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martedì 5 ottobre 2010

Le indispensabili esigenze di vita di Herr Priebke

E' bella la democrazia. Persino Erich Priebke ha diritti precisi e inviolabili, e qualora tutti se ne dimenticassero ci pensa il suo diligente avvocato a farli valere.
Il vecchio criminale nazista ai domiciliari, mentre si avvicina il traguardo delle 100 candeline, come previsto dalla legge ha ottenuto il permesso di uscire per  soddisfare le indispensabili esigenze della vita. Esemplificando per fare la spesa, andare in farmacia, a messa (?!), dare il becchime ai piccioni etc...
Non solo: il suo legale Giachini codice alla mano auspica la sospensione della pena, perchè sono trascorsi 20 anni è Priebke è un detenuto come gli altri.
Nulla da eccepire in termini giuridici, il diritto è l'unica cosa che conta; non è strano nemmeno il tono dell'avvocato, simile a quello un pò protervo di molti suoi colleghi abituati a reclamare dal piedistallo della retorica forense i diritti dei loro assistiti...Anche se si chiamano Priebke.
Si può anche sospettare che l'avvocato romano si sia stufato di tenersi in casa il vecchio nazista e se ne voglia liberare almeno per qualche ora al giorno. Senz'altro non pensava che fosse così longevo.
Ma al di là di questo, tornano alla memoria i tempi in cui Erich era una giovane baldanzosa SS di stanza in Italia e partecipò all'esecuzione di massa di civili inermi alle Fosse Ardeatine.
Sempre in quel fatidico 1944, Priebke dopo le gesta romane si trasferì  a Brescia dove operò attivamente, in coordinamento con i fascisti, nella repressione del movimento partigiano.
Nel bresciano esiste ancora la casa, appartata e quindi al riparo dagli occhi dei curiosi, dove Priebke conduceva gli interrogatori dei prigionieri.
Prigionieri che sicuramente non disponevano nè di avvocati nè di tutele codicistiche di sorta, essendo completamente alla mercè dei loro carcerieri che li sottoponevano a ogni genere di tortura fisica e psicologica.
Dopo l'estradizione l'iter giudiziario del caso Priebke è stato molto tormentato  e condizionato dagli umori dell'opinione pubblica, e per questo ha prestato il fianco a qualche critica fondata sulla corretta interpretazione delle leggi.
Ma tutto sommato gli è andata bene, ha potuto vivere e invecchiare tranquillamente in Sud America per una quarantina d'anni.
Ed oggi, dopo l'estradizione e il processo, può usufruire di tutte le tutele previste dalla nostra legislazione così attenta ai diritti della persona. E' proprio bella la democrazia, anche il vecchio nazista ne converrà.
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venerdì 4 giugno 2010

Libero pubblica i discorsi del Duce: il passato non passa mai

Non passa mai 'sto passato, ci viviamo immersi, è eterno. E ha rotto le scatole.
Libero sforna 6 DVD che raccolgono i capolavori di ars oratoria e di filosofia politica di Benito, e li regala addirittura. Ma allora è poi davvero in crisi la carta stampata?
Forse Capitan Belpietro ha partorito la grande idea davanti allo specchio, durante la rasatura mattutina. La vista del suo mascellone, così simile a quello di Lui, potrebbe averlo ispirato.
Belpietro ha trovato un modo nuovo di sfrizzolare l'ombelico degli affezionati lettori di Libero.
Ovvero il popolino della destra nostrana, che confonde l'essere conservatori nell'Europa del nuovo millennio con le nostalgie verso il passato in camicia nera che accomunò metà del continente negli anni '30.
Quale sarà la prossima iniziativa editoriale? Una collezione di fez, gagliardetti e pugnali distribuiti in una trentina di uscite?
O una serie di braccialetti anticomunisti, talismano indispensabile per chi teme la resurrezione del socialismo reale, come le corone d'aglio per scacciare i vampiri?
Sono passati 60 anni ma sembra ancora ieri, anzi sembra oggi, la storia non scorre in casa nostra, non ne vuole sapere di finire nell'archivio.
Il merito del curioso fenomeno è senza dubbio del nano di Arcore, che fin dalla sua discesa in campo fra noi comuni mortali ha costruito la mitologia della nuova destra sullo scontro fra comunisti e anticomunisti, proprio come nel '48.
La distanza fra i due Cavalieri è sempre più breve: il Cavaliere di oggi ultimamente non disdegna di citare il duce nei suoi interventi, o di arringare le folle dai palchi dell'amore con il - volete voi? mussoliniano.
Intanto arrivano i disegni di legge liberticidi o  le critiche alle Camere, ormai da lungo tempo bollate nell'ottica berlusconiana come l'aula sorda e grigia pronta a diventare bivacco di manipoli di cui parlava il Cavaliere di ieri.
Ogni tanto si rischia di smarrire la bussola, di pensare che esistono ancora la Sisal, l'Eiar e che il più grande attore italiano è Amedeo Nazzari, o che dall'ascolto dei discorsi del duce si possano ricavare perle di saggezza e indicazioni per il futuro.
Il mondo va avanti ma una parte del paese rimane tenacemente abbarbicata al momento più buio del nostro passato, e insiste a celebrare l'unico  (purtroppo) copyright autenticamente italiano nel patrimonio ideologico del novecento.
Che è passato per l'appunto, ma non qui.
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lunedì 2 novembre 2009

KKK Italia: non ci facciamo mancare proprio niente


Ci mancavano soltanto loro; anche in Italia abbiamo il Ku Klux Klan. La notizia è apparsa oggi su Repubblica.
Però da una visita veloce a un paio di forum neonazi (veloce perchè il mio stomaco non resiste molto in questi casi), viene fuori che l'organizzazione era presente già da un pò. Non si sa con quale fortuna in termini di iscrizioni, forse solo i tre che appaiono nella foto. Dopo Halloween perciò abbiamo importato anche questo pezzo di America.
Alcuni blog ne stanno parlando ma non pubblicano il link per non dargli visibilità. Non ne vedo il motivo: il link è questo.
Scorrendo la lista dei paesi affiliati si vede anche la bandierina tricolore, cliccandoci sopra ci si ritrova nella pagina della sezione italiana, dove in calce alle solite affermazioni da neurodeliri c'è anche un'e-mail. Chi vuole può inviare qualche pensierino che gli dimostri tutto il nostro calore e partecipazione per la loro causa.
Anche gli italiani sono stati premiati con l'ammissione all'esclusivo circolo internazionale del razzismo doc.
Don Black, leader del Klan statunitense mesi fa lo aveva detto a Mario Calabresi di Repubblica: c'è molta eccitazione sul nostro sito per quello che sta accadendo da voi, siete i primi a reagire e a dimostrare che non vi fate sottomettere dagli immigrati.
Il virus della xenofobia che ha contagiato l'Italia può avere il volto falsamente rispettabile delle ronde oppure può produrre queste manifestazioni estreme, come nel caso della Guardia Nazionale Italiana di alcuni mesi fa.
E c'è poi un altro filo conduttore fra la paccotiglia veterofascista ostentata dalla milizia di Saja e questo strambo misticismo, questa sub-cultura che parla di fratellanze fra cavalieri , difesa dell'identità bianca e della religione cristiana; fra i cappelloni col frontino rigido e i cappucci dei klansmen all'amatriciana: l'effetto grottesco, irresistibilmente ridicolo.
Comunque sia una volta eravamo italiani brava gente, adesso lo siamo di meno; siamo certamente molto più brutti e cattivi.
Certi episodi sono notizie da quinta pagina di cronaca? Espressioni di folklore degenerato? Può essere ma non si sa mai. Non si sa mai che cosa può germinare da un seme malato.
Vedremo se verrà aperta qualche inchiesta, dato che la legge italiana punisce l'incitazione all'odio razziale.

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mercoledì 27 maggio 2009

Guardia nazionale italiana o fascista?

Dal web rimbalza la notizia che è in via di costituzione la Guardia Nazionale Italiana; dal web perchè la stampa tradizionale tace, con la lodevole eccezione dell'Unità in Aprile.
Sopra il simbolo scelto; si tratta della ruota solare, il simbolo di un'associazione di svitati esoteristi tedeschi degli anni 20 confluiti poi nel Nazismo.
Per ammirare la collezione di divise 2009 - 2010 visitate questa pagina. Alta moda paramilitare. La somiglianza con le uniformi del Nazifascismo o almeno in un caso con quelle degli imperiali di Guerre Stellari è lampante.
Niente stivaloni lucidi o fez (per ora), ma in compenso abbondano il nero e il grigio, i grotteschi cappelloni col frontino rigido e i pantaloni con la riga laterale.
Patches, mostrine, l'immancabile aquilotto, tutto il pattume dei gruppi paramilitari è presente. Anche la faccia un pò stolida del "modello" che si è prestato per il set fotografico dice molto.
Per farvi invece quattro risate (o forse no?) leggete il programma dell'associazione nella home page del sito.
Il governo del nano di Arcore ha sdoganato le ronde dei volenterosi attraverso il pacchetto sicurezza, e in antitesi alle ronde dei padani nasce la Guardia Nazionale Italiana, che attende la necessaria autorizzazione amministrativa.
Chissà cosa diranno i carabinieri, i poliziotti e i finanzieri che fanno i conti con le ristrettezze dei bilanci quando costoro andranno a battere cassa dallo stato.
Obiettivi: difendere l'unità nazionale e l'identità culturale italiana, come è proclamato nella dichiarazione d'intenti, vigilare sulla nostra sicurezza... Ancora.
La sicurezza dei cittadini è la puttana della politica; tutti se ne appropriano per accalappiare consensi e suscitare applausi a scena aperta.
GNI o GNR, basta cambiare l'ultima lettera e irrompe di nuovo un capitolo vergognoso del passato. Allora ci risiamo? Il passato ritorna?
Continuiamo a seguire la luminosa dichiarazione d'intenti. Gli aderenti dovranno giurare fedeltà alla Costituzione; segue una citazione del generale Dalla Chiesa: se è vero che esiste un potere, questo è solo dello stato.
Ineccepibile, ma ne deriva che lo stato non può delegare ad associazioni ed enti privati funzioni che sono di sua esclusiva competenza, cioè alcuni compiti che i militi della GNI rivendicano. Lo stato è il popolo, ci dicono... tipico concetto del Fascismo.
Che si propone di fare la GNI? un pò di tutto; competenze tipiche dei guardiacaccia e guardiapesca, protezione civile (ma non esiste già?); c'è un bando di arruolamento per infermieri e medici dei gruppi di soccorso (a che pro? La Croce Rossa e gli ospedali a cosa servono?).
Servizio d'ordine per manifestazioni pubbliche, iniziative di aggregazione sociale e corsi di storia dall'Impero Romano in poi.
I militi della GNI prudentemente ci girano intorno, ma ciò che vogliono è pattugliare le strade, in attesa di solcare perfino i cieli e le acque per portare il pennuto imperiale ovunque: si parla addirittura di dotarsi di mezzi navali e aerei.
Come girano intorno alla questione di fondo, non potendo fare diversamente per non incappare nella legge Mancino: la loro adesione ideale al Fascismo. Ma abbiamo capito lo stesso, non si preoccupino.
Il tempo dirà se siamo di fronte all'ennesimo caso di folklore politico all'italiana o a qualcosa di più serio, di cui preoccuparsi.
Nel frattempo conviene tenerli d'occhio.

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martedì 21 aprile 2009

Camerata La Russa dacci un taglio!

Anche quest'anno saremo spettatori delle solite polemiche sul 25 Aprile. Ad accendere la miccia con grande tempismo è La Russa, appena dopo che il Cavaliere aveva detto che probabilmente sarà presente alle celebrazioni, prima volta nella sua storia di uomo politico.
Dunque l'Ignazio - Vercingetorige - Geronimo nazionale dice che i partigiani non possono essere celebrati, perlomeno quelli di fede comunista; perchè non si trattava di veri liberatori, ma di persone che pensavano per l'Italia un futuro all'ombra del Patto di Varsavia. Questo il ragionamento.
L'affermazione è semplicistica, perchè non tiene conto della grande varietà di motivazioni individuali e di posizioni ideologiche sottesa alla scelta di aderire alla Resistenza.
La Resistenza non è stata un movimento armato monopolizzato dai comunisti - stalinisti, come sostiene il revisionismo di destra di questa seconda repubblica scassata e deliberatamente smemorata.
Al contrario fu un movimento caratterizzato dalla coesistenza di individui e gruppi organizzati di differente estrazione politica: c'erano i comunisti (che ne erano senz'altro una parte molto importante), ma vi erano presenti anche monarchici, repubblicani, socialisti, cattolici democratici.
Vi presero parte civili con opinioni politiche differenti, magari in forte contrasto tra loro (e con esiti a volte drammatici), e vi parteciparono militari che non risposero alla chiamata alle armi dei Repubblichini ma vollero rimanere fedeli, in un'ottica legalistica o legittimista, al governo monarchico.
Furono partigiani sia gli anziani che i giovani, sia le donne che gli uomini, anche al di là di adesioni ideologiche vere e proprie.
Alcuni per esempio si legarono ai partigiani perchè semplicemente odiavano i fascisti, o consideravano i tedeschi invasori da cacciare via. Una grande varietà di motivazioni stanno alla base della scelta di prendere parte alla Resistenza.
L'affermazione di La Russa perciò nasce da un'analisi superficiale e chiaramente strumentale. Non che il personaggio in oggetto abbia mai dimostrato una particolare statura intellettuale: è più famoso per le sue partecipazioni al Processo di Biscardi o per la caricatura che ne ha fatto Fiorello.
Però guarda caso, proprio quando pare che Berlusconi farà il bel gesto di partecipare alla giornata commemorativa, è uno dei suoi giannizzeri che riattizza il fuoco.
In questo modo Vercingetorige La Russa ottiene il risultato di tenere alto il livello dello scontro, perchè la destra ha bisogno anche della propaganda anticomunista per cementare i consensi.
E' una propaganda assordante e scema, che continua imperterrita nonostante il muro di Berlino sia crollato nel lontano 89, il PCI non esista più da 18 anni e i comunisti ormai non siano più presenti nemmeno nel Parlamento. Ma Ignazio e i suoi li vedono dappertutto, o cercano di impaurire gli italiani spingendoli a credere che siano ovunque, persino dentro lo sgabuzzino o sotto il letto.
Si ottiene inoltre il risultato di tenere l'Italia vincolata a dispute del passato; l'unico modo sereno e ragionevole di trattare questa pagina della nostra storia sarebbe di riconoscere che lì, in quel tragico biennio 1943 - 1945, furono gettate le basi della nostra democrazia, con i suoi pregi e difetti, con tutto ciò che di positivo e di negativo ha realizzato nel dopoguerra.
Ma è inevitabile che la destra italiana faccia scivolare il dibattito su questo crinale tenendo viva una rissa che dovrebbe essere finita; le sue radici infatti non sono nella cultura liberal-conservatrice delle grandi democrazie occidentali, che hanno prodotto partiti e tradizioni politiche rispettabili e di sicuro spirito democratico come la CDU tedesca o i Tories inglesi.
Purtroppo sono altrove: il PDL nasce dal Berlusconismo, cioè da un autoritarismo paternalista e tutto mediatico e da AN, che ha le sue origini nel Fascismo contro cui ha lottato la Resistenza.
Quindi cosa ci si può aspettare da Ignazio che di secondo nome fa Benito, figlio di un vecchio residuato di senatore missino? Che parli del presente? Del futuro? Della democrazia?
Una volta tanto diciamola con Berlusconi: questi sono turisti della democrazia.

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giovedì 29 gennaio 2009

Abrahamowicz, un prete di guerra a Treviso

Quel che si dice un prete di guerra. Durante l'omelia non dispensa pensieri di pace e amore ma citando San Marco, invita i fedeli tradizionalisti a imbracciare le armi (sia pure per difesa, s'intende) per contrastare la minaccia islamica e soprattutto i suoi mandanti, qualunque cosa significhi quest'oscuro passaggio.
Fantastica la chiosa dell'intervista, quando si stupisce per l'ovvio commento del giornalista al libro su Priebke, il massacratore delle Ardeatine.
Per carità non chiamiamolo boia, ciò che ha fatto lo ha fatto col cuore pesante e si sa che la guerra è così. Amen. E' la prima volta che mi imbatto in un prete simile e di omelie nel passato ne ho sentite.
E non pensavo che anche nella mia Treviso avesse messo radici questa pestilenza clericofascista. Tutto questo non ha niente a che vedere con il messaggio autentico del Cristianesimo e men che meno con la storia, di cui tale chierico dai toni miti ma dall'indole violenta si dichiara appassionato.
Di storia don Abrahamowicz non sa niente o meglio la mistifica sfacciatamente, come nell'intervista sulla Tribuna di Treviso di oggi dove dichiara che le camere a gas nei campi di sterminio nazisti avevano una funzione di profilassi: servivano a disinfettare.
Qualcuno porti le prove che servivano per sterminare gli ebrei, dichiara; caro pretino, le prove ci sono sempre state. Se ne è accumulata una quantità colossale, di varia natura. La storia non si cancella.
E a che serve dire che lui non è antisemita perchè dalla parte del padre ha origini ebraiche? Anche Marx era ebreo, eppure era un accanito antisemita.
Si sono appena attenuate le polemiche nate sulle affermazioni del vescovo Williamson e ora arriva un curato di campagna a rincarare la dose.
Un curato dalle relazioni particolari: Forza Nuova, Borghezio, financo Bossi che in un'altra intervista della Tribuna (2007) rivelava la sua simpatia per i Tradizionalisti.
Lui, che in gioventù era iscritto al PCI e da leader della Lega ha attaccato più volte la Chiesa, considerandola un pilastro del potere romano centralista che opprime il nord.
La storia non si cancella, e infatti purtroppo è ancora viva la componente intollerante, autoritaria e antisemita del Cattolicesimo, che papa Woitila aveva espunto e il suo successore Ratzinger invece ha voluto recuperare.
Un prete di guerra per una Chiesa di guerra? Se le cose stanno così noi che non la pensiamo come loro siamo pronti. Si facciano sotto.

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mercoledì 14 gennaio 2009

NO all'equiparazione fra partigiani e repubblichini, ora e sempre


"La presenza e l'attività degli storici, il cui compito è ricordare ciò che gli altri dimenticano, sono ancora più essenziali alla fine del secondo millennio di quanto mai lo siano state nei secoli scorsi"
Eric J. Hobsbwam - Il Secolo Breve


Il noto studioso britannico alcuni anni fa riassumeva bene le finalità, la ragion d'essere del lavoro talvolta ingrato ma tuttavia prezioso degli storici: conservare la memoria di quanto è accaduto nel passato.
Perchè si tende a dimenticarlo, a rimuoverlo oppure a riscriverlo forzatamente il passato, se c'è un interesse in tal senso.
Proprio quello che da qualche tempo sta accadendo in Italia, dove si tenta di revisionare in maniera truffaldina una pagina tragica della nostra storia, la guerra civile che oppose la Resistenza alla Repubblica di Salò.
Intendiamoci: il concetto di revisione in se considerato non è negativo. Proprio gli storici sottolineano che l'analisi di un periodo storico difficilmente è definitiva.
Al contrario, reinterrogarsi e reinterrogare il passato per offrirne nuove chiavi d'accesso è un preciso dovere scientifico, oltrechè un servizio alla verità che tutti cerchiamo, con fatica.
Ma un conto è procedere a nuove disamine all'interno di un corpus di eventi che nelle loro caratteristiche essenziali sono stati chiariti; un altro conto è cancellare tutto o stravolgere la storia.
La maggioranza di Centrodestra, approfittando del clima nuovo che c'è nel paese ha proposto un disegno di legge che vorrebbe equiparare i partigiani ai repubblichini.
C'è una norma all'esame del Senato che vuole istituire un Ordine del Tricolore, che permetterebbe di conferire onorificenze e conseguenti trattamenti pensionistici a tutti i combattenti del periodo 1940 - 1945, senza distinzioni.
Quindi partigiani e militi di Salò, soldati inquadrati nelle forze armate della RSI e quelli inquadrati invece nelle forze cobelligeranti degli Alleati post Otto Settembre; tutti nello stesso calderone.
Di più: anche l'Istituto della Resistenza e quello della RSI verrebbero raccolti in quest'ordine del Tricolore, denominazione neutra e perciò ambigua.
Ci siamo arrivati; dopo qualche anno di dibattiti e di polemiche sulla necessità di costruire una memoria condivisa, siamo all'atto finale.
Mettere sullo stesso piano i partigiani e i fascisti alleati di Adolf Hitler, chi scelse di combattere per la libertà e chi invece si schierò con chi la libertà voleva soffocarla ed era politicamente omogeneo all'aberrante, rivoltante infamia nazista.
E' evidente che tutto questo non c'entra niente con una rivisitazione della Seconda Guerra Mondiale, la rivisitazione che ha portato Giampaolo Pansa per esempio a scrivere un paio di libri sofferti sugli errori e i crimini della Resistenza, che purtroppo ci sono stati e sui quali per molto tempo si è glissato.
Tutto questo non c'entra niente con il rispetto dei morti qualunque divisa vestissero, soprattutto a sessant'anni di distanza dalla guerra; a meno che non si tratti di gerarchi, torturatori o fucilatori di civili inermi, sulla loro tomba è giusto sputare anche adesso.
Comprendiamo che ci furono persone, molte delle quali giovani, che si schierarono in buona fede con i fascisti. Ma comprendere non significa assolvere, o dire che era tutto lo stesso.
In buona fede si possono compiere gli errori più gravi e quelle persone sbagliarono: fine del discorso.
Dunque si va allo stravolgimento, e chi come me crede nei valori della democrazia non può accettare una simile parificazione, significa perdere il senso di quegli eventi e delle differenze fra le due parti. Che erano enormi. Io non voglio riconciliarmi su queste basi.
Purtroppo però simili operazioni truffaldine possono funzionare in un paese con un'identità fragile e la memoria corta come l'Italia. Soprattutto a così tanti anni dalla guerra civile e se c'è una volontà politica precisa, che è supportata dalla complicità dei media.
In allegato a Libero i lettori troveranno un omaggio, un libercolo dedicato a Mussolini, titolo: Vi parlo di me. Che tristezza.
Da questo punto di vista verrebbe da dare ragione a Giorgio Bocca, che commentando il film di Spike Lee dedicato al massacro di S. Anna di Stazzema definiva sconsolatamente il suo intervento "un dovere storico necessario anche se temo inutile".
Tempi duri. Ma non bisogna mollare.

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lunedì 13 ottobre 2008

Italia-Bulgaria, figuraccia nera e italiana


Basta minimizzare, come hanno fatto Abete e quei politici che, dopo la pessima figura a Sofia, hanno detto che si tratta dei soliti quattro idioti.
Che siano idioti è fuori discussione, che siano invece una piccolissima minoranza è tutto da vedere.
Da anni assistiamo allo scaricabarile da parte del calcio professionistico; tutti quanti, dirigenti allenatori e calciatori ci ripetono, come un disco rotto, che certi personaggi non hanno niente a che vedere con il calcio. Gli fanno eco i politici, che a loro volta cercano di sterilizzare l'evidente matrice politica di certi episodi, fino a rasentare il comico, come l'esponente del centrodestra che oggi dichiarava che gli ultras sono di destra, sinistra e di centro. Esistono anche i teppisti di area UDC?
Si può trattare di pestaggi e agguati mortali per la strada (come a Verona) o di tafferugli e cori nazifascisti intonati nelle curve, ma la parola d'ordine è sempre minimizzare, fare finta di niente anche se il fenomeno peggiora sempre di più e arriva a toccare la nazionale.
La smettano, perchè in realtà la nuova eversione nasce proprio dai tifosi, dalla curva che da tempo è diventata il bacino di reclutamento preferito da capi e capetti dell'estrema destra.
La colpa della parte "rispettabile" del movimento calcistico è stata quella di non aver mai fatto niente per isolare le squadracce e i gruppi più estremisti, o per pavidità o per calcolo.
La destra invece ha cavalcato con toni ossessivi e a volte parossistici la questione della sicurezza.
E negli ultimi anni ha cercato di rivisitare la storia nazionale parificando le ragioni di chi fece la Resistenza con chi invece si schierò dall'altra parte, atto finale di uno sdoganamento da cui gli scarafaggi neofascisti traggono la loro legittimazione morale e politica. Ultimo in ordine di tempo, da questo punto di vista, La Russa con la sua polemica che lo ha opposto a Fini.
Quel La Russa che ieri ha bollato gli incidenti di Sofia come atti inqualificabili. Per una volta ha ragione Storace, che gli ricorda che da giovane anche lui intonava certi cori.
Non solo hanno alimentato un clima infame nel paese, ma sono pure dei grandi ipocriti.

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lunedì 5 maggio 2008

Verona capoccia del fascismo infame

Verona cuore nero dell'Italia morta, Verona capoccia del fascismo infame.
Le viscere della storia rigurgitano il loro veleno.
Verona elegante e benestante, andava alle urne col naso turato.
Votava la balena bianca perchè altro di più a destra non c'era.
I neri erano carogne confinate nelle fogne.
Ora è libera di alzare il suo vessillo, marcia dietro la croce e la svastica.
Contro tutti i diversi, i non ammessi al salotto bello della sua ricchezza.
A Verona puoi morire perchè hai i capelli un pò più lunghi,
perchè la tua pelle è troppo scura per lo standard bianco latte padano.
Perchè non indossi gli abiti ricoperti dalle patacche delle griffes esposte nelle vetrine del centro.
Verona dalle tante chiese in un Veneto deserto della fede.
Dove il sabato sera lasci la moglie a casa e vai sulle statali del sesso mercenario,
a infilare la tua voglia fra le gambe delle minorenni dell'est,
umiliate e sfruttate.
Quelle che hanno l'età di tua figlia.
O a farti infilare il cazzo nel didietro da un viado.
Quello che non vorresti mai che fosse tuo figlio. Pitosto lo copo.
E il giorno dopo in chiesa, oppure in seggio a votare Lega o Berlusconi.
Perchè xe ora de finirla co 'sti immigrati Dio can!
Gli immigrati che lavorano in nero nei nostri cantieri,
al soldo di imprenditori evasori fiscali.
Che muoiono o rimangono storpi per costruire le nostre case,
che finiscono triturati dai macchinari delle nostre fabbriche.
Verona della finzione della gente per bene, è cristiana senza Cristo.
Ama il prossimo tuo diventa odia il prossimo tuo.
Tolleranza e rispetto sono parole dimenticate in fondo ai Vangeli.
I figli dell'elite girano per le strade picchiando e offendendo,
a volte ammazzano.
I figli della Verona bene sono morti prima di diventare adulti.
Li hanno uccisi i genitori.
Quelli che in casa brontolano con la sinistra di merda, quelli che quando c'era lui si stava meglio.
Quelli che sbuffano il 25 Aprile, trasformata dal revisionismo nella festa dei comunisti.
Quelli che non avrebbero mai immaginato, mio figlio è un bravo ragazzo,
non può essere.
Non vedono i poster di Hitler in camera o i volantini forzanovisti sul comò.
Quelli che quando arriva la Digos fanno sparire il coltello o la mazza.
Perchè un figlio è sempre un figlio.
Ogni scarrafone è bello a mamma sua.
Quelli che ricorrono contro la bocciatura del liceo,
il ricorso che i loro padri non si sarebbero mai sognati di fare.
Ciao vado allo stadio a gridare qualche slogan razzista, a fare buuu al calciatore negro di turno.
Torno per cena, se non finisco alla casa circondariale per aver accoltellato un ispettore.
Forse mi candido alle elezioni con Tosi che l'è tanto un bravo toso.
E magari riesco a fare l'assessore, la città ha bisogno di una svolta.
Verona assomiglia a tante altre città del Veneto e d'Italia.
A Treviso dove agli immigrati bisogna prendere le impronte delle mani, dei piedi e del naso. Gentilini dixit.
Ai comuni delle ordinanze dei sindaci, inutili come le grida manzoniane.
A Roma dove gli skins deturpano la lapide delle Fosse Ardeatine
per festeggiare Alemanno.
Ai tanti luoghi dell'Italiotta ridicola e trombona,
che si pasce della retorica dell'assessore che vuole mettere i pitbull fuori dalle scuole.
Dove si organizzano le ronde notturne dei volenterosi per pattugliare le strade.
E la polizia non ha mezzi.
Dove si sottovaluta la bestia fascista... Magari a qualcosa serve.
L'Italiotta rincretinita e suggestionata, che oggi blatera di regole.
Di legalità da imporre allo straniero
e intanto non riesce a dare il buon esempio.
E manda al governo il principe dei corruttori.
Quel tale che ha manipolato le leggi per aggiustarsi i processi, quel tale che per interposta persona dice che Mangano il mafioso è un eroe.
L'Ipod Nano che assieme agli onorevoli colleghi di ogni estrazione ha indultato all'inverosimile.
E ora gli onorevoli banditi parlano di tolleranza zero.
Quel tale di Arcore che è responsabile dello sfascio della giustizia,
lasciata senza soldi e leggi efficaci.
Un sistema fatto per macinare acqua. Fatto da lui.
L'Italiotta sfasciata aspetta, senza un'idea sensata del che fare,
un altro bravo ragazzo.
Pronto a uccidere qualcuno per applicare gli slogan dell'odio.
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domenica 4 maggio 2008

Verona, squadristi neofascisti in azione

Fare due passi in centro con gli amici, in una sera come tante, può essere pericoloso. Rifiuti una sigaretta a una banda di ragazzotti cerebrolesi e attaccabrighe e vieni picchiato a sangue; puoi finire in ospedale in coma a lottare contro la morte. Com'è accaduto a Verona l'altra sera.
Per una volta non possiamo prendercela con l'immigrato, per una volta i responsabili del crimine sono giovani nostrani.
La notizia che dopo l'assurda aggressione contro un ragazzo c'è stato il fermo di un ultrà del Verona legato al Neofascismo, reo confesso, svela la pericolosità di un fenomeno (se ce n'era ancora bisogno) al quale finora non è stata prestata la dovuta attenzione.
Mentre in Alto Adige i kamaraden fanno cerimonie iniziatiche nei boschi, di notte, e si riuniscono in casolari addobbati con le svastiche per progettare la loro guerra delirante e insensata, a Verona il branco si aggira per le strade in cerca di vittime.
Si sa ancora poco, però risulta che il fermato era un frequentatore della curva sottoposto a Daspo e appartiene a una famiglia benestante. La meglio gioventù.
L'estremismo di destra, sottocultura residuata dal 900, pesca negli stadi la sua manovalanza; i dirigenti di movimenti come Forza Nuova propagandano il loro messaggio dove ci sono orecchie più inclini ad ascoltarli.
Poi una volta accalappiati questi passano all'azione a volte anche autonomamente, sfuggendo al controllo dei loro capi. Comè accaduto a Verona. Il branco non è sempre controllabile.
Adesso arriverà la solita presa di distanze degli sgherri di Fiore; i responsabili non erano iscritti, non c'entrano niente con noi, hanno infangato l'immagine del movimento.
Quale immagine? Il loro agire è la inevitabile conseguenza dell'ideologia a cui fanno riferimento, non c'è nessuna immagine infangata. Le cronache e i precedenti parlano da soli.
Forza Nuova, Fiamma Tricolore o altro...Che differenza fa?
E poi inizierà la solita discussione nelle televisioni e sui giornali, interverranno sociologi e psicologi a raccontarci di crisi dei valori, di frustrazioni che si sfogano con la violenza. Colpa delle famiglie, colpa della scuola...
Ma in attesa che gli esperti si mettano d'accordo, nell'Italia dell'eterno dibattere dove si decide poco, serve una legge speciale contro la marmaglia nera.
Una legge come quella che fu fatta al tempo del brigatismo: processi rapidi e galera assicurata per un considerevole numero di anni.
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venerdì 25 aprile 2008

Il senso del 25 Aprile

Eccoci. Un altro 25 Aprile. Ancora una volta commemoriamo il giorno dell'insurrezione contro i nazifascisti, il giorno della liberazione.
Ancora una volta, mentre il nano di Arcore diserta come sempre l'evento, dal Centrodestra arriva il richiamo a riscoprire la storia, a elaborare valori condivisi e a riconciliarsi superando gli steccati ideologici etc etc... Ma io sono uno di quelli che non si vogliono riconciliare.
Perchè. Il 25 Aprile è il simbolo della rinascita di un paese che era stato oppresso dalla dittatura e travolto dalla guerra. Il 25 Aprile iniziò la fase politica che diede all'Italia la democrazia.
Dall'altra parte, quella con cui bisognerebbe riconciliarsi, c'erano i sostenitori di un'ideologia mostruosa, barbara, che per fortuna è stata sconfitta.
Se si vuole parlare di 25 Aprile, non si può fare a meno di ricordare questo presupposto, questa diversità di posizioni. Nessuna riconciliazione con i fascisti, che in Italia ci sono ancora. A me fanno schifo, li disprezzo.
Naturalmente non si può neanche omettere di ricordare che dentro la Resistenza hanno operato persone e gruppi che si sono posti in contrasto con i valori di quel movimento.
Giampaolo Pansa ne ha parlato e gli va riconosciuto il coraggio di aver toccato un argomento sul quale si è prodotta anche molta retorica, sorvolando o minimizzando i crimini di cui alcuni partigiani si sono macchiati.
Mio padre ricorda che certi partigiani, armi in pugno, intimorivano e rapinavano i contadini. Altri di fede comunista, accecati dall'odio ideologico, hanno torturato e ucciso, talvolta punendo anche innocenti. C'è chi con la Resistenza si è arricchito... E' il fondo oscuro della storia. Le immagini di Piazzale Loreto non sono mai piaciute neanche a me.
Ma la Resistenza non è stata soltanto questo e i comunisti, per quanto numerosi e importanti, ne erano solo una parte.
La Resistenza è stata un fatto, se non di popolo, perlomeno di lotta contro il totalitarismo a cui hanno preso parte cattolici, laici, socialisti, monarchici, militari e gente comune, donne e uomini, vecchi e giovani. Tutte le frange politiche e le categorie sociali dell'Italia di allora.
Con buona pace dei vari Dell'Utri che vorrebbero riscrivere la storia italiana, questo è il senso del 25 Aprile.
Riscoperta e promozione dei valori democratici che vanno sempre innaffiati come le piante, per evitare che si secchino.
Allora ha ragione Beppe Grillo, in un giorno così la sua iniziativa assume un significato ben preciso; oggi è anche il V-Day.
Stamattina sono andato a firmare per i tre referendum. Un'occasione per liberare l'informazione dall'asservimento al potere politico ed economico. Sarà dura riuscirci, ma bisogna provarci.
Lo chiede la democrazia.

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giovedì 3 aprile 2008

No alla censura per Nazirock


Forza Nuova ha diffidato le sale cinematografiche dal trasmettere il film Nazirock, realizzato dal giornalista Claudio Lazzaro.
Il tema è un viaggio nel mondo del Neofascismo italiano, che è un fenomeno in preoccupante crescita.
Il movimento di estrema destra, come racconta La Repubblica, sostiene che il documentario riporterebbe frasi, immagini e ricostruzioni diffamatorie.
I neofascisti lamentano un tentativo di danneggiare la loro immagine a ridosso delle elezioni. Quale immagine? Per l'appunto quella che emerge fedelmente dal documentario.
Ovvero di un movimento che rivendica la sua appartenenza a una delle due mostruosità ideologiche del XX secolo. Il regista ha semplicemente visto, filmato e raccontato.
Tutto vero e del resto tutto noto, ma ogni tanto è importante fare un ripasso, per mantenere alta la guardia contro i tentativi di far risorgere questa aberrazione della storia.
Forse ciò che più da fastidio è la tesi di fondo del lavoro di Lazzaro: la destra fascista va sdoganata, serve per guadagnare quei voti in più utili a vincere le elezioni. I voti, come il denaro, non puzzano mai.
E forse da fastidio anche un'altra tesi del giornalista, che l'ignoranza di molti ragazzi è stata manipolata da cattivi maestri. I teorici e i candidati alle elezini che vogliono distorcere la verità storica.
I nostalgici di Mussolini e Hitler non hanno però spiegato cosa accadrà se qualche cinema contravverrà alla diffida: adiranno le vie legali o faranno come i loro predecessori, che bruciavano le sedi della camera del lavoro, le biblioteche o picchiavano la gente per strada?
Vale la pena di comprare Nazirock e diffonderlo.
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venerdì 21 marzo 2008

Forza Nuova: a volte sembrano ghandiani

Seconda parte del piccolo viaggio nelle liste più naif in lizza per le prossime elezioni. Dopo i marxistoidi di Sinistra Critica, i fascisti di Forza Nuova.
Ieri era ospite del Tg di La7 Roberto Fiore, candidato premier per i suddetti. Commentando la tragedia del Tibet, Fiore ha lanciato un accorato e sdegnato appello per boicottare le Olimpiadi e, più ampiamente, per interrompere ogni rapporto diplomatico e commerciale con Pechino.
Tanto più, ha detto, se consideriamo che le merci cinesi stanno uccidendo la nostra economia; perciò non è chiaro se è mosso da intenti umanitari o se, rispolverando l'autarchia mussoliniana, intende piuttosto difendere l'economia italica.
I nostri artigiani, come ha detto, a dimostrare la volontà di recuperare il Fascismo popolare, sociale, del 1919, che si ergeva a difensore delle ragioni dei piccoli, delle botteghe.
Riporto alcuni stralci del comunicato che ha rilasciato sulla questione Tibet, che si può leggere integralmente nel sito dell'organizzazione.

"Pechino sta dimostrando per l'ennesima volta la sua più totale incapacità di rispondere con diplomazia e di rispettare le tradizionali peculiarità del popolo tibetano... La Cina ha risposto con inaudita violenza militare, sparando sulla folla... Pretendiamo che si fermi la prepotenza dei forti sui deboli in ogni luogo, dall'Iraq alla Cina."

Sembrano quasi ghandiani, questi fascisti. Denunciano la violenza in nome del dialogo pacifico, combattono l'imperialismo con gli occhi a mandorla.
Peccato che, a ripercorrere la storia del ventennio da cui provengono, emerga tutt'altra realtà; quella di un regime che con la forza delle armi impose il suo dominio arbitrario su nazioni sovrane.
Dall'Africa (Eritrea, Somalia ed Etiopia), dove faccetta nera sarebbe stata per sempre romana, ai Balcani (Albania, annessa nel 39 per completare la fondazione dell'impero fascista, come si disse in quel momento).
Il Nazifascismo era permeato da una logica di prevaricazione e di conquista, che per l'Italia significava trovare nuove fonti di materie prime e colonie dove esportare una popolazione numerosa e risolvere un problema occupazionale.
Per la Germania Hitleriana invece poggiava sulla nefanda teoria della razza, per la quale il popolo ariano, in virtù della sua acclarata superiorità, aveva il destino, la missione storica, di dominare su tutti.
Sembrano quasi ghandiani, a volte, ma sono violenti e prevaricatori. Sobillatori di disordini negli stadi, dove possono reclutare la manovalanza per i loro intenti destabilizzatori. Maneschi con chi la pensa diversamente, nella migliore tradizione squadristica.
Raid contro i centri sociali o nei luoghi dei concerti, pestaggi di persone che secondo loro appartengono alla controparte, di solito intercettate per strada o magari sui treni. Quando sono sole naturalmente.
Com'è accaduto qualche mese fa in provincia di Treviso, dove a una ragazza due figuri hanno inciso su una guancia con un coltello le iniziali di Forza Nuova.
Il movimento ha preso subito le distanze, dicendo che i due non risultavano iscritti; sarà, ma evidentemente erano ispirati a loro. Di certo non al Mahatma Ghandi o al Dalai Lama.
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venerdì 8 febbraio 2008

Liste di proscrizione: l'antisemitismo cresce

Eccoci di nuovo a parlare di un grave problema; fa rabbrividire la notizia che nel web è stato scoperto un blog antisemita, che ha pubblicato una lista di docenti e uomini di cultura appartenenti a una lobby ebraica.
Eccoci di nuovo a parlare di un personaggio vicino all'eversione nera, che svolgeva una propaganda delirante celato dietro uno pseudonimo (Shaulos II).
Sarebbe ora di promuovere una dura azione repressiva contro questi scarafaggi nostalgici del Nazifascismo, prima che diventino realmente pericolosi. L'incitamento all'odio razziale è un reato e nel web vi sono diversi siti con simili contenuti.
Forse l'ignoto estensore della lista con quell'atto voleva indicare ai kamaraden gli obiettivi da eliminare; ogni estremismo ha un nemico da odiare e da eliminare fisicamente.
L'eversione di sinistra ha scelto Massimo d'Antona e Marco Biagi (e li ha eliminati), costoro scelgono i docenti affiliati a una presunta lobby ebraica. Dal dire al fare quanto ci corre? Cosa si aspetta?
Riporto quanto il sedicente Shaulos ha scritto in un post del sito di Francesco Storace, leader del neonato movimento La Destra:

"CARO STORACE
DA ELETTORE STO FACENDO UN GIRO DI ESPOLARAZIONE PER VERIFICARE A CHI DARE IL VOTO…
COME UN CANE LE STO ODORANDO IL CULO PER VEDERE CHI E'!
E' GIA DISPONIBILE UNA LISTA DEI SUOI CANDIDATI CON NOME E SOPRATTUTTO COGNOME?
DOVREI VERIFICARE ALCUNE COSETTE-
PRESERVIAMO L’IDENTITA ITALIANA DALLE CONTAMINAZIONI RELIGIOSE-
ADOTTIAMO LA LEGGE SULLA IMMIGRAZIONE E VOTO MODELLO ISRAELE"

Storace ha questi simpatizzanti - cani che gli odorano il culo? Cosa deve verificare questo malato di mente? Forse se Storace e i suoi odiano abbastanza gli ebrei?
La risposta c'è: il senatore nero ha già dichiarato che lui a Gerusalemme a chiedere scusa per le leggi razziali di Mussolini non ci sarebbe mai andato (diciamo piuttosto che lì la sua presenza non sarebbe gradita).
Meditiamo gente, meditiamo.
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domenica 27 gennaio 2008

Un giorno per non dimenticare la Shoah

Post breve nel giorno della memoria.
Oggi ricorre il sessantesimo anniversario della scoperta (era il 27 Gennaio del 45) del campo di sterminio di Auschwitz.
Sono passati molti anni, ma è necessario non dimenticare mai le incredibili atrocità che degli uomini hanno inflitto ad altri uomini.
Tramandare il ricordo delle persecuzioni contro gli ebrei è necessario per opporsi alle persecuzioni che purtroppo il mondo moderno successivamente ha conosciuto, per motivazioni razziali e culturali.
Mi vengono in mente, per esempio, i tentativi di genocidio degli anni 90 nei Balcani e in Ruanda, che la comunità internazionale non ha contrastato con la dovuta energia; l'elenco sarebbe lungo, perchè non siamo ancora veramente cambiati.
Giusta e doverosa iniziativa; la generazione attuale deve ricordare e tramandare a sua volta a quella futura la memoria della Shoah.
Non siamo al riparo dagli errori del passato e ancor oggi non mancano, in alcuni esseri abietti e ignoranti, nostalgie, giustificazionismi e desideri di "revanche".
Non dimentichiamo e combattiamo i nemici della verità e dell'uomo.
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sabato 19 gennaio 2008

A proposito di Nazismo...e la vera storia

Uno dei post di questo blog finora più letti e commentati, nei limiti in cui può esserlo un prodotto amatoriale, è Foto ricordo da Auschwitz.
L'ispirazione mi era venuta guardando una foto su un quotidiano recuperata da qualche collezione o dall'archivio di qualche ente di studi storici, non ricordo bene.
Nei commenti si possono leggere alcune "carinerie" nei confronti miei e degli ebrei, che contengono errori di ortografia e punteggiatura e fanno un grossolano minestrone di fenomeni storici complessi e diversi fra loro, sostenendo che la verità è un'altra.
D'altra parte Hermann Goering, di cui questi livorosi psicopatici sono eredi, diceva che quando sentiva la parola cultura metteva mano alla pistola.
Contrariamente a quanto dichiaro nel messaggio di benvenuto al blog, ho deciso di lasciarle come piccola testimonianza dell'umana stupidità.
Purtroppo i nostalgici dei tempi che furono, rossi o neri, circolano ancora; c'è ancora chi crede, nel 2008, che certe nefaste ideologie del passato fossero giuste.
In questo strano e multicolore mondo c'è posto per tutti; per chi è convinto che la razza umana discende dagli extraterrestri, che interpretando gli astrusi testi di Nostradamus si può prevedere il futuro, che Berlusconi è un grande leader, che la Befana vien di notte o che i campi di sterminio sono stati costruiti dagli alleati per infamare i nazisti.
A meno che costoro, pur sapendo benissimo qual'è la verità storica, non cerchino di nasconderla e smentirla, proseguendo nel tentativo, inutile, di nascondere le prove dell'Olocausto che avevano iniziato i mostri nazisti quando avevano capito che la guerra era persa.
Potremmo passare oltre, compatendo la profonda ignoranza o il degrado mentale di qualche isolato internauta che scrive bestialità simili.
Però da tempo osservo (e non sono sicuramente il solo) che nella vecchia e civile Europa sta rinascendo un pericoloso revisionismo verso il tragicissimo periodo che parte dagli anni trenta e termina con la seconda guerra mondiale.
Ed è un fenomeno che purtroppo non rimane confinato a qualche oscura conventicola di visionari, confortati nelle loro concezioni da pseudo storici come l'inglese Irving.
In un altro post ho scritto del pericolo che rappresenta per la democrazia europea l'estrema destra risorgente, che è uscita dai piccoli circoli alternativi dove si era intanata e ha iniettato il suo veleno in gruppi di giovani emarginati.
Persone allo sbando, prive di valori di riferimento, a cui viene consegnata una distorta ragione di vita e compiono atti violenti ed eversivi (vedi gli incidenti seguiti alla morte di Gabriele Sandri o quelli di Cagliari della scorsa settimana).
In una fase storica di forti angosce e incertezze le opinioni si polarizzano e generano conflitti.
Perciò nella paura, nel senso di smarrimento trovano un terreno fertile anche l'estremismo di sinistra, quello comunistardo dei centri sociali, quello anarcoide dei Black Bloc e quello di destra che rimpiange Mussolini o l'infame Hitler.
Puntualmente nei periodi di crisi si rafforza anche l'antisemitismo; si cerca la responsabilità degli eventi in un fattore altro, senza motivazioni realmente fondate.
In un'atmosfera confusa incline al complottismo (ne è esempio il Protocollo dei Savi di Sion), si arriva a dire che la colpa è degli ebrei, che ci sono le stragi ebraiche e così via.
Nessuno in Occidente è più altro degli ebrei: è il risultato della politica di esclusione portata avanti, nei secoli, dalla cultura cattolica che si è macchiata, in anticipo sui tempi, del peccato totalitario che avrebbe poi contraddistinto le ideologie novecentesche.
Non è un caso che l'antisemitismo sia invece decisamente più debole nelle società anglosassoni, figlie dell'etica protestante.
Questo ci insegna una rigorosa e razionale analisi storica, questa è la vera storia. La paccottiglia può invece andare bene solo per i crudeli, volgari e incolti difensori del Nazismo, che in chi come me crede nel valore dell'umano, nella ragione e nella tolleranza avranno sempre un acerrimo nemico.
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venerdì 12 ottobre 2007

Giovani neonazisti crescono

Dal giornale di oggi. Alcuni giovani virgulti degli ambienti neonazisti altoatesini, condannati recentemente, sono andati in gita ad Auschwitz.
Si sono fatti fotografare dentro il campo, con magliette raffiguranti simboli del nazismo o mentre facevano il saluto a braccio teso. La meglio gioventù.
Il personale in servizio a quello che è diventato un museo degli orrori della Shoah ha detto che non si possono controllare tutti i visitatori.
Dubito però che non abbiano notato niente, mentre costoro entravano indossando simili magliette.
Il problema è proprio questo: il neonazismo è una mala pianta che sta mettendo radici in molti paesi, grazie all'indifferenza o alla sottovalutazione del suo potenziale di pericolosità.
Come gli estremismi di opposta colorazione ideologica, rappresenta una valvola di sfogo delle frustrazioni di molti ragazzi.
Un'affermazione tragica di identità e di appartenenza al gruppo che viene sapientemente manipolata da un ristretto numero di "teorici" e leader.
Non è naturalmente casuale che questa infezione alligni proprio nei contesti più a rischio: nelle curve degli stadi, nelle periferie degradate o nei paesi dell'Europa dell'est, che stanno vivendo uno sviluppo economico disordinato e contraddittorio (piuttosto seria è per es. la situazione in Ungheria).
Si fa sempre un gran parlare degli estremisti di sinistra, quelli che una volta in Italia erano definiti la sinistra extraparlamentare, ma non ci si preoccupa abbastanza della loro controparte. Almeno per ora è molto meno numerosa e perciò meno dannosa, meno in grado di azioni eclatanti come gli scontri di piazza visti al G8 del 2001; ma anch'essa è un grave pericolo per la convivenza civile e la democrazia.
Oltre a rappresentare un movimento, o meglio un'accozzaglia di disperati che vuole incredibilmente riscrivere il passato, a dispetto di ogni evidenza di prova storica.
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lunedì 24 settembre 2007

Foto ricordo da Auschwitz

Davvero una bella foto.
Ritrae un gruppo di SS e di ausiliarie operanti ad Auschwitz, durante una gita nell'estate del 1944.
L'uomo al centro è il dr. Mengele, il responsabile di atroci esperimenti su cavie umane, finito chissa' dove.
Gli altri non hanno la stessa lugubre fama. Comunque, hanno l'aria di chi se la spassa alla grande.
A destra c'è perfino un simpatico pennellone (per così dire) munito di fisarmonica, la giovialità un pò stolida tipica di tanti tedeschi, che sicuramente avrà passato la giornata a suonare allegre melodie popolari.
E le signorine...carucce, le tipiche brave ragazze. Un giorno di svago anche per loro, per riprendersi dal duro lavoro, dalle responsabilità di aguzzine della sezione femminile.
Tutto questo avveniva mentre, a poca distanza, lavorava a pieno ritmo il campo divenuto simbolo dello sterminio degli ebrei nella seconda guerra mondiale.
Il campo più efficiente fra tutti; si calcola che solo ad Auschwitz sia stato gasato circa un milione e mezzo di persone.
L'altro giorno la Digos ha condotto un'operazione nel varesotto, diretta contro un partito nazionalsocialista dichiaratamente ispirato alle idee di Hitler, che grazie al voto di un pugno di miserabili è riuscito addirittura ad eleggere un consigliere comunale.
Il suo "segretario" ha ottenuto qualche minuto di insperata popolarità in TV, affermando che lo stermino degli ebrei è un'invenzione e che tutti i belligeranti avevano i campi di concentramento.
Verrebbe da scuotere il capo, o magari sorridere come quando si guardano le peripezie del partito nazista dell'Illinois nel film Blues Brothers, però...
Il presidente iraniano Ahmadinejad sostiene la stessa cosa e minaccia ad intermittenza Israele; a S. Anna di Stazzema, luogo di un feroce eccidio di civili compiuto dalle SS in quella stessa estate del'44, ignoti hanno dipinto una svastica su un cassonetto dei rifiuti. Li stanno cercando, forse non hanno guardato dentro il cassonetto.
L'antisemitismo resiste al tempo; è una bestia oscura, alimentata nei secoli dai pregiudizi, dall'ignoranza e dagli interessi politici di re e papi cattolici.
Da questo punto di vista, non giovano davvero le recenti affermazioni di papa Ratzinger, che ha ribadito che il cattolicesimo è l'unica vera fede. Tutte le altre quindi sono deviazioni.
Quest'uomo apparentemente mite, incensato dai media nostrani come un fine intellettuale, mentre in realtà è fautore di un pensiero debolissimo, dimentica che l'ebraismo è molto più antico, il cristianesimo è una sua derivazione.
Fra papa Ratzinger ed Ahmadinejad c'è una grande distanza, ma forse non è così abissale.
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