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martedì 5 ottobre 2010

Le indispensabili esigenze di vita di Herr Priebke

E' bella la democrazia. Persino Erich Priebke ha diritti precisi e inviolabili, e qualora tutti se ne dimenticassero ci pensa il suo diligente avvocato a farli valere.
Il vecchio criminale nazista ai domiciliari, mentre si avvicina il traguardo delle 100 candeline, come previsto dalla legge ha ottenuto il permesso di uscire per  soddisfare le indispensabili esigenze della vita. Esemplificando per fare la spesa, andare in farmacia, a messa (?!), dare il becchime ai piccioni etc...
Non solo: il suo legale Giachini codice alla mano auspica la sospensione della pena, perchè sono trascorsi 20 anni è Priebke è un detenuto come gli altri.
Nulla da eccepire in termini giuridici, il diritto è l'unica cosa che conta; non è strano nemmeno il tono dell'avvocato, simile a quello un pò protervo di molti suoi colleghi abituati a reclamare dal piedistallo della retorica forense i diritti dei loro assistiti...Anche se si chiamano Priebke.
Si può anche sospettare che l'avvocato romano si sia stufato di tenersi in casa il vecchio nazista e se ne voglia liberare almeno per qualche ora al giorno. Senz'altro non pensava che fosse così longevo.
Ma al di là di questo, tornano alla memoria i tempi in cui Erich era una giovane baldanzosa SS di stanza in Italia e partecipò all'esecuzione di massa di civili inermi alle Fosse Ardeatine.
Sempre in quel fatidico 1944, Priebke dopo le gesta romane si trasferì  a Brescia dove operò attivamente, in coordinamento con i fascisti, nella repressione del movimento partigiano.
Nel bresciano esiste ancora la casa, appartata e quindi al riparo dagli occhi dei curiosi, dove Priebke conduceva gli interrogatori dei prigionieri.
Prigionieri che sicuramente non disponevano nè di avvocati nè di tutele codicistiche di sorta, essendo completamente alla mercè dei loro carcerieri che li sottoponevano a ogni genere di tortura fisica e psicologica.
Dopo l'estradizione l'iter giudiziario del caso Priebke è stato molto tormentato  e condizionato dagli umori dell'opinione pubblica, e per questo ha prestato il fianco a qualche critica fondata sulla corretta interpretazione delle leggi.
Ma tutto sommato gli è andata bene, ha potuto vivere e invecchiare tranquillamente in Sud America per una quarantina d'anni.
Ed oggi, dopo l'estradizione e il processo, può usufruire di tutte le tutele previste dalla nostra legislazione così attenta ai diritti della persona. E' proprio bella la democrazia, anche il vecchio nazista ne converrà.
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lunedì 8 marzo 2010

L'Italia scivola dolcemente nell'autoritarismo


Ennio Flaiano, di cui questo mese ricorre il centenario della nascita, aveva detto - gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura.
L'apatia, se non la condivisione, con cui hanno accolto il blitz del nano di Arcore ne è la prova.
E' rassegnazione, accettazione dell'inaccettabile, e almeno per una parte di loro approvazione.
L'illusione, grazie ai magnifici rompiballe radicali, che la legge potesse essere fatta valere è durata poco, giusto qualche giorno come avevo scritto. Adesso siamo tornati alla normalità anormale.
E' arrivato un decreto interpretativo che in modo ineccepibile Zagrebelsky, Onida e altri hanno smontato, dimostrando che è un obbrobrio in termini costituzionali.
Aspettiamo che qualche picchiatore di Berlusconi, un Gasparri, un Cicchitto o un Feltri ci spieghino che anche questi sono in odore di comunismo, gente che ce l'ha con Silvio a prescindere.
Antidemocratici come il popolo viola o i tanti che firmano le petizioni in Internet; mentre è questa destra a dimostrarsi sempre più eversiva con la complicità di tanta, troppa gente che prima o poi se ne pentirà come avvenne nel 1943, a disastro compiuto, quando voltò le spalle a Mussolini che aveva portato in sella vent'anni prima.
Fa un pò pena Napolitano, che ha dovuto vidimare questo provvedimento. Era sottoposto a pressioni fortissime, lui che nella sua carriera politica non è mai stato un cuor di leone; compresa quella di una piazza in via di mobilitazione, la Polverini lo aveva annunciato mettendo in atto una forzatura, una spallata antidemocratica che non le fa onore.
Oltre alla violazione della Costituzione e delle leggi causata dal pateracchio governativo, in queste ore non si riflette sul fatto che le decisioni sul Lazio e la Lombardia hanno creato un precedente micidiale: perchè sia per queste regionali che per altre elezioni future chiunque potrebbe ricorrere  per la riammissione pur non avendo rispettato termini e procedure. Sarebbe la fine del diritto, il caos generalizzato.
Intanto la regione Lazio ha già deciso di ricorrere contro il decreto davanti alla Consulta, e quindi è alle porte un conflitto fra istituzioni.
Dalle mie parti si dice - pitosto de un tacon su un sbrego, ze mejo 'no sbrego. Ma nè la Costituzione nè la vecchia saggezza popolare sono state ascoltate.
L'Italia é come un aspirante suicida che si immerge nella vasca e si taglia le vene, per scivolare dolcemente nel sonno eterno.
O forse siamo solo un paese ridicolo che non merita una vera democrazia; sempre Flaiano ammoniva - la situazione è grave, ma non è seria.

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giovedì 19 novembre 2009

L'acqua cosa nostra è!

Veolia ringrazia. Hera e Amga ringraziano. Gli speculatori e le imprese interessate a fare dell'acqua un grande bisinès esprimono gratitudine al governo italiano.
L'iter parlamentare della privatizzazione dell'acqua è arrivato al termine. Il Cavalier Fracassa ha posto per l'ennesima volta la fiducia impedendo al parlamento di discutere un tema tanto delicato, e a quel barlume di pubblica opinione ancora esistente di farsi un'idea sui pro e i contro, sulla posta in gioco. La nostra democrazia è al confino, non è una novità.
Nella Repubblica 2.0 le camere fungono solamente da notaio che ratifica le decisioni prese in consiglio dei ministri o a palazzo Grazioli.
Come potrebbe fare un assicuratore imbroglione la maggioranza ha nascosto il Decreto Ronchi in mezzo a un altro provvedimento che non c'entrava niente, sperando che nessuno se ne accorgesse.
Ma non è andata così e persino in una maggioranza zeppa di lobotomizzati nominati solo per votare sì a ogni passaggio parlamentare, qualcuno si è posto delle domande.
Perfino i leghisti, abitualmente molto accondiscendenti verso i desideri di Berlusconi, hanno dei dubbi, come ha chiarito il vicepresidente del gruppo leghista alla camera. Perfino loro!
Il progetto parte da lontano, perchè non hanno parlato prima? E perchè i pidini non hanno detto qualcosa prima?
Perchè i pidini che ora s'indignano hanno votato a favore di questa scelta  nell'Agosto 2008, in occasione della cd. finanziaria triennale di Tremonti? Sono dubbi e indignazioni tardive e ipocrite; il dado è tratto.
Il fatto, al di là delle fin troppo scontate considerazioni di metodo, circa lo stravolgimento delle  corrette prassi istituzionali consolidatosi in Italia, dimostra la crescente virulenza di certi fenomeni, che minacciano la corretta distinzione fra interessi pubblici e privati. E ci preparano un futuro cupo.
La classe politica è passiva, se non complice, delle operazioni che i grandi potentati privati mettono in piedi per fare profitto. Il primato della politica forse non è mai veramente esistito, ma ora è senz'altro scomparso dalla scena.
Non è solamente un problema italiano, ma una questione complessa che investe tutte le democrazie moderne. E' sempre più difficile rintuzzare certi assalti, conciliare la spinta al profitto con gli interessi generali. Distinguere fra ciò che è bene pubblico e ciò che invece può essere oggetto di una legittima attività d'impresa.
Le grandi corporations, nazionali o multinazionali, oggi dettano l'agenda politica.
Da questo punto di vista, la teorizzazione tremontiana (il regista dello sciagurato provvedimento sull'acqua) di un recupero di potere a favore dello stato, contro le logiche liberiste che condizionano iniquamente la vita delle nazioni fa semplicemente sorridere.
Le grandi aziende riescono quasi sempre a piegare i governi alle loro esigenze.
E' lo stesso Turbocapitalismo responsabile della recessione globale, che è maturata lentamente negli anni grazie a questa accondiscendenza degli stati.
Nel XXI secolo (dopo una fase di gestazione negli ultimi vent'anni del secolo scorso) ha prevalso l'idea che tutto può diventare una merce, che tutto può essere comprato e venduto. Che ogni cosa può avere un prezzo.
Sparisce la nozione di diritto fondamentale della persona umana, sparisce l'idea che esistano beni pubblici indisponibili. La salute non è più intesa come un diritto e  perciò come oggetto di una prestazione che il soggetto pubblico deve garantire a tutti, ma come una merce: provocando il disastro sociale che vediamo in America.
L'acqua non è più un bene pubblico rispondente a un'esigenza primaria delle persone, è un prodotto che si può scambiare sul mercato.
I difensori del libero mercato diranno senz'altro che il privato lo fa meglio, ossia con maggiore efficienza e a costi più contenuti; anzi dai banchi della maggioranza hanno già iniziato.
E' un vecchio e superato postulato ideologico, che può essere tranquillamente smentito con decine di esempi. Nei paesi dove il ciclo idrico è stato liberalizzato le bollette hanno subito rincari astronomici.
Ma il problema di fondo che scaturisce dalla privatizzazione dell'acqua è che si riducono sempre più gli spazi pubblici e i diritti delle persone, come Naomi Klein fra gli altri aveva esposto con lucidità e semplicità esemplare in No Logo.
Nella battaglia nazionale sull'acqua, se non ci sarà un'inversione di rotta ci perderà la politica e quindi ci perderemo tutti.
Le multiutilities, versione moderna e legale dell'antica mafia dell'acqua siciliana, potranno dire - finalmente anche l'acqua è cosa nostra.
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mercoledì 15 aprile 2009

La vera colpa di Santoro


La vera colpa di Michele Santoro non è quella di aver fatto una puntata non equilibrata o faziosa sul terremoto in Abruzzo. Che valore ha un'accusa simile in Italia?
Tutti i giornalisti e i loro editori, che siano televisioni o quotidiani, sono faziosi. Nel senso che tutti sono vicini a una fazione, a un'area politica, hanno più simpatia per uno piuttosto che per un altro.
Meglio ancora, quasi tutti sono a libro paga di qualcuno e perciò per portare a casa la pagnotta a fine mese devono operare secondo le linee guida di chi gli paga lo stipendio. E chiede obbedienza totale: infatti sarebbe meglio chiamarli pennivendoli.
Chi paga gli stipendi dei giornalisti - pennivendoli? Se non è la Mediaset di Berlusconi è la Rai, che vuol dire sempre Berlusconi; se non è la Rai è qualche nome importante della finanza o dell'imprenditoria legata alla politica, come Caltagirone o la Telecom editrice di La7, e potremmo andare avanti per un bel pezzo; ma la situazione è chiara (almeno per quei pochi italiani che non hanno le fette di salame sugli occhi), non serve aggiungere altro.
La sua vera colpa è quella di aver rotto l'idillio che i media al servizio del potere stavano cercando di creare fra Berlusconi e l'opinione pubblica.
L'overdose informativa seguita alla tragedia dell'Abruzzo è stata sostanzialmente un peana al governo e al suo leader: quanto è bravo Berlusconi, quanto è stato solerte ed efficiente il governo, quanto sono stati bravi quelli della Protezione Civile, guidati da quel simpatico signore che compare in tivù in tuta da ginnastica, manco fosse l'allenatore della nazionale.
Per inciso, quel signore Bertolaso che era stato nominato a suo tempo commissario per i rifiuti in Campania, con carta bianca dall'allora premier Berlusconi, sempre lui, e non aveva combinato un bel niente.
Invece non tutto è andato per il verso giusto; ad oggi ci sono oltre 500 sfollati che bivaccano tutti assieme come le sardine in una tensostruttura destinata ad attività sportive, senza bagno, senza un pò d'intimità, senza nessun servizio.
Dove sono le famose tende promesse da Berlusconi, che aveva detto che in poche ore tutti i terremotati avrebbero avuto la loro sistemazione?
Alcuni paesini sono stati raggiunti dai soccorritori giorni dopo il sisma. Prima non si era visto nessuno, a cominciare dal signorino in tuta da ginnastica che ha sempre quell'aria operativa e rassicurante.
E prima del terremoto gli allarmi erano stati bellamente ignorati; un ricercatore è stato addirittura denunciato per procurato allarme. In Abruzzo è senz'altro mancata la prevenzione, come è senz'altro mancata una pianificazione seria e moderna del territorio. L'Abruzzo è l'ennesimo esempio delle speculazioni edilizie che affliggono il nostro paese. Punto e accapo.
Tutto questo è stato raccontato da Anno Zero, è semplicemente l'altra faccia del terremoto dell'Abruzzo.
In qualunque paese normale un governo cercherebbe di discolparsi, di portare le prove che ha ben operato, risponderebbe ai rilievi della stampa citando cifre e dati.
Ma non in Italia repubblichetta di Bananas; in Italia si mette in croce il giornalista che ha puntato l'attenzione su quello che non sta andando nelle operazioni di soccorso, sulla prevenzione che non ha funzionato. Attentato alla verità di regime. Lesa maestà.
A questo punto, per coerenza, ci aspettiamo che Angelino Alfano sguinzagli i famigerati ispettori ministeriali, visto che il procuratore capo dell'Aquila ha avuto l'ardire di affermare che le speculazioni e le violazioni di legge sono sicuramente accadute e e adesso il pericolo più grave è quello dell'infiltrazione mafiosa nella ricostruzione.
Con l'invito a fare una puntata riequilibratrice e la defenestrazione di Vauro Santoro si becca un bel cartellino giallo. Se continua così, se non riga dritto, ci sarà l'espulsione.
E' un bell'esordio per i nuovi vertici Rai, si prepara un nuovo editto bulgaro.

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martedì 10 febbraio 2009

Alcuni equivoci sul caso di Eluana Englaro

Il calvario giudiziario e clinico di Eluana e dei suoi familiari si è concluso. I pasdaran della vita che stazionavano davanti alla clinica si preparano a smobilitare, portandosi via il loro armamentario di crocifissi, moccoli, giaculatorie, superstizioni, ritratti del sacro cuore di Gesù e il carico mefitico di odio verso chi dissente dalle loro posizioni.
Tuttavia la vicenda, ignorata colpevolmente dalla classe politica per anni, è lungi dall'essere chiusa. Credo che ne vedremo ancora delle belle.
Un primo assaggio lo abbiamo avuto ieri al Senato con la caciara vergognosa inscenata dalla destra, che dimostra una volta di più non solo il livello infimo dei nostri parlamentari, ma anche la totale assenza di rispetto (contrariamente alle dichiarazioni di tutti negli ultimi giorni) nei confronti di questo dramma umano.
Secondo me sul caso di Eluana sono fioriti alcuni equivoci, linguistici e concettuali, che sono stati riproposti ossessivamente dalla Chiesa e dai politici di Centrodestra.

Non possiamo lasciare morire Eluana (seguito ora dall'accusa - hanno ucciso Eluana)
Niente di più falso. Eluana è morta diciassette anni fa. Ciò che è stato descritto come vita era semplicemente il sostentamento artificiale e forzato di un corpo ormai privo di attività cerebrale. Eluana si trovava in coma irreversibile, stato dal quale, come insegna la medicina che è stata bellamente ignorata, purtroppo non si torna. Coma irreversibile = morte.

Non possiamo lasciar decidere il padre
Beppino Englaro di per sè non ha deciso niente, ha lottato con coraggio straordinario per far rispettare la volontà di sua figlia. A quest'accusa ha fatto seguito un corollario di insinuazioni e insulti disgustosi.
Gli ayatollah del Vaticano lo hanno definito un assassino (giudice e boia della figlia, titolava Avvenire), qualcuno a dramma finito sta insinuando che forse l'equipe medica, temendo che potesse entrare in vigore la famosa legge, ha voluto accellerare i tempi.
Ci si chiede com'è possibile che l'insufficienza renale refertata sia avvenuta così presto. E che ne sanno? Non esiste una scadenza precisa e ferrea per queste cose.
Ancora una volta si fa deliberatamente confusione, si specula senza sapere nulla, ma soprattutto senza avere la preparazione scientifica necessaria.

Hanno legalizzato di fatto l'eutanasia
Enorme sciocchezza. Il protocollo medico di sospensione dell'alimentazione applicato a Udine si è limitato a interrompere il sostentamento artificiale di una persona morta.
Non si è di certo voluto introdurre il principio per cui una persona è libera o ha il diritto di suicidarsi. Quest'ultima è la nozione di eutanasia che incontrava una certa popolarità nel mondo antico (greco-romano), per esempio in certe scuole filosofiche. Non può trovare applicazione nel caso Englaro.

L'alimentazione e l'idratazione non sono un trattamento sanitario
Il che implica che non possono essere sospesi, perchè significa lasciar morire una persona d'inedia e di sete (ma Eluana era già comunque morta, come si è detto).
Questo serve a dimostrare che non trova applicazione il principio costituzionale che vieta i trattamenti sanitari obbligatori, ma lascia alla persona la libertà di decidere sulle cure da avere. Altro equivoco, altra falsità.
L'alimentazione e l'idratazione di persone in stato vegetativo sono trattamenti sanitari, come dice ancora una volta la scienza (in primis la Società di Medicina Europea).
Sono preparati farmacologici che vengono somministrati al degente con apposite apparecchiature, perchè essendo il degente completamente inerte non può deglutire.

Eluana potrebbe fare figli (S. Berlusconi)
No comment. Anzi mi chiedo se un cittadino di media intelligenza, che si definisce di destra o conservatore, non sia roso in queste ore dal dubbio di aver sbagliato a votare.

Eluana aveva semplicemente espresso la volontà, qualora fosse finita nello stato pietoso in cui purtroppo si è effettivamente trovata, di non essere più assistita ma di essere lasciata scivolare in una morte completa. Un evento inevitabile secondo natura e che quindi è assurdo rimandare. Una cosa simile l'aveva chiesta il povero Piergiorgio Welby, che non è stato ascoltato.
Qui entra in gioco l'aspetto fondamentale della questione, che coinvolge lei e tutte le persone in condizioni analoghe; una persona ha il pieno diritto di scegliere se sottoporsi a cure e a quali cure.
Ne consegue che ha il diritto di decidere anticipamente quale trattamento dovrà avere nel caso in cui in futuro non possa manifestare la sua volontà.
Va rispettata la scelta di chi vuole che anche in caso di coma debba essere tenuto attaccato a una macchina e allo stesso modo la volontà contraria. Questo è l'unico modo ragionevole, laico nel senso più alto del termine, di disciplinare un tema così delicato.
I laici non oserebbero obbligare chicchessia a staccare la spina di un malato terminale, se questa non è la sua volontà. Non esiste perciò nessuna motivazione fondata per obbligare chi non lo desidera a tenere la spina attaccata.
Berlusconi, nel suo vano e idiota blaterare degli ultimi giorni, ha detto che non intervenire con una legge per scongiurare il rischio che qualcuno possa sospendere i trattamenti sanitari a una persona sarebbe non solo il trionfo della cultura della morte, ma anche dello statalismo, cioè dello stato etico.
Al nano di Arcore mancano davvero i fondamentali oltre ai cosiddetti venerdì. Lo stato etico è proprio quello che impedisce di scegliere liberamente del proprio destino in caso di malattia, sostituendosi all'individuo.
Lo stato etico è proprio quello a cui si arriverà se si continuerà a dare ascolto alla gerarchia vaticana.

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venerdì 6 febbraio 2009

Clandestini denunciati dai medici? Scuola di delazione padana


Il Centrodestra prosegue la crociata Law & Order; grazie all'approvazione di ieri da parte del Senato, i dottori potranno denunciare i clandestini che si rivolgano a loro per ricevere cure.
La norma si collega a un'altra, che prevede il carcere per chi non ottempera al provvedimento d'espulsione.
Il dado è tratto; la Lega delle tigri di carta è stata sconfitta nella battaglia su Malpensa e si trova alle prese con la rivolta dei sindaci nordisti, che giustamente le imputano il silenzio sui municipi indebitati e spendaccioni (come Roma e Catania) e di non sostenere la lotta per derogare al patto di stabilità.
Il Centrodestra tutto è poi in difficoltà di fronte alla recrudescenza dell'immigrazione clandestina e della criminalità; quindi si rilancia, anche perchè così si spera di nascondere un altro pesante fallimento all'orizzonte, quello sull'economia.
Bisogna sviare l'attenzione dell'opinione pubblica e in un crescendo di parossismo, nella legge sulla sicurezza si prevede anche l'istituzionalizzazione delle ronde dei volontari.
Chi come me vive nel Nordest dove è nata l'idea sa che sono una buffonata irrealistica: a Padova come a Treviso sono partite con entusiasmo ma poi si sono arenate, perchè non si può chiedere ai cittadini, che si devono alzare al mattino per andare al lavoro, di stare in piedi tutte le notti per vigilare sul territorio, rischiando fra le altre cose la loro incolumità.
Comunque sia, adesso il Pdl veneto e la Lega litigano sulla primogenitura dell'iniziativa per accaparrarsi qualche voto in più: patetici.
Ma al di là delle esigenze di tattica politica e di propaganda che spingono a certe soluzioni, disturba l'inserimento nel nostro sistema giuridico del principio della delazione, così fortemente voluto dalla Lega.
In proposito è di qualche giorno fa la notizia che il comune di Turate, amministrato dai militi in camicia verde, ha aperto un ufficio per denunciare anche anonimamente i clandestini presenti sul territorio.
Insomma i cittadini e gli operatori sanitari vengono invitati a fare la spia. Ma c'è di più: ricevono una delega a esercitare funzioni che dovrebbero restare di esclusiva pertinenza dello stato.
Almeno così dovrebbe essere, in un sistema gestito secondo criteri di efficienza e ragione; invece le istituzioni dimostrano di esser incapaci di affrontare certe questioni. E' come se dicessero alla gente: noi non ce la facciamo, organizzatevi voi. Quanto alla ragione poi, quella si è smarrita da tempo.
Dare ai medici la possibilità di denunciare i clandestini porterà a disertare ospedali e ambulatori, con un evidente rischio per la salute pubblica nel caso che queste persone abbiano malattie tipo malaria, tbc o altro, che sono diffuse in molti paesi africani o asiatici da cui provengono.
I promotori della legge poi non sono in grado di spiegare cosa ne sarà di tutti i clandestini arrestati, visto che le carceri scoppiano.
Ma il vero cuore della questione è ancora un altro; il diritto di essere curati è un fondamentale diritto umano, che un paese civile deve garantire indistintamente a chiunque e che la nostra Costituzione sancisce con chiarezza.
Con queste norme assieme alla ragione sparisce anche il senso di umanità. Non abbiamo bisogno di più cattiveria, come dice Bobo Maroni, ma di rigore ed equilibrio nell'applicazione delle leggi, senza perdere il senso di umanità.

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giovedì 20 novembre 2008

Lasciate morire Eluana


La vicenda di Eluana assume davvero risvolti sempre più incredibili e paradossali; non è bastata una sentenza della Corte di Cassazione, non è bastata la lunga e determinata battaglia di suo padre, un uomo dal comportamento sempre esemplare, che gli imbrattacarte propagandisti dell'Osservatore Romano hanno bollato come assassino.
Non è bastata la volontà della stessa Eluana, espressa quando poteva farlo, prima di quell'incidente maledetto. Niente basta per fermare l'isteria e l'oltranzismo dei pasdaran della vita (ma quale vita?).
Adesso si apre un altro doloroso capitolo, il ricorso alla Corte di Strasburgo, che prolungherà ulteriormente il lento vegetare di una povera ragazza a cui nessuno vuole togliere la vita, ma che in realtà è costretta da troppo tempo in una non-vita, questa sì del tutto innaturale.
L'eutanasia intesa come mera legalizzazione del suicidio non c'entra con il caso di Eluana, con buona pace di chi maliziosamente vuole equivocare sul termine.
E pensare che se quello stesso incidente fosse avvenuto qualche decennio fa, prima della tecnologia che ne consente una sopravvivenza puramente artificiale, Eluana sarebbe morta quasi subito. Su questo non si riflette.
Mi sconcerta l'oltranzismo violento dei cattolici e mi sconcerta la vigliaccheria di molti soggetti coinvolti in questa faccenda.
A cominciare dai politici, dai parlamentari laici che esistono, almeno in teoria, in entrambi gli schieramenti.
Pazienza per quelli che si professano cattolici osservanti, ma che poi in verità sono dei ciavacristi, come si dice in Veneto. Da loro ovviamente non ci si poteva attendere niente di diverso da un allineamento acritico alle posizioni della CEI.
Così è la Seconda Repubblica, dove il premier in carica va in visita da Ratzinger e si inchina a baciargli l'anello.
Così è la Seconda Repubblica dei divorziati come Casini che si ergono a difensori della vita e della famiglia.
Ma gli altri che fine hanno fatto? A parte qualche voce isolata, come Margherita Boniver o i soliti Radicali, si sono chiusi nel mutismo.
Che fine hanno fatto i presunti progressisti del PD? Dal loft arrivano solo le voci della Binetti e di Carra e la loro puzza di sacrestia, mentre L'Obama italiano Veltroni tace.
L'Obama vero, quello americano, in campagna elettorale si era espresso con chiara onestà intellettuale a favore dell'aborto, senza tatticismi motivati dal timore di perdere i voti cristiani.
Vigliacchi loro e vigliacchi i dirigenti delle strutture sanitarie che hanno rifiutato di ricoverare Eluana per il suo ultimo viaggio.
L'ospedale di Udine che era stato contattato dal signor Englaro ha temporeggiato e poi, dopo una telefonata del vescovo, si è tirato indietro.
Sì, conosco certi personaggi e le logiche che li muovono, ma nonostante questo rimango sempre sconcertato...
Perchè nessun laico si permetterebbe di decidere per un altro, per esempio di staccargli forzatamente la cosiddetta spina e perciò non si comprende perchè i cattolici si permettono di decidere per chi non ha la loro opinione, per chi esprime una volontà diversa.
Cercano, loro che ormai sono solo una minoranza in una società sempre più pluriculturale, di imporre la loro catechesi a tutti con la complicità di una classe politica che gli va passivamente a rimorchio, che non è rappresentativa del sentire della gente.
Eluana, mi dispiace per la loro profonda inciviltà.

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venerdì 24 ottobre 2008

Berlusconi e diritto di critica, cortocircuito permanente


Il nanetto di Arcore ha minacciato di usare la forza contro gli studenti di ogni ordine e grado in rivolta contro il progetto di riforma dell'istruzione.
Poi ha fatto dietrofront alla sua maniera, dicendo che era stato frainteso. Come al solito nessuno lo capisce, poveretto.
Certo, corre una bella differenza fra il dire che avrebbe dato istruzioni dettagliate al suo ministro dell'interno (degradato a mero esecutore della volontà imperiale) per impedire le occupazioni e le manifestazioni di protesta e dire, come ha fatto dopo, che si riferiva solo a un'opera di convincimento verso i ribelli. Ma tant'è, di faccia tosta ne ha da vendere.
In quella conferenza stampa era visibilmente irritato, per non dire incazzato; poi senz'altro qualcuno dietro le quinte gli ha fatto capire che era meglio venire a più miti consigli.
Sicuramente Berlusconi teme questa protesta, che non è animata dai soliti manipoli della sinistra radicale come sostiene, ma è invece assolutamente trasversale; parte dagli studenti, passa per i genitori, coinvolge diversi insegnanti e rettori, non tiene conto delle tradizionali divisioni politiche.
E' un primo segnale di movimento dell'opinione pubblica, quella che secondo la grancassa mediatica del Cavaliere ha un consenso granitico nei suoi confronti.
Ammesso che le percentuali dei vari sondaggi siano attendibili, ciò dipende dalla cattiva qualità dell'informazione italiana, asservita sempre di più al potere.
Vale la pena di ricordare che nella classifica mondiale sulla libertà di stampa ci troviamo in fondo alla graduatoria, non in cima. L'italiano medio è disinformato, non ha una chiara percezione dei problemi.
Ma quando riesce ad averla si ribella, e questo è il caso dello sciagurato progetto Gelmini che, esclusa ogni considerazione di tipo tecnico, prevede un taglio mostruoso di finanziamenti (oltre 8 mld di euro) e già solo per questo è da bocciare.
Il Cavalier Fracassa quindi ha paura che finisca l'incantesimo, l'illusione creata ad arte che sta governando bene. Ma non solo.
L'estrazione di Berlusconi è quella del capo azienda abituato, da una vita, a dare direttive che gli altri devono eseguire. L'obiezione, la critica, lo mette in forte crisi e provoca reazioni rabbiose.
Questo esercizio della potestà imprenditoriale Berlusconi lo ha trasferito in politica come un riflesso condizionato.
Forza Italia viene gestita come un'azienda; chi ha mai avuto notizia di congressi o di minoranze interne che dissentono dalla linea del leader?
Perfino la decisione di fondare il PDL l'ha presa da solo, come si fa quando si costituisce una nuova ditta e in questa avventura poi ha cooptato i parvenus di Alleanza Nazionale, un pò con le minacce e un pò con le lusinghe.
Un dibattito interno, un congresso straordinario, un vertice fra leader delle parti interessate dal progetto, che sarebbe la normalità democratica, tutto ciò è lontano anni luce dal Berlusconismo.
Anche lo Stato finisce per essere gestito in modo aziendalista: viene degradato inevitabilmente a semplice macchina produttrice di decisioni del capo, che sono messe in opera a colpi di decreto e supportano l'illusione mediatica del governo del fare.
Il Parlamento finisce spesso per essere scavalcato e anche i passaggi più importanti e delicati, come la riforma della scuola, sono condotti senza coinvolgere o perlomeno ascoltare preliminarmente le parti interessate, genitori, studenti, corpo docente.
Un aspetto deleterio del Berlusconismo è proprio questo mix velenoso fra approccio aziendalista, autoritarismo e paternalismo di vecchio stampo.
Il governo viene inteso come un consiglio d'amministrazione o un consilium principis che deve ratificare la volontà del capo.
Le istituzioni vengono marginalizzate o trattate con disprezzo per appellarsi direttamente al popolo, come insegna il grezzo discorso del predellino.
In simili circostanze il popolo vien bene; quando però viene mobilitato da altri, si cerca di zittirlo con la minaccia di botte e denunce. Usato e messo da parte.

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martedì 16 settembre 2008

Sì alla moschea a Treviso


Premessa: è difficile per un laico prendere le parti dell'Islam. E' difficile perchè l'Islam è una cultura che fin dalle origini ha permeato, nella sua logica totalizzante, tutta la vita delle comunità che l'hanno abbracciato, fondendo assieme religione e politica, precetti religiosi, norme giuridiche e regole sociali, condizionando completamente l'esistenza quotidiana dell'individuo.
Si potrà obiettare che non tutto il mondo islamico è così, che c'è Islam e Islam, però questa tendenza è un dato di fatto.
Come è un dato di fatto che, terrorismo a parte, proprio da paesi importanti di fede islamica oggi vengono minacce significative alla stabilità internazionale (Iran e Pakistan per esempio).
Quindi per un laico, che crede nella libertà, nell'autonomia del singolo e della società rispetto alle fedi religiose, non è semplice.
Ma a Treviso si sta facendo un'operazione vergognosa; il no alla moschea di Gentilini, che si è fatto paladino della lotta del Veneto cristiano contro l'Islam con toni sempre più grotteschi e truculenti, è contrario ai principi fondamentali della democrazia e controproducente.
La Costituzione vigente (quella italiana, non quella della Padania) tutela la libertà di religione come declinazione della più generale libertà della persona.
Ne consegue che anche i Comuni devono rispettare tale principio costituzionale, e non possono ignorare o fare muro verso la legittima richiesta di una comunità di avere luoghi di culto e di espressione culturale. Anche se si tratta di gruppi islamici.
A maggior ragione questo è vero e giusto oggi, in una società che, piaccia o no, è già multietnica e quindi multiculturale.
Anche il Veneto, in quanto microcosmo della comunità nazionale ed europea ormai è multiculturale; l'antica civiltà contadina analfabeta e devota al Cristo e alla Madonna è scomparsa, consegnata ai libri di storia.
Come è scomparsa la DC, la balena portavoce, fra gli anni 50 e 80, di quel Veneto che più per tradizione e opportunismo che per fede realmente sentita si professava cattolico.
In Veneto e anche nella mia Treviso vivono spalla a spalla cristiani e musulmani, credenti e non credenti.
Dire, come i leghisti e i bravi cittadini intervistati per strada "che vadano a pregare a casa loro" non ha senso, perchè in molti casi parliamo di persone che qui sono a casa loro, perchè ci vivono da molto tempo e qui hanno cresciuto i loro figli.
In questo territorio tutti lavorano e pagano le tasse e perciò hanno gli stessi diritti (oltrechè gli stessi doveri).
Stabilire una separazione, un regime di diritti limitati per qualcuno, una sorta di apartheid in salsa padana non solo è discriminatorio, ma è anche dannoso.
Si alimentano tensioni di cui non c'è bisogno. E' il modo migliore per spingere nell'isolamento interi gruppi di persone, e proprio da tali ambienti come si sa può emergere l'estremismo. Genty e i suoi crociati padani vogliono forse portarci allo scontro di civiltà?
Parrebbe di sì, visto che in una recente apparizione pubblica ha invocato S. Liberale, patrono di Treviso, per proteggerci dall'orda musulmana e in un'intervista si è vantato di aver fatto fare alla città una svolta  - a 160 gradi - (?)
Lo sceriffo non va molto d'accordo con la lingua italiana ed è un ometto di scarsa cultura, ma i conti della serva, per restare in sella, li sa fare.
Non vorrei però che in futuro dovessimo pagare tutti le scelte fatte dal mona di turno per accaparrarsi, nell'immediato, facili simpatie e voti.

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martedì 26 agosto 2008

I sindaci sceriffi hanno rotto le palle


Hanno appena iniziato e hanno già rotto le palle. I sindaci, che grazie al Decreto Maroni hanno poteri nuovi di zecca in materia di ordine pubblico, si sono messi al lavoro confermando che in Italia la creatività è sovrana.
A Eraclea è vietato fare i castelli di sabbia, perchè si ostruisce il passaggio sul bagnasciuga. In un'altra spiaggia della nostra penisola sono stati contati ben dodici divieti... Alla faccia di Mauthausen.
A Voghera dopo le 23,00 è vietato sedere sulle panchine. A Vicenza avevano proibito di sedersi sotto gli alberi dei giardini pubblici, salvo ripensarci grazie a un fugace risveglio dei neuroni, e cancellare tutto.
A Genova non si può circolare con le lattine in mano, non ricordo dove non si può più fumare nei parchi. A Eboli guai a baciarsi in macchina, si rischia una multa... E così via.
E' la fine delle buone intenzioni, in parte condivisibili, con cui era nato il decreto del Ministro dell'Interno: dare ai primi cittadini più strumenti di natura amministrativa (mancano però, caro Maroni, quelli finanziari, visto il nuovo taglio dei trasferimenti e l'abolizione dell'ICI decisi da Berlusconi), per soddisfare l'esigenza di sicurezza della società.
Come da tradizione italiota tutto è finito in una burletta, che fa giustamente ridere quei paesi europei dove l'ordine viene rispettato senza il bisogno di ricorrere a norme grottesche e a volte chiaramente lesive di alcuni diritti fondamentali della persona.
Non fa ridere però l'affermazione di Alemanno circa il dramma dei due turisti olandesi a Roma.
Secondo questa sublime intelligenza del Centrodestra, quasi quasi se la sono cercata e per giunta si sono accampati in una zona dov'è proibito (sic!). Gli manderà una multa a casa?
Non fa ridere nemmeno la performance dei vigili di Termoli, che hanno trascinato per il viale principale della città un ambulante abusivo come se fosse un sacco di patate, cercando poi di infilarlo nel baule dell'autopattuglia.
Nulla da dire sull'intervento in sè (è la mera applicazione di norme di legge), ma sicuramente si poteva agire in un altro modo.
Ecco, questi due episodi rivelano il lato inquietante della pioggia di ordinanze che i sindaci, forse un pò ottenebrati dalla calura d'Agosto e sicuramente a caccia di facile popolarità, stanno riversando addosso ai cittadini.
Siamo di fronte all'emergere di una concezione autoritaria dello stato e dei pubblici poteri; le città diventano caserme dove in teoria diviene possibile regolamentare o proibire tutto a discrezione, soffiarsi il naso come portare il cane a spasso.
A Treviso hanno provato veramente, due anni fa, a bandire i cani dal centro, poi hanno fatto retromarcia di fronte alla reazione indignata della comunità.
Non è solo perdita di buon senso, è una visione delle istituzioni che rende il sindaco simile al vecchio podestà o agli sceriffi del West.
Tutto si può fare in teoria, perchè i cittadini chiedono più ordine e conferiscono un mandato in tal senso.
L'amministrazione pubblica diventa un pò mamma e un pò tiranno e si crea un bailamme di norme diverse da comune a comune, tanti diritti locali separati.
Che sia questo il federalismo che ci aspetta?
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lunedì 7 aprile 2008

Olimpiadi, un'immagine vale più delle parole

Credo che quest'immagine sarà una di quelle che più caratterizzeranno le Olimpiadi del 2008. Ogni evento oggi viene simboleggiato da uno scatto fotografico o da una sequenza filmata in particolare. Questa sarà una delle immagini che rappresenteranno le Olimpiadi cinesi.
Come accadde per la primavera di Pechino dell'89, rimasta impressa nella memoria collettiva grazie alla foto del civile che si mette di fronte al carro armato per fermarlo.
Un piccolo, coraggioso e inerme cittadino bloccava la strada al mostro d'acciaio, sguinzagliato per le strade da una dittatura che aveva paura della gente, che schiacciò con le uccisioni e il terrore la protesta democratica.
A quasi vent'anni di distanza dai fatti di Tienammen le immagini tornano a perseguitare il potere cinese, a guastare la festa di Hun Jin Tao e della sua corte. Qualcuno nel coro ha steccato, il trombone suona sfiatato. Era ora.
Questa foto smaschera la falsità del regime; dietro la modernità, dietro l'immagine della Cina Felix proiettata a essere la principale potenza economica del XXI secolo, si nasconde la totale negazione dei diritti umani.
E si nasconde, o meglio si nascondeva fino a ieri, il dominio imperialistico sulla nazione tibetana, che per lingua, storia e cultura sta alla Cina come la Germania sta alla Spagna, o all'Africa nera.
Il Tibet è occupato illegittimamente dal 1950; ben prima che i militari sparassero sulla folla, solo con l'immigrazione di milioni di cinesi incentivata dal governo, ha subito uno stupro di massa.
E' nuda la fandonia sulla liberazione del Tibet dall'arretratezza, che il partito comunista ha propalato per cinquant'anni ai suoi sudditi; i quali candidamente (e si può capire) si stanno chiedendo come mai l'Occidente protesta. Loro non sanno, pure loro sono vittime: della propaganda.
Dispiace che ne faccia le spese la fiaccola olimpica, che richiama ben altri valori. Ma era inevitabile.
Così dopo Londra i tedofori sono sotto assedio a Parigi; la fiaccola viene messa al sicuro su un pullman, viene isolata dalla folla da un cordone di agenti.
Sono i poliziotti di quei governi che per pavidità e calcolo economico finora non hanno preso una posizione netta sul problema tibetano.
Almeno il CIO, con l'invito di oggi ad avviare il dialogo con il popolo tibetano, si è svegliato dal letargo.
I governi si adeguano alla corrente, la gente o almeno una parte della gente no. La protesta sale dal basso.
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martedì 25 marzo 2008

Il diritto alla conversione di Magdi Allam

Magdi Allam si è convertito al cattolicesimo; Benedetto XVI in persona ha officiato la cerimonia battesimale.
La notizia ha avuto ampio riscontro su tutti i media italiani ed esteri; nei paesi musulmani l'evento è stato raccontato con toni molto critici, al punto di accusare la Chiesa di aver dato troppo risalto alla cerimonia, e Allam di apostasia. Ci risiamo.
Il collaboratore del Corsera viene contestato perchè secondo gli zelanti redattori delle testate arabe, ha abbandonato la fede per abbracciare la religione di quelli che secondo loro sono gli infedeli.
L'affondo è accompagnato dalla rievocazione del suo passato: Allam agente dei sionisti, Allam sostenitore dell'America, Allam che da anni infama i musulmani per conto di qualche "centrale" internazionale anti - islamica.
La seconda fase della campagna potrebbe essere l'emanazione di una fatwa per punire l'apostata con la morte. Speriamo invece che ci si fermi qui.
Le valutazioni sulla figura del giornalista in questi giorni sono l'oggetto principale dei commenti alla sua conversione, ma in questo modo passa in secondo piano il punto fondamentale.
Vale a dire il diritto incontestabile di Allam, e di qualunque altra persona, a scegliere liberamente la propria religione, senza che un Imam o un qualsivoglia esponente o leader di una qualsivoglia religione, possa contestare una scelta che è espressione di un fondamentale diritto umano.
L'attendibilità, la serietà, le idee palesate negli anni da Allam in veste di opinionista e scrittore, condivisibili o meno, c'entrano ben poco.
Le critiche e le minacce ad Allam danno piuttosto ragione alla sua tesi, che l'Islam per la sua connotazione teologica, per la sua struttura, è una fede destinata a cadere inevitabilmente nel gorgo dell'intolleranza e della violenza.
Difficile dargli torto, considerando che nella grande maggioranza dei paesi islamici ancor oggi manca una netta distinzione fra religione e politica, fra stato e convinzioni religiose ed etiche dei cittadini.
L'Islam è un tutto che divora la libertà di coscienza e di pensiero degli individui, che ne condiziona interamente la vita quotidiana. Un totalitarismo per l'appunto, un pericolo per la libertà con il quale, in questo XXI secolo, dovremo fare i conti.
Il problema di Magdi Allam è semmai un altro; la sua conversione al Cattolicesimo è il coronamento di un cammino spirituale che lo ha avvicinato agli ambienti più tradizionalisti della Chiesa di Roma.
Quegli ambienti ben rappresentati da Ratzinger, il papa antimoderno che non a caso ha voluto battezzarlo personalmente.
Allam ripudia l'Islam perchè retrivo e violento ma abbraccia una fede interpretata da alcuni, che gli sono vicini, allo stesso modo.
Qui probabilmente c'è il cortocircuito, la contraddizione in termini.
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martedì 11 marzo 2008

Sesso libero all'aperto in Olanda

L'Olanda ha spostato un pò più in là il limite di quello che una volta veniva chiamato il comune senso del pudore.
Come racconta il sito del Corriere della Sera, a breve chi lo desidera potrà fare sesso liberamente nei parchi pubblici.
Si intende estendere a tutte le città la sperimentazione già effettuata con successo ad Amsterdam, dove da qualche tempo è possibile godersi le gioie del sesso ai giardinetti.
Dunque Olanda avanguardista e sperimentalista come da tradizione consolidata, soprattutto in tema di costumi sessuali.
Attenzione però: non sarà possibile prima del tardo pomeriggio, ne consumare rapporti vicino alle aree per i bambini, e bisognerà comunque nascondersi alla vista.
La polizia non dovrà intervenire fino a che le particolari attività non arrecheranno disturbo a qualcuno ed è fatto obbligo di ripulire l'area (via preservativi e mozziconi di sigaretta). Civilissima e liberale Olanda.
Il diritto in questione si applica a due o più persone (sic). Perciò è garantita anche la libertà d'ammucchiata.
Non so quanti saranno pronti a sfidare i rigori dell'inverno, che da quelle parti picchia duro, per usufruire di questo diritto.
Comunque è un esempio della mentalità aperta e naturista che, come si sa, caratterizza le genti del Nord Europa.
Davvero un grande contrasto con l'Europa meridionale e quindi anche con l'Italia, dove sussiste ancora la fattispecie penale dell'atto osceno in luogo pubblico; per cui una coppietta che ha il coraggio di appartarsi in macchina (coi tempi che corrono) può in teoria essere denunciata.
Mi vengono in mente anche le polemiche che puntualmente contrappongono favorevoli e contrari quando qualcuno vuole aprire un sexy shop, magari con l'intervento del vescovo di turno a difendere la moralità; o quando si parla di legalizzare la prostituzione.
In Olanda di fronte a tutto ciò corrugheranno la fronte: che strana gente, penseranno. D'altra parte, paese che vai usanze che trovi.
Gioiscono i gay locali, che evidentemente sono i più interessati al provvedimento. Adesso, dicono, potremo goderci il nostro amore e saremo più sicuri perchè la polizia vigilerà.
I gay in occidente stanno facendo di tutto per farsi pienamente accettare dalla società; forse non hanno pensato che con questa esultanza rinverdiscono l'immagine stereotipata dei pervertiti che si imboscano dietro una siepe o sotto un ponte per consumare il loro amore proibito.
Molto più moderno e normale farlo in casa o darsi appuntamento in qualche albergo: o no?
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mercoledì 30 gennaio 2008

Dall'omofobia all'eterofobia

Il ministro dell'istruzione britannico, come riporta il sito del Corriere della Sera, ha proposto che nelle scuole debba essere proibita l'espressione mamma e papà, che dovrebbe essere sostituita da quella, decisamente più anodina, di genitori. Politically correct.
Questo perchè le persone, fin dall'infanzia, dovrebbero essere abituate a considerare l'ipotesi dei genitori dello stesso sesso. Un'iniziativa antiomofobia per favorire la piena integrazione degli omosessuali, suggerita dalla solita agguerrita e creativa associazione per i diritti dei gay.
Si sa che la creatività è una dote che non difetta agli omosessuali.
Due anni fa, se non ricordo male, è esplosa una polemica perchè in alcune aziende non si teneva più il tradizionale party natalizio, per non urtare la sensibilità religiosa dei dipendenti musulmani.
L'Inghilterra, terra d'origine dei diritti, del liberalismo e della democrazia, ogni tanto se ne esce con qualche bizzarria, con qualche proposta che sposta al limite estremo il rispetto dei diritti individuali fino a determinare il risultato opposto. Effetti collaterali disastrosi.
Anche in Italia, tempo addietro, un sindaco di non ricordo quale comune del Nord aveva proposto di non svolgere celebrazioni pubbliche del Natale per non mettere a disagio i residenti extracomunitari di fede islamica.
A Natale del 2006 nella mia Treviso alcune maestre di una elementare non volevano mettere in scena la recita natalizia per gli stessi motivi, provocando l'insurrezione dei genitori (anch'io uso questa parola e mi adeguo al nuovo trend). Da oltremanica al continente, c'è un fenomeno comune.
La nostra civiltà va incontro a una curiosa metamorfosi; ci sono identità culturali, posizioni etiche o religiose, costumi, che secondo alcuni non possono più essere esibiti e praticati nella vita quotidiana. Per non turbare, per non discriminare.
E' un processo che arriva a coinvolgere anche le inclinazioni sessuali e il modello naturale della famiglia.
Un'identità tipica e maggioritaria viene soffocata per favorirne un'altra emergente. Esistono le famiglie composte da genitori di sesso diverso (e sono la quasi totalità, almeno ad oggi), ma non diciamolo, anzi vietiamolo e magari comminiamo anche una multa ai trasgressori. Dall'omofobia ci si sta spostando all'eterofobia?
Se il linguaggio ha un valore nella nostra esistenza, l'espressione "genitori" richiama l'idea del generare, dell'atto della procreazione voluto da una madre di sesso femminile e da un padre di sesso maschile.
Allora, seguendo il ragionamento del ministro inglese e dei suoi consiglieri omosessuali, nemmeno l'espressione genitori va bene.
Come si vede, è un dibattito che si avvita in una spirale di assurdità senza fine. Ed è davvero un'involuzione pericolosa questa delle democrazie occidentali, che nell'affanno di garantire sempre e comunque il politically correct, mettono in crisi tendenze e stili di vita largamente condivisi, abitualmente praticati dai più.
Il rispetto dei diritti delle minoranze non può andare a discapito della maggioranza; questo, in senso logico, è contrario alla democrazia.
I bambini di tutto il continente hanno il pieno diritto di dire mamma e papà, due parole così cariche di bellissimi significati. Con buona pace di politici imbecilli e isteriche suffragette gay.
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lunedì 7 gennaio 2008

L'uomo del Vaticano e l'aborto

Ratzinger, il papa antimoderno, e' nuovamente passato all'offensiva sull'aborto.
Durante un'udienza al corpo diplomatico accreditato presso la Città del Vaticano, ha astutamente accostato pena di morte ed aborto, sostenendo che la moratoria recentemente decisa all'Onu sulla pena capitale deve stimolare il dibattito attorno ad una moratoria sull'aborto.
Nella sottile e provocatoria arringa papale, si compie così l'equiparazione fra pena di morte ed interruzione della gravidanza, nonostante rimanga indimostrabile la tesi secondo cui la vita umana inizia nel momento del concepimento.
L'offensiva dell'uomo del Vaticano è destinata a rinfocolare le polemiche un pò dovunque, in particolare in Italia, paese dove periodicamente si ripropone lo scontro, lacerante, fra laici e cattolici.
Difatti, la senatrice pasdaran Binetti ha acceso il dibattito in parlamento, provocando l'ennesima levata di scudi da una parte e dall'altra.
La legge 194 fu varata non per legalizzare l'omicidio, secondo la grossolana e fuorviante interpretazione della chiesa di Roma, bensì unicamente per rendere possibile l'interruzione volontaria delle gravidanze.
Ponendo così fine ad un fenomeno di profonda inciviltà ed ingiustizia, quello degli aborti clandestini.
La 194 non incentiva affatto all'aborto, la cui incidenza si è progressivamente ridotta nel corso degli anni.
Come l'uomo del Vaticano sostiene che "la Santa Sede non si stancherà di riaffermare questi principi", così noi laici non ci stancheremo di difendere quella scelta.
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mercoledì 19 dicembre 2007

Sì al divorzio breve

Le notizie più rilevanti a volte passano in secondo piano; la stampa non gli da il dovuto risalto e anche noi cittadini, travolti ed ammorbati dall'onda di marea delle chiacchere politiche che il palazzo ci rovescia addosso, non prestiamo abbastanza attenzione.
La commissione giustizia del Senato ha approvato una bozza legislativa sul divorzio breve; in sostanza, nell'arco di un anno o anche meno, ricorrendo determinati presupposti, si potrà mettere fine al matrimonio.
Si tratta senza dubbio di una svolta fondamentale nel diritto di famiglia, se naturalmente qualche imboscata non metterà la parola fine al progetto.
Il divorzio breve, soprattutto dopo mesi di dibattito confuso e sterile sulle unioni di fatto, avvicinerebbe l'Italia al resto del mondo occidentale.
Assolutamente ragionevole permettere ad una coppia in crisi irreversibile di sciogliere in tempi rapidi il vincolo matrimoniale, senza le pastoie giudiziarie e burocratiche che ancor oggi comportano le separazioni e, suppongo, risparmiando anche denaro per la consulenza degli avvocati, che nella situazione attuale si prolunga inevitabilmente per molto tempo.
Scelta laica e civile, di buon senso, a meno che come spesso accade alle buone iniziative l'impianto della legge non venga manipolato e complicato fino a vanificarne lo scopo o, come dicevo sopra, qualcuno non faccia uno sgambetto.
Penso ai soliti parlamentari cosiddetti di area cattolica, che rispondendo fedelmente alle direttive del Vaticano, negli ultimi anni hanno contribuito a rendere l'Italia meno moderna e pluralista.
I fautori di una visione etica dello stato, la propria: non condivisa con gli altri gruppi e categorie della società, ma imposta a tutti.
Anzi, parafrasando Giovanna d'Arco Binetti, calata su noi tutti tramite lo spirito santo (amen).
Penso a loro e temo la debolezza, la pavidità dei parlamentari cosiddetti laici e riformisti, già dimostrata in altre occasioni.
Speriamo che la "ragion di stato" prevalga sulle pruderie ipocrite di una certa area cattolica.
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venerdì 19 ottobre 2007

Ricardo Levi: è un uomo o un quaquaraquà?

Ricardo Levi...è un uomo o cos'altro?
Fino all'altro giorno ben pochi sapevano chi fosse, ma ora sta diventando famoso, sta guadagnando la notorietà improvvisa (e ovviamente non ricercata) che colpisce molti dei nostri politicanti quando vengono colti sul fatto, con le mani sporche di marmellata.
Questo oscuro signore, attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio, che prima di diventare un collaboratore di Prodi ha dedicato la sua vita professionale alla stampa, è l'estensore di un disegno di legge che ha il sapore dell'infamia.
Un progetto governativo che, qualora diventasse legge dello stato, sancirebbe la fine della libertà d'informazione in Internet.
Si prevede infatti una serie pesante ed assurda di obblighi a carico di chi pubblica contenuti in rete, attraverso un blog o un dominio personale.
La mera pubblicazione di contenuti viene equiparata ad un'attività professionale; per aprire un blog occorrerebbe iscriversi ad un registro pubblico (il ROC), nominando un direttore responsabile che deve essere un giornalista iscritto all'albo! Il tutto ovviamente a pagamento!
L'oscuro sottosegretario dice che spetterà ad una regolamentazione supplementare di precisare le modalità e le eccezioni, ma intanto il dado è tratto.
Il consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità (mi immagino l'entusiasmo di Mastella) e l'opposizione si è astenuta dal commentare, evidentemente compiaciuta per una scelta che va anche pro domo sua.
Nemmeno Berlusca era riuscito ad imbavagliare in questo modo l'informazione; anzi la controinformazione, visto che la prima in realtà è appaltata a pennivendoli in servizio alla destra e alla sinistra.
Adesso attendiamo una legge che autorizzi ad esprimere opinioni al bar, davanti al caffè, solo ai cittadini muniti di regolare autorizzazione prefettizia, o che permetta di scrivere lettere ai giornali solo a chi è munito del patentino di giornalista.
Mi domando: ma questo è un uomo? E questo è un governo degno di un paese democratico? Questa scelta avvicina l'Italia alla Cina, alla Birmania, alla Russia dello zar Vladimiro, non all'occidente democratico.
Vuoi vedere che se decido di pubblicare un blog con le foto delle mie vacanze devo iscrivermi al ROC?
Vuoi vedere che se scrivo un post su un argomento politico posso incappare nell'articolo 57 del codice penale? (omesso controllo di contenuti diffamatori, già c'è anche questo)
Non c'è limite al peggio; abbiamo toccato il fondo e stiamo iniziando a scavare.
E pensare che, per aggiungere la beffa al danno, l'art. 1 di questo disegno di legge afferma che scopo della legge è quello di promuovere il pluralismo dell'informazione.
Forse una volta tanto il Berlusca aveva ragione, quando ha detto che chi vota a sinistra è un coglione. E' vero, se non altro perchè la sinistra non esiste.
Difatti fa leggi degne di una destra antidemocratica. Qual'è la differenza ormai?
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mercoledì 5 settembre 2007

Azioni collettive, una battaglia di civiltà

Quanti sanno che in questo periodo si parla di una questione che potrebbe avere un effetto rivoluzionario per i diritti dei cittadini?
Alla camera infatti è iniziato l'iter di un disegno di legge governativo sull'introduzione delle azioni collettive.
Le azioni collettive sono uno strumento grazie a cui gruppi di cittadini possono ricorrere al giudice insieme, costituendosi in gruppo di interesse, nel caso di illeciti commessi a loro danno. Naturalmente previa verifica, da parte del giudice, della reale esistenza di un interesse a stare in giudizio contro qualcuno.
Pensiamo alle truffe degli ultimi anni, come il caso Parmalat o dei bond argentini. Se esistesse l'azione collettiva, i danneggiati avrebbero potuto andare in giudizio insieme, con un'assistenza legale unitaria, invece di ingolfare i tribunali con azioni individuali.
Risultato: tempi ridotti, possibilità più concrete di ottenere risarcimenti adeguati ed un formidabile potere di pressione sul truffatore, che spesso è una grande azienda e in partenza si trova in vantaggio.
L'azione collettiva è conosciuta da lungo tempo nei paesi anglosassoni come "Class Action" e viene praticata dalle associazioni dei consumatori con successo. Molte imprese senza scrupoli hanno pagato caro i loro comportamenti illegali.
Tuttavia il rischio è, come sempre in Italia, che uno scopo meritevole venga vanificato.
Il progetto del governo prevede che solo una lista di associazioni autorizzate possano stare in giudizio e che una volta conclusa l'azione collettiva, ci sia comunque bisogno dell'azione di ogni singolo danneggiato per avere il risarcimento. Un'evidente presa in giro.
Solo chi ha la benedizione della politica potrebbe rappresentare le vittime delle truffe in tribunale (magari i soliti sindacati?), senza però che la sentenza obblighi il truffatore a pagare. Per saperne di più, cliccate sul link del sito Aduc a sinistra e firmate la petizione per appoggiare il progetto alternativo.
Detto tutto ciò, è evidente che questo progetto sarebbe un terremoto (benefico) per il nostro paese di Bengodi, dove imbroglioni e cialtroni spesso se la cavano a buon mercato.
La democrazia si afferma e cresce anche attraverso forme di intervento e di partecipazione diretta dei cittadini, senza filtri e mediazioni di varia origine.
Non a caso, si parla di democrazia diretta.
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giovedì 30 agosto 2007

La solitudine degli intellettuali cinesi


La Cina si prepara alle Olimpiadi del 2008; le manifestazioni e le celebrazioni sono iniziate in pompa magna.
Il regime vuole sfruttare fino in fondo questa grande vetrina, per dimostrare che la Cina è matura e moderna, che il paese del drago merita il rispetto ed il consenso della comunità internazionale.
Nel frattempo mille intellettuali hanno firmato una lettera al Capo dello Stato per rivendicare la tutela di alcuni fondamentali diritti democratici: la libertà di associazione, di espressione del pensiero, di stampa.
Una coraggiosa presa di posizione, in un paese dove si rischiano anni di carcere per molto meno.
Cosa faranno le democrazie occidentali?
Finora solo la cancelliera tedesca Merkel, durante il suo viaggio in Cina, ha sollevato la questione dei diritti civili.
Per dire il vero anche Bush si è espresso in questo senso, ma è come la storia del bue che da del cornuto all'asino: e Guantanamo? E i sequestri illegali in giro per il mondo? E la pena di morte comminata anche a chi non ha ucciso, come nel recente caso di Foster?
I paesi occidentali, Italia compresa, dovrebbero boicottare le Olimpiadi: i precedenti nella storia ci sono.
I loro leader invece si limitano a dichiarazioni che servono soprattutto a fare bella figura con le rispettive opinioni pubbliche.
L'Italia si distingue anche in questa occasione, dato che il governo di Centrosinistra finora non ha praticamente detto e fatto nulla in proposito.
Intanto, gli intellettuali cinesi restano da soli a sfidare un Leviatano che prima o dopo, c'è da scommetterci, gliela farà pagare.
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