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lunedì 2 novembre 2009

KKK Italia: non ci facciamo mancare proprio niente


Ci mancavano soltanto loro; anche in Italia abbiamo il Ku Klux Klan. La notizia è apparsa oggi su Repubblica.
Però da una visita veloce a un paio di forum neonazi (veloce perchè il mio stomaco non resiste molto in questi casi), viene fuori che l'organizzazione era presente già da un pò. Non si sa con quale fortuna in termini di iscrizioni, forse solo i tre che appaiono nella foto. Dopo Halloween perciò abbiamo importato anche questo pezzo di America.
Alcuni blog ne stanno parlando ma non pubblicano il link per non dargli visibilità. Non ne vedo il motivo: il link è questo.
Scorrendo la lista dei paesi affiliati si vede anche la bandierina tricolore, cliccandoci sopra ci si ritrova nella pagina della sezione italiana, dove in calce alle solite affermazioni da neurodeliri c'è anche un'e-mail. Chi vuole può inviare qualche pensierino che gli dimostri tutto il nostro calore e partecipazione per la loro causa.
Anche gli italiani sono stati premiati con l'ammissione all'esclusivo circolo internazionale del razzismo doc.
Don Black, leader del Klan statunitense mesi fa lo aveva detto a Mario Calabresi di Repubblica: c'è molta eccitazione sul nostro sito per quello che sta accadendo da voi, siete i primi a reagire e a dimostrare che non vi fate sottomettere dagli immigrati.
Il virus della xenofobia che ha contagiato l'Italia può avere il volto falsamente rispettabile delle ronde oppure può produrre queste manifestazioni estreme, come nel caso della Guardia Nazionale Italiana di alcuni mesi fa.
E c'è poi un altro filo conduttore fra la paccotiglia veterofascista ostentata dalla milizia di Saja e questo strambo misticismo, questa sub-cultura che parla di fratellanze fra cavalieri , difesa dell'identità bianca e della religione cristiana; fra i cappelloni col frontino rigido e i cappucci dei klansmen all'amatriciana: l'effetto grottesco, irresistibilmente ridicolo.
Comunque sia una volta eravamo italiani brava gente, adesso lo siamo di meno; siamo certamente molto più brutti e cattivi.
Certi episodi sono notizie da quinta pagina di cronaca? Espressioni di folklore degenerato? Può essere ma non si sa mai. Non si sa mai che cosa può germinare da un seme malato.
Vedremo se verrà aperta qualche inchiesta, dato che la legge italiana punisce l'incitazione all'odio razziale.

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mercoledì 28 gennaio 2009

Il vescovo negazionista e l'anima buia della Chiesa


Un nuovo capitolo nel riflusso antisemita e neofascista che da un pò di tempo affligge l'occidente.
Ratzinger ha riaccolto nel seno di Santa Romana Chiesa i Lefebvriani, messi al bando vent'anni fa per il loro isterico antimodernismo e l'indisciplina verso Roma. Uno di loro, il vescovo Williamson, ne ha approfittato per rilanciare le tesi negazioniste sull'Olocausto.
Dopo aver ripristinato l'invocazione alla conversione degli ebrei (che era stata saggiamente eliminata molti anni orsono) il cerchio si chiude.
Dal canto loro i rabbini d'Israele hanno fatto l'unica cosa possibile, annunciando che sospenderanno i rapporti con Roma, mentre gli ebrei italiani invece hanno fatto sapere che nonostante questo scivolone continueranno a dialogare con le gerarchie vaticane; li comprendo, per loro è più difficile dato che hanno il nemico in casa.
Le due mosse in successione dimostrano palesemente l'0stilità della Chiesa verso l'Ebraismo, sebbene la decisione di Ratzinger di revocare la scomunica ai tradizionalisti abbia una motivazione più ampia.
Il papa antimoderno aveva la necessità di ricucire la ferita con un movimento scismatico con il quale esiste un'affinità ideologica: l'opposizione all'ecumenismo, al pluralismo dei costumi e delle culture, alla laicità e alla democrazia, in poche parole al mondo quale si è configurato negli ultimi decenni.
A volte si scivola nel ridicolo. I Lefebvriani non accettano nei luoghi sacri donne con i pantaloni (con i pantaloni!) per una questione di decoro; torna in mente l'anatema di Pio IX contro le ferrovie, che furono definite opera di Satana o per venire all'attualità, il burqa imposto alle donne in certi paesi islamici.
Nel caso delle ignobili dichiarazioni del vescovo simpatizzante del nazismo - ci sono forti dubbi sull'esistenza delle camere a gas, non è vero che la Shoah ha provocato deliberatamente 6 milioni di morti, sono molti di meno - la voglia di sorridere passa.
Viene da pensare a quegli uomini di Chiesa che dopo la fine della guerra hanno protetto e assicurato la fuga di diversi criminali di guerra e agli episodi di antisemitismo, aggressioni e atti vandalici, che vediamo accadere in Europa Italia compresa.
Sono incline a credere che l'incidente di Williamson sia un effetto collaterale della scelta di Ratzinger da lui non desiderato; la questione del resto va ben oltre il recupero della messa in latino o di altre vecchie formule liturgiche.
Questa sarebbe una scelta in sè del tutto legittima e se vogliamo suggestiva, come molte cose antiche della cultura occidentale, ma purtroppo deve essere inquadrata nella greve e anacronistica offensiva papale contro tutto, comprese le altre fedi.
Dopo le dichiarazioni antiprotestanti sono arrivati, o meglio sono tornati in auge, i vecchi clichè antiebraici: gli ebrei sono una comunità che sbaglia, si pone contro il vero messaggio divino e se ne auspica la conversione.
La Chiesa alza il ponte levatoio; come ha rilevato il teologo Hans Kung al papa non interessa un rapporto vero con la comunità dei fedeli (e men che meno con chi ne è al di fuori), si è chiuso nelle stanze vaticane.
Rinuncia a essere un pastore di popoli in dialogo con l'umanità intera. Riduce il suo ruolo a quello di custode pedante di una malintesa ortodossia, giungendo a riabilitare la componente del cattolicesimo più stupidamente oscurantista e pericolosa per la libertà, nonchè per il dialogo e la pacifica convivenza fra le fedi che soprattutto oggi è un imperativo categorico.

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mercoledì 4 giugno 2008

Ahmadinejad, lucida follia al potere


E' arrivato e come previsto ha dato spettacolo. A modo suo.
Ahmadinejad, presidente dell'Iran, approfittando del vertice Fao di Roma ha rilanciato le sue accuse e minacce a Israele promettendone la distruzione, che secondo lui è prossima.
E' stato trattato come un appestato; non è stato ricevuto dalle autorità italiane, non ha avuto colloqui con nessuno a parte il premier giapponese, non è stato invitato alla cena offerta dal nostro governo.
Ma reagendo con impareggiabile nonchalance ha ribadito le sue squinternate tesi di fronte alle telecamere della RAI, nell'ora in cui gli italiani sono davanti al fatidico piatto di pastasciutta.
Questa volta non ha affermato che l'Olocausto è un'invenzione, però ha detto che non capisce per quale motivo l'Europa senta ancora il bisogno, dopo tanti anni, di pagare un debito agli ebrei, un piccolo insignificante gruppo.
La seconda guerra mondiale ha provocato un totale di 60 milioni di morti di cui non si parla mai. Ahmadinejad non si preoccupi: noi europei sappiamo bene quale tributo di sangue i popoli del nostro continente hanno pagato durante il conflitto mondiale.
L'Iran invece non ha ancora fatto autocritica sull'orribile e insensata guerra degli anni 80 con l'Iraq, quando i ragazzini venivano mandati dal fanatismo islamico, di cui Ahmadinejad è il nuovo alfiere, a farsi massacrare davanti alle trincee nemiche.
D'altro canto l'esercizio del diritto di critica e manifestazione del pensiero non appartiene alle virtù teologali che informano la repubblica islamica che presiede.
Inutile poi spiegargli che la Shoah è il prodotto di secoli di Antisemitismo che proprio in Europa, purtroppo, ha avuto i natali e che lui contribuisce a tenere vivo.
L'ineffabile dittatore iraniano in un'intervista a un quotidiano ha persino accostato Khomeini a Gesù Cristo.
Entrambi, sostiene, sono stati portatori di un messaggio di pace e amore. Khomeini anzi può essere ritenuto il Gesù del XX Secolo (sic!).
Non mi risulta tuttavia che Gesù abbia mai deciso di mettere a morte i dissidenti ne di applicare norme barbare e arcaiche come quelle della Sharia che costituiscono l'ossatura del regime di Teheran.
La performance di Ahmadinejad non è stata soltanto pensata per suscitare scandalo e dibattito direttamente in casa nostra, nell'occidente.
E' soprattutto l'ennesimo messaggio che il folle ma lucido dittatore islamista rivolge al mondo musulmano, o meglio a quella sua parte militante ed estremista che da tempo affila le armi e si sta compattando.
Un filo robusto lega Ahmadinejad, l'Iraq e l'Afghanistan squassati da una guerra civile su cui gli iraniani portano pesanti responsabilità, la Siria canaglia e il leader di Hezbollah Nasrallah, regista delle provocazioni di confine che scatenarono la guerra con Israele nell'estate del 2007.
Si parte da Teheran e si arriva alle coste del Mediterraneo, dove Israele non è minacciato solo con le parole, ma anche con i fatti.
Sulla pace pesa l'poteca del dittatore di Teheran, tutto Corano e armi nucleari. Lo ha detto: la rivoluzione islamica raggiungerà il mondo intero.
Prima vittima Israele e dopo...
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domenica 11 maggio 2008

Se boicotti Israele, boicotti la cultura

La sinistra radicale - extraparlamentare ha sfilato a Torino. Ha dimostrato la sua atavica e tenace avversione a Israele. Felicitazioni, il compitino è stato diligentemente eseguito.
Messaggio netto: il popolo d'Israele non si può esprimere, non ha diritto di parola. D'altro canto, l'atto di bruciare le bandiere israeliane com'è avvenuto sempre a Torino il primo Maggio dice già tutto. Significa annientare, o desiderare di farlo.
Lo striscione "boicotta Israele, sostieni la Palestina" che apriva il corteo, non rende bene l'idea; doveva essere sostituito da "Sostieni la Palestina e distruggi Israele".
Una fiera del libro è il luogo naturalmente deputato al confronto fra le culture. E' l'occasione, per un popolo, di raccontarsi di fronte agli altri. Ma Israele no. La cultura di un intero popolo paga le conseguenze della politica dei suoi governanti.
Sarebbe stato un fatto positivo se gli aderenti alla manifestazione, radunati dal network Free Palestine, avessero indetto un forum per discutere sul conflitto israelo - palestinese, invece di sfilare nel solito corteo vecchia maniera.
Ma si è scelta la strada della contrapposizione frontale senza se e senza ma, anticipata dalla scelta di alcuni scrittori di lingua araba, a Febbraio, di disertare l'appuntamento.
Vale a dire, solo noi possiamo parlare, esistono solo le nostre ragioni. Se invitate Israele, noi non partecipiamo.
Le suffragettes dei centri sociali e dei partiti dell'arcobaleno hanno così consumato il loro rito tradizionale e stantio. E poi si chiedono perchè vengono mollati dagli elettori.
Il manicheismo semplificatorio che li affligge, tutto il bianco da una parte e tutto il nero dall'altra, li porta a identificare in Israele il male da sconfiggere.
Stiamo parlando, è bene ricordarlo ai duri di comprendonio, non solo dello stato che occupa ancora terre dei palestinesi; che mette in difficoltà la già precaria autonomia dei territori con la chiusura delle frontiere; che provoca con le sue incursioni militari vittime civili e così via dicendo.
Stiamo anche parlando dell'unica democrazia del Medio Oriente, a parte il fragile Libano che in questi giorni ancora una volta attraversa un momento difficile; dove le dispute politiche non vengono regolate a colpi di kalashnikov come fanno Hamas e Fatah, ma con i metodi della democrazia.
Dove esiste un'opposizione netta alla gestione dell'infinita crisi palestinese espressa da associazioni e gruppi politici ai quali si permette di esistere e di operare.
Dove le donne hanno pari opportunità, non sono schiave del velo e dei loro mariti; dove anche agli arabi che l'hanno voluta è stata concessa la cittadinanza.
Mentre agli ebrei in ogni tempo e in ogni luogo è stato dato il foglio di via, quando non si è tentato di massacrarli.
E proprio qui c'è un nodo fondamentale, che ogni riflessione sulla tragedia che si consuma in Palestina da troppo tempo non può ignorare.
Israele nasce, nel lontano '48, per dare alle comunità ebraiche sopravvissute alla Shoah una terra dove vivere, dove sentirsi finalmente al sicuro. E' il focolare di cui parlava il Sionismo.
Israele nasce con un atto di forza non solo perchè Stati Uniti e Gran Bretagna non si decidevano a sbloccare lo stallo con una mediazione fra le parti, che portasse già allora alla spartizione e alla nascita di due stati.
Ma anche perchè la comunità musulmana, mal rappresentata da dirigenti che in precedenza avevano appoggiato Hitler, non voleva la spartizione.
Casomai voleva una guerra di sterminio contro gli ebrei, "un massacro di dimensioni imponenti" (dichiarazione della Lega Araba, 1947).
Ci sono forti dubbi, dopo sessant'anni, che il mondo islamico su cui si stende l'ombra di Ahmadinejad, Nasrallah e altri ameni leader, abbia abbandonato questo proposito. Nell'attesa di un chiarimento, difendiamo il diritto di parola di Israele o meglio della sua gente, che non può essere zittita per gli errori e le colpe di chi la governa.
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venerdì 8 febbraio 2008

Liste di proscrizione: l'antisemitismo cresce

Eccoci di nuovo a parlare di un grave problema; fa rabbrividire la notizia che nel web è stato scoperto un blog antisemita, che ha pubblicato una lista di docenti e uomini di cultura appartenenti a una lobby ebraica.
Eccoci di nuovo a parlare di un personaggio vicino all'eversione nera, che svolgeva una propaganda delirante celato dietro uno pseudonimo (Shaulos II).
Sarebbe ora di promuovere una dura azione repressiva contro questi scarafaggi nostalgici del Nazifascismo, prima che diventino realmente pericolosi. L'incitamento all'odio razziale è un reato e nel web vi sono diversi siti con simili contenuti.
Forse l'ignoto estensore della lista con quell'atto voleva indicare ai kamaraden gli obiettivi da eliminare; ogni estremismo ha un nemico da odiare e da eliminare fisicamente.
L'eversione di sinistra ha scelto Massimo d'Antona e Marco Biagi (e li ha eliminati), costoro scelgono i docenti affiliati a una presunta lobby ebraica. Dal dire al fare quanto ci corre? Cosa si aspetta?
Riporto quanto il sedicente Shaulos ha scritto in un post del sito di Francesco Storace, leader del neonato movimento La Destra:

"CARO STORACE
DA ELETTORE STO FACENDO UN GIRO DI ESPOLARAZIONE PER VERIFICARE A CHI DARE IL VOTO…
COME UN CANE LE STO ODORANDO IL CULO PER VEDERE CHI E'!
E' GIA DISPONIBILE UNA LISTA DEI SUOI CANDIDATI CON NOME E SOPRATTUTTO COGNOME?
DOVREI VERIFICARE ALCUNE COSETTE-
PRESERVIAMO L’IDENTITA ITALIANA DALLE CONTAMINAZIONI RELIGIOSE-
ADOTTIAMO LA LEGGE SULLA IMMIGRAZIONE E VOTO MODELLO ISRAELE"

Storace ha questi simpatizzanti - cani che gli odorano il culo? Cosa deve verificare questo malato di mente? Forse se Storace e i suoi odiano abbastanza gli ebrei?
La risposta c'è: il senatore nero ha già dichiarato che lui a Gerusalemme a chiedere scusa per le leggi razziali di Mussolini non ci sarebbe mai andato (diciamo piuttosto che lì la sua presenza non sarebbe gradita).
Meditiamo gente, meditiamo.
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martedì 5 febbraio 2008

Fiera del libro: assurdo boicottare gli scrittori israeliani

Alcuni scrittori di lingua araba intendono boicottare la prossima fiera del libro, che si terrà a Maggio, perchè ospite d'onore sarà Israele con la sua letteratura.
La protesta è stata prontamente appoggiata da associazioni italiane vicine alla sinistra. E' una vicenda che ci insegna alcune cose.
Innanzitutto gli scrittori arabi tradiscono la funzione propria dell'intellettuale, che è quella di interrogarsi, di indagare e riflettere, e soprattutto di confrontarsi liberamente, senza pregiudiziali, con la società e gli altri intellettuali.
Invece di recarsi ad un appuntamento che sarebbe un'occasione importante di incontro e confronto (magari duro, perchè no?) con persone della "parte avversa", preferiscono declinare l'invito.
Non riconoscono dignità di interlocutore a un'intero paese. Solo loro ritengono di avere il diritto di esprimersi e di raccontare.
E pensare che molto probabilmente troverebbero negli scrittori israeliani disponibilità ad ascoltarli e a condividere parte delle loro ragioni. Ma sono ciechi e sordi.
E pensare che alcuni provengono da paesi dove la libertà di manifestazione del pensiero è negata, a differenza di Israele dove, nonostante gli errori commessi in sessant'anni di storia, c'è la democrazia.
E' il riflesso, in campo culturale, di una politica che va avanti dal lontano 1948; quella perseguita da molti partiti e stati musulmani che ancor oggi si ostinano a non voler riconoscere piena legittimità allo stato d'Israele, quando non la negano apertamente come fanno Hamas o l'Iran.
Tutti costoro negano, in sostanza, la dignità e il diritto all'esistenza di un intero popolo. E' una posizione che richiama sinistramente il capitolo doloroso della Shoah.
In secondo luogo il pregiudizio anti israeliano trova una sponda favorevole nei soliti ambienti della sinistra radicale italiana, che vedono solo le ragioni della parte palestinese; è un triste e stantio retaggio degli scontri ideologici del passato.
Un atteggiamento che anche da questa parte del mediterraneo rischia di saldarsi, consapevolmente o no, con il pregiudizio anti semita che peraltro fa parte del bagaglio culturale della sinistra marxista.
Massima solidarietà agli scrittori israeliani. Per esprimerla in concreto, bisognerebbe comprare un libro di un autore israeliano. Anche uno a caso.
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domenica 27 gennaio 2008

Un giorno per non dimenticare la Shoah

Post breve nel giorno della memoria.
Oggi ricorre il sessantesimo anniversario della scoperta (era il 27 Gennaio del 45) del campo di sterminio di Auschwitz.
Sono passati molti anni, ma è necessario non dimenticare mai le incredibili atrocità che degli uomini hanno inflitto ad altri uomini.
Tramandare il ricordo delle persecuzioni contro gli ebrei è necessario per opporsi alle persecuzioni che purtroppo il mondo moderno successivamente ha conosciuto, per motivazioni razziali e culturali.
Mi vengono in mente, per esempio, i tentativi di genocidio degli anni 90 nei Balcani e in Ruanda, che la comunità internazionale non ha contrastato con la dovuta energia; l'elenco sarebbe lungo, perchè non siamo ancora veramente cambiati.
Giusta e doverosa iniziativa; la generazione attuale deve ricordare e tramandare a sua volta a quella futura la memoria della Shoah.
Non siamo al riparo dagli errori del passato e ancor oggi non mancano, in alcuni esseri abietti e ignoranti, nostalgie, giustificazionismi e desideri di "revanche".
Non dimentichiamo e combattiamo i nemici della verità e dell'uomo.
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sabato 19 gennaio 2008

A proposito di Nazismo...e la vera storia

Uno dei post di questo blog finora più letti e commentati, nei limiti in cui può esserlo un prodotto amatoriale, è Foto ricordo da Auschwitz.
L'ispirazione mi era venuta guardando una foto su un quotidiano recuperata da qualche collezione o dall'archivio di qualche ente di studi storici, non ricordo bene.
Nei commenti si possono leggere alcune "carinerie" nei confronti miei e degli ebrei, che contengono errori di ortografia e punteggiatura e fanno un grossolano minestrone di fenomeni storici complessi e diversi fra loro, sostenendo che la verità è un'altra.
D'altra parte Hermann Goering, di cui questi livorosi psicopatici sono eredi, diceva che quando sentiva la parola cultura metteva mano alla pistola.
Contrariamente a quanto dichiaro nel messaggio di benvenuto al blog, ho deciso di lasciarle come piccola testimonianza dell'umana stupidità.
Purtroppo i nostalgici dei tempi che furono, rossi o neri, circolano ancora; c'è ancora chi crede, nel 2008, che certe nefaste ideologie del passato fossero giuste.
In questo strano e multicolore mondo c'è posto per tutti; per chi è convinto che la razza umana discende dagli extraterrestri, che interpretando gli astrusi testi di Nostradamus si può prevedere il futuro, che Berlusconi è un grande leader, che la Befana vien di notte o che i campi di sterminio sono stati costruiti dagli alleati per infamare i nazisti.
A meno che costoro, pur sapendo benissimo qual'è la verità storica, non cerchino di nasconderla e smentirla, proseguendo nel tentativo, inutile, di nascondere le prove dell'Olocausto che avevano iniziato i mostri nazisti quando avevano capito che la guerra era persa.
Potremmo passare oltre, compatendo la profonda ignoranza o il degrado mentale di qualche isolato internauta che scrive bestialità simili.
Però da tempo osservo (e non sono sicuramente il solo) che nella vecchia e civile Europa sta rinascendo un pericoloso revisionismo verso il tragicissimo periodo che parte dagli anni trenta e termina con la seconda guerra mondiale.
Ed è un fenomeno che purtroppo non rimane confinato a qualche oscura conventicola di visionari, confortati nelle loro concezioni da pseudo storici come l'inglese Irving.
In un altro post ho scritto del pericolo che rappresenta per la democrazia europea l'estrema destra risorgente, che è uscita dai piccoli circoli alternativi dove si era intanata e ha iniettato il suo veleno in gruppi di giovani emarginati.
Persone allo sbando, prive di valori di riferimento, a cui viene consegnata una distorta ragione di vita e compiono atti violenti ed eversivi (vedi gli incidenti seguiti alla morte di Gabriele Sandri o quelli di Cagliari della scorsa settimana).
In una fase storica di forti angosce e incertezze le opinioni si polarizzano e generano conflitti.
Perciò nella paura, nel senso di smarrimento trovano un terreno fertile anche l'estremismo di sinistra, quello comunistardo dei centri sociali, quello anarcoide dei Black Bloc e quello di destra che rimpiange Mussolini o l'infame Hitler.
Puntualmente nei periodi di crisi si rafforza anche l'antisemitismo; si cerca la responsabilità degli eventi in un fattore altro, senza motivazioni realmente fondate.
In un'atmosfera confusa incline al complottismo (ne è esempio il Protocollo dei Savi di Sion), si arriva a dire che la colpa è degli ebrei, che ci sono le stragi ebraiche e così via.
Nessuno in Occidente è più altro degli ebrei: è il risultato della politica di esclusione portata avanti, nei secoli, dalla cultura cattolica che si è macchiata, in anticipo sui tempi, del peccato totalitario che avrebbe poi contraddistinto le ideologie novecentesche.
Non è un caso che l'antisemitismo sia invece decisamente più debole nelle società anglosassoni, figlie dell'etica protestante.
Questo ci insegna una rigorosa e razionale analisi storica, questa è la vera storia. La paccottiglia può invece andare bene solo per i crudeli, volgari e incolti difensori del Nazismo, che in chi come me crede nel valore dell'umano, nella ragione e nella tolleranza avranno sempre un acerrimo nemico.
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venerdì 12 ottobre 2007

Giovani neonazisti crescono

Dal giornale di oggi. Alcuni giovani virgulti degli ambienti neonazisti altoatesini, condannati recentemente, sono andati in gita ad Auschwitz.
Si sono fatti fotografare dentro il campo, con magliette raffiguranti simboli del nazismo o mentre facevano il saluto a braccio teso. La meglio gioventù.
Il personale in servizio a quello che è diventato un museo degli orrori della Shoah ha detto che non si possono controllare tutti i visitatori.
Dubito però che non abbiano notato niente, mentre costoro entravano indossando simili magliette.
Il problema è proprio questo: il neonazismo è una mala pianta che sta mettendo radici in molti paesi, grazie all'indifferenza o alla sottovalutazione del suo potenziale di pericolosità.
Come gli estremismi di opposta colorazione ideologica, rappresenta una valvola di sfogo delle frustrazioni di molti ragazzi.
Un'affermazione tragica di identità e di appartenenza al gruppo che viene sapientemente manipolata da un ristretto numero di "teorici" e leader.
Non è naturalmente casuale che questa infezione alligni proprio nei contesti più a rischio: nelle curve degli stadi, nelle periferie degradate o nei paesi dell'Europa dell'est, che stanno vivendo uno sviluppo economico disordinato e contraddittorio (piuttosto seria è per es. la situazione in Ungheria).
Si fa sempre un gran parlare degli estremisti di sinistra, quelli che una volta in Italia erano definiti la sinistra extraparlamentare, ma non ci si preoccupa abbastanza della loro controparte. Almeno per ora è molto meno numerosa e perciò meno dannosa, meno in grado di azioni eclatanti come gli scontri di piazza visti al G8 del 2001; ma anch'essa è un grave pericolo per la convivenza civile e la democrazia.
Oltre a rappresentare un movimento, o meglio un'accozzaglia di disperati che vuole incredibilmente riscrivere il passato, a dispetto di ogni evidenza di prova storica.
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lunedì 24 settembre 2007

Foto ricordo da Auschwitz

Davvero una bella foto.
Ritrae un gruppo di SS e di ausiliarie operanti ad Auschwitz, durante una gita nell'estate del 1944.
L'uomo al centro è il dr. Mengele, il responsabile di atroci esperimenti su cavie umane, finito chissa' dove.
Gli altri non hanno la stessa lugubre fama. Comunque, hanno l'aria di chi se la spassa alla grande.
A destra c'è perfino un simpatico pennellone (per così dire) munito di fisarmonica, la giovialità un pò stolida tipica di tanti tedeschi, che sicuramente avrà passato la giornata a suonare allegre melodie popolari.
E le signorine...carucce, le tipiche brave ragazze. Un giorno di svago anche per loro, per riprendersi dal duro lavoro, dalle responsabilità di aguzzine della sezione femminile.
Tutto questo avveniva mentre, a poca distanza, lavorava a pieno ritmo il campo divenuto simbolo dello sterminio degli ebrei nella seconda guerra mondiale.
Il campo più efficiente fra tutti; si calcola che solo ad Auschwitz sia stato gasato circa un milione e mezzo di persone.
L'altro giorno la Digos ha condotto un'operazione nel varesotto, diretta contro un partito nazionalsocialista dichiaratamente ispirato alle idee di Hitler, che grazie al voto di un pugno di miserabili è riuscito addirittura ad eleggere un consigliere comunale.
Il suo "segretario" ha ottenuto qualche minuto di insperata popolarità in TV, affermando che lo stermino degli ebrei è un'invenzione e che tutti i belligeranti avevano i campi di concentramento.
Verrebbe da scuotere il capo, o magari sorridere come quando si guardano le peripezie del partito nazista dell'Illinois nel film Blues Brothers, però...
Il presidente iraniano Ahmadinejad sostiene la stessa cosa e minaccia ad intermittenza Israele; a S. Anna di Stazzema, luogo di un feroce eccidio di civili compiuto dalle SS in quella stessa estate del'44, ignoti hanno dipinto una svastica su un cassonetto dei rifiuti. Li stanno cercando, forse non hanno guardato dentro il cassonetto.
L'antisemitismo resiste al tempo; è una bestia oscura, alimentata nei secoli dai pregiudizi, dall'ignoranza e dagli interessi politici di re e papi cattolici.
Da questo punto di vista, non giovano davvero le recenti affermazioni di papa Ratzinger, che ha ribadito che il cattolicesimo è l'unica vera fede. Tutte le altre quindi sono deviazioni.
Quest'uomo apparentemente mite, incensato dai media nostrani come un fine intellettuale, mentre in realtà è fautore di un pensiero debolissimo, dimentica che l'ebraismo è molto più antico, il cristianesimo è una sua derivazione.
Fra papa Ratzinger ed Ahmadinejad c'è una grande distanza, ma forse non è così abissale.
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