Visualizzazione post con etichetta Eclissi italiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eclissi italiana. Mostra tutti i post

mercoledì 12 gennaio 2011

Un nuovo partito in Italia, l'I.S.C.M. (Io sto con Marchionne)


Nasce un nuovo partito in Italietta, l'I.S.C.M. (Io sto con Marchionne). E' meglio del terzo polo di Fini e Casini, dato che sta riscuotendo consensi assolutamente trasversali, da destra a sinistra passando per il centro.
Anche Matteo Renzi con una dichiarazione coraggiosa, da statista in pectore, ha detto che sta con l'A.D. di FIAT.
Dalla rottamazione della vecchia nomenklatura pidina Renzi è passato a quella dei diritti dei lavoratori; l'Italia è questa, si rottama tutto tranne quello che andrebbe veramente gettato via.
Renzi è partecipe dell'entusiasmo di tanti suoi compagni di partito (Letta, Veltroni e altri), che vogliono fare largo al nuovo, e marcare le distanze rispetto alle logiche conservatrici della FIOM; quello strano animale in odore di comunismo, fuori dal tempo, ancora legato alle nostalgie operaiste e alla teoria del conflitto permanente.
Le elezioni prima o poi arriveranno e diranno se gli slanci nuovisti del PD sono condivisi dai lavoratori che sicuramente, comunque si veda la questione Mirafiori, con questo accordo ci vanno a perdere e sono una delle basi elettorali di un partito presunto di centrosinistra. 
Per il momento rileviamo che Marchionne mette ecumenicamente d'accordo tutti, è meglio di Berlusconi, Montezemolo e così via.
Non so cosa pensa l'opinione pubblica, ma io ho un certo pudore a parlare di questa battaglia fra FIOM e FIAT. Tutti parlano, ma ben pochi di loro hanno mai assaggiato il lavoro della fabbrica.
Prima di pronunciarsi sarebbe meglio che gli esperti dell'ultima ora di relazioni industriali ed economia che hanno preso la parola, provassero a lavorare sulle linee di produzione con le condizioni dell'accordo imposto da Marchionne.
Giusto un paio di settimane, giusto per focalizzare bene l'oggetto del discorso....
Un accordo questo che è la conseguenza di quello di Pomigliano, che a detta di molti (a cominciare da Marchionne) doveva essere un'eccezione e invece è diventato quello che altri si aspettavano: un cavallo di troia per modificare profondamente le relazioni industriali del nostro paese.
L'impressione, al di là delle ragioni di entrambe le parti, è che il dibattito di queste ultime settimane come al solito sia strumentale e fuorviante, perchè il problema da risolvere è stato identificato negli operai, quanto e come lavorano. 
Ben pochi (perchè pochi hanno una vera cognizione di causa) hanno posto l'accento su altre questioni che sono molto più importanti e richiamano  le mancanze storiche e gli errori strategici di FIAT, che oggi impongono una dolorosa e rapida trasformazione dell'azienda (e sono all'origine del reclutamento di Marchionne stesso).
Il rapporto incerto con il mercato, l'assenza di modelli competitivi in varie fasce, i ritardi nell'innovazione di impianti e processi e il disinteresse perdurante verso l'auto elettrica (Renault ne sta per lanciare due, un'utilitaria e una berlina) o altri progetti ecologici.
Non è un caso se come sempre certi dibattiti isterici li facciamo solo qui, in Germania non si pongono il problema di trasferire le produzioni in Serbia, di sottoporre gli operai (molto meglio pagati) a turni massacranti o di limitarne il diritto di sciopero.
FIAT sta spostando interamente sulla parte più debole, quella che lavora sulle linee, il costo di una necessaria riconversione che ha come obiettivo la sopravvivenza, prima di quello più ambizioso, ossia divenire uno dei principali operatori mondiali dell'automotive.
La colpa dei somari del centrosinistra alla Renzi è aver sposato acriticamente, nel deserto di idee e valori che li  caratterizza, un simile progetto, dimostrando completa indifferenza per la condizione dei lavoratori.
Quella del governo invece è aver rinunciato in partenza a svolgere la funzione che non nelle economie comuniste, ma in quelle del capitalismo avanzato, i governi normalmente svolgono: la mediazione fra le categorie per trovare una composizione ragionevole e civile degli interessi in gioco.
Bookmark and Share

martedì 16 novembre 2010

Il calcione di Saviano all'altare dei padani

Ieri a Vieni via con me il monello del sud ha commesso un sacrilegio: ha sferrato un calcio all'altare dei fedeli padani facendolo traballare per una ventina di minuti, il tempo del suo intervento sulle mafie al nord.
Su questo altare si colloca la trinità dei leghisti; il padre (il Dio Po), lo spirito santo (Umberto Bossi) e il figlio (il Trota), e attorno ad esso da una trentina d'anni si celebra il rituale della diversità nordica.
Camorra e 'Ndrangheta? Roba del sud, roba che nasce e prospera nel meridione e non ha niente a che vedere con le genti padane.
La società del nord è sana, respinge le infiltrazioni mafiose. La collusione mafia e politica? C'è a Palermo, a Reggio Calabria o a Casal di Principe, certamente non a Milano.
Ma la storia giudiziaria italiana racconta un'altra realtà: i molti arresti e processi relativi alle operazioni delle mafie nel nord (in Emilia, Lombardia e Veneto) confermano in pieno l'utile riepilogo sullo stato delle cose che Saviano ha fatto ieri sera.
Utile perchè la consapevolezza è il primo passo per affrontare un problema, e questo problema è un cancro che mina la vita civile di tutto il nostro paese, dalle Alpi fino alla punta della Sicilia.
Ma i fedeli padani, a giudicare dalle reazioni del giorno dopo, per ora preferiscono continuare a cullarsi nel mito della loro diversità.
O nell'altra leggenda della vulgata berlusconiana, sul governo che più di ogni altro ha fatto per arrestare i mafiosi, mentre gran parte del merito va a magistrati e forze dell'ordine che operano autonomamente 365 giorni all'anno, a prescindere dai governi in carica e a volte anzi scontrandosi con essi (vedi il caso Cosentino).
Oltretutto Saviano non ha accusato la Lega di avere relazioni consolidate con Camorra e 'Ndrangheta, come sostiene Bobo Maroni.
Ha soltanto detto che ci sono stati tentativi di avvicinare gli amministratori del nord, che ormai in buona parte sono leghisti, e che a Milano ci sono prove di inserimenti della malavita negli appalti.
Forse sono tentativi falliti ma un domani potrebbero andare a segno; perchè pecunia non olet  e non esiste motivo per pensare che i politici leghisti siano antropologicamente diversi dal resto dell'umanità.
Qualche episodio che fa scricchiolare l'altare padano anzi è già emerso: A S. Stino di Livenza un assessore leghista viene arrestato per una tangente, nel consiglio regionale friulano esplode la grana dell'auto blu di Ballaman...
Evidentemente è bastato accostare i due concetti (mafia e nord) per provocare un cortocircuito e adesso si grida al sacrilegio. Evidentemente i leghisti sono come i comunisti di fine anni 80,  che erano convinti di appartenere, solo loro, al partito degli onesti.
Il discorso di Saviano più che un j'accuse è stato un ammonimento; il risveglio per i comunisti è stato brutto, nel futuro potrebbe esserlo anche per i militi in camicia verde.
Bookmark and Share

giovedì 4 novembre 2010

Il presente del vecchio porco e il futuro di Ruby

E' meglio il cubo di Rubik o il culo di Ruby?
Il culo di Ruby ovviamente, e giù risate. Una battuta da bar, di quelle che si fanno fra amici. C'è ne sempre uno più abile degli altri nel farle.
E' lo stesso tipo di battute che Berlusconi, dopo l'ultimo scandalo, sta facendo a ruota libera: Meglio amare le belle ragazze che essere gay -  sorrisi di approvazione.
Non è forse lui che una volta disse - di notte dormo tre ore e le altre tre faccio l'amore - ? Applausi.
Non è forse lui il Gran Barzellettiere d'Italia, che  prende sempre in giro la Bindi e nelle sue feste ha trasformato in realtà la vecchia barzelletta del bunga - bunga?
Incurante delle critiche, delle ironie e del disprezzo che ci piovono addosso dall'estero, il vecchio suino ormai parla e agisce senza freni.
Berlusconi va consapevolmente a briglia sciolta, parla alla quota di elettorato che approva il suo stile di vita, quella parte che se potesse ...  E' una tattica di comunicazione e il Cavalier Fracassa è un grande comunicatore, non lo scopriamo adesso.
Funzionerà ancora questo trito giochetto? Oppure mano a mano che la vicenda, o quella della escort Nadia, o altre ancora, verrà sviscerata tutta, Berlusconi comincerà invece a pagarne il prezzo?
E' difficile non giudicare sconcertante e patetico (a parte le considerazioni politiche) il vecchio riccone e le sue voglie, che sicuramente sono stimolate da aiutini farmacologici.
Berlusconi è un collezionista di calendari da meccanici, con la differenza che lui ha pecunia in abbondanza per permettersi le bonazze alla Ruby, sempre più giovani e disponibili.
Storie pecorecce, la velleità di ingannare il tempo con i capelli trapiantati, il botulino, le spacconate giovanilistiche, le sparate di cattivo gusto.
Questa, con la gestione spregiudicata e personalistica dello stato; questa, insieme alla mancanza di iniziativa politica del governo e del parlamento, è l'ultima versione del berlusconismo. Un copione degno dei Fratelli Vanzina.
Il presente del vecchio padrone è un limbo dove Berlusconi si abbandona al divertimento, blocca il parlamento a discutere i provvedimenti utili per cancellare i suoi processi mentre il paese cola a picco.
Alla fine il bunga bunga lo subiamo noi tutti.
E poi c'è Ruby e il suo futuro. Ruby è una creatura modernissima quanto Berlusconi è antico per logiche e comportamenti: figlia di immigrati, povera ma bella, ha capito che per farsi strada tutto va bene, tutto a parte puntare sulle proprie capacità, sulla formazione, sulla fatica quotidiana di lavorare e sviluppare una professionalità qualsiasi.
Va detto, in una società comunque sempre più a corto di opportunità vere e serie per le nuove generazioni, che vengono illuse col miraggio del successo mediatico.
Ruby è una escort, nome moderno di una professione antica. Ruby è un'aspirante velina, proviene dall'ambiente delle discoteche e dei concorsi di bellezza di provincia.
Ruby è entrata nel giro milanese dove ci sono i danè, dove bazzicano i ruffiani come Lele Mora. E il fatto che l'ha coinvolta, in una società che rende fenomeni televisivi tutti i mostri, forse la aiuterà.
E' una potenziale tronista di Maria De Filippi, una potenziale invitata di talk show domenicali, una bonona da calendario come la Carfagna: che poi è stata baciata dalla fortuna (per così dire) e adesso è ministro.
O forse, dato che il circuito mediatico trita spietatamente quasi tutti i mostri che produce, sarà presto dimenticata e tornerà nell'anonimato, a fare il vecchio mestiere che hanno neutralizzato con un nome nuovo.
Bookmark and Share

martedì 19 ottobre 2010

Voglia di alternativa: qualcuno ci faccia sognare...Per favore

I sondaggisti cercano di essere il termometro dell'opinione pubblica, lo specchio delle idee e dei sentimenti che circolano ma non sempre ci indovinano, i sondaggi sono una materia di per sè complicata.
Per esempio secondo me molti, quando arriva lo squillo fatale, se per un sussulto di cortesia resistono alla tentazione di buttare giù non rispondono sinceramente. 
Per non parlare di com'è franato l'esperimento tutto british degli exit - poll: giovani addetti armati di carta e penna che fuori dai seggi chiedevano agli elettori per chi avevano votato. Figuriamoci.
Gli italiani per cinquant'anni hanno votato DC... Ma andando in giro si faticava a trovare i suoi sostenitori. Siamo fatti così.
Poi bisogna vedere chi hanno alle spalle, i nostri sondaggisti. La berlusconiana Datamedia, per esempio, è affidabile come le predizioni delle cartomanti nelle tivù locali. E' meglio il mago Otelma.
Il nano di Arcore negli anni ha arruolato non solo picchiatori mediatici e confezionatori di patacche, ma anche sciorinatori di dati con un'immagine di credibilità scientifica e professionale.
Non solo tagliagole come Feltri e Sallusti, ma anche personaggi lindi come Gianni Pilo o accattivanti come Luigi Crespi.
Però quando tutti i sondaggi concordano nell'indicare un numero, o  numeri molto vicini fra loro, possiamo abbandonare ogni dubbio.
Repubblica ci dice che il PD rimane ancora fermo al 27%. Qualcun altro dice 26,9 o 26,5 ma siamo lì.
Aumenta lo scontento verso il Cavalier Fracassa, i numeri lo puniscono; però l'architrave dell'alternativa di governo non ne ha ricavato niente, più che altro è un travetto di cartapesta.
Allora penso al masochismo, al tafazzismo del Centrosinistra, a Bersani che dice - Il PD è un partito di governo momentaneamente all'opposizione.
E penso che questo momento si sta prolungando a dismisura, e potrebbe diventare un'era geologica.
Penso all'incapacità straordinaria dei dirigenti PD di  stoppare la palla del discorso politico, ogni volta che l'attualità gli fa un assist. Come l'ultimo, straordinario: la manifestazione CGIL di Sabato scorso.
Troppa paura di sembrare contigui al sindacato, troppa paura di scontentare il fighetta democristiano Casini e rovinare la tessitura di una santa alleanza anti - cav.
Troppa paura di tutto, alla fine non si dice mai niente di chiaro o si litiga, magari per far cadere il segretario e prenderne il posto alla guida di un partito che diventa sempre più piccolo.
Come l'ammiraglio italiano della battaglia di Lissa, che si proclamò vincitore perchè era rimasto padrone delle acque: ma solo perchè gli austriaci se n'erano andati dopo avergli affondato quasi tutte le navi.
Si è troppo attenti a calcolare le percentuali (quanto fa PD + UDC o PD + Vendola e Di Pietro, o Fini addirittura),  a cercare risposte politiciste, e non si parla mai al cuore della gente, che è l'unico modo di cominciare a ricostruire un consenso duraturo.
Bookmark and Share

martedì 14 settembre 2010

La scuola è a pezzi, ma per fortuna ci sono i superleghisti di Adro


E meno male che ci sono i leghisti di Adro, guidati dal Supersindaco Lancini; se non ci fossero loro...
Nessuno poteva affrontare lo sfascio del sistema dell'istruzione e le perfide sinistre che vogliono aprire le porte agli immigrati (anche quelle delle nostre case), con la simpatica verve e la creatività di Supersindaco.
Una battaglia si può perdere (il divieto ad alcuni bambini di accedere alla mensa), complice un imprenditore traditore dei padani che ha deciso di saldare i debiti delle famiglie morose, ma la guerra bisogna vincerla.
E Supersindaco ha vinto con l'aiuto della ministra Gelmini, l'altra eroina nordista che con i superpoteri trasmessi dal padre Berlusconi finalmente ha tolto di mezzo il vero problema della scuola italiana: gli insegnanti precari. Zap! Polverizzati!
Ad Adro abbiamo un'anticipazione di ciò che ci aspetta al di qua del Po: una scuola padana tutta verde e piena zeppa del noto simbolo leghista.
Tanto per chiarire che se vuoi vivere al nord devi rispettare il pensiero dominante altrimenti sei fuori, italiano o straniero che tu sia.
Poco importa se oltre il 70% degli abitanti del nord non vota per la Lega: noi siamo i padroni e facciamo come ci pare, questo è il messaggio.
La stellina padana infatti fa capolino ovunque: sui banchi, sugli zerbini, sul tetto. Qualcuno aveva proposto di metterla anche sulle tazze del water ma l'idea è stata bocciata, per un ovvio motivo di rispetto verso il sacro simbolo della religione neoceltica. Lì no che diamine!
La scuola di Adro è stata intitolata al prof. Miglio, teorico del federalismo in salsa leghista che però col Senatur non filava più di tanto, al punto di mandarlo a dar via i ciapp già alla metà degli anni '90.
Pochi se ne ricordano nel paese smemorato che si chiama Italietta, figurarsi la base leghista, ma va bene così.
I figli vanno educati bene fin dalla più tenera età e perciò arriva la scuola ideologica, che comunque conta illustri precedenti: la scuola fascista, dove i busti del Duce e i fasci littori campeggiavano ovunque, o quella della Corea del Nord, decorata con  falce e martello e con i ritratti di Kim Yong Il che sorride sornione agli scolari.
Supersindaco Lancini ha aperto la via, adesso sarà la volta di altri primi cittadini padani, ne siamo convinti.
Magari con il contributo economico di industriali filantropi com'è accaduto ad Adro, quelli che non pagano le tasse e portano i quattrini nei paradisi fiscali non perchè sono degli evasori, ma perchè  poveretti si oppongono come possono all'ingiustizia fiscale romana.
Bookmark and Share

mercoledì 21 luglio 2010

Il sindaco di Spresiano: Via i gay dal Piave, sono malati. Gentilini fa scuola

Lo sceriffo Genty ispira nuovi emuli; il paladino della lotta contro i nemici della civiltà veneta (immigrati, culattoni e da ultimo, dopo la tromba d'aria su Treviso, i Verdi contrari al taglio degli alberi) ha fatto scuola.
Il sindaco di Spresiano Missiato dichiara - via i gay dal Piave, coprifuoco. Sono malati e deviati.
Ma il nuovo vigilante del buoncostume padano non è un compagno di partito di Gentilini, bensì la guida di una lista civica vicina al Centrosinistra.
Il PD locale infatti non ha gradito lo sfogo del sindaco; un pò di mal di pancia, ma gli passerà. Questo passa il convento nel Centrosinistra di oggi.
Due perle del sindaco:
- hanno bisogno di aiuto psicologico
- questa non è prostituzione femminile, questa è maschile e non può passare inosservata.
Da vecchio democristiano d'altri tempi pensa che l'omosessualità sia una devianza da curare (anche con metodi coercitivi?) e che esiste una prostituzione accettabile, quella femminile.
Anche in questo rieccheggia Gentilini che anni fa, in un'intervista, rievocava con un pò di nostalgia i tempi in cui si andava a bordelli, quando erano legali.
O che in un'altra dichiarazione alla stampa, proponeva di aprire un quartiere del sesso in stile Amburgo o Amsterdam per far sparire le lucciole dalle strade.
Perciò è un sindaco di vecchia mentalità che vuole apparire più leghista dei leghisti, convinto che il modo migliore per mantenere il consenso sia rincorrere gli argomenti cari alla retorica dei militi in camicia verde. Quando cominceremo a sentire ragionamenti un pò diversi?
D'accordo, l'antica professione praticata per strada o in luoghi aperti al pubblico come il Piave è un problema.
D'accordo, serve maggiore vigilanza per tutelare la tranquillità delle famiglie, sporcizia e degrado non vanno bene.
Però Missiato e tutti i bacchettoni dell'attuale classe dirigente dovrebbero chiedersi, prima di puntare il dito accusatore, perchè c'è tutta questa prostituzione.
Un prodotto sta sul mercato se c'è richiesta, e mai come oggi c'è stata così tanta richiesta del prodotto sesso, in tutte le sue varianti.
Perfino quella trans che ha molto successo, dal comune cittadino fino ai politici come Marrazzo o Zaccai del PDL.
Sono molte persone apparentemente perbene che alimentano quel mercato. Le stesse che portano i figli in parrocchia e votano Lega (o Missiato).
Fatta questa salutare presa di coscienza, sicuramente adotterebbero qualche provvedimento (com'è richiesto dai loro doveri di amministratori) senza troppi clamori, con quella sobrietà e quel senso di equilibrio che nell'Italia sbracata e ipocrita di oggi abbiamo perso completamente.
Bookmark and Share

martedì 22 giugno 2010

I giovani del PD battono un colpo, ma sbagliato.

Allora la parola compagni non si può più usare.  Per par condicio nemmeno la parola amici, perchè se la prima rimanda al passato comunista la seconda richiama invece il passato democristiano, che non è stato questo granchè.
Si potrebbe recuperare il termine cittadini, ma non va bene neanche questo perchè lo si utilizzava nella rivoluzione francese e qualcuno potrebbe associarlo al terrore robespierrista.
In certi ambienti della destra invece si autodefiniscono con orgoglio camerati (e giù pacche sulle spalle) senza farsi tanti problemi.
Dopo il coinvolgente dibattito sulla presenza dei massoni nel PD, è la volta di un'altrettanto affascinante diatriba su come si devono chiamare i pidini fra di loro. I giovani del partito hanno finalmente parlato e hanno scelto il tema giusto, quello che sta a cuore a tutti.
Non la vicenda di Pomigliano, non la manovra finanziaria che taglia le gambe a un paese già in grande difficoltà, non i problemi delle nuove  generazioni di cui fanno parte, ma una questione nominalistica: come possiamo chiamarci fra di noi?
Compagni non va bene perchè lo usavano i comunisti, è roba del passato e per loro - nativi del PD - sono concetti che non rientrano nel - loro pensare politico.
Quale sia però tale pensare rimane un mistero per molta gente; non solo per quella quota di elettorato centrista che il PD vorrebbe sottrarre al Centrodestra, ma anche alla stessa base di Centrosinistra che sempre più stanca e confusa non va neanche più a votare.
Il PD continua a essere un omnibus che con inarrivabile masochismo perde tutte le occasioni migliori per riprendere in mano il discorso politico nazionale: la privatizzazione dell'acqua e la picconata ai diritti sindacali in corso a Pomigliano, tanto per fare due esempi.
Il problema dei problemi invece è la parola compagni; questi ggiovani forse nella loro letterina sono stati ispirati da una manina terza per mettere in difficoltà Bersani, che secondo qualcuno sta tingendo troppo di rosso la linea del partito (e stiamo freschi!).
Senza dubbio però gli sfugge che tale parola richiama un senso di solidarietà e fratellanza fra gli umili e gli sfruttati, che ha cementato la lotta per l'emancipazione di intere generazioni in tutto il mondo: anche a prescindere dall'adesione all'ideologia comunista.
E gli sfugge anche che nel mondo odierno, dove  pronunciare la parola compagni è out, lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo è invece ancora attuale, anzi riprende pericolosamente vigore.
Ma forse sono troppo impegnati a postare video su You Tube e pensano che la politica si fa solo con Twitter o Facebook. E' questo il nuovo che avanza?
Bookmark and Share

mercoledì 16 giugno 2010

Pomigliano, perchè secondo me la FIOM ha ragione

Premessa: a mio parere il mondo sindacale, con qualche lodevole eccezione, negli ultimi vent'anni ha sbagliato molto. Non mi entusiasma l'idea di farne il difensore d'ufficio.
A volte è apparso troppo conservatore, troppo attento a tutelare "a prescindere" il lavoro a tempo indeterminato, sia nel pubblico che nel privato, i diritti di chi almeno in teoria era già a posto.
Viceversa è stato disattento verso la precarizzazione che cominciava a prendere piede già nella seconda metà degli anni '90.
Il precariato ha asfaltato chi  ha un'età compresa fra i 25 e i 35 anni, tutta la generazione che ha terminato gli studi negli ultimi anni e si trova con molti meno soldi e molte meno prospettive degli altri; almeno fino alla recessione che ha determinato un'ulteriore rimescolamento delle carte spingendo sull'orlo del burrone anche i loro padri, nonni e fratelli maggiori.
La negazione del futuro ai giovani è la vera macelleria sociale di lungo termine dell'Italia, è forse più di ogni altra cosa il segno della decadenza in cui ci dibattiamo, altro che evasori fiscali come dice Draghi. E su questo i sindacati qualche ammenda la devono fare.
Mentre i ras sindacali al momento di rinnovare i contratti collettivi negoziavano le migliori condizioni possibili per i lavoratori del metalmeccanico o del pubblico impiego, esplodeva il fenomeno dei contratti atipici che imprigionano in via permanente i più giovani.
Mentre le sacche di povertà aumentavano e mancavano forme efficaci di rappresentanza dei nuovi interessi, i sindacati difendevano i fortini, le vecchie sacche di privilegio e il loro potere residuo.
Negli ultimi due anni il caso esemplare da questo punto di vista è stato Alitalia, la cui stramba conclusione a favore della cordata dei volenterosi berlusconiana è stata favorita anche dall'ostracismo sindacale, dai sindacati del no a prescindere.
Detto questo la FIOM sulla trattativa per Pomigliano ha ragione. Ciò che la FIAT vuole imporre con una logica ricattatoria (o così o ce ne andiamo in Polonia) è un nuovo modello di relazioni industriali dove i diritti fondamentali dei lavoratori sono sostanzialmente cancellati.
Molte concessioni e sacrifici si possono fare ed è giusto fare, ma cancellare il diritto di sciopero o stabilire che se il tasso di assenteismo va oltre una certa soglia non verranno più pagate le indennità di malattia è troppo. E oltretutto è incostituzionale.
Nessuna legge, nessun contratto aziendale, nessuna trattativa nazionale può derogare ai diritti costituzionali all'indennità di malattia o di sciopero.
Nessun sindacato degno di questo nome può accettare che un'azienda valuti con l'ampia discrezionalità  indicata da FIAT se una RSU o un singolo lavoratore si sono posti in contrasto con l'accordo, e quindi multare la prima e licenziare il secondo in libertà.
C'è uno strano parallelismo fra il meccanismo derogatorio del piano FIAT e i continui attacchi alla costituzione di Berlusconi; ormai la nostra carta costituzionale, per una parte della classe politica e del management delle aziende, è evidentemente un optional o un intralcio che si può scavalcare con assoluta disinvoltura.
E il modello di relazioni industriali targato FIAT, che oggi si vuol far passare in via eccezionale a Pomigliano con la complicità di una parte del mondo sindacale che ha interesse a isolare la CGIL, domani potrebbe essere generalizzato, imposto ovunque in nome dei sacrifici necessari per mantenere la competitività.
Ci allontaniamo dall'occidente e ci avviciniamo alla Cina, rischiamo sempre più di essere, come dice Beppe Grillo - i cinesi d'Europa.
Adesso la FIOM è isolata, è stata messa da tutti nell'angolino dei cattivi, ma forse l'episodio di Pomigliano è il primo segnale del risveglio di una coscienza sindacale più vera, più autentica.
Bookmark and Share

venerdì 4 giugno 2010

Libero pubblica i discorsi del Duce: il passato non passa mai

Non passa mai 'sto passato, ci viviamo immersi, è eterno. E ha rotto le scatole.
Libero sforna 6 DVD che raccolgono i capolavori di ars oratoria e di filosofia politica di Benito, e li regala addirittura. Ma allora è poi davvero in crisi la carta stampata?
Forse Capitan Belpietro ha partorito la grande idea davanti allo specchio, durante la rasatura mattutina. La vista del suo mascellone, così simile a quello di Lui, potrebbe averlo ispirato.
Belpietro ha trovato un modo nuovo di sfrizzolare l'ombelico degli affezionati lettori di Libero.
Ovvero il popolino della destra nostrana, che confonde l'essere conservatori nell'Europa del nuovo millennio con le nostalgie verso il passato in camicia nera che accomunò metà del continente negli anni '30.
Quale sarà la prossima iniziativa editoriale? Una collezione di fez, gagliardetti e pugnali distribuiti in una trentina di uscite?
O una serie di braccialetti anticomunisti, talismano indispensabile per chi teme la resurrezione del socialismo reale, come le corone d'aglio per scacciare i vampiri?
Sono passati 60 anni ma sembra ancora ieri, anzi sembra oggi, la storia non scorre in casa nostra, non ne vuole sapere di finire nell'archivio.
Il merito del curioso fenomeno è senza dubbio del nano di Arcore, che fin dalla sua discesa in campo fra noi comuni mortali ha costruito la mitologia della nuova destra sullo scontro fra comunisti e anticomunisti, proprio come nel '48.
La distanza fra i due Cavalieri è sempre più breve: il Cavaliere di oggi ultimamente non disdegna di citare il duce nei suoi interventi, o di arringare le folle dai palchi dell'amore con il - volete voi? mussoliniano.
Intanto arrivano i disegni di legge liberticidi o  le critiche alle Camere, ormai da lungo tempo bollate nell'ottica berlusconiana come l'aula sorda e grigia pronta a diventare bivacco di manipoli di cui parlava il Cavaliere di ieri.
Ogni tanto si rischia di smarrire la bussola, di pensare che esistono ancora la Sisal, l'Eiar e che il più grande attore italiano è Amedeo Nazzari, o che dall'ascolto dei discorsi del duce si possano ricavare perle di saggezza e indicazioni per il futuro.
Il mondo va avanti ma una parte del paese rimane tenacemente abbarbicata al momento più buio del nostro passato, e insiste a celebrare l'unico  (purtroppo) copyright autenticamente italiano nel patrimonio ideologico del novecento.
Che è passato per l'appunto, ma non qui.
Bookmark and Share

giovedì 27 maggio 2010

De Rossi, gli sbirri e le comari di parrocchia della FIGC

Dal superficiale mondo del Dio Palla ogni tanto emerge qualche dichiarazione sensata. Secondo Daniele De Rossi - ci vorrebbe la tessera anche per certi poliziotti.
Vero, sarebbe buona norma che le forze dell'ordine non fossero identificabili solo tramite il tesserino, ma anche perchè portano nome e cognome scritto a chiare lettere sulla divisa.
In Italia la tradizione è diversa. Il poliziotto è un anonimo, sulla divisa non c'è scritto niente e quando succede qualcosa, un'uccisione o un pestaggio ignobile con susseguente arresto come quello subito dal ragazzo di Roma qualche settimana fa, scatta puntuale l'omertà.
Cane non mangia cane, finchè è possibile si cerca di coprire il collega per fargliela passare liscia.
E' come in certi film polizieschi, o venendo alla triste realtà, è questo il filo conduttore fra episodi lontani nel tempo come  l'omicidio di Giorgiana Masi e i casi  attuali di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva o Stefano Gugliotta.
Ci vorrebbe la tessera  ben appuntata sulla divisa per poliziotti - carabinieri - agenti di polizia penitenziaria; per sapere subito chi sono certi Serpico che interpretano la loro funzione come licenza di picchiare o uccidere.
Per sapere chi sono questi Bruce Willis all'amatriciana che da un pò si comportano molto disinvoltamente, perchè ritengono di avere le spalle coperte dalla politica. 
Dopo la morte di Cucchi Vercingetorige La Russa intempestivamente fece una difesa d'ufficio dei carabinieri.
Dopo le parole sincere di De Rossi Maroni s'indigna e stigmatizza le parole di un calciatore che andrà a rappresentare l'Italia ai mondiali e danneggia l'immagine del nostro paese, forse immemore di quando era lui ad aggredire i finanzieri davanti alla sede della Lega a Milano.
Non le parole ma gli episodi di violenza ci danneggiano, anche quella commessa da uomini in divisa che più che poliziotti ormai sono sbirri fuori controllo.
Non le critiche fondate di un De Rossi danneggiano il rapporto fra i cittadini e le forze dell'ordine, ma la violenza extra legem elargita liberamente da autentici criminali in divisa: quelli che ricattavano Marrazzo o quelli che hanno aggredito senza ragione apparente Stefano Gugliotta.
I pulcini che la chioccia Manganelli (un nome un programma) difende parlando di casi isolati.
I buoni poliziotti che nel 2001 hanno reso la caserma di Bolzaneto un lager (anche allora governava il Centrodestra), comandati da quel Gratteri che nonostante processi e condanne resta al suo posto grazie al governo.
La gente vorrebbe sapere se deve temere solo i delinquenti  conclamati o anche quelli celati dietro una divisa anonima.
Naturalmente la FIGC in nome del politically correct ha preso subito le distanze e ha obbligato il povero De Rossi a ritrattare.
Così va nel mondo di Dio Palla, dove anche Cannavaro nel 2006 fu costretto a cospargersi il capo di cenere perchè aveva detto di non voler rinnegare l'amicizia con Moggi.
Ma De Rossi c'ha colto de sicuro, come dicono dalle sue parti.
Bookmark and Share

martedì 4 maggio 2010

Calderoli, un minchione di successo

Il celta Calderolix sul centocinquantesimo dell'unità d'Italia - La celebrazione ha poco senso, il miglior modo per festeggiare è l'attuazione del federalismo.
E infatti nomi di prestigio come Dacia Maraini, Zagrebelski e Ciampi hanno già piantato in asso il comitato organizzatore ben prima che Calderoli sentenziasse, per non fare la ruota di pavone alla riscrittura del risorgimento in salsa leghista che è in preparazione.
Ma siamo obiettivi, questa volta è andata bene, la sua dichiarazione in tivù potrebbe, dico al limite potrebbe, offrire uno spunto di riflessione e dibattito sul processo che portò all'unità del nostro paese.
In passato il simpatico ministro, vero porcellum doc del bestiario padano, le aveva sparate ben più grosse, e si era guadagnato con onore un posto sul podio del razzismo e dell'ignoranza con altri campioncini come Gentilini e Borghezio.

Un breve Compendium Calderonianum

- Gli immigrati non possono votare perchè sono dei bingo bongo abituati a vivere nella jungla,
- La nazionale francese è piena di negri, islamici e comunisti,
- Il cristiano che vota a sinistra si schiera col demonio,
- Questa legge qua l'ho scritta io ma è una porcata, 
- Preferisco la legge del taglione,
- Per i pedofili serve la castrazione fisica, con un paio di cesoie da giardiniere,
- Ma che senso ha che mi giudichi un magistrato?
- La Padania purtroppo è diventata un ricettacolo di culattoni,
- Rischiamo di diventare tutti ricchioni,
- Non son mica culo io! (Calderoli è palesemente ossessionato dai gay)

Alle parole hanno fatto seguito le azioni eclatanti, che hanno contribuito in modo determinante al suo successo mediatico e politico.
La maglietta con la caricatura di Maometto esibita in tivù, che ha causato scontri in Libia con morti e feriti.
Il falò delle leggi inutili, a parte quella elettorale partorita da lui medesimo e da lui medesimo sconfessata che andrebbe senz'altro bruciata; e ancora il raid anti - moschea con i maiali liberati sul terreno dove doveva essere costruita.
La stampa di sinistra narra malignamente (come sempre) che i suoi accompagnatori a un certo punto abbiano fatto fatica a distinguerlo dal gruppo dei suini che scorrazzavano nel campo.
Calderolix è la voce  dell'incoscienza, l'insostenibile leggerezza dell'essere un minchione di paese.
E' come certi avventori dei bar del profondo nord, che nelle loro discussioni dopo un'ombra (Veneto), un tajut (Friuli) o un goto (Lombardia), dicono con estremo candore cose terrificanti o chiaramente stupide.
Calderoli, con il suo faccione pacioso e la tendenza a sgranare gli occhioni  quando parla, è fatto così.
 Se il modo di vestire dice qualcosa di una persona, allora si capisce Calderoli. Il kitsch calderoniano lo avvolge tutto: il suo stile di abbigliamento, la sua azione politica e financo le scelte personali.
Impossibile dimenticare il fantasmagorico matrimonio celtico con Sabina Negri (bonona di provincia un pò kitsch pure lei) celebrato dal Marco Furmenten e dal Senatur in persona.
In altri tempi Calderolix non avrebbe potuto nemmeno aspirare alla presidenza di una bocciofila, nei tempi difficili che viviamo invece ce lo ritroviamo ministro. E ce lo teniamo.
Bookmark and Share

lunedì 26 aprile 2010

Omicidi in Valpadana

In provincia di Mantova un uomo ha freddato il coniuge più altre due persone e poi si è costituito.
Aveva già avuto problemi con la giustizia e aveva ripetutamente minacciato la moglie. Nonostante questo era in possesso di una pistola regolarmente denunciata.
Nessuno ha pensato di togliergliela, nè di tenere sotto controllo in qualche modo un potenziale omicida.
E' accaduto ieri in Padania, nei territori bossiani  che talvolta assomigliano al Far West.
Quei territori dove i sindaci  e gli onorevoli col fazzolettino verde sono molto solerti nel dare la caccia agli immigrati, dove i militi nordisti tolgono i bonus bebè o la mensa agli stranieri come ad Adro.
Dove si istituiscono i numeri e gli uffici speciali per denunciare i clandestini con le soffiate anonime.
Dove con le ronde e le chiacchere si inseguono pericoli, a volte reali e a volte invece del tutto immaginari, che servono per accumulare consistenti capitali elettorali; ma tirando le somme la sicurezza dei cittadini viene bellamente trascurata.
In Italietta tutti ne parlano, di questa maledetta sicurezza, ma si continua a fare ben poco per garantirla realmente.
Succede così che una persona con precedenti per droga e stalking, maniaco delle armi e della forma fisica che aveva apertamente minacciato di morte la moglie, come l'assassino di Volta Mantovana, possa portare a termine il suo progetto in barba ai carabinieri, ai magistrati e ai politici "vicini al territorio" che tutelano la sicurezza solo a parole.
Nessuno lo ha disarmato e messo sotto controllo; forse per menefreghismo, forse perchè le emergenze sono molte e i mezzi con cui farvi fronte pochi, forse perchè mancano strumenti amministrativi o giurisdizionali idonei e nessuno si impegna a crearli.
Senz'altro adesso nessuno pagherà, sempre perchè manca la sensibilità o gli strumenti per dare un pò di giustizia ai familiari delle vittime.
Questi i fatti che succedono in Italia dove il governo del Cavalier Fracassa, nel silenzio di una Lega distratta, sta addirittura pensando di concedere ai reclusi di passare l'ultimo periodo di detenzione ai domiciliari.
Dopo l'indulto una nuova bella pensata per decongestionare le prigioni, invece di stanziare fondi per l'edilizia carceraria.
Questo e altro succede nel paese dove il governo in carica ha tagliato circa un miliardo di euro di finanziamenti alle forze dell'ordine, in Italia e nel far west padano.
Bookmark and Share

lunedì 19 aprile 2010

Roma - Lazio, e lo chiamano calcio...


Gianni Alemanno commenta il post partita di ieri - Queste violenze non hanno nulla a che fare con il tifo calcistico e con una vera passione per lo sport. Sono sfoghi deliranti di piccole minoranze che inquinano tutto l'ambiente calcistico.
Ariecco il disco rotto, politici (e autorità sportive) che non vogliono ammettere le loro responsabilità e continuano a proporre una falsa rappresentazione di quello che è diventato il fenomeno calcio in Italia.
Gli ultras ormai sono i padroni mondo calcistico; ne dettano tempi, sviluppi e scelte.
Possono anche interrompere le partite, com'è avvenuto sempre a Roma in occasione di un altro derby. Possono intimidire i dirigenti senza pagare dazio. E molti fra questi continuano a mantenere relazioni anche con le frange più estreme del tifo perchè hanno i loro interessi.
I guerrieri della notte dopo le partite mettono sotto sequestro le nostre città, devastano, terrorizzano, a volte ammazzano o ci vanno molto vicini, com'è accaduto ieri sera a una signora che si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato: in macchina assieme ai figli in mezzo ai trogloditi del 21° secolo.
L'auto ha preso fuoco, poteva rimetterci la vita, è andata bene. Altre volte non è andata bene: Raciti e Gabriele Sandri sono due delle tante vittime uccise dal Dio Palla nel Belpaese.
Qui da noi al Dio Palla si concede tutto, si sacrifica tutto, anche la sicurezza dei cittadini di cui questo governo di peracottari mena continuamente vanto senza aver fatto granchè per migliorarne il livello.
Governo di peracottari e sindaci tromboni come Alemanno, che è andato al potere promettendo che Roma sarebbe cambiata dopo il presunto lassismo di sinistra del periodo veltroniano.
I risultati parlano da soli: dopo due anni i problemi sono ancora lì, se possibile peggiorati. Le donne vengono stuprate come prima e gli ultrà seminano disordini come sempre.
Vorremmo assomigliare agli inglesi, abbiamo messo gli steward negli stadi, ma la realtà è che siamo molto vicini all'Egitto degli scontri di piazza dopo la partita con la nazionale algerina.
Le curve sono monopolizzate dai teppisti e i politicanti non rinunciano a blandirle e corteggiarle, i voti non puzzano mai in Italietta; molti dei supporters che col braccio alzato nel saluto romano festeggiavano nel 2008 la vittoria del buon Alemanno venivano dalla curva.
La Polverini durante la campagna elettorale in curva c'è andata, per non far torto a nessuno si è fatta vedere sia con i tifosi laziali che con quelli romanisti.
La cancrena che divora il calcio non è solo Calciopoli, è anche la presenza di gruppi ultras spesso collegati ad ambienti politici radicali che fanno il bello e cattivo tempo e hanno legami con i manager delle società e con i politici, quelli che prendono le distanze dopo gli incidenti e fanno finta di non conoscerli.
Bookmark and Share

giovedì 1 aprile 2010

Mentre il Caimano affonda le zanne le opposizioni si prendono per i capelli

Ricomincia la cupio dissolvi dei Democratici, i soliti regolamenti di conti tra le fazioni e i loro capi.
Ci sono troppi generali, troppi aspiranti al comando supremo in questo esercito sempre più piccolo e a corto di munizioni.
E il bello è che tutti costoro, a turno, hanno già guidato il partito portandolo inesorabilmente a sconfitte annunciate.
Arieccoli. Dopo le regionali tornano alla carica Walterone  Veltroni e Franceschini: così il partito non va. State bene tesori? Quando lo guidavate voi andava?
Mancano le idee e pure la furbizia è latitante; mentre i Berluscones stanno facendo in silenzio, nel chiuso delle loro stanze, l'inevitabile redde rationem dopo la cattiva performance del PDL,  e con la consueta faccia tosta decantano il grande successo del Centrodestra, i pidini litigano in piazza come massaie livorose.
Così la loro base elettorale, che ancora una volta è mancata all'appello, continuerà a pensare che ha fatto bene ad andare a prendere il sole; l'altro elettorato, quello che dovrebbero conquistare, continuerà a pensare che questa è la vecchia politica, quella delle correnti e delle lotte di potere (ma quale poi, visto che a ogni appuntamento elettorale perdono qualche caposaldo?).
Anche Di Pietro da una mano dall'esterno - bisogna pensare a chi sarà il leader per il 2013.
Sbagliato: prima di tutto bisogna elaborare un progetto, costruire alleanze nel mondo politico e soprattutto nella società civile, altrimenti nel 2013 la vecchia cariatide di Arcore vincerà ancora perpetuando l'incubo nel quale ci troviamo.
Il Caimano. Non era ancora finito il conteggio delle schede che già annunciava le cosiddette riforme e infatti sta portando avanti il DDL sul lavoro che Napolitano ha rimandato indietro.
Poi arriverà il bavaglio alla giustizia e poi il progetto scellerato dell'elezione diretta del premier o del capo dello stato. E chissà cos'altro.
Intanto dall'altra parte si prendono per i capelli e si ficcano le dita negli occhi.
Bersani si affanna, non senza qualche ragione, a dire che si può parlare di un risultato non soddisfacente, ma non di una disfatta, e i suoi critici, che non digeriscono di aver perso il careghino al congresso, invece dicono che è stata una Caporetto. Sono dei veri geni.
Così come si sono dimostrati dei geni, questi bolsi capifazione, nella scelta delle candidature e nella gestione della campagna elettorale. Fosse dipeso da loro la Puglia a quest'ora sarebbe in mano ai Berluscones.
Grazie a loro, alla scelta di quel vecchio arnese di Loiero, la Calabria è passata agli avversari.
Grazie a loro la Bonino ha perso il Lazio e la povera Pezzopane, che si è spesa così tanto per la gente dell'Aquila e meritava la rielezione, è andata a casa.
E' inutile mandare in tivù le faccine pulite dei giovani se poi quelli che conducono il gioco (e sempre più male) sono i soliti noti. Gente sulla scena da trent'anni, cresciuta nella nomenklatura democristiana e comunista, lontanissima dal paese, dall'oggi.
Gente che non ha ancora capito che deve ritirarsi o perlomeno stare zitta per non aggiungere danno a danno. Intanto il Caimano sorride e affonda i denti nel corpo del paese.
Bookmark and Share

martedì 30 marzo 2010

Regionali 2010: fai vedere che ci tieni, astieniti

Come sempre. Quasi tutti dicono di aver vinto qualcosa. Ritornano i contorsionismi verbali incredibili, come Maurizio Merdasparri ieri sera alla Rai. Incredibili e spassosi, a non voler farsi prendere dall'irritazione, anche i titoli di stamani dei due fogli di disinformazione di massa: Libero e il Giornale.
Dunque a sentire gli agit-prop della destra è stato un addirittura un trionfo. Berlusca - il paese è con me.
Vale la pena però di leggere i dati del Viminale, di partire dai numeri e cercare di non staccarsene con voli pindarici che hanno meri scopi propagandistici.
Il primo partito italiano è quello delle astensioni: ha votato il 64,19% degli aventi diritto, contro il 72 e rotti delle precedenti regionali, o il 66,47% delle europee 2009.
E' cresciuta ancora l'insofferenza e la disillusione di molta gente verso i politici. Il trend degli ultimi anni, in un paese tradizionalmente incline ad andare alle urne, è questo: già fra le politiche del 2006 e quelle del 2008 c'era una  sensibile differenza, dall'83,50% dei votanti all'81%.
E in questa tornata balza agli occhi la performance scadente del PDL.  Checchè ne dica il Cavalier Faccia Tosta, è una mezza bocciatura anche per lui, le porcate varie commesse negli ultimi mesi qualcosa gli hanno senz'altro tolto.
Più ampiamente è stato bocciato ancora una volta il potere uscente, chi ha amministrato: in Calabria e Campania per esempio il PD va a casa, e così pure nel Lazio, dove l'affare Marrazzo ha nuociuto alla campagna della Bonino.
Berlusconi lascia per strada una bella fetta di voti, il suo partito del predellino si sta avvicinando alle percentuali del PD.
Il nano di Arcore per ora resta in piedi perchè ha due stampelle, al nord la Lega (che canta legittimamente vittoria) e al sud l'UDC del cerchiobottista Casini, l'uomo del un pò di qua e un pò di là.
Un altro elemento evidente, che deriva in linea diretta dalla disillusione e dalla rabbia di cui sopra, è la progressiva radicalizzazione dell'elettorato. Soffrono PD e PDL, i partiti di maggioranza relativa nei due schieramenti, e guadagnano consensi IDV, Lega e il Movimento di Beppe Grillo.
Ci sono parecchie domande in salita dal paese profondo (quello vero), e i partiti maggiori, che aspirano a essere gli architravi delle rispettive coalizioni, agli occhi di molti sono sempre meno convincenti.
Qualcuno in queste ore sta dicendo che il PD, il grande omnibus, ha tenuto; il suo problema però non può essere "tenere", bensì cominciare a riprendersi voti e spazi per costruire l'alternativa.
Un compito che  il governo Berlusconi, concentrato abnorme di incapacità e malaffare, in teoria dovrebbe facilitare.
Ecco, questa secondo me potrebbe essere una fotografia del momento che viviamo, ma nel racconto surreale del paese che si ostinano a propinarci i  nostri politicanti, tutti hanno vinto qualcosa: la vittoria ha molti padri, la sconfitta invece è figlia d'ignoti.
Bookmark and Share

lunedì 15 marzo 2010

Aggressione a Roma contro gli stranieri: razzisti e pure un pò vigliacchi

Razzisti sì ma prima di tutto vigliacchi; leggendo i resoconti dell'aggressione a un internet point di Roma gestito da bengalesi mi è venuto in mente questo. Non è la prima volta; a Roma i bengalesi sono nel mirino da un pò.
Quindici teste di ghisa se la sono presa con una delle comunità straniere più pacifiche e laboriose che vivono nel Bel (?) paese.
Gente che non crea problemi, che si trova in fondo alle classifiche dei reati, e gente che lavora.
Mi viene in mente anche un film degli anni '80, My Beatiful Laundrette: la storia di una comunità di immigrati pachistani a Londra, ormai ben inseriti con attività economiche proprie, che dovevano subire l'invidia e le aggressioni degli autoctoni londinesi.
A un certo punto un virgulto locale, disoccupato, un pò lavativo e con problemi di alcol dice - e pensare che questi dovrebbero lavorare per noi.
Quelli, come i bengalesi vittime del raid a Roma, comunque sia lavorano, pagano le tasse e non danno fastidio a nessuno.
Però qualcuno si sente offeso dalla loro presenza, qualche autoctono sfaccendato e annoiato che non pensa a dare un significato vero alla sua vita, ma vaga senza meta per le periferie.
Come quei ragazzotti intervistati tempo fa da una troupe RAI durante uno speciale televisivo, che in quel caso ce l'avevano con i rumeni ma davano tutta l'impressione di essere pronti, loro sì, per un soggiorno medio - lungo a Rebibbia.
Sono razzisti ma non solo: non si ha notizia di  nessuna spedizione punitiva contro le centrali di spaccio a cielo aperto che prosperano nelle nostre città, o contro gli sfruttatori di prostitute e trans che fanno affari d'oro.
Sarebbero comunque da censurare, dato che almeno per ora la giustizia fai da te non è ammessa in Italia; almeno però dimostrebbero di possedere quei preziosi attributi sotto a cui tutti tengono.
Mentre invece, prendendosela con i pacifici bengalesi dimostrano di essere dei vigliacchi. Razzismo più codardia.
Bookmark and Share

lunedì 8 marzo 2010

L'Italia scivola dolcemente nell'autoritarismo


Ennio Flaiano, di cui questo mese ricorre il centenario della nascita, aveva detto - gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura.
L'apatia, se non la condivisione, con cui hanno accolto il blitz del nano di Arcore ne è la prova.
E' rassegnazione, accettazione dell'inaccettabile, e almeno per una parte di loro approvazione.
L'illusione, grazie ai magnifici rompiballe radicali, che la legge potesse essere fatta valere è durata poco, giusto qualche giorno come avevo scritto. Adesso siamo tornati alla normalità anormale.
E' arrivato un decreto interpretativo che in modo ineccepibile Zagrebelsky, Onida e altri hanno smontato, dimostrando che è un obbrobrio in termini costituzionali.
Aspettiamo che qualche picchiatore di Berlusconi, un Gasparri, un Cicchitto o un Feltri ci spieghino che anche questi sono in odore di comunismo, gente che ce l'ha con Silvio a prescindere.
Antidemocratici come il popolo viola o i tanti che firmano le petizioni in Internet; mentre è questa destra a dimostrarsi sempre più eversiva con la complicità di tanta, troppa gente che prima o poi se ne pentirà come avvenne nel 1943, a disastro compiuto, quando voltò le spalle a Mussolini che aveva portato in sella vent'anni prima.
Fa un pò pena Napolitano, che ha dovuto vidimare questo provvedimento. Era sottoposto a pressioni fortissime, lui che nella sua carriera politica non è mai stato un cuor di leone; compresa quella di una piazza in via di mobilitazione, la Polverini lo aveva annunciato mettendo in atto una forzatura, una spallata antidemocratica che non le fa onore.
Oltre alla violazione della Costituzione e delle leggi causata dal pateracchio governativo, in queste ore non si riflette sul fatto che le decisioni sul Lazio e la Lombardia hanno creato un precedente micidiale: perchè sia per queste regionali che per altre elezioni future chiunque potrebbe ricorrere  per la riammissione pur non avendo rispettato termini e procedure. Sarebbe la fine del diritto, il caos generalizzato.
Intanto la regione Lazio ha già deciso di ricorrere contro il decreto davanti alla Consulta, e quindi è alle porte un conflitto fra istituzioni.
Dalle mie parti si dice - pitosto de un tacon su un sbrego, ze mejo 'no sbrego. Ma nè la Costituzione nè la vecchia saggezza popolare sono state ascoltate.
L'Italia é come un aspirante suicida che si immerge nella vasca e si taglia le vene, per scivolare dolcemente nel sonno eterno.
O forse siamo solo un paese ridicolo che non merita una vera democrazia; sempre Flaiano ammoniva - la situazione è grave, ma non è seria.

Bookmark and Share

martedì 2 marzo 2010

I rompiballe radicali

La Polverini polverizzata; merito dei Radicali, questi rompiballe incorreggibili.
Sia nel Lazio che in Lombardia cadono i veli, vengono a galla i pasticci; gli errori commessi nella presentazione delle liste sono una dimostrazione del modo di fare italiano: un misto di improvvisazione, inefficienza e sostanziale indifferenza rispetto alle regole, che tanto... Chi vuoi che se ne accorga, va bene lo stesso.
E invece ci sono loro, i pasdaran della legalità, a ricordarci che non va bene lo stesso, le norme di legge sono norme di legge.
Che una lista va depositata entro le ore 12,00, se le norme prescrivono questo, o che le firme di supporto devono essere tutte regolarmente autenticate.
Quale affidamento possiamo fare in partiti che non sono nemmeno in grado di rispettare le procedure per il deposito delle liste elettorali? Questi sono i partiti che si candidano ad amministrare la cosa pubblica?
Il Centrodestra ormai è stato abituato dal suo padrone il Cavalier Fracassa a pensare che qualunque cosa si può fare, anche se è contra legem. Gli uomini del Centrodestra hanno interiorizzato questo modo di comportarsi, è un riflesso condizionato.
Berlusconi non è ancora riuscito a far approvare il disegno di legge sul legittimo impedimento.
Tuttavia agisce come se fosse già in vigore, difatti ha fatto chiedere un rinvio del dibattimento di Milano sul caso Mediatrade che il giudice ha legittimamente rigettato.  La reazione è stata il solito attacco a base di insulti: i giudici sono talebani.
I Radicali hanno fatto valere un'ovvietà, ovvero che le regole in materia elettorale devono essere rispettate; oltre a una denuncia per violenza privata (ridicola solo a pensarla, visto di chi stiamo parlando), sono stati stigmatizzati dal solito Cicchitto, che li accusa di essere parte della congiura per far fuori Berlusconi e il PDL con metodi non politici.
E' vero, è in casi come questo che, per dirla con Berlusconi stesso, sento  per fortuna di essere antropologicamente diverso rispetto a una certa area del paese.
Per certa gente la legge è un impiccio, o come dice Formigoni, un altro  candidato in difficoltà in queste ore, un orpello. Per certa altra gente come me la legge è fondamentale e va rispettata. 
E' probabile che fra qualche ora verrà fuori una provvidenziale leggina ad listam, ma intanto grazie ai rompiballe radicali almeno per un paio di giorni la legalità in Italia è stata ripristinata. In attesa di tempi migliori.
Bookmark and Share

venerdì 26 febbraio 2010

La libertà di Silvio

Silvio ha detto - vogliamo restare liberi.
Missione compiuta; dopo che il processo Mills è andato a monte grazie alla legge ex Cirielli, lui e il suo entourage possono stare tranquilli.
PDL uguale partito della libertà per intervenuta prescrizione o decorrenza dei termini.
Silvio e suoi boys (Bertolaso, Balducci, Anemone, Verdini, Di Girolamo e così via) adesso sono liberi dalle inchieste.
Aspettiamo solo che arrivi a compimento l'iter del legittimo impedimento e quello delle intercettazioni e poi il cerchio si chiuderà del tutto.
A quindici anni da Tangentopoli non abbiamo raggiunto l'obiettivo di avere una classe politica più onesta, o perlomeno più facilmente sottoponibile ai procedimenti giudiziari, bensì a sancire l'improcessabilità permanente dei politici. E' la Repubblica 2.0.
A questo risultato se non ci si arriva in un modo, ci si arriverà in un altro: in parlamento infatti, gira come una mina vagante un disegno di riforma costituzionale per ripristinare l'immunità parlamentare come era una volta.
Nel frattempo ricomincia a battere fragorosamente la grancassa mediatica del nano di Arcore.
Berlusconi innocente, Berlusconi assolto. Chi conosce un minimo il diritto sa che non è così, ma il popolino a digiuno di certe nozioni sta ricevendo il messaggio, il messaggio passerà: alla fine Berlusconi il perseguitato è stato riconosciuto innocente.
W l'Italia, w Berlusconi.
Bookmark and Share

lunedì 25 gennaio 2010

PD, la notte dei morti viventi

La base del PD pugliese ha scelto Vendola con una maggioranza bulgara, sconfessando l'apparato e il grande vecchio D'Alema.
In Veneto le varie anime del partito dopo un bel tormentone hanno proclamato il candidato a Presidente, in mezzo ai mugugni della corrente perdente e dopo tre settimane dall'investitura di Zaia nel Centrodestra.
Bersani - la nostra linea non cambia. Ma quale sarebbe la linea?
Se questo è l'antipasto della campagna elettorale Il grande omnibus si sta preparando a prendere un'altra bella scoppola; si vede che gli piace, e proprio non riesce a resistere alla tentazione di rafforzare Berlusconi, di regalargli un altro pezzetto di potere in un paese che ne è ostaggio da troppo tempo.
La linea non si scorge e la bussola appare impazzita nella tempesta magnetica in cui i pidini si sono cacciati con le loro mani.
Mentre a Bologna frana la giunta Delbono, a dimostrare se ce n'era bisogno che la presunta sbandierata diversità dei post PCI è un lontano ricordo del passato, il partito che aveva scommesso molto sulle primarie come elemento qualificante della sua identità (partito popolare basato sul principio dell'investitura dal basso dei dirigenti e degli amministratori), le sgonfia senza misericordia come ha dimostrato il caso pugliese.
Le primarie si fanno se comoda, altrimenti cercano di evitarle il più possibile.
Pesano di più le lotte di potere fra i vari generali e colonnelli: guerra  totale di correnti, a dimostrare che il PD è ancora fondamentalmente il risultato della fusione fredda fra due nomenklature, DS e Margherita, figlie della prima repubblica.
In questo scenario, le ragioni per cui un elettore dovrebbe mettere la crocetta sui candidati del PD alle prossime regionali restano misteriose, mentre i calibri pesanti della destra (Zaia e la Polverini), o i suoi efficaci saltimbanchi come Brunetta si fanno capire molto bene e sono già partiti a raccogliere voti.
Bookmark and Share