelle sue iniziative "Law & Order". Adesso tocca alle puttane e ai loro clienti.
Secondo il disegno di legge di prossima presentazione in Parlamento, a firma Carfagna, le prostitute che esercitano per strada verranno arrestate e stessa sorte toccherà ai clienti, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria.
Quindi ne deriva che se la nobile professione verrà svolta privatamente, fra le cosiddette quattro mura, non ci saranno problemi.
Facciano pure ciò che vogliono, formalmente prostituirsi resta proibito, l'importante è che non si facciano vedere.
Domanda: ma allora non sarebbe meglio legalizzarla la prostituzione, seguendo l'esempio di altri paesi?
No, la prostituzione resta illecita (il Vaticano non consentirebbe) ma se si nasconde non verrà perseguita, è il messaggio ipocrita di questo governo di geni.
La prostituzione diventerà invisibile e con essa diventeranno invisibili le tante storie di sfruttamento e di violenza che le prostitute (ormai quasi tutte straniere) subiscono.
Ma i drammi umani e sociali non sfiorano l'orizzonte etico della ministra: a pochi giorni dall'insediamento, aveva affermato che non esiste un problema di discriminazione degli omosessuali in Italia.
Lo vada a dire ai gay di Roma, che ormai non hanno neanche più un problema di discriminazione, ma di sopravvivenza non appena mettono il naso fuori di casa. C'è un clima nuovo nel paese e qualcuno sta passando alle vie di fatto, si sente con le spalle coperte.
Men che meno poi sfiora l'orizzonte dei suoi colleghi del Centrodestra; anzi sono convinto che queste norme siano fatte ad hoc per salvaguardare in qualche modo il diritto di andare a puttane. Diritto di cui i politici usufruiscono ampiamente, come dimostrato poco tempo fa dal caso Mele.
Comunque stiano le cose è facile immaginare che la pressione dei papponi su di loro si farà ancora più forte, anche perchè come ha giustamente detto uno che se ne intende (un poliziotto) avranno un'arma di ricatto in più: se non fai come dico ti denuncio, dico che ti vendi per strada.
Protestano i membri delle associazioni che tentano di liberare queste ragazze dalla schiavitù; si chiedono come faranno ad avvicinarle.
Ma la protesta è inutile, questo governo ha dimostrato che intende tirare dritto mussolinianamente, fregandosene di critiche e osservazioni: i cittadini ci hanno dato un mandato, "un largo consenso" per garantire la sicurezza e così la stretta securitaria va avanti, anche se si sta riducendo a una serie di annunci e provvedimenti eclatanti, di cui è molto dubbia la logicità e l'utilità.
Difatti, è anche facile immaginare che verranno aperti tanti bordelli semi-clandestini nelle periferie, per lo scorno dei cittadini che non vogliono trans e puttane sotto casa e se le ritroveranno sul pianerottolo.
Che dire poi dei proprietari degli appartamenti? Potranno sfrattarle? Oppure diventando il domicilio una sorta di zona franca dovranno abbozzare? Domande per ora senza risposta.
Non si comprende neanche perchè sia toccato proprio alla Carfagna di fare da madrina a questo sciagurato disegno di legge. In teoria, trattandosi di una materia di pubblica sicurezza, spettava al Ministro degli Interni.
I casi sono due: o è esperta in materia, oppure dovevano pur farle fare qualcosa, per sottrarla all'immagine di inutilità, di semplice soprammobile di Palazzo Chigi che ha avuto finora.
A proposito di sepolcri imbiancati: la bella Mara ha fatto un'altra favolosa affermazione, dopo quella sui gay, dichiarando che prova orrore per chi vende il suo corpo.
Ma non era lei che mostrava culo e tette sui calendari, stimolando la libido dei maschi e anche quella ormai decisamente declinante del Berlusca che per questo l'ha voluta accanto a se?
Anche lei appartiene alla categoria.

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martedì 2 settembre 2008

Rifondazione e Farc, le relazioni pericolose


Il pc sequestrato dopo la morte di Reyes, uno dei capataz delle Farc colombiane, sta rivelando informazioni interessanti. Fra queste i rapporti con Rifondazione Comunista.
Sarebbe già stato politicamente inopportuno se vi fossero stati dei semplici contatti, ma i rifondaroli sono andati ben oltre.
Hanno stretto dei legami stabili con i guerriglieri gestiti dal responsabile esteri del partito, Mantovani, che ha cercato di giustificarsi sostenendo che Rifondazione teneva aperti i contatti solo per favorire il processo di pace e sempre alla luce del sole.
E i nomi in codice con cui si scambiavano le mail allora? Patetico.
A quanto pare invece Rifondazione ha inviato soldi per finanziare l'organizzazione e ne ha aiutato gli esponenti che per varie ragioni si trovavano in Europa. Non ha risparmiato nemmeno critiche per l'impegno di Veltroni a favore della liberazione di Ingrid Betancourt. Addirittura.
E' difficile esprimere un giudizio sulla situazione della Colombia, una delle più intricate e violente del Sudamerica.
Diseguaglianze sociali estreme generano reazioni estreme, questa è una delle materie prime della storia.
Le Farc sostengono di essere l'unica forza che si batte per i poveri della Colombia; è un fatto sotto gli occhi di tutti che in quel paese ci sono sacche di miseria, arretratezza e disperazione, che i vari governi succedutisi non hanno fatto sostanzialmente nulla per eliminarle. Garcia Marquez fra gli altri ne ha parlato molto.
Ma al di là di eventuali legittime simpatie per una causa rivoluzionaria, non si può dimenticare che le Farc sono responsabili del sequestro di centinaia di persone tenute in ostaggio in condizioni inumane, come ha ben fatto vedere il caso della Betancourt.
La quale non apparteneva all'elite governante della Colombia e non poteva ovviamente essere ritenuta responsabile di alcunchè. Anzi, per anni ha lottato per cambiare il paese con un programma all'insegna delle riforme e della giustizia sociale.
Eppure fu sequestrata, per esercitare un ricatto nei confronti delle istituzioni colombiane e per attirare l'attenzione della comunità internazionale, ma non solo.
La Betancourt dava fastidio perchè esprimeva un'opzione concorrenziale rispetto a quella delle Farc, con la differenza che lei intendeva cambiare il sistema con metodi legali, all'interno della democrazia.
Questa ferocia politica, unitamente alla totale indifferenza in tema di diritti e dignità delle persone (sono ancora qualche centinaio i prigionieri in mano alle Farc) doveva suggerire a Rifondazione maggiore freddezza verso i revolucionarios colombiani, invece dell'affettuosa corrispondenza che è venuta alla luce. Ma i comunisti non cambiano mai.
In ogni tempo e luogo hanno sempre cercato di eliminare con tutti i mezzi i movimenti e i leader non allineati.
E i comunisti italiani hanno sempre avuto relazioni indecenti o pericolose; al tempo della guerra fredda i rapporti con Mosca erano ben saldi.
Ai compagni d'oltrecortina venivano girate informazioni di ogni tipo, delineandosi così una vera attività spionistica verso una potenza avversaria, e in cambio arrivavano soldi (dollari s'intende, non rubli).
Purtroppo è una pagina della storia italiana su cui non è mai stata fatta la necessaria chiarezza; la cancellazione dei reati di illecito finanziamento del 1989, fortemente voluta anche dal PCI, e l'insabbiamento del dossier Mitrokhin hanno chiuso la questione.
Il vecchio lupo non perde il vizio, è sempre lo stesso.

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mercoledì 27 agosto 2008

Alitalia: nuova compagnia, vecchie truffe


Alla fine Berlusconi, come i bari dei film western, ha calato la sua carta truccata e ha chiuso la partita di Alitalia.
Parte il piano Fenice per la rinascita della compagnia di bandiera, la cordata tante volte evocata come nelle sedute spiritiche alla fine si è materializzata.
Bello questo piano; si prevede lo scorporo dell'azienda in due società, una Old Company (correttamente già battezzata Bad Company), dove accumulare le attività in perdita e il personale in sovrannumero.
Accanto a questa una New Company (Compagnia Aerea Italiana), dove invece raccogliere l'unica parte buona di Alitalia rimasta, ossia rotte e aerei.
Alla testa della prima verrà nominato un commissario straordinario, Augusto Fantozzi. A lui spetterà l'ingrato compito di gestire i licenziamenti e pagare i creditori.
Chissà se agirà con il piglio manageriale richiesto dalla situazione o con lo spirito tremebondo del famoso ragioniere del cinema.
Dunque, se non ho capito male la New Company nascerà libera dal fardello dei debiti, mentre la Old Company assumerà il ruolo di discarica per gli errori commessi dalla politica e dai managers che si sono succeduti in tanti anni. Una Chiaiano dei cieli.
Uno dei principi fondamentali del diritto privato, accolto e codificato da secoli in occidente, è che quando un'azienda è fallita si crea una massa (la cd. massa fallimentare), dove si concentrano gli attivi e i passivi; sulla base di questa si procede al pagamento dei creditori.
Anche in Italia era così, ma il nuovo diritto creativo di cui è artefice il centrodestra ha cambiato le regole... Fa niente...
Ma come pagherà i debiti la Old Company, visto che lì si concentrerà la parte di valore nullo delle attività di Alitalia?
Mistero, il commercialista di Palazzo Chigi, Tremonti, finora non ha chiarito. Viene però il sospetto che questo miliardo e rotti di euro di passività, dato che la Old Company - discarica resta in proprietà del Tesoro, lo paghera' pantalone con le tasse.
Facendo un conto molto a spanne, un miliardo di euro più i trecento milioni già concessi per tenere in piedi l'azienda, più, non dimentichiamolo, il miliardo e mezzo di euro che già anni fa, quando sempre Berlusca era al governo, sempre il solito Tremonti concesse per turare le falle.
Totale limitato agli ultimi sei - sette anni, circa tre miliardi di euro a carico nostro.
E il personale in esubero? Pare che finirà in qualche ente pubblico, come l'Agenzia delle Entrate, o le Poste. Ovvero sulle spalle della collettività, Matteoli lo ha detto.
Certo, il Governo non si può permettere di licenziare sic et simpliciter qualche migliaio di persone (quante? 5000? 6000? 7000?).
Sarebbe letale per la sua immagine, soprattutto adesso che si avvicina l'autunno caldo e verranno portati in piazza i malesseri di molte altre categorie aggredite dalla crisi. Air France però aveva parlato di solo 2000 esuberi.
A proposito dei francesi: si sono trasformati improvvisamente da cinici manigoldi desiderosi di affossare Alitalia a possibili stimabili partners. Sempre Matteoli lo ha detto.
Questo perchè i circa 16 imprenditori che fanno parte della cordata ovviamente pretendono che ci sia un partner industriale che si intenda di trasporto aereo, per evitare che la Fenice faccia crash subito dopo il decollo.
Alla fine quindi probabilmente sarà proprio Air France che controllerà Alitalia; tanto valeva trovare un accordo mesi fa, quando la situazione finanziaria della compagnia era meno pesante e si potevano salvare posti di lavoro in più.
D'altro canto, se questo è il piano, ad Air France va molto meglio così: compra solo la parte buona, mentre l'ipotesi iniziale era che si comprasse tutto. Un affarone.
Sì, è davvero un capolavoro questo piano Fenice. Degno dei migliori delinquenti con il pelo sullo stomaco che ci siano in Europa, i governanti del nostro disgraziato paese, Truffolandia.
Ma all'italiocco medio che gliene importa? Lui non sa. La sua maggiore preoccupazione è che Domenica prossima non si vedranno i gol della serie A in Tivù.
Ogni popolo ha il governo che merita.

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