Visualizzazione post con etichetta Chiesa cattolica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chiesa cattolica. Mostra tutti i post

martedì 13 aprile 2010

Pedofilia e Chiesa: la vecchia belva sotto spoglie d'agnello non è ancora morta

Bertone ieri ha dichiarato - la pedofilia ha un legame con l'omosessualità, non con il celibato dei preti.
E' l'ultima parte di un trittico di esternazioni raggelanti che autorevoli esponenti vaticani hanno fatto negli ultimi giorni.
Lo avevano preceduto Babini, un vescovo a riposo, secondo il quale il caso pedofilia è stato montato ad arte da un complotto sionista, è una congiura degli ebrei che sono deicidi, e padre Cantalamessa, predicatore del Vaticano che con toni accesi da frate medievale aveva accostato le critiche dell'ultimo periodo al papa all'antisemitismo. Non scherziamo...
Cantalamessa canta sciocchezze e nei palazzi del potere cattolico tutti appaiono  molto lontani dall'ammettere le  proprie gravi responsabilità nella copertura dei casi di pedofilia.
La linea ufficiale è quella di sminuirle, tali responsabilità, dimostrando che Ratzinger e gli altri prelati hanno fatto tutto il possibile per punire questi delitti abominevoli.
E' una tesi che cozza frontalmente con le testimonianze e le denunce arrivate da ogni parte del mondo, che mostrano come la preoccupazione dei vertici ecclesiastici fosse più che altro quella di spostare semplicemente i preti accusati di pedofilia da una diocesi all'altra, ovvero infilare la polvere sotto il tappeto.
La tendenza plurisecolare di Santa Romana Chiesa a costituire un diritto separato da quello delle comunità in cui opera si è perpetuata troppo a lungo e ha prodotto effetti devastanti: adesso sarebbe il momento di voltare pagina.
La Chiesa invece si sta ripiegando su se stessa e così facendo allontana la possibilità di recuperare credibilità, prima di tutto nei confronti dei fedeli che sono comprensibilmente avviliti e frastornati.
La Chiesa nega tutto, contraddicendo il valore evangelico del pentimento e con le incredibili dichiarazioni dei Babini e dei Cantalamessa rivela la resistenza, al suo interno, di un lato oscurantista, menzognero e pericoloso. La vecchia belva sotto mentite spoglie di agnello non è ancora morta.
Bookmark and Share

mercoledì 7 aprile 2010

Chiesa: è inutile nascondere la polvere sotto il tappeto

Puoi ostinarti a infilare la polvere sotto il tappeto ma prima o poi uscirà dai bordi.
Dopo le tante brutte notizie dell'ultimo periodo, per Ratzinger arriva un'altra mazzata: anche in Norvegia si registra almeno un caso di pedofilia.
La storiaccia degli abusi sui minori si allarga a tutto il mondo e si collega ad alcune vicende nostrane: l'assassinio di Elisa Claps (e l'assai probabile depistaggio pilotato all'epoca dall'ambiente ecclesiastico di Potenza), e le nuove rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi.
Quanta sporcizia c'è nella Chiesa - aveva detto il campione dell'antimodernismo alcuni anni fa, prima ancora di salire al soglio pontificio.
Sì Ratzy c'è n'è davvero molta, e la speranza è che  non tutto il male venga per nuocere. Che questi scandali  venuti finalmente a galla abbiano messo fine per sempre all'antichissima tradizione puntualmente osservata da porporati e monsignori: quella di troncare e sopire  per dirla con Manzoni.
E' la tradizione di lavare i panni sporchi di nascosto, escludendo la giustizia secolare e senza riuscire in molti casi a risolvere i problemi; quella di custodire gelosamente i segreti su tutto, certamente non solo su costumi sessuali e devianze dei preti. Chissà cosa si cela negli archivi vaticani...
C'è stata per troppo tempo una cappa di silenzio inaccettabile, che ha retto per le pressioni della gerarchia ecclesiastica, magari accompagnate da somme di denaro elargite sottobanco per essere più persuasivi (com'è accaduto in Norvegia).
Ma ha retto anche per l'accondiscendenza e la passività dei familiari delle vittime, obbedienti talvolta a un malinteso senso di rispetto e fedeltà verso l'istituzione ecclesiale; che dal canto suo non ha mai smesso di inculcare nelle menti dei semplici tale  perniciosa idea, che porta a interpretare qualunque forma di opposizione alla Chiesa come atto sacrilego.
Nessun sacrilegio. L'unica fedeltà accettabile è quella alle proprie convinzioni religiose, le istituzioni invece sono composte da uomini che possono commettere errori e crimini, da denunciare e punire senza sconti.
Il vero sacrilegio è stato compiuto dai responsabili di quegli atti; chi, in Vaticano, sapeva e non è intervenuto con il necessario rigore è responsabile di un'imperdonabile culpa in vigilando. Quindi anche Ratzinger e, se si può dire, papa Wojtila.
Bookmark and Share

venerdì 27 novembre 2009

Siamo un popolo di poca fede, ma in compenso tanto devoti

Alcune notizie in ordine sparso.
Marrazzo, dopo aver chiesto scusa alla famiglia e agli amici si scusa anche con il Pontefice; ha fatto atto di contrizione con tutti tranne che con gli elettori.
Il consiglio regionale del Friuli ha approvato una delibera per esporre il crocefisso nell'aula. Il crocefisso sì, la foto di Napolitano no.
Un sindaco sardo udiccino a sua volta ha imposto l'esposizione della croce in tutti gli uffici pubblici: sanzione di 500 euro per i trasgressori.
Dopo i consueti tira e molla, la commissione sanità del senato ha sospeso la somministrazione della RU486 in attesa che il governo si pronunci, e non è difficile immaginare quale sarà il suo parere. Siamo un popolo di poca fede ma molto ossequiente nei confronti del Vaticano.
Un consigliere PD friulano ha ricordato le parole di Don Milani - meno crocefisso e più Vangelo. Il richiamo è ineccepibile ma ovviamente è destinato a restare lettera morta.
In Italietta c'è molto pubblico tributo ai simboli esteriori della fede (che conviene a fini elettorali) e molto poca reale condivisione dei valori del Cristianesimo.
Tutti i partiti a turno si espongono con prese di posizione spericolate e grottesche per difendere le cd. tradizioni del popolo italiano; oppure temono di inimicarsi il Vaticano o ferire la sensibilità cattolica, ammesso che esista veramente e sia così determinante per vincere le elezioni.
Balbettano e sono incapaci di portare avanti una linea chiara. Ogni riferimento al PD è puramente voluto. Bersani sulla faccenda del crocefisso è stato quanto mai prudente; il suo partito, nella problematica del testamento biologico come su altre, si è rivelato indeciso a tutto.
Italiani gente di poca fede, ma in pubblico sono assai devoti. Si sentono tranquilli e fortificati quando la forma viene rispettata, ma nella sostanza sono assai carenti.
I pagliacci in camicia verde vogliono limitare la cassa integrazione ai lavoratori stranieri, decisione questa che giuridicamente parlando sarebbe incostituzionale; ma che inoltre sarebbe palesemente anticristiana. Le folle che li votano sono senz'altro d'accordo.
Papa Ratzinger invita all'accoglienza dello straniero, in particolare dei minori migranti; vediamo se Bossi dirà qualcosa.
In precedenza, quando a criticare la politica dei respingimenti era stata la CEI, i leghisti avevano risposto che i "vescovoni" se li dovevano prendere a casa loro gli extracomunitari. Le folle dei buoni cristiani padani avevano applaudito con vigore.
Berlusconi stesso, fra un'orgetta con le prostitute e una passeggiata per l'Aquila con la croce in mano davanti alle telecamere (ancora questa croce), ha detto che l'Italia non è una società multietnica.
Negando l'evidenza dei fatti. Sarebbe come dire che lui non è un puttaniere incallito. Parliamo del leader politico sostenitore, con il Casini separato, del Family Day.
A molti italiani va bene così: in apparenza la morale convenzionale e il comune senso del pudore sono rispettati, finchè non salta fuori qualche scandaletto o scandalone a generare un momentaneo subbuglio. Solo un momentaneo subbuglio. Questi leader sono come loro.
Nella Prima Repubblica la coesistenza di un'area politica laica ben definita e di un partito cattolico pragmatico come la DC, aveva garantito un equilibrio fra le varie componenti della società.
Anche allora c'erano molti atei devoti, ma non erano mai stati spudorati come oggi. Anche all'epoca vi sono state battaglie dure e decisioni difficili, ma nel complesso il motto pluralista vivi e lascia vivere era rispettato.
Invece nell'Italia bigotta di oggi, piena di ciavacristi come si dice dalle mie parti, l'aria puzza sempre più di sacrestia e moralismo d'accatto, ed è sempre meno respirabile non solo per i laici ma anche per i veri cristiani.
Bookmark and Share

giovedì 5 novembre 2009

Crocifisso, l'Italia s'indigna per niente

Maurizio Gasparri: quella sentenza non va rispettata. E infatti: il sindaco di San Remo ha scritto alle scuole del comprensorio per invitarle ad appendere i crocifissi ovunque.
Il sindaco di Montegrotto (Padova) ha detto che non lo toglierà e chissà quanti altri amministratori si preparano alla rivolta contro i giudici "laicisti" di Strasburgo. Sono i Sanfedisti del nuovo millennio.
Quella sentenza non va rispettata: e ci mancherebbe. Quando mai i politicanti italiani, soprattutto a destra, hanno rispettato una sentenza?
Fra l'ennesima gasparrata e la dichiarazione di Berlusconi - non mi dimetterò anche se venissi condannato - non c'è differenza.
Le uniche sentenze giuste sono quelle in sintonia con i desideri di chi comanda o quelle di assoluzione dai reati, sempre che non scatti qualche prescrizione studiata ad arte per vanificare i processi. O al contrario, quelle che condannano gli avversari.
Le altre, che vengano dalla Consulta, dalla magistratura ordinaria o dalla Corte di Strasburgo, non vanno bene.
E', diciamo, una cultura della legalità a intermittenza, naif come quasi tutto ciò che partorisce questo meraviglioso paese di cialtroni.
Perciò i credenti di che si preoccupano? Di che s'indignano? Il crocefisso resterà. Come ha detto una signora in tivù - ne abbiamo bisogno - cioè ne abbiamo bisogno sempre e comunque, anche nelle aule scolastiche o di tribunale. E' come la copertina di Linus.
E' una grande levata di scudi in un paese la cui fede, come in tutto l'Occidente del resto, da molti anni ormai è decisamente annacquata.
Nel paesello del cattolicissimo Veneto dove vivo io solo 1/5 dei residenti va in chiesa alla Domenica.
I banchi dei templi sono vuoti, le vocazioni languono tanto che qui e là cominciano ad apparire sacerdoti africani, con grande scorno dei razzisti padani. Non solo le aziende ormai hanno bisogno di forza lavoro immigrata.
Eppure quando qualcuno rimette in discussione la legittimità dell'esposizione di un simbolo religioso in un ufficio pubblico, gli italiani si riscoprono credenti.
Pazienza per i politici; quelli sono atei devoti, difendono gli interessi della Chiesa in uno stato che invece, Costituzione alla mano, è laico, per ottenere simpatie e voti, benedizioni elettorali, anche se il loro agire spesso non rispetta i principi professati ufficialmente.
Perfino un frequentatore di minorenni e puttaniere incallito come Berlusconi può manifestare indignazione verso l'Europa, e passarla liscia davanti a un'opinione pubblica che invece dovrebbe rilevare immediatamente la sua incoerenza.
Ha ragione quel sacerdote della mia Treviso che sempre davanti alle telecamere ha detto - il crocefisso andrebbe tolto proprio dai palazzi del potere; andrebbe tolto perchè lì Cristo non ha cittadinanza.
Ma la gente, questa sì che sorprende. Il crocefisso è un simbolo che appartiene alla tradizione dell'Italia come di tutto l'Occidente, nessuno può o vuole negarlo.
Ma è una forzatura sostenere che l'imprinting dell'Europa sia solo nel Cristianesimo. Chi lo pensa studi un pò meglio la storia e la filosofia.
E' anche una forzatura dire, come fa l'illustre Gelmini, che la presenza dei crocifissi nelle scuole non significa necessariamente aderire al Cristianesimo, ma confrontarsi con la nostra tradizione. No Gelmini, parliamo di un simbolo che prima di tutto è religioso.
I simboli di fede, sia essa cristiana o musulmana o ebraica o chissà cos'altro, non dovrebbero essere esposti nelle scuole o nei tribunali.
Esporli significa assumere che esista una legge, nel nostro caso quella divina nella sua versione cristiana, superiore rispetto alle leggi dello stato o alla cultura umanistica e scientifica insegnata nelle scuole.
Sulla reale esistenza di tale legge cristiana trascendente (ma il ragionamento vale per qualunque altra religione) non c'è e non ci sarà mai accordo totale fra gli uomini.
Le uniche regole necessarie ad organizzare la vita della società, sono quelle che gli uomini si danno attraverso le istituzioni che hanno creato. Regole condivise per la casa di tutti.
Se lo stato è la casa di tutti e tutti vi si devono poter riconoscere, imporre il simbolo di una religione negli uffici pubblici è sbagliato.
Soprattutto, uscendo dalla teoria, in una realtà come quella di oggi dove ai laici e agli atei si sono affiancati nuovi gruppi di persone di religione diversa.
Ma la gente si tranquilizzi perchè le sentenze non devono essere rispettate, Gasparri dixit. Il crocifisso resterà per la gioia di tutti i fedeli, quelli veri e quelli falsi.

Bookmark and Share

mercoledì 25 marzo 2009

Attila Ratzinger alla campagna d'Africa


Dove passava Attila non cresceva più l'erba. La stessa cosa possiamo dirla di Benedetto XVI, il papa antimoderno che con la sua ultima visita in Africa ha fatto danni enormi.
L'Africa è un continente con molti problemi, fra i quali vi sono la diffusione endemica di varie malattie come l'AIDS, che ogni anno fa numerosissime vittime in nazioni che hanno sistemi sanitari non all'altezza.
Ed è un continente afflitto dalla sovrapopolazione; nonostante la sua estensione, la complessiva arretratezza dell'economia spinge masse di disperati, come ben sappiamo, ad affrontare viaggi lunghi e pericolosi per arrivare alle nostre coste.
Allora cosa fa l'uomo del Vaticano? Davanti alle platee, con tutti i riflettori del continente accesi, lancia l'ennesimo anatema contro l'uso del preservativo, che è contrario alla legge di Dio e invita le popolazioni, bontà sua, a essere caste.
Vale a dire che invita la gente a non usare l'unico mezzo, economico e di facile reperibilità, che può mettere un freno sia alla diffusione delle malattie veneree che all'aumento indiscriminato della popolazione.
L'unno Ratzinger, che ha sulle genti dell'Africa un ascendente ben maggiore di quello che può avere in occidente, dovrebbe spiegare come faremo a garantire possibilità concrete di vita a tutti, se è vero che nel 2020 circa il mondo sarà abitato da 9 mld di persone.
Se è vero, come dicono gli addetti ai lavori che non leggono il Vangelo ma studiano scientificamente i problemi, che nel 2008 abbiamo toccato un record inquietante: ad Agosto - Settembre, per la prima volta nella storia, avevamo consumato più risorse naturali di quelle che si autorigenerano in un anno solare.
Attila Ratzinger, devastatore del buon senso, dovrebbe spiegare qual'è il nesso fra la legge di Dio, il rispetto della vita e il bando del preservativo; se ci teniamo a salvaguardare la vita e la salute degli africani, l'uso del condom semmai va incentivato il più possibile, assieme a consulenze ai governi per promuovere politiche serie di controllo delle nascite, che facciano emergere un concetto di maternità responsabile.
Appellarsi alla lettera del Vangelo o della Bibbia, a una teologia, opinabile come tutte le teologie, è una risposta priva di senso, contraria alla ragione e pericolosa per il nostro futuro.
Bookmark and Share

martedì 10 febbraio 2009

Alcuni equivoci sul caso di Eluana Englaro

Il calvario giudiziario e clinico di Eluana e dei suoi familiari si è concluso. I pasdaran della vita che stazionavano davanti alla clinica si preparano a smobilitare, portandosi via il loro armamentario di crocifissi, moccoli, giaculatorie, superstizioni, ritratti del sacro cuore di Gesù e il carico mefitico di odio verso chi dissente dalle loro posizioni.
Tuttavia la vicenda, ignorata colpevolmente dalla classe politica per anni, è lungi dall'essere chiusa. Credo che ne vedremo ancora delle belle.
Un primo assaggio lo abbiamo avuto ieri al Senato con la caciara vergognosa inscenata dalla destra, che dimostra una volta di più non solo il livello infimo dei nostri parlamentari, ma anche la totale assenza di rispetto (contrariamente alle dichiarazioni di tutti negli ultimi giorni) nei confronti di questo dramma umano.
Secondo me sul caso di Eluana sono fioriti alcuni equivoci, linguistici e concettuali, che sono stati riproposti ossessivamente dalla Chiesa e dai politici di Centrodestra.

Non possiamo lasciare morire Eluana (seguito ora dall'accusa - hanno ucciso Eluana)
Niente di più falso. Eluana è morta diciassette anni fa. Ciò che è stato descritto come vita era semplicemente il sostentamento artificiale e forzato di un corpo ormai privo di attività cerebrale. Eluana si trovava in coma irreversibile, stato dal quale, come insegna la medicina che è stata bellamente ignorata, purtroppo non si torna. Coma irreversibile = morte.

Non possiamo lasciar decidere il padre
Beppino Englaro di per sè non ha deciso niente, ha lottato con coraggio straordinario per far rispettare la volontà di sua figlia. A quest'accusa ha fatto seguito un corollario di insinuazioni e insulti disgustosi.
Gli ayatollah del Vaticano lo hanno definito un assassino (giudice e boia della figlia, titolava Avvenire), qualcuno a dramma finito sta insinuando che forse l'equipe medica, temendo che potesse entrare in vigore la famosa legge, ha voluto accellerare i tempi.
Ci si chiede com'è possibile che l'insufficienza renale refertata sia avvenuta così presto. E che ne sanno? Non esiste una scadenza precisa e ferrea per queste cose.
Ancora una volta si fa deliberatamente confusione, si specula senza sapere nulla, ma soprattutto senza avere la preparazione scientifica necessaria.

Hanno legalizzato di fatto l'eutanasia
Enorme sciocchezza. Il protocollo medico di sospensione dell'alimentazione applicato a Udine si è limitato a interrompere il sostentamento artificiale di una persona morta.
Non si è di certo voluto introdurre il principio per cui una persona è libera o ha il diritto di suicidarsi. Quest'ultima è la nozione di eutanasia che incontrava una certa popolarità nel mondo antico (greco-romano), per esempio in certe scuole filosofiche. Non può trovare applicazione nel caso Englaro.

L'alimentazione e l'idratazione non sono un trattamento sanitario
Il che implica che non possono essere sospesi, perchè significa lasciar morire una persona d'inedia e di sete (ma Eluana era già comunque morta, come si è detto).
Questo serve a dimostrare che non trova applicazione il principio costituzionale che vieta i trattamenti sanitari obbligatori, ma lascia alla persona la libertà di decidere sulle cure da avere. Altro equivoco, altra falsità.
L'alimentazione e l'idratazione di persone in stato vegetativo sono trattamenti sanitari, come dice ancora una volta la scienza (in primis la Società di Medicina Europea).
Sono preparati farmacologici che vengono somministrati al degente con apposite apparecchiature, perchè essendo il degente completamente inerte non può deglutire.

Eluana potrebbe fare figli (S. Berlusconi)
No comment. Anzi mi chiedo se un cittadino di media intelligenza, che si definisce di destra o conservatore, non sia roso in queste ore dal dubbio di aver sbagliato a votare.

Eluana aveva semplicemente espresso la volontà, qualora fosse finita nello stato pietoso in cui purtroppo si è effettivamente trovata, di non essere più assistita ma di essere lasciata scivolare in una morte completa. Un evento inevitabile secondo natura e che quindi è assurdo rimandare. Una cosa simile l'aveva chiesta il povero Piergiorgio Welby, che non è stato ascoltato.
Qui entra in gioco l'aspetto fondamentale della questione, che coinvolge lei e tutte le persone in condizioni analoghe; una persona ha il pieno diritto di scegliere se sottoporsi a cure e a quali cure.
Ne consegue che ha il diritto di decidere anticipamente quale trattamento dovrà avere nel caso in cui in futuro non possa manifestare la sua volontà.
Va rispettata la scelta di chi vuole che anche in caso di coma debba essere tenuto attaccato a una macchina e allo stesso modo la volontà contraria. Questo è l'unico modo ragionevole, laico nel senso più alto del termine, di disciplinare un tema così delicato.
I laici non oserebbero obbligare chicchessia a staccare la spina di un malato terminale, se questa non è la sua volontà. Non esiste perciò nessuna motivazione fondata per obbligare chi non lo desidera a tenere la spina attaccata.
Berlusconi, nel suo vano e idiota blaterare degli ultimi giorni, ha detto che non intervenire con una legge per scongiurare il rischio che qualcuno possa sospendere i trattamenti sanitari a una persona sarebbe non solo il trionfo della cultura della morte, ma anche dello statalismo, cioè dello stato etico.
Al nano di Arcore mancano davvero i fondamentali oltre ai cosiddetti venerdì. Lo stato etico è proprio quello che impedisce di scegliere liberamente del proprio destino in caso di malattia, sostituendosi all'individuo.
Lo stato etico è proprio quello a cui si arriverà se si continuerà a dare ascolto alla gerarchia vaticana.

Bookmark and Share

giovedì 29 gennaio 2009

Abrahamowicz, un prete di guerra a Treviso

Quel che si dice un prete di guerra. Durante l'omelia non dispensa pensieri di pace e amore ma citando San Marco, invita i fedeli tradizionalisti a imbracciare le armi (sia pure per difesa, s'intende) per contrastare la minaccia islamica e soprattutto i suoi mandanti, qualunque cosa significhi quest'oscuro passaggio.
Fantastica la chiosa dell'intervista, quando si stupisce per l'ovvio commento del giornalista al libro su Priebke, il massacratore delle Ardeatine.
Per carità non chiamiamolo boia, ciò che ha fatto lo ha fatto col cuore pesante e si sa che la guerra è così. Amen. E' la prima volta che mi imbatto in un prete simile e di omelie nel passato ne ho sentite.
E non pensavo che anche nella mia Treviso avesse messo radici questa pestilenza clericofascista. Tutto questo non ha niente a che vedere con il messaggio autentico del Cristianesimo e men che meno con la storia, di cui tale chierico dai toni miti ma dall'indole violenta si dichiara appassionato.
Di storia don Abrahamowicz non sa niente o meglio la mistifica sfacciatamente, come nell'intervista sulla Tribuna di Treviso di oggi dove dichiara che le camere a gas nei campi di sterminio nazisti avevano una funzione di profilassi: servivano a disinfettare.
Qualcuno porti le prove che servivano per sterminare gli ebrei, dichiara; caro pretino, le prove ci sono sempre state. Se ne è accumulata una quantità colossale, di varia natura. La storia non si cancella.
E a che serve dire che lui non è antisemita perchè dalla parte del padre ha origini ebraiche? Anche Marx era ebreo, eppure era un accanito antisemita.
Si sono appena attenuate le polemiche nate sulle affermazioni del vescovo Williamson e ora arriva un curato di campagna a rincarare la dose.
Un curato dalle relazioni particolari: Forza Nuova, Borghezio, financo Bossi che in un'altra intervista della Tribuna (2007) rivelava la sua simpatia per i Tradizionalisti.
Lui, che in gioventù era iscritto al PCI e da leader della Lega ha attaccato più volte la Chiesa, considerandola un pilastro del potere romano centralista che opprime il nord.
La storia non si cancella, e infatti purtroppo è ancora viva la componente intollerante, autoritaria e antisemita del Cattolicesimo, che papa Woitila aveva espunto e il suo successore Ratzinger invece ha voluto recuperare.
Un prete di guerra per una Chiesa di guerra? Se le cose stanno così noi che non la pensiamo come loro siamo pronti. Si facciano sotto.

Bookmark and Share

mercoledì 28 gennaio 2009

Il vescovo negazionista e l'anima buia della Chiesa


Un nuovo capitolo nel riflusso antisemita e neofascista che da un pò di tempo affligge l'occidente.
Ratzinger ha riaccolto nel seno di Santa Romana Chiesa i Lefebvriani, messi al bando vent'anni fa per il loro isterico antimodernismo e l'indisciplina verso Roma. Uno di loro, il vescovo Williamson, ne ha approfittato per rilanciare le tesi negazioniste sull'Olocausto.
Dopo aver ripristinato l'invocazione alla conversione degli ebrei (che era stata saggiamente eliminata molti anni orsono) il cerchio si chiude.
Dal canto loro i rabbini d'Israele hanno fatto l'unica cosa possibile, annunciando che sospenderanno i rapporti con Roma, mentre gli ebrei italiani invece hanno fatto sapere che nonostante questo scivolone continueranno a dialogare con le gerarchie vaticane; li comprendo, per loro è più difficile dato che hanno il nemico in casa.
Le due mosse in successione dimostrano palesemente l'0stilità della Chiesa verso l'Ebraismo, sebbene la decisione di Ratzinger di revocare la scomunica ai tradizionalisti abbia una motivazione più ampia.
Il papa antimoderno aveva la necessità di ricucire la ferita con un movimento scismatico con il quale esiste un'affinità ideologica: l'opposizione all'ecumenismo, al pluralismo dei costumi e delle culture, alla laicità e alla democrazia, in poche parole al mondo quale si è configurato negli ultimi decenni.
A volte si scivola nel ridicolo. I Lefebvriani non accettano nei luoghi sacri donne con i pantaloni (con i pantaloni!) per una questione di decoro; torna in mente l'anatema di Pio IX contro le ferrovie, che furono definite opera di Satana o per venire all'attualità, il burqa imposto alle donne in certi paesi islamici.
Nel caso delle ignobili dichiarazioni del vescovo simpatizzante del nazismo - ci sono forti dubbi sull'esistenza delle camere a gas, non è vero che la Shoah ha provocato deliberatamente 6 milioni di morti, sono molti di meno - la voglia di sorridere passa.
Viene da pensare a quegli uomini di Chiesa che dopo la fine della guerra hanno protetto e assicurato la fuga di diversi criminali di guerra e agli episodi di antisemitismo, aggressioni e atti vandalici, che vediamo accadere in Europa Italia compresa.
Sono incline a credere che l'incidente di Williamson sia un effetto collaterale della scelta di Ratzinger da lui non desiderato; la questione del resto va ben oltre il recupero della messa in latino o di altre vecchie formule liturgiche.
Questa sarebbe una scelta in sè del tutto legittima e se vogliamo suggestiva, come molte cose antiche della cultura occidentale, ma purtroppo deve essere inquadrata nella greve e anacronistica offensiva papale contro tutto, comprese le altre fedi.
Dopo le dichiarazioni antiprotestanti sono arrivati, o meglio sono tornati in auge, i vecchi clichè antiebraici: gli ebrei sono una comunità che sbaglia, si pone contro il vero messaggio divino e se ne auspica la conversione.
La Chiesa alza il ponte levatoio; come ha rilevato il teologo Hans Kung al papa non interessa un rapporto vero con la comunità dei fedeli (e men che meno con chi ne è al di fuori), si è chiuso nelle stanze vaticane.
Rinuncia a essere un pastore di popoli in dialogo con l'umanità intera. Riduce il suo ruolo a quello di custode pedante di una malintesa ortodossia, giungendo a riabilitare la componente del cattolicesimo più stupidamente oscurantista e pericolosa per la libertà, nonchè per il dialogo e la pacifica convivenza fra le fedi che soprattutto oggi è un imperativo categorico.

Bookmark and Share

giovedì 20 novembre 2008

Lasciate morire Eluana


La vicenda di Eluana assume davvero risvolti sempre più incredibili e paradossali; non è bastata una sentenza della Corte di Cassazione, non è bastata la lunga e determinata battaglia di suo padre, un uomo dal comportamento sempre esemplare, che gli imbrattacarte propagandisti dell'Osservatore Romano hanno bollato come assassino.
Non è bastata la volontà della stessa Eluana, espressa quando poteva farlo, prima di quell'incidente maledetto. Niente basta per fermare l'isteria e l'oltranzismo dei pasdaran della vita (ma quale vita?).
Adesso si apre un altro doloroso capitolo, il ricorso alla Corte di Strasburgo, che prolungherà ulteriormente il lento vegetare di una povera ragazza a cui nessuno vuole togliere la vita, ma che in realtà è costretta da troppo tempo in una non-vita, questa sì del tutto innaturale.
L'eutanasia intesa come mera legalizzazione del suicidio non c'entra con il caso di Eluana, con buona pace di chi maliziosamente vuole equivocare sul termine.
E pensare che se quello stesso incidente fosse avvenuto qualche decennio fa, prima della tecnologia che ne consente una sopravvivenza puramente artificiale, Eluana sarebbe morta quasi subito. Su questo non si riflette.
Mi sconcerta l'oltranzismo violento dei cattolici e mi sconcerta la vigliaccheria di molti soggetti coinvolti in questa faccenda.
A cominciare dai politici, dai parlamentari laici che esistono, almeno in teoria, in entrambi gli schieramenti.
Pazienza per quelli che si professano cattolici osservanti, ma che poi in verità sono dei ciavacristi, come si dice in Veneto. Da loro ovviamente non ci si poteva attendere niente di diverso da un allineamento acritico alle posizioni della CEI.
Così è la Seconda Repubblica, dove il premier in carica va in visita da Ratzinger e si inchina a baciargli l'anello.
Così è la Seconda Repubblica dei divorziati come Casini che si ergono a difensori della vita e della famiglia.
Ma gli altri che fine hanno fatto? A parte qualche voce isolata, come Margherita Boniver o i soliti Radicali, si sono chiusi nel mutismo.
Che fine hanno fatto i presunti progressisti del PD? Dal loft arrivano solo le voci della Binetti e di Carra e la loro puzza di sacrestia, mentre L'Obama italiano Veltroni tace.
L'Obama vero, quello americano, in campagna elettorale si era espresso con chiara onestà intellettuale a favore dell'aborto, senza tatticismi motivati dal timore di perdere i voti cristiani.
Vigliacchi loro e vigliacchi i dirigenti delle strutture sanitarie che hanno rifiutato di ricoverare Eluana per il suo ultimo viaggio.
L'ospedale di Udine che era stato contattato dal signor Englaro ha temporeggiato e poi, dopo una telefonata del vescovo, si è tirato indietro.
Sì, conosco certi personaggi e le logiche che li muovono, ma nonostante questo rimango sempre sconcertato...
Perchè nessun laico si permetterebbe di decidere per un altro, per esempio di staccargli forzatamente la cosiddetta spina e perciò non si comprende perchè i cattolici si permettono di decidere per chi non ha la loro opinione, per chi esprime una volontà diversa.
Cercano, loro che ormai sono solo una minoranza in una società sempre più pluriculturale, di imporre la loro catechesi a tutti con la complicità di una classe politica che gli va passivamente a rimorchio, che non è rappresentativa del sentire della gente.
Eluana, mi dispiace per la loro profonda inciviltà.

Bookmark and Share

sabato 19 luglio 2008

Ratzinger, le scuse non bastano


Le scuse non bastano, è scritto sulle magliette indossate da alcuni giovani statunitensi presenti a Sydney per la giornata mondiale della gioventù. E' proprio così, le scuse non bastano.
Sarebbe stato bello se papa Ratzinger avesse deciso di incontrare le vittime degli abusi sessuali commessi dai preti in Australia, ma non è avvenuto.
Sarebbe stato chiedere troppo al papa antimoderno; a differenza del suo predecessore, non siamo di fronte a un pastore di popoli ma a un pontefice protagonista di una fortunata carriera sempre dalla parte del potere: quotato teologo prima, eminenza grigia delle stanze vaticane poi. Siderale è la distanza che separa quest'uomo dai fedeli, in coerenza con la visione più tradizionalista e autoritativa della chiesa di Roma; ovvero un'istituzione che amministra il suo magistero dall'alto, verso una comunità chiamata semplicemente all'obbedienza.
Il papa ha rifiutato l'incontro, come è accaduto spesso negli ultimi anni di fronte alle pressanti richieste da parte dei familiari delle vittime, e nel suo intervento alla giornata di Sydney ha riservato, expressis verbis, una pausa al tema scottante della pedofilia fra i preti, solo una pausa, per parare le critiche che gli sono piovute addosso da varie parti e imponevano una risposta.
In realtà dovrebbe dedicargli ben più di una pausa, perchè non solo riporta d'attualità la questione antica e sofferta del rapporto fra preti e sessualità, ma provoca anche un grave danno d'immagine per il mondo cattolico.
Per non parlare delle conseguenze giudiziarie, che dopo la chiesa statunitense, messa ko dalle richieste di risarcimento, potrebbero rovesciarsi addosso a quella australiana.
Si nota la difficoltà perdurante, per il Vaticano, nel prendere di petto il problema. In passato ha tentato manzonianamente di troncarlo e sopirlo.
Come si sa infatti i preti accusati di atti di pedofilia venivano rimossi dai loro superiori e destinati ad altre diocesi, dove ricominciavano daccapo.
Ora la chiesa accetta di parlarne e si scusa, ma come si è visto a Sydney lo fa con malcelato imbarazzo, aprendo una parentesi velocemente richiusa per guastare il meno possibile il grande rito mediatico della giornata della gioventù.
No Ratzinger, le scuse non bastano.
Bookmark and Share

mercoledì 30 aprile 2008

Il macabro culto di Padre Pio

Dopo l'ammissione nel pantheon cattolico del nuovo santo Padre Pio, avvenuta qualche anno fa, da qualche giorno il corpo del frate cappuccino è a disposizione dei fedeli nella chiesa di S. Giovanni Rotondo.
Sono state trasmesse le immagini della fiumana di gente in coda per vedere la salma, rivolgere una preghiera, lasciare un bigliettino d'intercessione, scattare una foto col cellulare, variante tecnologica di un rituale vecchio di secoli. Via uno e sotto un altro. Ressa, molte persone commosse, alcune in lacrime.
Riemerge la religiosità popolare, superstiziosa, dei semplici, che ha bisogno di essere fortificata tramite la vista, il contatto diretto con il corpo del santo di turno.
O con una parte di esso: dalla lingua di Sant'Antonio al sangue di San Gennaro, passando attraverso il commercio truffaldino delle reliquie sbeffeggiato dal Boccaccio nel Decameron o criticato severamente dai riformatori del cinquecento.
E' una materializzazione un pò macabra e grossolana del sentimento religioso. Trovo poco attraente e significativo venerare le spoglie sotto vuoto di un uomo morto quarant'anni fa. Naturalmente chi vuole farlo si accomodi pure.
Meglio sarebbe fermarsi a riflettere su ciò che ha detto e fatto Padre Pio; meglio sarebbe pregare, per chi crede, concentrandosi sull'essenza della fede e lasciando da parte orpelli come il culto di un'immagine o di un corpo, accessori che di per se non significano niente. O si crede o non si crede, è vano cercare la prova fisica della divinità.
Ciò che accade a S. Giovanni Rotondo è semmai un caso esemplare di marketing religioso, in cui la Chiesa eccelle, ed un'occasione per fare affari: la cosa migliore che potesse capitare al paesino della Puglia è stata ospitare per molti anni il frate cappuccino.
Fioriscono i commerci di ricordini, pacchiani come tutti i ricordini; i mercanti sono dentro il tempio ma non c'è più Gesù a scacciarli, ne Padre Pio è in grado di dire cosa pensa di questo business.
San Giovanni Rotondo è stato definitivamente e solennemente incluso nei luoghi simbolo del Cattolicesimo, anche se qualche passaggio della sua storia è tutt'altro che pacifico e mistico.
Durante il Risorgimento un gruppo di patrioti fu linciato dai villici aizzati dai Borboni; dopo la Prima Guerra Mondiale ci furono scontri, provocati dalla vittoria alle amministrative di una lista socialista contro la lista fascista degli Arditi di Cristo, che si chiusero con un bilancio di quattordici vittime. In nome della religione.
Cose vecchie, del passato; oggi resta comunque il trionfo della materialità, la spiritualità ne esce decisamente malconcia.
Bookmark and Share

martedì 25 marzo 2008

Il diritto alla conversione di Magdi Allam

Magdi Allam si è convertito al cattolicesimo; Benedetto XVI in persona ha officiato la cerimonia battesimale.
La notizia ha avuto ampio riscontro su tutti i media italiani ed esteri; nei paesi musulmani l'evento è stato raccontato con toni molto critici, al punto di accusare la Chiesa di aver dato troppo risalto alla cerimonia, e Allam di apostasia. Ci risiamo.
Il collaboratore del Corsera viene contestato perchè secondo gli zelanti redattori delle testate arabe, ha abbandonato la fede per abbracciare la religione di quelli che secondo loro sono gli infedeli.
L'affondo è accompagnato dalla rievocazione del suo passato: Allam agente dei sionisti, Allam sostenitore dell'America, Allam che da anni infama i musulmani per conto di qualche "centrale" internazionale anti - islamica.
La seconda fase della campagna potrebbe essere l'emanazione di una fatwa per punire l'apostata con la morte. Speriamo invece che ci si fermi qui.
Le valutazioni sulla figura del giornalista in questi giorni sono l'oggetto principale dei commenti alla sua conversione, ma in questo modo passa in secondo piano il punto fondamentale.
Vale a dire il diritto incontestabile di Allam, e di qualunque altra persona, a scegliere liberamente la propria religione, senza che un Imam o un qualsivoglia esponente o leader di una qualsivoglia religione, possa contestare una scelta che è espressione di un fondamentale diritto umano.
L'attendibilità, la serietà, le idee palesate negli anni da Allam in veste di opinionista e scrittore, condivisibili o meno, c'entrano ben poco.
Le critiche e le minacce ad Allam danno piuttosto ragione alla sua tesi, che l'Islam per la sua connotazione teologica, per la sua struttura, è una fede destinata a cadere inevitabilmente nel gorgo dell'intolleranza e della violenza.
Difficile dargli torto, considerando che nella grande maggioranza dei paesi islamici ancor oggi manca una netta distinzione fra religione e politica, fra stato e convinzioni religiose ed etiche dei cittadini.
L'Islam è un tutto che divora la libertà di coscienza e di pensiero degli individui, che ne condiziona interamente la vita quotidiana. Un totalitarismo per l'appunto, un pericolo per la libertà con il quale, in questo XXI secolo, dovremo fare i conti.
Il problema di Magdi Allam è semmai un altro; la sua conversione al Cattolicesimo è il coronamento di un cammino spirituale che lo ha avvicinato agli ambienti più tradizionalisti della Chiesa di Roma.
Quegli ambienti ben rappresentati da Ratzinger, il papa antimoderno che non a caso ha voluto battezzarlo personalmente.
Allam ripudia l'Islam perchè retrivo e violento ma abbraccia una fede interpretata da alcuni, che gli sono vicini, allo stesso modo.
Qui probabilmente c'è il cortocircuito, la contraddizione in termini.
Bookmark and Share

venerdì 15 febbraio 2008

L'Italia vaticanizzata

L'ombra del Vaticano si è allungata ancora una volta sulla politica italiana e, c'è da scommetterci, influenzerà anche il futuro parlamento, qualunque sia la sua composizione e chiunque vinca.
Qualche giorno fa Ruini ha dichiarato che non si può emarginare dalla competizione elettorale un partito (l'UDC) che si richiama alla religione cattolica, o meglio che trae ispirazione dalla dottrina sociale della Chiesa; perchè significherebbe condannare all'irrilevanza i valori cattolici nella vita pubblica.
Il richiamo è evidentemente rivolto a Berlusconi che, ancor oggi, non si sa se troverà un accordo con il riottoso Casini che rifiuta l'annessione al PDL.
E' un richiamo abilmente orchestrato; Benedetto XVI non ha mandato in avanscoperta Bagnasco attuale presidente della CEI, ma il suo predecessore.
Quindi formalmente chi si è espresso lo ha fatto a titolo personale. Nella sostanza però il messaggio proviene dal vertice della Chiesa ed è chiaro.
Anche in Spagna, dove a Marzo si terranno le elezioni per il rinnovo del parlamento, la Chiesa ha fatto sentire la sua voce esprimendo l'auspicio che il Partido Popular prevalga su Zapatero.
L'ombra del Vaticano si allunga su tutta l'Europa ma in Italia, che ospita la sede del papato, il pericolo per la democrazia e il pluralismo è più serio.
Non sappiamo se Berlusconi raccoglierà l'invito dell'uomo del Vaticano, in compenso Walterone Veltroni si è già allineato.
Il PD non siglerà alcun patto elettorale con i Radicali; ufficialmente perchè il partito, nel tentativo di dare un contributo alla semplificazione del quadro politico, non intende ricreare il carrozzone di formazioni che ha distrutto l'esecutivo Prodi.
Ma se questo fosse vero non avrebbe dovuto fare un accordo nemmeno con Di Pietro. La vera ragione è che i Radicali sono invisi alla componente cattolica del PD, o come si ama dire al giorno d'oggi, a chi esprime una diversa "sensibilità" sui temi etici.
La manovra della Chiesa è un salto di qualità nel confronto perenne fra potere temporale e spirituale.
Nella prima repubblica la DC aveva saputo mantenere laicamente una certa autonomia, una certa distanza (magari a volte obtorto collo, sospirando) in diversi passaggi della nostra storia.
Ma nella seconda repubblica la Chiesa ha avuto la possibilità di entrare da primattore nel gioco politico.
Viviamo un momento caratterizzato dalla crisi del primato della politica, che si è indebolita a causa del nodo irrisolto della questione morale e a causa dell'incapacità di governare. Ogni giorno vediamo quanto sia inadeguata e inefficiente rispetto ai problemi della società.
Nel ritrarsi della politica, si libera uno spazio per questo nuovo protagonista. Ecco perchè diversi esponenti di entrambi gli schieramenti fanno a gara nel genuflettersi, pensando che la Chiesa sia effettivamente in grado di pilotare consensi.
Si genuflette anche chi nella sua interiorità è molto distante dalla fede e da un'adesione ai valori del Cattolicesimo, oppure li contraddice con prassi politiche spregiudicate e illecite.
Eugenio Scalfari sulle pagine di Repubblica li ha magistralmente definiti gli atei devoti. Io, essendo molto meno dotato di Scalfari, li chiamo sepolcri imbiancati o, più appropriatamente in qualche caso, sporcaccioni: Mastella ad esempio.
Esemplare è anche il caso di Fini, storicamente uno dei primi firmatari del partito degli atei devoti; è leader di una formazione originata dall'MSI, che invece essenzialmente ha sempre espresso un'idea di estrema destra laica.
E che dire dell'iniziativa di Giuliano Ferrara, che intende presentare una lista per la vita, per sostenere la moratoria sull'aborto proposta da Ratzinger?
Difficile capire cosa si prefigge il peso massimo della disinformazione berlusconica, ma è senza dubbio un altro ateo devoto. Dal comunismo degli anni giovanili ormai è passato dall'altra parte. Sempre comunque dove sta il potere.
Mi diverte anche lo sdegno bipartisan che i membri di quasi tutti i partiti esternano quando qualcuno critica la Chiesa, come è successo nel recente caso della contestazione della Sapienza.
Quasi tutti puntano il dito come vecchie comari di parrocchia, si scandalizzano di fronte al tentativo di mettere a tacere il papa. Ridicolo, considerando l'importanza del personaggio in questione che ogni giorno ha la possibilità di dire la sua col massimo risalto possibile.
Ma è poi vero che la Chiesa ha questa forza di condizionamento? Non ne sono affatto convinto. Non ci sono elementi chiari, precedenti elettorali, che lo facciano supporre. A me pare invece che i cattolici alla fine della fiera votino in libertà per questo o per quello.
Berlusca, subito appoggiato in un perfetto gioco di sponda da Veltroni, ha detto che i temi etici non devono entrare nella campagna elettorale.
Probabilmente i nostri Gianni e Pinotto temono che tali problematiche costituiscano variabili incontrollabili.
Senz'altro però condizioneranno il prossimo parlamento, prima o dopo la casta dei mandarini di Roma dovrà ancora un volta pronunciarsi sulle unioni di fatto, sulla libertà di ricerca scientifica e magari pure sull'aborto.
In un contesto dominato dal partito trasversale degli atei devoti, il rischio è di ritrovarsi catapultati nel passato, nel buio.
Bookmark and Share

lunedì 14 gennaio 2008

L'uomo del Vaticano e Galileo

Quest'uomo, Galileo Galilei, è uno dei padri della scienza moderna, assieme a Copernico, Newton e così via.
E' grazie a loro e ad altri più o meno famosi che nel corso dei secoli hanno lavorato con passione e serietà se è stato reso possibile il progresso culturale e materiale dell'umanità.
L'uomo si è avvicinato ad una più profonda comprensione della natura (e quindi del cosmo) e ha migliorato la propria vita sotto tanti diversi profili.
Galileo fu processato due volte e nell'intermezzo fra un processo e l'altro fu sottoposto a notevoli pressioni perchè difendeva la teoria copernicana, ovvero in estrema sintesi l'ipotesi che la terra gira intorno al sole e non il contrario, come credeva invece la tradizione sostenuta dalla Chiesa che bollò l'idea di Galileo di manifesta assurdità e sacrilegio.
Ratzinger, l'instancabile e cocciuto antimoderno anni fa affermò che il processo a Galileo fu giusto.
Ratzinger per anni è stato Prefetto per la Congregazione della Fede, l'organo della Chiesa che nei secoli scorsi, con il nome di Inquisizione, si è reso colpevole di aver soffocato il dibattito culturale e religioso in Europa.
Costringendo molti uomini liberi all'abiura (come nel caso di Galileo) o talvolta mandandoli a morte. Cambiano i tempi, ma la funzione di sbirro dell'ortodossia e dell'ignoranza di tale nefanda istituzione è rimasta inalterata.
Ratzinger stesso infatti ha perseguitato le voci di dissenso all'interno della Chiesa costringendole al silenzio, come nel caso della teologia della liberazione.
Vale la pena di ricordare questi punti, perchè si può comprendere la reazione determinata e compatta di molti docenti e studenti della Sapienza di Roma, che contestano la presenza del papa antimoderno alla prossima inaugurazione dell'anno accademico.
La Chiesa risponde un pò piccata e sorpresa che le contestazioni sono un segnale di intolleranza e che Benedetto XVI porta un messaggio di pace.
Purtroppo, la verità è esattamente all'opposto; dal giorno del suo insediamento e prima ancora in tutto il suo cursus honorum ecclesiastico, il papa tedesco è stato promotore di una serie di iniziative che di pacifico non hanno nulla.
Passaggi e capitoli con un filo conduttore, una linea di pensiero ben precisa: cancellare la storia, la ragione e il divenire, per congelare l'umanità nel sistema di valori cristiani discendenti da una presunta verità rivelata.
L'immagine del papa che a Roma officia una cerimonia battesimale volgendo le spalle ai fedeli è altamente simbolica.
Si volge le spalle a una massa che non merita lo sguardo e il dialogo diretto con il celebrante, ma che deve semplicemente ascoltare, obbedire e pregare.
Ratzinger vuole fermare la storia, vuole fermare il pensiero ponendosi in rotta di collisione con la Chiesa stessa, che dagli anni 60 ha voluto, tramite il Concilio Vaticano II, aprirsi al mondo, giungendo fra l'altro alla completa riabilitazione di Galileo sanzionata da Giovanni Paolo II.
Tacciare di intolleranza chi si indigna e critica l'anacronistico programma politico religioso di Ratzinger è semplicemente ridicolo.
Chiedere sanzioni contro i contestatori come proposto dai sepolcri imbiancati Gasparri e Volontè è una grave intimidazione, che li pone in contrasto con il fondamentale valore democratico della libertà di manifestazione del pensiero.
Tacere sulla vicenda come sta facendo il Partito Democratico è la dimostrazione che questo partito non è nè carne nè pesce, ma un accrocchio traballante e balbettante di laici e cattolici incapace di prendere una posizione netta su qualcosa, che sia una.
Bookmark and Share

lunedì 7 gennaio 2008

L'uomo del Vaticano e l'aborto

Ratzinger, il papa antimoderno, e' nuovamente passato all'offensiva sull'aborto.
Durante un'udienza al corpo diplomatico accreditato presso la Città del Vaticano, ha astutamente accostato pena di morte ed aborto, sostenendo che la moratoria recentemente decisa all'Onu sulla pena capitale deve stimolare il dibattito attorno ad una moratoria sull'aborto.
Nella sottile e provocatoria arringa papale, si compie così l'equiparazione fra pena di morte ed interruzione della gravidanza, nonostante rimanga indimostrabile la tesi secondo cui la vita umana inizia nel momento del concepimento.
L'offensiva dell'uomo del Vaticano è destinata a rinfocolare le polemiche un pò dovunque, in particolare in Italia, paese dove periodicamente si ripropone lo scontro, lacerante, fra laici e cattolici.
Difatti, la senatrice pasdaran Binetti ha acceso il dibattito in parlamento, provocando l'ennesima levata di scudi da una parte e dall'altra.
La legge 194 fu varata non per legalizzare l'omicidio, secondo la grossolana e fuorviante interpretazione della chiesa di Roma, bensì unicamente per rendere possibile l'interruzione volontaria delle gravidanze.
Ponendo così fine ad un fenomeno di profonda inciviltà ed ingiustizia, quello degli aborti clandestini.
La 194 non incentiva affatto all'aborto, la cui incidenza si è progressivamente ridotta nel corso degli anni.
Come l'uomo del Vaticano sostiene che "la Santa Sede non si stancherà di riaffermare questi principi", così noi laici non ci stancheremo di difendere quella scelta.
Bookmark and Share

mercoledì 19 dicembre 2007

Sì al divorzio breve

Le notizie più rilevanti a volte passano in secondo piano; la stampa non gli da il dovuto risalto e anche noi cittadini, travolti ed ammorbati dall'onda di marea delle chiacchere politiche che il palazzo ci rovescia addosso, non prestiamo abbastanza attenzione.
La commissione giustizia del Senato ha approvato una bozza legislativa sul divorzio breve; in sostanza, nell'arco di un anno o anche meno, ricorrendo determinati presupposti, si potrà mettere fine al matrimonio.
Si tratta senza dubbio di una svolta fondamentale nel diritto di famiglia, se naturalmente qualche imboscata non metterà la parola fine al progetto.
Il divorzio breve, soprattutto dopo mesi di dibattito confuso e sterile sulle unioni di fatto, avvicinerebbe l'Italia al resto del mondo occidentale.
Assolutamente ragionevole permettere ad una coppia in crisi irreversibile di sciogliere in tempi rapidi il vincolo matrimoniale, senza le pastoie giudiziarie e burocratiche che ancor oggi comportano le separazioni e, suppongo, risparmiando anche denaro per la consulenza degli avvocati, che nella situazione attuale si prolunga inevitabilmente per molto tempo.
Scelta laica e civile, di buon senso, a meno che come spesso accade alle buone iniziative l'impianto della legge non venga manipolato e complicato fino a vanificarne lo scopo o, come dicevo sopra, qualcuno non faccia uno sgambetto.
Penso ai soliti parlamentari cosiddetti di area cattolica, che rispondendo fedelmente alle direttive del Vaticano, negli ultimi anni hanno contribuito a rendere l'Italia meno moderna e pluralista.
I fautori di una visione etica dello stato, la propria: non condivisa con gli altri gruppi e categorie della società, ma imposta a tutti.
Anzi, parafrasando Giovanna d'Arco Binetti, calata su noi tutti tramite lo spirito santo (amen).
Penso a loro e temo la debolezza, la pavidità dei parlamentari cosiddetti laici e riformisti, già dimostrata in altre occasioni.
Speriamo che la "ragion di stato" prevalga sulle pruderie ipocrite di una certa area cattolica.
Bookmark and Share

venerdì 7 dicembre 2007

Paola Binetti, il mostro

Le imboscate per il governo Prodi, ormai sempre più in bilico, possono provenire da qualunque parte.
L'ultimo parlamentare della maggioranza che ha messo in difficoltà l'esecutivo è la senatrice Paola Binetti.
Il motivo è l'inclusione, nel pacchetto sicurezza votato ieri, di alcune norme cosiddette anti - omofobia, che prevedono sanzioni per chi attua discriminazioni sessuali.
A dire il vero, bisognerebbe più correttamente parlare di norme antidiscriminazione, perchè vanno a colpire chi incita a compiere o compie in prima persona anche atti discriminatori basati, per esempio, sull'appartenenza religiosa.
Ma i media hanno messo l'accento sull'omosessualità, perchè il contrasto di una senatrice cattolica rispetto a norme inerenti l'omofobia colpisce di più l'immaginario dell'opinione pubblica, soprattutto considerando che la misticheggiante parlamentare non da ieri è la campionessa della lotta all'omosessualità.
La devota Binetti definisce l'omosessualità una devianza, una patologia, definizione che implica la possibilità e probabilmente la necessità, secondo lei, di curarla.
Con quali metodi, se coercitivi o no, al momento non è dato saperlo: forse pensa al cilicio o a qualche altro strumento di mortificazione fisica, come quelli che utilizza su di se. In Iran sono più drastici: per l'omosessualità si prevede la condanna a morte.
Ciò che comunque scaturisce chiaramente dalla Binetti è un mix di cattolicesimo fanatico e retrò e di cultura scientifica.
Sì, perchè la signora è una psicoterapeuta e perciò ammanta le sue prese di posizione di scientificità, come faceva il Nazismo a proposito della teoria della razza.
Immagino lo sconcerto dello staff del Partito Democratico, che si è visto esplodere fra i piedi un tale ordigno; un ordigno non disinnescabile, perchè animato dal fervore della fede e quindi non incline ai compromessi.
Cosa ha da dire sul tema Walterone Veltroni, interprete del neoriformismo italiano, che aspira ad essere il pilastro nella politica italiana della razionalità, della tolleranza e dei diritti civili?
Ma soprattutto perchè nel PD, se questa è la sua natura, è entrata la componente Teodem che si mette in rotta di collisione con i valori di una moderna democrazia pluralista?
Domande senza risposta...
Ad ogni modo, la Binetti è un mostro. Uso questo termine nella sua accezione italiana e latina; siamo di fronte a qualcosa che è nel contempo orribile e prodigioso, straordinario.
La pia donnetta legata all'Opus Dei (e già qui nasce qualche sospetto) ed interprete della nuova ventata integralista che sta soffiando sull'Italia da qualche tempo, si flagella il corpo con fruste e cilicio perchè, sostiene, è un modo di riflettere sulla fatica ed il dolore del vivere. Non immagina nemmeno che nella vita non ci sono soltanto momenti di dolore, ma anche di serenità se non di gioia.
Conosce solo la cupezza, come Jacopone da Todi, o forse trova il godimento nell'autoflagellazione e allora è perversione, pornografia d'autore.
Però a smentire questa interpretazione c'è il volto legnoso, di estrema severità, che la caratterizza. Chissà...
Se si limitasse a parlare farebbe poco danno, ma purtroppo passa anche all'azione, come nel caso della campagna per l'astensione dal referendum sulla fecondazione assistita.
La Binetti ci riporta ad un Medioevo polveroso ed oscurantista e testimonia la sopravvivenza di vecchi scontri ideologici, letali per un paese che dovrebbe invece proiettarsi nel futuro.
Bookmark and Share

sabato 10 novembre 2007

Zaia e la chiesa di Treviso

Luca Zaia, Vicepresidente leghista della regione Veneto, è in polemica con la diocesi di Treviso. Il motivo è l'ospitalità concessa dal parroco di un comune della provincia, Ponzano Veneto, ai musulmani per la preghiera del venerdì.
Zaia ha chiesto al vescovo di intervenire per bloccare l'iniziativa. E' stato subito ascoltato, dato che il vescovo ha ribadito che non si possono usare i locali ecclesiastici per i riti di altre religioni.
Non vi sarebbe nulla di strano nella questione, se non vi fosse stata l'intromissione del politicante di turno.
Un sacerdote ha promosso un'idea che un suo superiore nella gerarchia ecclesiastica non ha approvato. La chiesa è giustamente sovrana nella sfera delle proprie attività di culto.
Allo stesso modo non vi sarebbe nulla di strano se il reggente della diocesi di Treviso avesse, al contrario, appoggiato l'iniziativa del parroco. Vale quanto detto sopra.
La nota stridente è l'intervento in una questione di fede di un esponente della Lega, che deve parte della sua fortuna politica ad una propaganda che ha sempre stuzzicato gli umori popolari. In particolare negli ultimi tempi contro l'Islam.
Non amo particolarmente l'Islam, per ragioni analoghe non amo neppure la Chiesa Cattolica; però in nome del principio "libera chiesa in libero stato" l'autonomia delle varie confessioni dev'essere rispettata.
Non si può chiedere alla chiesa di evitare indebite interferenze nella vita pubblica e poi intromettersi in questioni da cui la politica deve restare distante.
Soprattutto se ne sono protagonisti soggetti a caccia di facili simpatie, appartenenti a forze politiche che dicono di voler difendere i valori cattolici e nello stesso tempo celebrano strampalati riti neoceltici, come il versamento dell'acqua del Po nella laguna di Venezia.
Riti di sapore neopagano che rientrano nella categoria delle baracconate da quattro soldi.
Bookmark and Share

mercoledì 31 ottobre 2007

Ratzinger, pericoloso papa antimoderno

La figura di papa Ratzinger è affascinante, anche se in fin dei conti molto irritante per un laico come me.
Ascoltando le frequenti esternazioni del pontefice ed osservando le sue iniziative, sembra di avere di fronte un papa del passato che grazie a qualche prodigio, magari ad una macchina del tempo, è piombato nel bel mezzo del 21° secolo.
Ratzinger è latore del messaggio di una chiesa vecchissima e tuttavia viva: una chiesa preconciliare, come dicono alcuni commentatori.
Meglio ancora tridentina, in ricordo del Concilio di Trento (1542-1563), che segnò l'avvio di un'energica e spietata reazione teologica e politica da parte della chiesa di Roma, che stava subendo l'emorragia dello scisma protestante.
Quella reazione passata alla storia come controriforma, che grazie all'appoggio del "braccio secolare", vale a dire delle istituzioni degli stati europei rimasti vicini a Roma, soffocò con violenza il libero dibattito culturale che si stava sviluppando in molte regioni d'Europa.
Lo storico del 700 Giambattista Vico sosteneva che la storia è fatta di "corsi e ricorsi". E' come un pendolo che oscilla da destra a sinistra e viceversa.
Nella vicenda plurimillenaria della chiesa, alla riforma protestante è seguita la controriforma; adesso, dopo il Concilio Vaticano II (1962) che aveva ufficializzato una linea di confronto più moderato ed aperto con la società civile, Ratzinger si fa guida di una nuova controriforma.
E' una battaglia dagli esiti in parte imprevedibili; emerge con chiarezza però una grave tensione fra mondo cattolico e laico particolarmente sofferta in Italia, dove ha sede il Vaticano.
Per non parlare della crescente incomunicabilità interreligiosa di cui Ratzinger è responsabile.
Ne è esempio la presa di posizione contro il mondo protestante (ricordo la polemica di qualche settimana fa con la piccola, dignitosa e civile comunità dei Valdesi).
Oppure le dichiarazioni critiche verso l'ebraismo, rieccheggianti la sinistra polemica del passato contro "i fratelli che sbagliano" perchè non riconoscono il messaggio di Cristo, grazie a cui si sono giustificate ignobili persecuzioni.
E pensare che, in una razionale prospettiva di analisi storica, Cristo non era altro che un ebreo ortodosso... Chi ha il coraggio di dirlo ai cattolici?
L'unica cautela che Ratzinger osserva, per ovvi motivi, è nei riguardi del mondo islamico, oggi più che mai un bacino di intolleranza e totalitarismo in grado di far esplodere rapidamente dimostrazioni sanguinose in ogni parte del globo.
Fatte le debite proporzioni, fra l'oscurantismo di molti imam e quello di Benedetto XVI, non c'è poi una grande differenza.
Le tirate ratzingeriane paiono autorevoli ma sono in realtà tesi semplicistiche, o se vogliamo clamorose castronerie.
Il 900 è da condannare, dice il papa, perchè allontanandosi da Dio ha creato i totalitarismi (nazifascismo e comunismo) e quindi la seconda guerra mondiale e la guerra fredda, omettendo di ricordare quante guerre sono state combattute ben prima per motivi religiosi da cattolici mossi da un identico spirito totalitario.
L'ultima perla regalataci dal papa preconciliare ed antimoderno è la direttiva impartita ai farmacisti, che non dovrebbero prescrivere terapie contrarie all'etica cattolica.
Questo episodio dimostra la linea di contrapposizione con le regole dello stato sovrano sostenuta con fermezza dal teologo tedesco.
L'offensiva di Ratzinger ripropone un dilemma che ha lacerato per secoli le coscienze: viene prima il potere temporale o quello spirituale?
Pensavamo che con l'avvento della modernità e del concetto di stato "aconfessionale" avessimo trovato una risposta accettabile: lo stato aconfessionale o laico garantisce eguale spazio di espressione ad ogni confessione religiosa.
Ma Ratzinger ci riporta indietro, ci da addirittura la possibilità di celebrare la messa in latino. Non ce n'era proprio bisogno.
Benedetto XVI continua a bacchettare la società pluralista per conservare la chiesa cristallizzata.
La sua estrazione del resto è quella del teologo, del docente che indica la verità da seguire; e che se necessario, boccia e punisce.
Dopo la carriera accademica, Giovanni Paolo II chiama Ratzinger (1981) a ricoprire la carica di prefetto per la congregazione della fede, l'istituzione è bene ricordarlo che in passato si chiamava Inquisizione.
Il solerte professore prende sul serio l'incarico e perseguita senza requie tutte le tendenze di pensiero non allineate all'interno della chiesa, a cominciare dalla famosa teologia della liberazione di padre Boff.
Dopo aver svuotato il dibattito interno alla chiesa, adesso da papa Ratzinger prova ad allineare il mondo: compito titanico e sicuramente irrealizzabile anche per un uomo dalla ferrea volontà e dalla convinzione di essere nel giusto come lui.
Senz'altro però ha realizzato un obiettivo: rimettere in discussione per la sventura di tutti, laici e cattolici, principi che parevano affermati e avevano assicurato un minimo di civile convivenza.
Grazie Ratzinger.
Per chi vuole approfondire il pensiero del papa antimoderno, consiglio la lettura di "Contro Ratzinger", ed. ISBN.
Bookmark and Share

giovedì 2 agosto 2007

A Cesare quel che è di Cesare

Ultimo post prima della pausa vacanze.
Finalmente si è scoperchiato un altro vaso di Pandora: la Chiesa Cattolica non paga le tasse, o perlomeno non nella giusta misura.
Questo per effetto della normativa fiscale voluta dal Centrodestra nella scorsa legislatura, che è stata sostanzialmente conservata dall'attuale maggioranza. Dalla Casa delle Libertà al Centrosinistra, la puzza di sacrestia non cambia.
Ecco il cavillo giuridico, escogitato con la furbizia degna del paese natale di Azzeccagarbugli: esentare dal pagamento di ICI ed altre imposte gli immobili che hanno una funzione prevalentemente religiosa.
Vale a dire quasi tutti, anche quelli che garantiscono al Vaticano profitti e che quindi, in realtà, sono riconducibili a natura d'impresa.
Prodi, che ha lamentato l'assenza, nelle omelie dei curati, del richiamo a pagare le tasse, ha fatto autogol, essendo la Chiesa per prima a non pagarle.
Anche questo tema, come spesso accade, è stato ignorato dai telegiornali. Però non si potrà fare finta di nulla molto a lungo.
L'Unione Europea minaccia di intaprendere, in autunno, una procedura d'infrazione contro il nostro paese.
Si tratta solo dell'ultimo capitolo nella storia dei rapporti fra Chiesa e Stato, che dai Patti Lateranensi in poi ha sempre visto il Vaticano godere di un trattamento privilegiato.
Trattamento divenuto incostituzionale, con l'entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, informata al principio della separazione fra Stato e Chiesa.
Lo Stato laico e aconfessionale voluto anche dai cattolici deve garantire equità di trattamento a tutte le fedi religiose, senza sconti e favoritismi.
Avanti di questo passo, fra un Papa antimodernista ed arrogante che ripristina la messa in latinorum e una classe politica ossequiosa ed ipocrita, rischiamo che rimettano in auge le decime e poi chissà...magari l'investitura del Premier o del Capo dello stato nella basilica di S. Pietro, come ai tempi luminosi del Sacro Romano Impero.

Bookmark and Share